Di Letta e di governo

Qualcuno credeva che ormai facesse il pensionato. Ma il braccio destro di Berlusconi si vede spessissimo con Draghi. Che gli chiede consigli, gli affida messaggi, si serve delle sue note capacità di mediazione.

(tag43.it) – Ma che fine ha fatto Gianni Letta? L’ormai 86enne eminenza grigia di Silvio Berlusconi è apparentemente scomparso dalla scena, quella su cui sono accesi i riflettori, e questo proprio mentre il centrodestra vive un momento a dir poco complicato e la partita per il Quirinale si è appena aperta. Con il Cavaliere che, ignorando o facendo finta di ignorare che si tratti un obiettivo praticamente impossibile per lui, in questa fase ormai conclusiva della sua vita politica tiene a poter succedere a Sergio Mattarella più di ogni altra cosa al mondo.

Oramai si interessa poco delle cose di Fininvest

Per carità, se cerchi “il dottor Letta” – come tutti rispettosamente lo chiamano – lo trovi sempre nel suo solito ufficio nella sede romana della Fininvest, a Largo del Nazareno, a pochi metri dalla sede Pd. E se non c’è o è impegnato, la sua segretaria storica, la fedelissima Lina, richiama nel giro di poche ore, sapendo che a fine giornata non deve lasciare inevasa nessuna telefonata, scocciatori compresi. Ma, apparentemente, Letta sembra distratto, se non assente: cerca di ignorare gli inutili pruriti senili di Berlusconi, è distante da Forza Italia come non mai, si disinteressa dei destini del gruppo, salvo qualche telefonata di cortesia a Marina Berlusconi. Per esempio, di questo trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda ne sa poco e niente. Ma allora? Escluso che si sia ritirato a fare il pensionato passando le giornate ai giardinetti, cosa sta facendo l’eminenza azzurrina? Il vostro Occhio di Lince ha alzato il periscopio, e vi può dire che lo ha avvistato spesso sia dalle parti di Palazzo Chigi, sia presso un’abitazione ai Parioli, sita in viale Bruno Buozzi numero 18. Già, Letta va da Mario Draghi. Non spesso, spessissimo. A fare cosa? Bè, il presidente del Consiglio lo conosce e lo stima da una vita, e sa che non c’è nessuno in Italia che conosca le dinamiche dei palazzi romani come Letta, e che sappia gestire dossier con maestria assoluta e riservatezza massima.

gianni letta e il rapporto di stima con draghi

Draghi gli chiede consigli e gli affida messaggi

Per questo SuperMario gli chiede consigli, lo incarica di assumere informazioni, gli affida messaggi, invoca la sua mediazione quando ci sono controversie da spegnere e angoli da smussare. Naturalmente Gianni non ha alcun incarico formale, né lo vuole. Al suo agire felpato non servirebbe, anzi. E a Draghi, che già deve dirigere il traffico a Palazzo Chigi dove il suo amico Francesco Giavazzi impazza – purtroppo senza la stessa discrezione di Letta – mandando in tilt sia il sottosegretario Roberto Garofoli che il capo di gabinetto Antonio Funiciello, va benissimo che formalmente Letta non esista. Ma, credetemi, oggi Letta non conta meno di quanto contasse ai tempi dei governi Berlusconi. E sapete bene quanto allora fosse decisivo.

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6 replies

  1. Comunali, poca gente alle urne. La destra straparla contro Raggi

    AFFLUENZA – ALLE 19 DI IERI AVEVA VOTATO POCO PIÙ DEL 33 PER CENTO, NEL 2016 IL DATO ERA DEL 46, MA I SEGGI ERANO APERTI UN SOLO GIORNO

