La cultura della cancellazione: atto finale

(di Andrea Zhok) – Accade alle volte che, parlando con amici, taluni si rammarichino del tempo e delle energie che vengono consumate nel seguire l’attuale vicenda gravitante intorno alla certificazione verde. A loro avviso chi se ne occupa starebbe cadendo in un’operazione di distrazione di massa, mentre il governo metterebbe mano alle questioni che contano.

Ora, questa tesi ha dei meriti. In particolare ricorda che il nucleo degli interessi delle élite economiche, che ci guidano per interposto governo, non sta né nella questione sanitaria, né nell’implementazione della certificazione in questione. Questi sono mezzi, non fini. 

Tuttavia credo anche che questa tesi sia in ultima istanza profondamente erronea. 

Queste obiezioni ripercorrono reiterate discussioni avute negli anni, nei lustri, scorsi, in cui simile rammarico andava invece ad altre questioni, che parimenti incontravano il loro sostanziale disinteresse: le questioni relative al cosiddetto “politicamente corretto”. 

Anche lì l’idea era che prendere quei temi troppo sul serio fosse una perdita di tempo, una distrazione, una caduta nel sovrastrutturale, laddove la sostanza dell’analisi economica andava perduta di vista.

Ciò che – certamente per limiti personali – non riuscivo a far intendere allora è che il cuore problematico nell’espansione di quell’orientamento culturale (il “politically correct” con i suoi addentellati) doveva essere inteso come una questione di metodo, a prescindere dalle specifiche questioni in oggetto, dalle specifiche richieste, dagli specifici divieti. 

Il problema non stava tanto, per dire, nel fatto di dover o meno abolire la parola “razza” in quanto evocativa di momenti oscuri, ma nella forma di quella operazione. Che essa si applicasse a questioni ‘sensibili’ come i temi del sessismo, del razzismo o di una qualche x-fobia non era cruciale – anche se rivelatore di alcune tendenze storiche. Il punto essenziale era l’idea che per evitare un abuso (ad es. il razzismo) si dovesse operare cancellando a monte la possibilità stessa di venire a conoscenza di una certa categoria (“razza”). 

I loro avversari, hanno sovente deriso la tendenza dei movimenti politicamente corretti come movimenti culturali superficiali, dediti a una dimensione esteriore, espressiva, formale. Questa valutazione poteva essere corretta finché ci si concentrava sull’intento dichiarato (evitare il razzismo vietando la parola “razza” o evitare il sessismo vietando certi usi linguistici, come il maschile plurale in accezione neutra). Se l’intento era di correggere i mali del mondo ritoccando le parole, lì l’irrisione poteva avere buon gioco: un tale intento soffriva di un “idealismo iperbolico”, destituito di fondamento: se non si modificano le pratiche sociali, i rapporti di forza, ecc., le limature linguistiche sono sterili esercizi di stile, e in tal caso effettivamente una vera “distrazione di massa”.

E tuttavia guardando solo quell’aspetto si stava perdendo un secondo aspetto, assai più radicale. Ciò che stava prendendo rapidamente piede era un processo a due strati. In prima battuta veniva creato un terreno di consenso intorno ad alcuni “mali”, esposti come particolarmente rilevanti e urgenti da specifiche campagne mediatiche. In seconda battuta,  andava imponendosi, come forma socialmente accettata di correttivo a questi mali, una nuova pratica sociale che legittimava una limitazione a monte della libertà d’espressione. Secondo questo canone una certa Autorità Morale, se riconosciuta come tale, aveva il diritto-dovere: 1)di esporre e denunciare l’urgenza di un male da estirpare e 2) con l’apparente intento di estirpare questo male, di modellare a monte il dicibile, o di obliterare l’indicibile

Quest’operazione è straordinariamente radicale e completamente verticistica. Alcuni ristretti gruppi culturalmente influenti, e prossimi alle leve del potere mediatico, hanno potuto prima redigere unilateralmente l’agenda dei mali sociali urgenti, e poi chiamare sé stessi alla necessità impellente di intervenire, in forma di blocco preventivo sulla loro espressione.

Il punto naturalmente non era e non è mai stato quello di vietare offese o ingiurie, già protette dalla legislazione ordinaria. Il punto consiste nel blocco della possibilità stessa di intrattenere, esprimere, dibattere certe classi di pensieri.

