Cecchini a Sarajevo, sequestrati foto ‘significativa’ e silenziatore a indagato
(ANSA) Una fotografia “significativa” che lo ritrae con attrezzatura tecnica e un silenziatrore sono stati sequestrati stamani a uno dei quattro indagati per omicidio nell’inchiesta sui presunti cecchini del weekend a Sarajevo negli anni ’90.
Sono gli esiti “positivi” di una perquisizione effettuata stamane dai carabinieri del Ros su delega del pm di Milano, Alessandro Gobbis, e del procuratore Marcello Viola, nell’abitazione del 65enne residente nell’Alessandrino. L’uomo durante l’interrogatorio di qualche tempo fa non aveva risposto alle domande. La perquisizione di oggi si fonda sulle testimonianze della ex moglie e della ex compagna.
Cecchini a Sarajevo, ex compagna del perquisito ‘aveva incubi per aver ucciso’
(ANSA) “Mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni ’90. Mi disse che partiva da Milano con l’aereo e che con lui c’erano delle persone che facevano il weekend (….) per fare il cecchino per sparare ai musulmani”.
Lo ha messo a verbale l’ex compagna del 64enne, residente in provincia di Alessandria e perquisito oggi dal Ros dei carabinieri nell’inchiesta del procuratore di Milano Marcello Viola e del pm Alessandro Gobbis sui cosiddetti “cecchini del weekend” a Sarajevo tra il ’92 e il ’95.
La donna ha raccontato che l’uomo, a cui oggi sono stati sequestrati una foto ritenuta rilevante e un silenziatore, le aveva riferito di avere un “silenziatore per armi” e che “possedesse, conservandolo gelosamente, un lasciapassare delle zone di guerra, ovvero una fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali”.
Sul retro di questa foto, si legge ancora nel decreto che riporta passaggi della testimonianza dell’ex compagna, “c’era una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra”. E ancora: “Su questa foto c’erano dei segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti (…) erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta”.


