Il maquillage della politica nostrana

(Dott. Paolo Caruso) – Si avvicinano le elezioni amministrative di autunno in diversi comuni capoluogo e le regionali in Calabria, e già sono iniziate le grandi manovre dei partiti, dei loro leader e dei singoli esponenti politici. Più della campagna acquisti e del riposizionamento di molti politici alla ricerca del facile consenso, c’è da preoccuparsi del materiale umano oltre che politico sul quale i partiti stanno investendo. Infatti pare chiaro che trattasi della solita minestra piuttosto indigesta che nulla ha a che fare con le tensioni ideologiche e morali. La presentazione di liste civiche e la solita apertura al cosiddetto civismo rappresentano un vero e proprio maquillage della politica, un valore aggiunto, un’alta espressione della società civile, che poi si traduce in una sconfitta in toto dei partiti, di quei partiti che sono stati e che dovrebbero continuare ad essere elementi fondanti della democrazia. Oggi però, come avviene già da molti anni, i partiti politici sono delle scatole vuote, privi di contenuti ideologici, che hanno perso il loro radicamento nella società, nei territori e che non godono più della fiducia dei cittadini. Quel filo conduttore che univa i partiti alla società è stato tranciato inesorabilmente, mentre i territori, le storiche sezioni luogo di incontro e di dibattito, rappresentano una landa desolata in pieno deserto politico. Del resto il ricorso alla società civile, alle professioni, al mondo della sana imprenditoria e della cultura, solo in prossimità delle consultazioni elettorali, e senza un particolare impegno nel futuro gestionale della cosa pubblica, pronti comunque a riproporre il solito copione alle elezioni successive, rappresenta soltanto il risultato di una politica miope, priva di progettualità, cristallizzata all’interno del “Palazzo”, pronta a proteggere e perpetuare i propri privilegi ed ad autocompiacersi assolutizzando ciò che compie, spesso il nulla… I partiti avendo abbandonato da tempo la questione morale, la stella polare del loro stesso essere, avendo smarrito le norme e le regole comportamentali, sono ridotti a sterili contenitori attraversati da personaggi senza scrupoli, di cambi casacca pronti a saltare il fosso secondo i propri interessi personali e secondo le proprie ambizioni di potere, e comunque sempre servili per proprio tornaconto ai capicorrente o al proprio leader a discapito della democrazia interna. Dopo la fine dei partiti ideologici della prima repubblica, la politica non ha saputo creare partiti e movimenti capaci di tessere un solido legame  con i cittadini, con la base dei propri iscritti e con gli stessi elettori, ricorrendo periodicamente al “civismo”, come baluardo di libertà e di partecipazione popolare. L’errore marchiano dei partiti però è quello di usare il civismo non tanto come un alto senso di partecipazione sociale ma come vero e proprio maquillage per la solita politica nostrana, il cui male inevitabile è quello di condurre inesorabilmente i cittadini alla disaffezione e all’astensionismo. Occorrerà una impresa titanica dei partiti, un grande sforzo della politica e una totale inversione di tendenza per riavvicinare i cittadini alle istituzioni restituendole  dignità e credibilità.

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