Il meccanismo era – ed è – altamente caratteristico. Riporto a questo proposito un’esperienza autobiografica recente. Avevo chiesto ad un madrelingua inglese di rivedere un testo destinato alla pubblicazione all’estero. Tra i pochi interventi fatti c’era il suggerimento di non usare il termine “autistic”, che occorreva in una frase di senso metaforico (“un atteggiamento quasi ‘autistico’”). L’uso della parola (peraltro tra virgolette) avrebbe potuto infatti suscitare una reazione di suscettibilità e offesa. Il termine, che ha un utilizzo corrente nella letteratura scientifica, nel mondo di lingua inglese risulta apparentemente caduto  nel novero delle parole che andrebbero omesse in quanto implicitamente stigmatizzanti, a prescindere dall’uso che se ne voglia fare.

Incidentalmente, di fronte a questa osservazione la mente è corsa a studi passati sull’autismo (quello clinico, non metaforico) e non ho potuto fare a meno di rammentare come le diagnosi di autismo siano esplose in maniera sconcertante negli ultimi decenni, aumentando di due ordini di grandezza. Ma apparentemente nella nostra società niente di ciò ha suscitato particolare allarme sociale o medico,  producendo invece come soluzione preferita quella di cancellarne la problematicità a monte, facendola scomparire con una metamorfosi dell’uso linguistico.

Aneddoti biografici a parte, è poi interessante osservare come la tabuizzazione dell’uso verbale può funzionare in due sensi. 

Da un lato esso può funzionare come divieto e blocco del diritto all’espressione altrui. Ma dall’altro può funzionare come ghettizzazione, sempre da parte dell’Autorità Morale, attraverso un sistema di equivalenze semantiche agganciate ad un tabù. Ad esempio negli ultimi anni le richieste di sovranità nazionale in chiave euroscettica emerse dopo la crisi subprime sono state derubricate dall’apparato mediatico a “sovranismo”, il “sovranismo” è stato posto in equivalenza con il “nazionalismo”, e il nazionalismo col “fascismo”. Una volta prodotta questa riduzione concettuale ogni margine di discussione è stato annullato, perché “fascismo” è una di quelle unità verbali tabù dove le ragioni devono spegnersi perché la condanna è, per così dire, passata in giudicato.

Ciò che accomuna in profondità queste operazioni è la soppressione di ogni ragionamento, di ogni eventuale discussione pubblica con un tabù che esige solo di annuire, di assentire ad una condanna, posta come al di là del discutibile.

Sulle ragioni storiche di questo processo mi sono soffermato altrove e non ne parlerò qui. Questo processo non è affatto meramente nazionale, ma accompagna un processo di assottigliamento delle pratiche democratiche in corso da tempo. Esso appare in forma magnificata nelle iniziative che cercano di cancellare fisicamente segni del passato, lapidi, statue, percepiti come offensivi per la sensibilità corrente di alcuni. Anche qui, l’essenziale è la forma dell’atto: non si tratta di contestare questa o quella figura storica, spiegando le ragioni di un’errata glorificazione (procedura di approfondimento sempre salutare). 

No, il modulo adottato assume in partenza l’impossibilità della comunicazione, l’eradicazione della dialettica: si tratta puramente e semplicemente di “cancellare uno sconcio”, qualcosa che non può e non deve essere discusso, perché già discuterne sarebbe una concessione, sarebbe contaminante. Gli agenti di questi atti non sono però diretta emanazione delle élite, ma sono frange sfuggite, neofiti convertiti alla religione della censura e della cancellazione, spesso giovani allevati nella più totale mancanza di consapevolezza storica, che fanno da cassa di risonanza al messaggio trasmesso dall’alto; essi però non sono davvero i protagonisti di questo processo storico, ma solo la sua manifestazione più goffa.  

In Italia, l’attuale fase, subentrata con l’imposizione della certificazione verde, ha prodotto una potente accelerazione di questo tipo di processi. 

Ora l’Autorità Morale legittimata a operare queste forme di cancellazione mostra direttamente il suo volto nella forma del governo, dello stato, delle istituzioni, che hanno perso da tempo ogni capacità di rappresentanza democratica. Questo segnala il punto terminale del processo, con l’estinzione del senso stesso dei processi democratici. L’Autorità Morale stabilisce a monte quali fonti possono essere menzionate e quali no, quali frasi possono essere dette e quali no, quali ospiti possono comparire in studio e quali no, quali manifestazioni di protesta si possono tenere e quali no. La forma è insindacabile e sottratta ad ogni motivazione, perché con il Male non si discute, del Male i “buoni” sanno già sempre tutto ciò che serve, e già discuterne significherebbe scendere a patti.

