Come ai tempi del Conte bis torna il “piano salva Natale”

Riecco la litania sulle feste per coprire i flop del green pass e della strategia vaccinale. Roberto Speranza e compagni, dopo tutte le balle del Cts, minacciano terza dose o altre chiusure. Un modo per cercare capri espiatori.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Ci siamo: come lo scorso anno, quando a Palazzo Chigi c’era Giuseppe Conte, ci tocca l’appello per salvare il Natale. A dire il vero, più che un appello è una minaccia: occhio, se non fate i bravi vi richiudiamo in casa. E per essere considerati bravi, nel senso di buoni, meritevoli di considerazione, coraggiosi, urge correre a fare la terza dose. Ma come? La seconda non doveva essere risolutiva? L’80, anzi l’85 per cento della popolazione vaccinata non doveva metterci al riparo dal contagio, assicurandoci l’immunità di gregge? Beh, scordatevi tutto quello che vi hanno detto fino a ieri a proposto del green pass, la libertà che ci avrebbe offerto il certificato vaccinale, l’immunità che ci sarebbe stata garantita per iscritto, anzi con un quadratino pixellato. Tutto spazzato via dalla scoperta che i vaccini non sono per sempre, come i diamanti, ma dopo un po’ la garanzia di tener lontano il Covid non vale più e occorre correre a fare un’altra iniezione. Altrimenti si rischia di essere confinati in casa per salvare il Natale e poi, ovviamente sempre per colpa dei non vaccinati (che ormai sono diventati una minoranza e, grazie alla circolare Lamorgese, non circolano neppure più nelle vie del centro il sabato pomeriggio nelle ore di shopping) c’è pure il pericolo di infettarsi e di finire, nonostante ciò che dice Franco Locatelli, portavoce del Comitato tecnico scientifico, pure in terapia intensiva.

Se fossimo in un Paese normale, di tutte le balle che ci hanno raccontato in due anni Speranza e compagni, l’opinione pubblica chiederebbe conto. Ma siccome non siamo in un Paese normale, di tutto ciò che era stato spacciato per vero e non lo è non si può parlare, perché altrimenti si finisce irrimediabilmente per essere spacciati per no Vax o, peggio, per subnormali. Eh sì, gli intelligentoni stanno dall’altra parte, cioè da quella di chi si beve tutto senza fiatare, senza nemmeno farsi una domanda o leggersi uno studio scientifico. È sufficiente avanzare qualche dubbio, per esempio chiedersi come il green pass possa valere per 12 mesi se i vaccini, per stessa ammissione dell’Istituto superiore di sanità, perdono efficacia dopo sei mesi, e si è messi all’indice, coi «green paz». Da giugno, cioè da quando il certificato verde è stato introdotto, ci siamo domandati che senso avesse imporlo ai clienti dei ristoranti e non ai camerieri.
Perché introdurlo sui treni ad alta velocità e non su quelli a bassa che trasportano i pendolari. Come mai in chiesa si
potesse entrare senza passaporto e, nonostante siano di gran lunga meno affollati, nei musei servisse il
lasciapassare. Tutte domande di buonsenso, che ovviamente sono state snobbate, in particolare dalla grande
stampa, ma che poi, guarda caso, hanno indotto il governo a correre ai ripari. Adesso, dopo sei mesi, dopo che si è
scoperto che il green pass non è servito a convincere i renitenti al vaccino, e i contagi aumentano e i vaccinati
finiscono in terapia intensiva, non perché ci sono i no pass, ma a causa delle copertura corta dei vaccini, ecco, adesso
urge correre ai ripari per salvare il Natale. Terza dose e se non basta un altro lockdown.

Ovviamente, Speranza e compagni non ammettono gli errori, né si decidono a raccontare la verità, preferendo
insistere con le balle, come quelle che propinano i vari Silvio Brusaferro e Franco Locatelli. Tanto il mondo
dell’informazione mainstream li spalleggia. Mi ha colpito l’intervista che il nostro Alessandro Rico ha fatto ieri a Luca Ricolfi, il quale non è un no vax, un no pass, ma al massimo è un no sovranista. Il professore, che conosco da molti
anni e al quale, pur sapendolo di sinistra 14 anni fa offrii una collaborazione con Panorama senza torcergli mai una
virgola, ha spiegato che in Italia c’è un clima da guerra. «La possibilità di una discussione seria non interessa granché
neppure ai cosiddetti scienziati, troppo spesso prede di faziosità (e di conflitti d’interessi), figuriamoci la grande
stampa o i talk show». Quindi? «Chi solleva dubbi è trattato da disertore». Ma il professore non si è limitato a questo,
ha aggiunto che ormai in tv è la propaganda a farla da padrone: «È una precisa strategia, specie nei talk show. I
paladini della campagna vaccinale vengono selezionati fra gli studiosi autorevoli, o comunque insediati ai vertici
apicali del sistema sanitario, e per ciò stesso guardati con rispetto. Per quanto riguarda gli “infedeli”, si alternano tre
tecniche principali: non dar loro la parola; invitare solo personaggi da operetta; farli parlare, ma affiancati da
personaggi che li interrompono continuamente, insultando e screditando».

Ovviamente non ho nessuna intenzione di acchiappare le parole di Ricolfi per parlare di dittatura sanitaria o di una certa arietta di regime. Lungi da me fare la vittima. Tuttavia, sposo le parole del professore: «Questo atteggiamento priva il pubblico di informazioni a cui avrebbe diritto di accedere». Mentre all’estero i virologi da salotto non esistono, ma si discute di report seri, cioè di studi certificati, da noi si chiacchiera. Forse perché il governo ha il problema di trovare un capro espiatorio in caso di fallimento della campagna vaccinale: e i critici del green pass sono un colpevole quasi perfetto. Non lo dico io. È sempre Ricolfi che parla. Dunque, i no pass non sono la causa dell’attuale aumento dei contagi? Chiede Rico. Il prof, che è abituato a parlare con i numeri in quanto esperto di statistica, risponde: «Sono una concausa. E forse neppure la più importante. Lei lo sa che l’epidemia galoppa, con Rt preoccupante, anche nei Paesi che hanno vaccinato quasi tutti, come ad esempio il Portogallo, che ha una copertura del 98 per cento?». Rico lo sa. A non saperlo sono tutti gli altri, che parlano in tv senza mai aver letto una riga o studiato qualche cosa.

10 replies

  1. Ricapitolando:

    Questa estate i vaccini non sono serviti a niente perché c’era la variante delta.

    Adesso non servono a niente perché sono scaduti.

    Direi un ottimo prodotto.

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  2. Lo diceva a pieni polmoni il grande regista Mario Monicelli…” la Speranza e’ una grandissima presa per il cul@…”

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      • Dinne una di codeste stronz…

        sembri quasi l’anima gemella di un’altra finissima intellettuale, che qui non nomino perché sennò dice, le faccio stalking.

        Come se fossi interessato ad una babbiosaura piuttosto che alle vaccate che espelle dalle sue astiose tastierine.

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