Vaccinarsi ultimo argine al disastro

(di Luca Ricolfi) – Fino a qualche settimana fa speravo ancora in un cambio di strategia nella lotta contro il virus. Oggi non più. Oggi è evidente che la politica, tutta la politica, ha gettato la spugna. I segnali sono chiarissimi.

Sul versante europeo, innanzitutto. L’accordo su green pass e voli internazionali, secondo cui le compagnie aeree avrebbero dovuto assicurare i controlli, è stato una perfetta presa in giro. La stragrande maggioranza dei passeggeri non vengono controllati né alla partenza né all’arrivo, il che può significare solo due cose: le regole stabilite dalle autorità europee non erano vincolanti, oppure lo erano ma non prevedevano sanzioni.

Le cose non vanno meglio sul versante italiano. I tamponi sono la metà di quelli che si facevano a marzo; da ben 3 settimane l’Rt galoppa al di sopra di 1; da qualche giorno il numero di casi giornalieri ha oltrepassato la soglia (circa 4000 al giorno) che consente il tracciamento. Per tutta risposta il governo sta cambiando i parametri di allarme, puntando sulle ospedalizzazioni (che sono ancora poche, per fortuna) anziché sull’indice di trasmissione Rt e sul numero di casi (incidenza settimanale), che invece stanno crescendo a un ritmo preoccupante e, con le vecchie regole, costringerebbero a far passare alcune regioni in zona gialla. Dunque lo scenario è chiaro: si cercherà di tirare a campare fino a Ferragosto per salvare il turismo, poi, quando saremo arrivati a 30 mila casi al giorno (così dicono le proiezioni), improvvisamente si scoprirà che dobbiamo chiudere tutto il chiudibile.

E a quel punto? 

A quel punto, come l’anno scorso, avremo elezioni e ritorno a scuola. E poiché nel frattempo nulla è stato fatto né sul versante del trasporto locale, né su quello della messa in sicurezza delle scuole (per non parlare della riorganizzazione della medicina territoriale), sarà difficile evitare un’ulteriore esplosione dei contagi, anche agevolati dalla fine della bella stagione e della vita all’aperto. 

Dunque, non nascondiamocelo: vaccini e green pass a parte, poco si sta facendo per arginare l’esplosione dei contagi. E la scuola non è affatto “una priorità assoluta”, come vorrebbe farci credere il ministro Speranza, ma è l’agnello sacrificale che, per il secondo anno consecutivo, immoliamo in nome del sacro diritto alle vacanze e alla ripartenza.

Detto questo, però, la domanda resta: che fare per limitare i danni?

Spiace essere tranchant, ma – dal momento che le autorità sanitarie hanno deciso, a dispetto della pericolosità della variante indiana, di lasciar correre il virus – non si può che concludere che siamo soli, completamente soli. E ci resta un’unica cosa da fare: provare a limitare i danni vaccinando noi stessi e convincendo gli altri a fare la stessa cosa. La possibilità di scegliere serenamente fra vaccinarsi e non vaccinarsi è un privilegio riservato ai cittadini dei paesi – quasi tutti non europei – in cui l’epidemia è sotto controllo.

Il vaccino, infatti, è l’unica vera arma che ci resta in una situazione in cui, per mille ragioni, si è deciso di rinunciare a usare altre armi, perché giudicate troppo costose o complicate.

Quali sono i vantaggi del vaccino? Sono essenzialmente tre, uno di tipo altruistico, gli altri due di tipo egoistico. Il vantaggio altruistico è che le persone vaccinate, pur potendo trasmettere il virus, lo fanno in misura considerevolmente minore. Una persona vaccinata è meno pericolosa per gli altri di una persona non vaccinata. Questo significa che, più persone si vaccinano, più lentamente circola il virus. Il rallentamento indotto dal vaccino, dunque, può controbilanciare (anche se solo in parte) l’accelerazione indotta dalla variante delta.

E veniamo ai due vantaggi egoistici. Il primo è che chi è vaccinato ha minori probabilità di contrarre il virus. Il secondo è che, anche se lo contrae, di norma sviluppa sintomi meno gravi di chi non è vaccinato, e raramente viene ospedalizzato o muore. Sono due vantaggi enormi, che fanno la differenza – esistenzialmente cruciale – fra vivere nell’angoscia e vivere nella consapevolezza di un piccolo rischio.