Ed è così che arriviamo all’oggi, dove abbiamo assistito ad un rapidissimo crescendo dei processi censori. Ora, mentre scrivo queste righe so che se le voglio destinare al social più diffusivo devo rigorosamente limitarmi ad opinioni espresse in un certo range linguistico. Al contempo, nella corrente battaglia informativa una parte non ha più la possibilità di portare a conoscenza altrui alcuna documentazione. Chi ci prova viene cancellato. Oramai documentazioni e testimonianze (spesso autorevoli, assai numerosi) circolano e possono circolare solo se veicolate in gruppi chiusi, che per definizione non posso ambire alla ‘viralità’. L’informazione va contenuta, come una malattia. Non deve uscire dal lockdown della mente. (E quando, faticosamente, qualcosa riesce ad uscire, ci troviamo un qualche scappato di casa in boxer e tastiera ad ergersi a temibile “fact-checker” a libro paga, pronto a smantellare a battute studi peer-reviewed o esperti internazionali. Con massima eco e diffusione.)

L’insofferenza per la discussione, per la dialettica, per la riflessione è insofferenza per tutto ciò che non si conforma spontaneamente all’autorità, che oggi si presenta anzitutto come Autorità Morale. Ciò che non si conforma non deve poter esistere, non deve avere spazio, perché il Male è visto come un’infezione: se la fai entrare anche in minima parte potrà crescere e magari imporsi. Dunque solo una purificazione che cancella l’alterità, il dissenso o l’eterodossia può essere la via percorribile. 

E, curiosamente, questa ambiziosa “tendenza morale” si armonizza splendidamente con la necessità di implementare una serie di disposizioni dall’alto, “riforme urgenti e inderogabili”, predecise al di fuori di qualunque pubblica discussione o consapevolezza pubblica. 

Ed eccoci qui, cari amici. Quando commentate ancora di questi eventi in termini di “distrazione” e “marginalità” non posso fare a meno di chiedermi e chiedervi: 

Se riescono a silenziare o denigrare ogni informazione sgradita, se riescono a far sparire nel nulla mesi di manifestazioni settimanali sostenute da (almeno) un quinto della popolazione italiana, ecco, vi prego, spiegatemi, cosa pensate succederà quando alzerete la manina per protestare che vi hanno incenerito la pensione? 

Quando vi trasformeranno sotto il culo definitivamente scuole e università in un outsourcing di Confindustria? 

Credete che allora si inteneriranno perché i vostri argomenti sì che sono seri? 

Pensate che allora sarà giunto il momento di farsi sentire? 

Come? 

Dove? 

Da chi?

18 replies

  1. Ho notato anch’io che chi protesta contro il green pass finisce col non parlare d’altro.
    Avevo già notato fra me questa dedizione di Zhok, sperando che iniziasse a parlare anche di qualcosa d’altro.

    Penso anch’io che l’operazione green pass abbia forti limiti e sia stata usata illecitamente per spingere a vaccinarsi senza mettere l’obbligo, e nonostante sia vaccinato non lo ho nemmeno scaricato.
    E penso anch’io che questa operazione, unita al divieto di manifestare, alla stigmatizzazione di chi ha opinioni anche solo vagamente critiche, alla campagna mediatica contro chi protesta (ma parlandone moltissimo, che ha anche l’effetto di darle forza, quasi la si volesse mantenere appunto per distrarre), ecc ecc, sia il sintomo di una democrazia che non è democrazia…

    Però la democrazia non è più democrazia da tempo, e la mancanza di democrazia ha effetti ben peggiori in altri campi della vita quotidiana: economia, salute, informazione, clima, giustizia, politica, pensioni e retribuzioni, tasse ecc ecc ecc ecc, e concentrarsi su un solo aspetto finisce col risultare, mi si perdoni il termine, leggermente “autistico”.

