Processo trattativa, genero Borsellino: “Paolo non è morto invano”

(adnkronos.com) – “Paolo Borsellino non solo non è morto invano, ma ha vissuto degnamente la sua vita, senza manie di protagonismo e perciò lasciando alle future generazioni l’esempio della onestà unita a una irraggiungibile sapienza giuridica“. Arriva da Fabio Trizzino, il genero di Paolo Borsellino, marito di Lucia, la replica a distanza al fratello del giudice ucciso in via D’Amelio.

Subito dopo la sentenza d’appello del processo trattativa Stato e mafia, Salvatore Borsellino aveva detto: “E’ l’ipotesi peggiore che potessi immaginare. Aspetto di leggere le motivazioni, tuttavia la sentenza, con la condanna di Bagarella e Cinà, conferma che la trattativa c’è stata, l’assoluzione di Mori e De Donno vuol dire che quella trattativa non costituisce reato. E’ l’ipotesi peggiore che potessi immaginare perché sull’altare di quella trattativa è stata sacrificata la vita di Paolo Borsellino. Questo significa che mio fratello è morto per niente”. Oggi arriva la replica del marito di Lucia Borsellino, all’indomani di Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice che all’Adnkronos aveva detto: “Ad accelerare la morte di mio padre non è stata la trattativa ma il dossier mafia e appalti”.

14 replies

  1. Trattativa: il colpevole è il Fatto, ora B. al Colle e laticlavio a Dell’Utri

    (di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – “Non c’è stata nessuna trattativa. Menomale che c’è stata, perché le stragi si sono fermate. Mori ha fatto bene a farla”. Le tre asserzioni, che per logica e buon senso si escluderebbero a vicenda, sono in genere fatte dalla stessa persona; sono fasi successive del discorso tipico dei negazionisti decennali della trattativa Stato-mafia.
    Neanche adesso che la sentenza ha confermato che la trattativa c’è stata, e condanna i mafiosi per averla fatta – ma non i carabinieri e i rappresentati delle Istituzioni che ne erano l’altro referente – riescono ad ammetterlo.
    Poi, sì, lo ammettono (il nichilismo spezza il principio di non contraddizione: tutto è vero, se tutto è falso), e sbeffeggiando onore e dignità costituzionali lo rivendicano. Indi tirano in ballo la figlia di Borsellino (“Processo pompato”), ma stranamente non il fratello (“Paolo morto invano”). Poi citano Sciascia a caso.
    L’ultimo è stato Sallusti a Otto e mezzo, interloquendo con Travaglio, il quale Travaglio non era solo ospite, ma intestatario del titolo della puntata: “Stato-mafia: davvero ha perso Travaglio?”, che a quanto pare nel processo era pm o co-imputato.
    Che non ci fu trattativa lo asseriscono tutti i talk show (“La trattativa che non c’era”, Omnibus), i giornali (“farsa”, “boiata”) e naturalmente, figuriamoci, i tweet dei politici, accorsi a frotte a esultare per l’assoluzione di Dell’Utri (e per la condanna de facto di Travaglio).
    Sapevamo che per Forza Italia una condanna per mafia o altri reati gravissimi è una skill del curriculum, ma colpisce il giubilo con cui è stata accolta nei media l’assoluzione di Dell’Utri, che non era non esattamente un garzone di Arcore, ma un senatore della Repubblica giudicato responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa in un altro processo, dunque un traditore dello Stato.
    C’è una parte d’Italia, quella di studi raffinati, di cultura garantista e di scuole alte, per la quale Dell’Utri è primariamente un bibliofilo; un’altra che ricorda che al momento della notifica della custodia cautelare egli era latitante in Libano (che fosse esule pure lui, come Dante e Craxi?), che l’ha beccato l’Interpol rintanato dentro un hotel, che era in possesso di una valigetta con 30 mila euro in banconote di piccolo taglio, etc.
    La gioia è incontenibile. Oggi i colpevoli sono i giornalisti che se ne sono occupati, nell’ambito del loro lavoro e non gratis, come ci si dedica a un hobby (Enrico Deaglio su Domani dice che “la narrazione” della trattativa ha fatto “il successo di Travaglio”): cioè, non si doveva parlare di un processo che coinvolgeva organi dello Stato e corleonesi, e in cui un ex senatore veniva condannato a 12 anni in primo grado insieme a generali del Ros per minaccia a corpo politico dello Stato.
    Non sospettavamo che la pagina di auguri sul Corriere di qualche giorno fa (“auguri caro Marcello”) avesse tanti sostenitori (o concorrenti esterni) nei media, sebbene sui politici non avessimo dubbi (chissà se esprimono una solidarietà tra senatori o tra indagati).
    Renzi, che negli anni si è guadagnato un ruolo di bussola morale del Paese (basta pensare il contrario di quel che lui dice e si è sicuri di stare nel giusto e nel vero), ha scritto: “Nel frattempo, una sentenza della Corte di Appello di Palermo ha stabilito… che il super celebrato delitto nel rapporto tra Stato e Mafia non c’è mai stato… Ha vinto il garantismo, ha perso chi come Travaglio faceva gli spettacoli dal titolo È stato la mafia. In questo paese contano ancora le sentenze e non gli influencer. Viva la Giustizia, viva la Repubblica”.
    Poveretto, non ridete. Il “rapporto tra Stato e Mafia” (sic) c’è stato, concede, ma è bellissimo che non sia un delitto: avercene! Quanto al garantismo, sapete che è una sua ossessione: ogni volta che assolvono qualcuno lui pensa che si affievoliscano un po’ anche i motivi delle indagini a carico suo, dei suoi cari, di Lotti, Boschi, Bianchi etc. È come se ogni volta che un processo finisce con una assoluzione anziché con una condanna si avesse la prova che i magistrati complottano (esclusi naturalmente quelli che davvero complottavano con Lotti, ormai assurti a maître à penser), che i processi sono influenzati da Travaglio (ma solo fino all’Appello) e che lui è un perseguitato politico (“Dopo aver parlato della Procura di Firenze mi sono arrivati due, non uno, avvisi di garanzia”: poi gli autori di “teoremi” sono gli altri).
    Tutto è bene quel che finisce bene. Evidentemente i “garantisti” si sentono rassicurati di vivere in un Paese in cui uno o più carabinieri possono di loro iniziativa fare accordi con la mafia a nome dello Stato senza che la cosa sia considerata un reato, anzi: “Bisognerebbe dargli una medaglia” (Sallusti).
    Proposta: Berlusconi (indagato per le stragi di mafia) presidente della Repubblica, Dell’Utri (e Mori, come propongono il Riformista e Salvini) senatori a vita, Travaglio in galera (come) in Arabia Saudita, istituzione della Giornata del ricordo delle vittime della Magistratura, improcedibilità cartabica anche per i reati di mafia, e di questa storia non se ne parli più.

