Riforma Cartabia, accordo lontano Draghi ricatta con la fiducia

Ora sulla Giustizia è partita vera, è trattativa che confina con il duello. Un misurarsi tra due uomini, Giuseppe Conte e Mario Draghi, e tra due diverse visioni delle cose, del potere. Da una parte il capo prossimo venturo del M5S, che chiede di far slittare al 2024 l’entrata in vigore della controriforma Cartabia, e […]

(pressreader.com) – di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano – Ora sulla Giustizia è partita vera, è trattativa che confina con il duello. Un misurarsi tra due uomini, Giuseppe Conte e Mario Draghi, e tra due diverse visioni delle cose, del potere. Da una parte il capo prossimo venturo del M5S, che chiede di far slittare al 2024 l’entrata in vigore della controriforma Cartabia, e nel contempo prova a sminarla: con l’aumento dei termini per completare i processi in Appello e Cassazione, e soprattutto sottraendo alle nuove norme i procedimenti per mafia, tutti. Ma sull’altro fronte c’è Draghi, il presidente del Consiglio, che va di fretta.

Aperto, anzi “molto aperto a miglioramenti tecnici, ma non a stravolgimenti” della riforma, come ripeterà allo sfinimento in conferenza stampa. Per questo dopo una giornata di telefonate incrociate respinge le richieste di Conte come troppo esose. E fa la faccia cattiva, calando sul tavolo il voto di fiducia sul testo di partenza, su quegli emendamenti indigeribili per Conte e il M5S. Lo fa approvare già ieri pomeriggio, in Cdm, con il sì anche dei quattro ministri grillini. “La fiducia vuole essere un punto fermo” ammette il premier. Che però promette un nuovo voto di fiducia su un nuovo testo, quello della mediazione che ancora non c’è.Di certo è contrario allo smantellamento della riforma Cartabia, la ministra che accanto a lui in conferenza stampa non riesce a dissimulare l’imbarazzo. C’è una battaglia politica in corso che potrebbe finire con la pace, certo, con un punto di caduta che serve a tutti. “Ma a oggi la quadra non è vicina” riassume un big grillino. L’analisi di un giovedì in cui la trattativa entra nel vivo, sulla spinta di opposte esigenze. Quella di Draghi, che vuole far approvare prima possibile la riforma della giustizia e che non ha gradito affatto il dilatarsi dei tempi alla Camera sul testo, così come la pioggia di emendamenti arrivata dal M5S. Ma anche Conte deve dare segnali ai tanti 5Stelle inquieti, con in prima fila i suoi, i contiani. Però il malessere è diffuso e trasversale tra i grillini, tanto che si parla di diversi deputati pronti a non votare la fiducia oggi al Decreto sostegni bis. In questo quadro ieri Conte e Draghi si sentono al telefono, più volte.

E l’avvocato spiega la sua proposta, che parte dall’allungamento a tre anni del tetto massimo per svolgere i processi di appello, dilatabili a quattro a richiesta dei giudici nel caso di processi particolarmente complessi. Soprattutto, chiede che a tutti i processi per mafia si continui ad applicare la riforma Bonafede. È tanto, troppo per Draghi. Però l’avvocato deve alzare l’asticella. “Per tenere i gruppi parlamentari non basteranno due modifiche di facciata” ricordano dal M5S. Ma Draghi e non vuole passare per cedevole, figurarsi. “E poi forse si aspettava di chiudere già l’accordo” azzarda un grillino di rango. Così ecco il voto di fiducia in Cdm. Non è quello che si aspettava l’avvocato. Ma Conte non vuole lo scontro aperto. Così i ministri grillini in Consiglio votano tutti sì alla fiducia. E uno dei quattro pochi minuti dopo giura: “Ci siamo mossi in pieno coordinamento con Conte”. Ma nel giro contiano la mossa della fiducia non viene apprezzata, per nulla. “Una riforma come quella della giustizia deve essere condivisa, ma non è giusto minacciare la consultazione elettorale se non la si approva” assicura nel frattempo Draghi. E d’altronde “chiedere la fiducia cinque o sei giorni prima del semestre bianco (in cui non si possono sciogliere le Camere, ndr) è come chiederla durante, perché i tempi per organizzare il voto non ci sarebbero comunque”.

Cartabia è cautissima: “Le preoccupazioni sulle improcedibilità sono da prendere in considerazione. Ma quando gli citano il timore di Conte di “sacche di impunità”, Draghi scatta: “Nessuno le vuole, vogliamo un processo rapido e i colpevoli puniti”. In serata invece Conte fa trapelare di “considerare positivamente che il governo abbia preso atto delle difficoltà tecniche della riforma”. Conferma di essere “in costante contatto con Draghi e Cartabia” e che il M5S “sta offrendo specifiche soluzioni tecniche alle criticità registrate”. Traduzione di un contiano doc, “la fiducia è un problema, ma uno spiraglio c’è e bisogna sfruttarlo”. Ammesso che basti.

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3 replies

  1. “Ma quando gli citano il timore di Conte di “sacche di impunità”, Draghi scatta: “Nessuno le vuole, vogliamo un processo rapido e i colpevoli puniti””

    Ah, beh… se l’ha detto, allora! 😒
    E i FATTI? La fiducia??? 😠

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  2. Ad ogni costo, questa gente deve essere messa fuori servizio.

    E banghete banghete! Se durante una mareggiata blocchi l’acqua in un punto l’acqua se ne ve da un’altra parte, e la’ il muraglione non c’e’.

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  3. ”Lo fa approvare già ieri pomeriggio, in Cdm, con il sì anche dei quattro ministri grillini. “La fiducia vuole essere un punto fermo” ammette il premier. ”

    BUFFONI MALEDETTI! L’HANNO RIFATTO ANCORA!!!!!!!

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