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    • “…e concentrarsi su un solo aspetto finisce col risultare, mi si perdoni il termine, leggermente ‘autistico’.”: tipo finire sempre a parlare di grembiulini e di “la Loggia è uguale per tutti”? Ma lasciate perdere, vah…

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    • Totalmente d’accordo. Soffermarsi su Green Pass si – GreenPass no è una penosa perdita di tempo. Dovevano stabilire vaccino obbligatorio e basta. Che i problemi sono ben altri e ben altre le reali costrizioni alla nostra democrazia

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  2. Ma non è affatto come dici tu.
    La stretta sulle manifestazioni è arrivata solo dopo che per l’ennesima volta i manifestanti hanno deviato dal percorso che la questura aveva tracciato, perchè l’obiettivo dei manifestanti non era quello di far sentire la loro presenza, più che legittimo, ma di creare disagi (legali?) con la loro presenza nelle strade, pensando così di piegare le autorità alle loro richieste.

    C’è un video dove una ragazza dice ad un poliziotto che non hanno fatto niente di male, e che quindi la polizia non ha diritto di richiedere i documenti. Il poliziotto gli fa notare che hanno bloccato il traffico, quindi pure gli autobus/tram (interruzione di pubblico servizio), per 5 ore!

    Gli idranti contro una parte dei portuali non sono stati usati per negare loro il diritto di manifestare, ma perchè bloccavano lo sbarcare di centinaia di automezzi con carico di merci.

    Io non sono un fan di questo Governo, ma la storia della dittatura che negherebbe il diritto di parola e di manifestare è falsa.

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    • “E quando, faticosamente, qualcosa riesce ad uscire, ci troviamo un qualche scappato di casa in boxer e tastiera ad ergersi a temibile “fact-checker” a libro paga, pronto a smantellare a battute studi peer-reviewed o esperti internazionali. Con massima eco e diffusione.”: ecco! …………ahahah………..

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      • SON PIU’ DI 2 ANNI CHE FATE USCIRE CAZZATE OGNI GIORNO!
        Non c’è un solo giorno in cui i maestri complottari, il cui numero di abbonati è top secret (altro che “a libro paga” della spektre) non facciano uscire un nuovo scoop che dimostrerebbe la tesi del mega complotto mondiale, ovvero ammazzare non curando milioni di persone per poi vendere vaccini.
        Ora che report, CHE CONSIGLIA DI VACCINARSI, fa uscire qualcosa su cui si può discutere, SENZA CREARE ALLARMISMO, ecco che ciò diventa la foglia di fico dietro cui nascondere tutta la disinformazione che avete fatto.
        Smettetela e crescete una buona volta!

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      • “SENZA CREARE ALLARMISMO…” ahahah, non è stato fatto altro ultimamente! Proprio un bel coraggio sillogista da sagre con la salamella, proprio un bel coraggio…

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      • Solitudine ti chiamo’ nella terra dei loti,
        a pascere dell’amaro,
        a pascerti del contorto suggello
        tra ‘l male di quello
        che a te vien piu’ raro.

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  3. Mi ritiro nel mio privato, fuori dalla vita sociale, quindi no politica, no ristoranti, bar, teatri , cinema. Un saluto e basta per chi mi conosce, Mi basterà una passeggiata con il mio cane, che nulla chiede , se non la mia lealtà, magari al mare.Non potranno negarmi di vedere il cielo, il sole, le stelle. L’unica incertezza rimane se dovessi per un accidenti qualsiasi , affrontare un pronto soccorso o un reparto ospedaliero, con ancora la capacità di intendere. Vedere le facce degli operatori sanitari, allarmati dal fatto che non sono vaccinato, Untore dichiarato, non vax ignorante,( n.b.:Tutti i vaccini obbligatori fatti, militare e colera.) senza fede nella scienza. Io , operatore sanitario, con ruolo sanitario, fino ad un anno fa. Oggi untore senza esserlo. Pazienza.

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    • Salve ragazze… allora, per cominciare sappiamo che ha un cane e che vive per lo meno vicino al mare. Se vi ricordate un post in cui abbia fatto riferimento alla propria eta’, ci sta tutta, no? Poi, vediamo se cosi’ va bene…

      Preterita Venusta Insulare: cerca tutti i post di chiunque si chiami Pino/Peppe/Giuseppe nella lista dei siti dei rivoluzionari no-vax in ordine temporale inverso, per provare conti le cui password hanno piu’ possibilita’ di essere riciclate dagli stessi utenti

      PaolaPCI: cerca nei dump di password dei vari siti bucati che abbiamo, l’altra lista, per vedere se esistono dump di siti rivoluzionari no-vax risultanti dalla compilazione di siti con utenti Pino/Peppe/Giuseppe

      Bruna Nome Bellissimo: lei la chiamo io, con tutte le malattie che ha odia i no-vax con tutta l’anima e le facciamo credere che Pino lavora all’Uffico Risorse Umane dell’ENEL.