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  2. Bonafede: “Adesso dobbiamo correre. La mafia assalterà il Pnrr”

    L’INTERVISTA – L’EX GUARDASIGILLI DEI 5STELLE

    (di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – L’ergastolo ostativo per la politica è una bella rogna, ma va affrontata in fretta, con una legge entro maggio. Il 5Stelle Alfonso Bonafede, ex ministro della Giustizia, lo spiega così: “Dobbiamo correre, lo abbiamo detto fin dalla prima sentenza della Consulta del 2019 sui permessi premio. E abbiamo lanciato l’allarme, confermato dall’ultima relazione della Dia sul rischio che le mafie aggrediscano i fondi del Pnrr”. E per far capire quanto ci tenga, Bonafede cita Piero Calamandrei: “Non ci accorgiamo che sono i morti che ci convocano a rendere conto di ciò che abbiamo fatto”.
    Perché la Consulta ha chiesto di cambiare la norma?
    Volendo semplificare, prima degli interventi della Corte del 2019 e del 2021, per un mafioso era possibile accedere alla liberazione condizionale e ai benefici penitenziari solo quando collaborasse con la giustizia oppure quando tale collaborazione fosse impossibile. E il ragionamento sottostante era il seguente: finché non c’è collaborazione, non può essere rescisso il legame con la mafia. La Corte costituzionale ha stabilito invece che questo principio non può valere in via assoluta, e che deve essere consentito accedere ai benefici penitenziari se si accerta che non c’è più nessun legame con l’associazione criminale, anche in assenza di collaborazione. Noi rispettiamo le pronunce della Corte ma non ne condiviamo il contenuto. Non c’è alcuna possibilità di spezzare quel filo se non collabori: lo prova la storia della lotta alla mafia.
    Anche la Corte europea dei diritti dell’Uomo nel 2019 aveva bocciato l’ergastolo ostativo, sostenendo che negasse il diritto a un percorso rieducativo. Forse c’è un nodo giuridico di fondo, no?
    All’epoca ero ministro della Giustizia, e dopo quella sentenza andai a Strasburgo per parlare con la Segretaria generale del Consiglio d’Europa. Le dissi che la mafie non sono fenomeno astratto, e che certe leggi in Italia sono state scritte con il sangue dei servitori dello Stato.
    Cosa le rispose?
    Mi disse che sapevano della peculiarità delle storia italiana. E io controreplicai che il fenomeno delle mafie da tempo non era più confinabile all’Italia. Lei chiarì che il nostro Paese era libero di valutare caso per caso.
    Però ora serve una nuova legge, e le distanze tra i partiti sul tema restano ampie.
    Il M5S ha reagito alle pronunce della Consulta con una proposta di legge che tende a conservare l’impianto sull’ergastolo ostativo, quello voluto da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fondamentale nella lotta alla mafia in questi anni. Altre forze politiche hanno presentato i loro testi, ma su un tema come questo non può esserci colore politico. Il Parlamento deve essere compatto e determinato.
    Proponete che il detenuto debba dimostrare di non avere più rapporti con la criminalità organizzata. Ma dimostrarlo in termini pratici pare difficile.
    Sarà un problema del mafioso. La nostra proposta è chiara e rispetta le coordinate tracciate dalla Corte: non ci deve essere alcun pericolo di ripristino di tali collegamenti e non sarà sufficiente, a differenza di quanto certamente auspicavano molti mafiosi, la mera dissociazione dalle organizzazioni criminali di provenienza. Inoltre, il detenuto deve aver risarcito tutti i danni. Dopodiché, a nostro avviso, l’unico modo certo per rescindere quel rapporto resta la collaborazione con la giustizia.
    Volete rendere impossibile accedere a quei benefici, di fatto.
