Bugani: “M5S in crisi di voti? Conte darà l’identità. È inutile puntare al boom del passato”

L’ex socio di Rousseau: «Tutti quelli che hanno parlato con me in questi anni sanno che l’avevo largamente previsto. Il 33% era drogato da un po’ di tutto, ognuno vedeva nel M5S quello che voleva vedere»

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(di Emanuele Buzzi – corriere.it) – Massimo Bugani, il M5S è in difficoltà alle Comunali. Conte ha già detto che non rappresentano il nuovo corso anche se lui ci metterà la faccia.
«Io auguro i migliori risultati a tutte le liste M5S nei comuni, ma è evidente a tutti che Conte si è insediato da poco tempo. Per quanto mi riguarda io sono molto contento che ci sia lui alla guida e che finalmente venga definito con chiarezza il perimetro culturale del nuovo M5S».

Conte dice che è il momento della semina…
«È assolutamente così, è il momento della semina e dell’ascolto di cui vedremo i frutti fra qualche mese, ma già il fatto che ci siano obiettivi chiari e una prospettiva politica fa sì che molte persone siano pronte ad impegnarsi. Per me questo è il miglior inizio possibile».

C’è disaffezione sui territori: il M5S sarà presente con una lista solo nel 10% dei Comuni al voto. Non è poco?
«Io dico che ogni lungo viaggio inizia con un primo passo. È impossibile fare paragoni con il passato. Abbiamo rappresentato e sfruttato un’onda di popolo dal 2005 fino al 2018 che ha messo insieme persone molto diverse fra di loro, unite da battaglie comuni come il reddito di cittadinanza e l’anticorruzione. Quella stagione aveva per sua natura un inizio e una fine. Chi guarda indietro passerà il resto della propria vita a lamentarsi sui social. In tanti invece abbiamo l’entusiasmo del nuovo viaggio che inizia, con la certezza di non voler tornare indietro».

Perché dal trionfo del 2016 si è arrivati a questo punto?
«Tutti quelli che hanno parlato con me in questi anni sanno che l’avevo largamente previsto. Il 33% era drogato da un po’ di tutto, ognuno vedeva nel M5S quello che voleva vedere, serviva per molti a dimenticare di aver votato Renzi o Berlusconi, quasi un modo per pulirsi la coscienza. Ma quando governi deve emergere la tua identità, devi fare capire davvero chi sei e dove vai, e a noi quella identità mancava, altrimenti non avremmo avuto fuoriusciti che sono andati nell’estrema destra e altri nell’estrema sinistra». Ora è proprio l’identità la cosa che ci sta dando Conte e io sono contento perché è l’identità che mi auguravo scegliessimo e per cui ho combattuto».

Anche il progetto di una alleanza di centrosinistra vacilla. Lei per esempio a Bologna è alfiere di un asse con i dem e le altre forze, mentre a Roma — da capo staff di Virginia Raggi — vive una contrapposizione forte con gli stessi partiti.
«Conte sta dando identità, ma le alleanze non nascono dall’alto e non possono essere forzate. Quando nascono dall’alto sono accozzaglie, forzature destinate a fallire. A Bologna si sono create condizioni particolari perché io, il segretario pd Tosiani, Elly Schlein, Bersani, il deputato Pd De Maria e tanti altri, abbiamo iniziato a confrontarci e a parlarci molto tempo fa. Sono nate con naturalezza aperture e grande rispetto reciproco. A Roma per me Virginia ha fatto un lavoro incredibile, ma alcuni dirigenti di partito hanno preferito scegliere la strada della guerra continua alla sindaca».

A Rimini è il M5S ad avere scelto altre strade.
«Dove non si creano condizioni favorevoli in maniera naturale, è inutile fare forzature».

Conte ha detto parlando della durata del governo che «non ha la palla di vetro»: deve arrivare al 2023?
«La palla di vetro non ce l’ho nemmeno io e il momento è molto complesso. Io però mi auguro che ci sia presto un governo scelto dai cittadini e che sia un governo impegnato a ridurre gli squilibri sociali, a portare equità e giustizia, umanità e solidarietà».

Conte non rischia di venire travolto dai soliti malumori interni del M5S?
«Conte ha le idee chiare e la chiarezza delinea gli obiettivi da raggiungere. Questo toglie malumori e crea una comunità coesa».