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    • Beato te che ti puoi permettere ristoranti, bar, teatri, cinema e mantenere un cane.
      Comunque puoi andare al ristorante se ha tavolini all’aperto. Capisco che d’inverno è un po’ scomodo pranzare col giubbotto, ma non mi sembra niente di crudele. Se proprio vuoi stare al coperto puoi fare un tampone. E’ vero che si paga, ma non credo che vai tutti i giorni al ristorante.
      Puoi fare sport all’aperto, andare in b&b e alberghi, viaggiare su treni regionali e andare negli uffici pubblici.
      Nei bar è pure consentita la consumazione al bancone (anche al chiuso).
      Puoi anche andare sui mezzi pubblici, nei supermercati, nelle farmacie, nei negozi e nei centri commerciali.

      Avoglia con quanta gente puoi socializzare in questi posti!
      Puoi socializzare fino alla nausea!

      Ora che lo sai, potresti posare quella croce? 🙂

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  4. È mattino. E basta osservare il tran tran di quello che interessa potenziare e di ciò che deve essere depotenziato fino alla sua estinzione e eradicazione nelle menti e nel senso di un sentire comune che ha il piede in ciò che si era . L’uomo nuovo nasce, è nato e va cullato e nutrito anche se sarà disumano. L’asse dei tabù viene spostata in funzione del politicamente corretto a sua volta legato ai margini di quel potere corrotto che tutto può senza più nessuna remora, senza rispetto di un’alterità che si vuole distruggere in nome di una conformazione alle leggi del mercato, a loro volta sempre subdole, pervasive e superficiali di quell’impianto consumistico che ha oggettivato anche l’esperienza religiosa e non è da adesso.
    I nodi si accapigliano da soli se non si spostano i magneti, che pur indicando sempre il nord, non hanno una coscienza critica per redigere altre formulazioni e altri sentieri, che invero esistevano e che alimentavano il sale di ciò che si definiva democratico . Auguri.

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  5. L’obiettivo sembra chiaro: riorganizzare le società occidentali sul modello cinese per ridiventare competitivi con la Cina.

    Solo che noi non siamo cinesi, e la fine che ha fatto Immuni la farà il GP.

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    • Se tutti avessero usato Immuni, avremmo risparmiato un sacco di sacrifici e di morti.
      Immuni non ha fatto nessuna fine, non era manco obbligatoria, e non faceva del male a nessuno, al contrario di ciò che raccontano i ciarlatani di professione che hanno messo in giro la bufala che Immuni ti spiava e altre puttanate del genere.
      Ciarlatani da cui gli ingenui si riforniscono quotidianamente per ricevere piacevoli illusioni che li facciano sentire speciali, eroi, lungimiranti detective che avrebbero già capito il prossimo piano malefico. Che figata!

      E poi il “noi non siamo i Cinesi” sa tanto di razzismo.

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      • Razzismo forse, ma al contrario: tre delle cosiddette Sette Meraviglie si trovano in Cina.
        Quanto a Immuni, e’ chiaro che in Italia non avrebbe che fatto schifo, come tante altre cose, ma non e’ che in altri Paesi si possano vantare piu’ di tanto. Sono cose complicatissime e occorre tempo per scriverle bene, ed anche quando funzionano bene dopo un poco saltano fuori bachi frossi quanto un bufalo del Capo. Ma poi vanni bene, come il sistema di qui per pagare i trasporti.

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      • X Guido

        tu sei proprio l’esempio lampante di quanto A.Z. abbia ragione.

        Mi raccomando, a passo d’oca d’ora in poi e boia chi molla.

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  6. Meno pippe mentali. Mi raccomando, meno pippe mentali lanciate all’interpretazione del nulla.

    Per il resto, la realtà è un’infezione con una mortalità dello 0,1% spacciata per pandemia terrificante quando le vere pandemie terrificanti del passato avevano mortalità del 10, 20, 30%.

    Dopodiché si può discutere sul perché sia stata spacciata e tenuta in vita da due anni la balla, non la balla.

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