    (di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Una domenica pigra eppure intossicata, senza file alle urne ma con le agenzie disseminate di veleni e accuse incrociate, con buona pace della regola molto presunta del silenzio elettorale. Nel primo giorno di votazioni per le Comunali l’affluenza è stata bassa, del 33,18 per cento secondo i dati delle 19, molto meno del 46 per cento di cinque anni fa. Ma questa volta si potrà votare anche oggi fino alle 15, ed è una bella differenza con le amministrative del 2016, quando le urne restarono aperte un solo giorno. Di certo però la domenica delle urne del 3 ottobre verrà ricordata anche per altro, soprattutto per le scorie dell’incendio del Ponte di ferro a Roma di sabato notte. Un rogo che ha scatenato sospetti e critiche, numerosi quanto idioti rimandi a Nerone e dichiarazioni al curaro, tutte da destra e tutte contro la sindaca Virginia Raggi.
    Ma a ignorare il silenzio elettorale come suo costume ha provveduto anche Silvio Berlusconi: caustico sui candidati del centrodestra, a conferma che l’aria di una batosta in arrivo l’ha fiutata anche lui. La stessa che raccontavano sondaggi e umori degli scorsi giorni, compatti nel dare in bilico tra esiti opposti solo Torino tra le grandi città. Chissà se e quanto stime e narrazioni, tutte da verificare alla prova dei numeri, hanno inciso sull’affluenza. A mezzogiorno il dato nazionale era del 12,67 per cento, a fronte del 17,74 di cinque anni fa. Ancora più basso il dato a Roma, l’11,83 per cento, con l’astensione – rimarcava You Trend – particolarmente alta nelle periferie che nel 2016 erano state il forziere di voti della Raggi. E proprio sulla sindaca in giornata sono piovute le bordate del centrodestra per l’incendio del ponte, con Giorgia Meloni prima cannoniera, anche contro la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese: “Nella nazione regna l’illegalità grazie a Lamorgese, Roma è una città nel pieno degrado grazie alla giunta Raggi. Il risultato è la Capitale che crolla, in tutti i sensi”.
    Ma per l’occasione si è fatto risentire anche il fu sottosegretario leghista Claudio Durigon, il maggiorente salviniano del Carroccio a Roma: “Nella Capitale mancano manutenzione e controlli”. Però di incendi non si parla solo in riva al Tevere. “Nella notte è stata incendiata l’auto di Giovanni Orlando, candidato M5S a Monteparano (Taranto)” ha fatto sapere Luigi Di Maio, ricordando “le altre gravissime aggressioni a esponenti del Movimento (a Nardò , sempre in Puglia, e ad Afragola in Campania, ndr), una situazione agghiacciante”.
    Poi, certo, ci sono i leader alle urne: dal segretario dem Enrico Letta che si limita a un tweet con dita incrociate e un’assicurazione: “Votato, con un pochino di emozione”. Al presidente del M5S Giuseppe Conte che correda la sua foto al seggio con la celebrazione del voto, “il gesto più elementare e allo stesso tempo più decisivo di esercizio dei diritti democratici, da compiere con gioia”. Gioioso no ma almeno allegrotto è parso Berlusconi, che dopo mesi di assenza dalla scena pubblica è riapparso a un seggio di Milano accompagnato dalle fide deputate Cristina Rossello e Licia Ronzulli, per poi concedersi volentieri ai cronisti. Tiziana Siciliano, la pm di quel processo Ruby Ter dove il capo di Forza Italia manca da mesi lamentando problemi di salute, ha commentato citando l’Eneide: “Tu mi costringi, o regina, a rinnovare un indicibile dolore”. Ma il dolore della magistrata non deve essere una grande preoccupazione per Berlusconi, che ha risposto così a chi gli chiedeva se Bernardo sia un nome giusto per Milano: “I candidati sono scelti dai leader di partito invece che da scelte democratiche, forse la prossima volta per quanto riguarda i candidati dovremo cambiare sistema”. Sembrerebbe un’evocazione delle primarie, di sicuro è una bocciatura di Bernardo e a naso degli altri candidati nelle grandi città, quindi delle scelte di Meloni e Salvini.
    D’altronde questa campagna elettorale Berlusconi l’ha disertata, proprio come le udienze in tribunale. “Ho lavorato da casa” prova a sostenere. Soprattutto, evoca di nuovo la federazione del centrodestra: “Tutte queste illazioni di certa parte della stampa su divisioni interne nel centrodestra non sono fondate, dobbiamo superare questa federazione per farne una più grande con dentro Fdi”. Magari un nuovo Pdl? “Sì, perché no?” risponde. Nell’attesa, i dati delle 19 sull’affluenza raccontano di una partecipazione crollata in Calabria, con solo il 22,66 per cento a fronte del 35,54 delle precedenti Regionali. A Roma si veleggia al 29 per cento, a Milano al 31. E anche per le suppletive per il collegio della Camera di Siena e Arezzo, quelle dove corre Letta, non si va oltre il 20,26. Tanto si vota anche oggi, il lunedì dei numeri veri: che saranno sentenze.

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  2. Di pizzino in pizzino, di papello in papello: la politica nostrana non può prescindere da certe dinamiche e trattative a ampio raggio e con i più pittoreschi interlocutori. Cambia il ragazzo immagine ma lo spartito e i suonatori sono sempre i medesimi.

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  3. alcuni miei conoscenti romani alla domanda se andassero a votare hanno risposto: andare o meno tanto non cambia niente. Sfiducia massima

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    • IO mi ostino ad andare a votare alle 14 per non fare fila: non so che ricordi ho, di quali file. Ebbene ieri eravamo due.
      Ma ho notizie di “grandi” affluenze al Salario: marca malissimo.

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      • Alleniamoci a tenere un braccio alzato e l’altro a protezione del pertugio….che artro che cinghiali 🐗….

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