    Ribadisco che ci siamo mossi nel solco della Consulta. Nel testo prevediamo, oltre ad altri paletti, l’acquisizione del parere sulla concessione dei benefici da parte gli addetti ai lavori – dalla procura distrettuale antimafia a quella nazionale – e la possibilità di discostarsi da quei pareri, obbligatori ma non vincolanti, solo con una specifica e articolata motivazione.
    Prevedete anche la competenza esclusiva del Tribunale di sorveglianza di Roma. Ma i giudici nella Capitale non conoscerebbero i dossier, a differenza di quelli locali.
    Abbiamo previsto la competenza esclusiva di un tribunale unico per garantire maggiore uniformità delle decisioni in tutta Italia in una materia così delicata. Nella legge sono previsti meccanismi di consultazione dei territori.
    La vostra proposta e quella del Pd sono molto diverse: ma sulla mafia i giallorosa dovrebbero cercare un’intesa.
    Non voglio commentare altre proposte. Dobbiamo uscire dalla normale dialettica e ci dobbiamo concentrare sulla risposta. Mercoledì iniziano le audizioni in cui ascolteremo vari addetti ai lavori, e spero che poi tutti i partiti convergano su una risposta forte. Per noi e Giuseppe Conte questa legge è una priorità: per questo abbiamo ottenuto la calendarizzazione in aula alla Camera a novembre.

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  3. Il dossier mafia e appalti?Cioè la collusione tra potentati economici,mafia e potere politico?Cioè in sostanza la trattativa? E perché dalla strage di piazza fontana alle stragi di mafia del 92/93 gli apparati repressivi dello stato sono sempre intervenuti per depistare?E si potrebbe andare indietro fino a Portello delle ginestre

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  4. Oggi arriva la replica del marito di Lucia Borsellino, all’indomani di Fiammetta Borsellino, la figlia minore del giudice che all’Adnkronos aveva detto: “Ad accelerare la morte di mio padre non è stata la trattativa ma il dossier mafia e appalti”.

    Borsellino riferì alla moglie l’improvviso indizio su una presunta connivenza con Cosa Nostra dell’allora comandante del Ros, che conosceva da tempo:

    «Notai Paolo sconvolto, e nell’occasione mi disse testualmente “ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciutu (cioè affiliato a Cosa Nostra, ndr )…”. Mi ricordo che quando me lo disse era sbalordito, ma aggiungo che me lo disse con tono assolutamente certo. Non mi disse chi glielo aveva detto. Mi disse, comunque, che quando glielo avevano detto era stato tanto male da aver avuto conati di vomito. Per lui, infatti, l’Arma dei Carabinieri era intoccabile».
    Poi ci furono la frase sul timore di essere ucciso con la complicità o la colpevole indifferenza di altri soggetti, addirittura di «colleghi», e la rivelazione di un ulteriore sospetto:
    «Ricordo che mio marito mi disse testualmente che “c’era un colloquio tra la mafia e parti infedeli dello Stato”. Me lo disse intorno alla metà di giugno del 1992. In quello stesso periodo mi disse che aveva visto la “mafia in diretta”, parlandomi anche in quel caso di contiguità tra la mafia e pezzi di apparati dello Stato italiano. In quello stesso periodo chiudeva sempre le serrande della stanza da letto di questa casa (l’abitazione palermitana dei Borsellino, ndr ) temendo di essere visto da Castello Utveggio». Mi diceva “ci possono vedere a casa”». Il castello è sul Monte Pellegrino, sede di un centro studi ritenuto una copertura del servizio segreto civile su cui si sono appuntate molte indagini. Ma gli ultimi accertamenti svolti dai pm di Caltanissetta portano a escludere collegamenti tra quella località e la strage di via D’Amelio.

