Massimo Cacciari: “L’astensione di massa è il nuovo voto di protesta. Il centrosinistra festeggia? Non capiscono nulla”

(true-news.it) – La fotografia politica delle tornata di amministrative 2021? “Conta solo l’astensionismo” dice Massimo Cacciari a True-News commentando a caldo l’esito, che pare scontato, dei ballottaggi alle comunali. “Nessuno che rappresenta il disagio e la sofferenza delle persone”.

Roma va a Gualtieri. Torino a Lo Russo e al centrosinistra. Trieste in forse e Varese al centrosinistra dopo il tentativo leghista di riconquistare la patria di Umberto Bossi e Attilio Fontana. Come che sia, c’è un solo dato politico: l’astensionismo. Nella penisola cresciuto ulteriormente e assestatosi al 50%, virgola più, virgola meno.

Cacciari: “Se fosse un referendum andrebbe annullato”

Con certe aree del Paese o quartieri dei capoluoghi dove i primi dati che arrivano dalle sezioni fotografano un ulteriore incremento dei non votanti rispetto a due settimane fa. A Roma si rischia il cappotto con meno del 45%. “A Torino l’astensionismo si concentra nelle zone di destra” spiega il sondaggista Roberto Weber.

“Certo – risponde a distanza Massimo Cacciari – ora questo risultato verrà venduto dal centrosinistra come un grande successo ma per capire che cosa significa politicamente basta pensare che se questo voto fosse quello di un referendum sarebbe da annullare”. “Abbiamo livelli di astensione – prosegue Cacciari – da Paese in cui o funziona tutto o non funziona nulla. Secondo voi quale delle due tipologie è l’Italia?”

Secondo il filosofo ed ex sindaco di Venezia sono “il disagio dei poveri che aumentano e delle persone che soffrono a non essere rappresentato da nessuno. Le stesse aree dove il voto di protesta ha trainato la corsa di Matteo Salvini due anni fa, o quella del Movimento Cinque Stelle nel 2023 e nel 2018, ora sono diventate bacini dell’astensionismo di massa”.

“Nessuno rifletterà su questo punto – chiude Cacciari – perché tanto la politica ormai se ne frega e continuerebbe a farlo anche se gli italiani a recarsi alle urne fossero 15, ma è questo l’unico elemento politico di riflessione che mi suscita questo voto”.

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4 replies

  1. Anche i “virologi” mediatici prendono le distanze dal green pass: “Per quanto riguarda la sanità pubblica non ci entra: è un preovvedimento politico per spingere la gente a vaccinarsi”(Crisanti); “E’ un provvedimento politico” (prezzemolino Pregliasco); “Facciamo una moratoria del green pass” (Superman Bassetti)… ecc…
    Come! Fino a ieri ne avevano cantato le lodi, spalleggiando il Governo oltre ogni decenza! E Pregliasco ieri ha persino ammesso che “i vaccini non sono caramelle”! Ma se li hanno distribuiti alla cavolo anche negli angoli delle strade!
    Eh, sì. La grande GB che era stato d’esempio per mesi per le vaccinazioni a tappeto è in affanno. Ma come! Non sono tutti “immunizzati” lassù? E con Astrazeneca, efficacissimo e quasi gratis distribuito a piene mani pure qui!
    No, contrordine. Hanno vaccinato troppo presto ( ma non eravamno noi in vergognoso ritardo?) e la copertura è coincisa ( guarda un po’) con l’ estate. Periodo in cui il virus si prende un meritato riposo… Per non parlare dell’ immenso Biden che aveva promesso di portare fuori il Paese dalla pandemia entro il 4 luglio… E più di qualcuno ci ha creduto!

    Quindi, signori, parziale dietrofront: hanno “aperto troppo presto”. Ma noooo!
    Chi lo avrebbe immaginato! Non sono tutti “immunizzati”?
    Doveva riprendere l’ economia. Quale economia? Quella dei bar e dei cinema? L’ altra economia a parte le poche settimane del lockdown duro dello scorso anno non si è mai fermata, tutti al lavoro ed in presenza, lavoratori pubblici a parte.
    Ed ora? Si riaprono le discoteche: in sicurezza. Quando sento “in sicurezza” mi viene da riddere: dopo qualche drink che sicurezza c’è? Ma se si va in discoteca proprio per l’ acchiappo! E chi controlla chi?
    Solo i soliti dipendenti delle imprese: nei bar non c’è un barista con la mascherina e nei ristoranti i tavoli sono più appiccicati di prima. Controlli zero: solo per i portuali che lavorano per lo più all’ esterno e le medie e grandi industrie, a quanto pare. per ora.
    Riapriremo tutto per “tornare a vivere”. E il virus ripartirà, e dovremo richiudere.
    Assicurare corposi ristori alle categorie più colpite (piccoli negozi, bar, spettacolo…) e vaccinare solo gli ultrasettantenni – risparmiando miliardi su miliardi per (non) immunizzare venti-trentenni – controllando rigorosamente e capillarmente il mantenimento dei presidi: distanziamento, mascherine (pulite) ed igiene.
    Ma no, bisognava mostrare la faccia feroce, essere i Migliori, comprare vaccini americani e vedere fino a dove si poteva arrivare.
    Tanto, con la propaganda mediatica tutta ai propri ordini, si può di tutto. Anche chiedere il green pass all’ edile sul ponteggio ma non ai clienti degli alberghi. Al ristorante ma non a quello dell’ albergo ( in mente l’ affollamento delle pensioni in Riviera o dei business hotels durante i convegni?). Sul Frecciarossa ma non sui carri bestiame dei treni locali, e neppure in metropolitana. Bimbi di sei anni con la mascherina ma i baristi, tutto il giorno al chiuso e a contatto dei clienti “non ce la fanno”.
    Ora c’è il leitmotiv della vaccinazione anti influenza. Virologi all’ assalto: tassativo. Con la terza dose, ovviamente: di Pfizer, 20 euro a botta. L’ ambaradan continua, ma ci si può sballare liberamente in discoteca. “In sicurezza” ovviamente…
    Sotto sotto si spera che il virus si suicidi da sè: sono ormai passati tre anni e quasi ci siamo. Sempre che non lasciamo le frontiere colabrodo come facciamo ora: il resto del mondo si è vaccinato con Sputnik o Sinovac, se non abitano a San Marino non valgono.
    E via con la vaccinazione coatta di poveracci che si erano appena vaccinati a casa loro prima di partire per la stagione. Sputnik? No buono, subito Pfizer . Sono compatibili a distanza così ravvicinata? Chissenefrega, un green pass in più … per Figliuolo.

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