6 replies

  1. Selfie e applausi: battesimo a Napoli per il tour di Conte
    (di Vincenzo Iurillo – Il Fatto Quotidiano) – In Campania lo avevamo lasciato ad agosto a Salerno a battezzare una lista M5S antagonista al Pd di Vincenzo De Luca. Lo ritroviamo ieri a Napoli a presentare una lista M5S alleata coi dem che qui non sono solo Vincenzo De Luca. Napoli, l’unica grande città dipinta di giallorosa.
    Rieccolo, Giuseppe Conte, mancava nel capoluogo campano da giugno, quando accompagnò un semi-silenzioso Gaetano Manfredi fresco di investitura a candidato sindaco, dopo essere stato suo ministro. Conte ha scelto Napoli per iniziare il tour elettorale settembrino, in cui girerà l’Italia per incontrare i cittadini e supportare i candidati, si legge sulla pagina social dell’ex premier che indica i luoghi e le date.
    E Napoli non gli è ostile, anzi. Viene accolto da applausi, cori, dall’ormai consueto gruppo di signore più o meno attempate che lo inseguono per un selfie o per dirgli che è un bell’uomo. Stavolta c’è il contorno di una protesta del movimento disoccupati 7 novembre, che aveva riservato la stessa accoglienza, pochi minuti prima, al presidente della Camera, Roberto Fico. Una delegazione riesce a strappare un breve colloquio con la promessa che ci sarà un interessamento alla loro causa. “Tutti si sono assunti la responsabilità di chiamare i ministeri di riferimento, Lavoro e Transizione Ecologica, e lavorare per il coinvolgimento della Regione Campania”, dicono.
    Conte spende la sua popolarità durante una passeggiata con Manfredi attraverso i luoghi degli stereotipi di Napoli: i vicoli, la pizza, la chiacchierata con le persone affacciate ai balconi, la periferia difficile. Due passi tra i quartieri a più alta densità di percettori del Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia da difendere contro gli assalti della destra. Il saluto alla coppia di sposi nella chiesa della Sanità. La visita alla pizzeria Concettina ai tre santi. Un veloce saluto all’autista di un pullman. La visita a casa di nonna Giuseppa, 110 anni. L’incontro coi candidati nel palazzo Spagnuolo, dove si è affacciato con Manfredi per concedersi ai flash. Infine Scampia, al parco Corto Maltese, per incontrare con Manfredi, col quale ha saggiato i campetti di calcio e di tennis.
    Ma Napoli è anche l’epicentro di un’offensiva legale contro il voto che lo ha eletto leader del nuovo Movimento. Lo annunciano all’AdnKronos i promotori del ricorso, spiegando che l’iniziativa nasce “a seguito della deriva verticistica che ha portato ad accantonare le regole e i principi fondanti del M5S, con conseguente sospensione della democrazia interna”.
    Il ricorso sarà presentato a Napoli e vede come promotori alcuni attivisti storici che si sono rivolti all’avvocato Lorenzo Borrè, ma coinvolge anche militanti provenienti da diverse parti d’Italia, i quali hanno lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma Gofoundme.
    Tra i motivi di impugnazione “il mancato raggiungimento del quorum della ‘metà degli iscritti’ per l’approvazione del nuovo statuto” e la presunta “non iscrizione di Conte al M5S”.

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  2. “Chi guarda indietro passerà il resto della propria vita a lamentarsi sui social. In tanti invece abbiamo l’entusiasmo del nuovo viaggio che inizia, con la certezza di non voler tornare indietro».”
    👏🏻👏🏻

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  3. Più che inutile è impossibile. Dopo le catastrofiche uscite alla Di Maio (l’amerikano) , Cancelleri (l pontiere di Messina) e Cingolani ( l’ecologico atomico) è già molto che gli estimatori interessati del rdc e del 110 % edilizio insieme a qualche nostalgico incorregibile vi continui a votare.

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  4. Hic manebimus optime: in Emilia o sei “rosso renziano/prodiano” ( si fa per dire…)o sei morto. Di fame. Hanno in mano tutto loro. E all’ “opposizione” va benissimo: si spartiscono il pasto. Mai nessun candidato di peso a contrastare la solita compagnia di giro: tanto, più a destra di così…

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