    Le dichiarazioni della moglie valgono di più di generi e figli all’ epoca dei fatti ancora ragazzi.
    Aspetto anche le dichiarazioni di Manfredi figlio di Borsellino.

    https://www.ilsussidiario.net/news/strage-via-damelio-non-centra-solo-la-mafia-antonio-vullo-depistaggi-continui/2197523/
    http://files24.rainews.it/strage-di-via-d-amelio/agenda-rossa/

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  5. Sembra sempre più simile a quella canzone di Caparezza, da ascoltare e meditare.

    Hanno tolto la D ed è rimasta la On, con un punto che che esplode quando metti lo zoom il magistrato che indaga fa boom Boom boom!

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  6. Egli anni 30 eravamo gangsta con gesta
    Che restano nella testa piu onesta
    Tra traffici di rum al chiar di luna come puma
    Senno la pula ci arresta
    E ci mette dentro si ma dentro il parlamento
    Tra una legge e un emendamento
    Di sicuro non ci prenderanno

    Picciotti della benavita
    Rispettati in ogni citta
    Con la coscienza pulita
    Quasi come la fedina

    Minchia

    Picciotti della benavita
    Rispettati in ogni citta
    Con la coscienza pulita
    Quasi come la fedina

    Negli anni 80 si parlava di ‘ndrangheta, mafia, camorra
    E con la sacrana tutti vi diedero a bere
    Che ogni nostro sedere
    Avrebbe visto la cella invece stava in poltrona
    A fare le leggi con cui proteggere i gaggi
    Che davanno appoggi con i carteggi dei seggi
    Rivali battutti e levati come solfeggi
    Voragini e sfregi si,
    Ma possiamo fare di peggio

    Picciotti della benavita
    Rispettati in ogni citta
    Con la coscienza pulita
    Quasi come la fedina

    Perche rischiare la prigione
    Se fallisce un azione, se il pentito fa un nome
    Noi stiamo al di qua perche al di qua ci conviene
    Di qua si fa il bene della nostra nazione
    Si da il caso che
    Piu siamo onorevoli piu siamo spregevoli
    Piu spregevoli piu siamo colpevoli
    Piu siamo colpevoli piu troviamo alibi
    Su cui accampare tesi per mesi inviolabili ai piu

    Onorevoli siamo noi
    E a chi ci vuole mettere nei guai
    Non e piu tempo di sparare
    Che c’è l’immunita parlamentare

    Picciotti della benavita
    Rispettati in ogni citta
    Con la coscienza pulita
    Quasi come la fedina

    Non ci si nasconde piu
    Si fa tutto alla luce, alleluia
    Giu l’era buia in alto le gru
    La nostra villa è un bijoux
    Le nostre auto di piu
    Sono finiti i tempi in cui ci chiamavano don
    Hanno levato la d e c’è rimasta la on
    Con un punto che sfuoca quando metti lo zoom
    L’antimafia ci gioca fino a che non fa boom boom boom

    Onorevoli siamo noi
    E a chi ci vuole mettere nei guai
    Non e piu tempo di sparare
    Che c’è l’immunita parlamentare

    Onorevoli siamo noi
    E a chi ci vuole mettere nei guai
    Non e piu tempo di sparare
    Che c’è l’immunita parlamentare

    Piu siamo onorevoli piu siamo spregevoli
    Piu spregevoli piu siamo colpevoli
    Piu siamo colpevoli piu troviamo alibi
    Su cui accampare tesi per mesi inviolabili ai piu

    Siamo finiti dentro
    Si ma dentro il parlamento
    Tra una legge e un emendamento
    Di sicuro non ci prenderanno

    Picciotti della benavita
    Rispettati in ogni citta
    Con la coscienza pulita
    Quasi come la fedina

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  7. Terza giornata: la Storia di Trivulzio da Ravenna e Landolfo da Ferrara.

    Se chiudi le persiane e segui il rito della luna, si aprono le magiche porte .

    Quarta giornata

    L’incontro con il domenicano e gli assassini dell’inquisizione anti eresie e la liberazione del Capitano, grazie a zZoto di Benevento, città di frontiera del regno di Napoli.

    Quinta giornata

    La storia di Zoto e delle belle moresche divenute da, diavoli spirituali anticristiani , a persone in carne e ossa.
    Se chiudi le persiane, dal venerdì di ogni fine luna , al venerdì successivo parlerai con il Cristo indiavolato.

    Aimé, aimé.
    Aimé aimé,
    La nostra espressiva radice araba, ammutolita, come i palestinesi, per la via del latino.
    Albero patriarcale di Romana memoria .

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