Questo non significa che la vaccinazione piena (con 2 dosi, o con 1 di Johnson & Johnson) azzeri il rischio di infezione, ospedalizzazione, morte, come alcuni credono. Significa però, ed è decisivo, che i rischi si riducono in modo drastico.

In concreto tutto ciò implica che, ove la quota di pienamente vaccinati si avvicinasse all’80 o al 90%, almeno il numero di ospedalizzati e di decessi potrebbe essere fortemente limitato. E’ a questo che dobbiamo puntare, raggiungendo chi non si può muovere e ragionando con i dubbiosi. Vaccinarci è l’unica arma che ci è stata lasciata in mano, e quindi sarebbe stolto non usarla.

La vaccinazione di massa risolverà ogni problema?

Lo speriamo. Ma pensare che basti, e da sola ci garantisca anni di convivenza pacifica con il virus, potrebbe essere un tantino azzardato. Di per sé, la vaccinazione di massa non esclude due eventualità che dobbiamo sempre tenere presenti. Da un lato, è possibile che, proprio perché si è lasciato circolare il virus, si formino varianti che “bucano” la barriera dei vaccini, o che sono ancora più trasmissibili di quella indiana. Dall’altro, se il virus dovesse infettare quasi tutti, il rischio è che – oltre a scontare un numero di morti non trascurabile – si debba fare i conti con milioni di persone alle prese con il cosiddetto Long Covid, ossia con i postumi più o meno irreversibili della malattia (attualmente si stima che ne siano affetti il 10% dei guariti).

Da questo punto di vista la scelta di cambiare i parametri, abbandonando Rt e l’incidenza settimanale, appare un tantino imprudente. Se la gravità dell’epidemia viene valutata solo o prevalentemente con le ospedalizzazioni, il rischio è che – ancora una volta – ci si accorga del pericolo solo quando l’epidemia galoppa, e i costi economici e sociali per frenarla sono diventati proibitivi..

http://www.fondazionehume.it 

17 replies

  1. Questo articolo esprime un estremismo estremo… ma chi è costui, me lo segno così se mi dovesse ricapitare il suo nome so che le cose stanno al contrario di quello che dice

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  2. Uno dei capi della fondazione David Hume di Torino, apparentemente fondata nel 2017. Personalmente non conosco nessuno nella distinta società torinese, intanto nel lungo “elenco dei soci fondatori” ne riconosco soltanto due: AIOP- Associazione Italiana Ospedaliera Privata, e ANCE- Associazione Nazionale Costruttori Edili.

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  3. l’Unione Europea comunica che entro ottobre verranno messe a punto cinque terapie per contrastare il Covid di cui quattro con anticorpi monoclonali.
    Sarà per questo che c’è tutta questa agitazione a “vaccinare tutti entro settembre”?
    A pensar male…
    ( Speriamo sia un successo)

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  4. Ma Ricolfi vuole vaccinare anche i bambini, adesso? Tale è la disperazione che lo attanaglia?

    Luca Ricolfi: ‘Folle vaccinare i giovani: manca evidenza statistica’
    Data:16 Giugno 2021 – 13:47 / Categoria: Societa’

    Autore: Redazione La Pressa
    ‘La decisione di vaccinare i giovani non è cautelativa, ma folle dal punto di vista individuale. Il gioco non vale la candela”Il rapporto costi-benefici non è una costante. Sappiamo che il rischio dei ragazzi di contrarre il Covid avendo effetti gravi o irreversibili è bassissimo, quindi la decisione di vaccinare i giovani non è cautelativa, ma folle dal punto di vista individuale. Perchè non c’è evidenza statistica che dica che il gioco vale la candela’. Questa parole chiare sono state pronunciate la sera scorsa a Quarta Repubblica dal noto sociologo Luca Ricolfi.

    ‘Gli scienziati tendono ad assecondare le decisioni dei politici, quali esse siano. Vediamo così questi cambiamenti repentini dei decisori politici poi assecondati dagli scienziati – ha detto Ricolfi -. In questi mesi abbiamo visto la politica fare delle scelte precise e in alcuni casi irrazionali. Ragiono da statistico: se c’era una cosa statisticamente fondata era il fatto che Astrazeneca aveva problemi sulle donne sotto i 60-65 anni, lo si sapeva già da marzo aprile quando la cosa è emersa in Germania. Eppure questa evidenza non è stata seguita. Allo stesso modo vi è una evidenza dettata dal fatto che il rapporto costi-benefici non è una costante. Sappiamo che il rischio dei ragazzi di contrarre il Covid avendo effetti gravi o irreversibili è bassissimo, quindi la decisione di vaccinare i giovani non è cautelativa, ma folle dal punto di vista individuale’.

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  5. i no vax devono ringraziare chi il vaccino lo fa, i no vax in guerra non vanno in prima linea, dicono va avanti tu che mi vien da ridere, i no vax ce li abbiamo sul groppone.

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    • I sì vax devono invece farsi il vaccino e farsi la loro guerra al virus, così facile da capire eppure così duri di comprendonio, eh?

      Facciamo un esempio.

      Dal 6 agosto il signor Giovanni e la sua gentile sposa Maria in vacanza con i due figlioli di 12 e 14 anni per andare in pizzeria dovranno esibire il loro green pass. Quindi avere fatto il vaccino, cosa che forse è stata possibile ai due genitori, e almeno un tampone rapido per i due figli, spendendo non si sa quanto perché il decreto legge appena approvato dal consiglio dei ministri stabilisce (articolo 5) «prezzi contenuti» al momento non stabiliti. Quella pizza in ogni caso sarà per loro caruccia, perché il costo anche «contenuto» dei tamponi andrà sommato a quello del menù della cena. A preparare la tavola del signor Giovanni saranno i camerieri del locale di Paolo, il ristoratore. E la pizza verrà impastata e infornata dalle mani sapienti di Adel, pizzaiolo egiziano. Piccolo particolare: se Giovanni, Maria e figli sono obbligati a presentare il loro green pass come stabilito ora da Mario Draghi né il proprietario della pizzeria, Paolo, né i suoi camerieri né il cuoco Adel che impasta con le sue mani la loro pizza hanno il green pass e nessuno li obbliga ad averlo. Come non deve dimostrare né di essere vaccinato né di avere fatto un tampone il barista che porta ai clienti seduti in sala panini e pizzette o bevande da lui preparate. E non devono averli gli istruttori della palestra, i maestri di nuoto in piscina, i dipendenti di un centro benessere, gli organizzatori di sagre, fiere, congressi, centro sociali e ricreativi, i dipendenti. Insomma, tutti i lavoratori dei luoghi in cui i clienti sono obbligati a dimostrare con la carta verde di avere fatto il vaccino o almeno un tampone nelle ore precedenti, non hanno lo stesso identico obbligo.

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  6. I si vax e i no vax sono funzionali al sistema…avete mai sentito dire che se improvvisamente ci vaccinassimo tutti le misure dittatoriali ( distanziamento, assembramenti, mascherine coprifuochi) cesserebbero? Non l hanno mai detto anzi appena si paventava l idea giù a varianti bambini astrazeneca pfizer il vaccino cinese etc etc…da questo piccolo particolare la narrazione va in frantumi ma pochi hanno capacità d immaginare, di ingrandire e rimpicciolire quello che ci circonda( anche perché per ovvi motivi non viene insegnata in nessun grado scolastico)

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  7. E veniamo ai due vantaggi egoistici. Il primo è che chi è vaccinato ha minori probabilità di contrarre il virus. Il secondo è che, anche se lo contrae, di norma sviluppa sintomi meno gravi di chi non è vaccinato, e raramente viene ospedalizzato o muore. Sono due vantaggi enormi, che fanno la differenza – essenzialmente cruciali – fra vivere nell’angoscia e vivere nella consapevolezza di un piccolo rischio.(C’è?)(Bello) Luca Ricolfi. Vai farneticando che “vivere” con la “pippa al culo è bello?Ma smettetela, se vaccinarsi o no le istess.Rischio sto cazzo di covid…Piuttosto che seguire la vostra “scienza-demenza” ( da quattro soldi peraltro) si rivela la soluzione più “razionale” e logica.Sono ormai anni che frantumate.Mo basta, volete una caricata di mazzate?La speranza si è dimessa?

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  8. dopo aver letto, con disgusto questo articolo (?), ribadisco che fare la sperimentazione col cuo degli altri , non si può. I grandi soloni, a domanda se il vaccino protegge, preserva, ecc, rispondono con un condizionale da horror.

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