Alessandro Di Battista: “Il M5s esca subito dal governo Draghi…”

(Alessandro Di Battista – tpi.it) – Uno dei peggiori governi europei viene quotidianamente incensato dalla peggiore stampa occidentale. Una schiera di giornalisti trasformatisi in cantori dell’altissimo elogiano le ovvietà draghiane e nascondono errori politici come faceva Emilio fede anni fa con Berlusconi. Solo che allora Fede era l’eccezione, oggi i lacchè sono la maggioranza.

Alcuni giorni fa il Ministro dell’interno Lamorgese ha avuto il coraggio di parlare chiaro: «Occorre che ci siano le garanzie per i lavoratori come gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione, perché il rischio che dobbiamo evitare è quello che avevo paventato in passato, cioè della bomba sociale». Sono passati quattro mesi dall’insediamento dell’apostolo. Cosa è stato fatto per disinnescare l’esplosione? Mesi fa il Ministro Brunetta riteneva necessari 20 miliardi di euro al mese di scostamento di bilancio per ristorare famiglie ed imprese. Ebbene quanti ne ha messi a disposizione il governo Draghi? Quaranta, esattamente la metà del necessario ma nessuno ha osato sollevare la questione.

Quando, ad agosto scorso, un importante esponente politico oggi al governo mi confidò che le grandi manovre per portare Draghi a Chigi erano iniziate, io ritenni che avesse sponsorizzazioni importanti. Senz’altro da parte del Dipartimento di Stato americano, sempre interessato ad avere alleati dall’assoluta fedeltà in Europa e ancor di più oggi che è in atto una guerra fredda 2.0 dalla quale l’Italia farebbe bene a stare alla larga. Ma anche da Bruxelles, dove in molti hanno storto il naso quando, durante il Conte II, venivano trovati oltre 150 miliardi di euro per dare ossigeno a milioni di cittadini sull’orlo della disperazione.

Draghi è servito a questo. A soddisfare qualche burocrate a Bruxelles, non certo i cittadini italiani. Siamo in estate, circolerà un po’ di denaro, molti italiani andranno in vacanza dimenticando per un paio di settimane i drammi vissuti e molti altri, disillusi, resteranno a casa aggiungendo, comprensibilmente, polvere da sparo all’ordigno sociale. “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scordiamoci il passato”. Questa è, in sostanza, la linea politica di Draghi, applauditissima da Confindustria che chiede solo grandi opere ed il ridimensionamento del reddito di cittadinanza in un momento in cui andrebbe rafforzato, sostenuta dalla BCE, preoccupata dai fondamentali italiani peggiorati perché mesi fa si è deciso, giustamente, di dare una mano ai cittadini in difficoltà e lodata dalla gran parte della stampa nostrana, sempre più in confitto di interessi con i grandi gruppi bancari o con i fondi di investimento unico rimedio per tamponare la perdita di lettori.

Qualsiasi altro governo che si fosse macchiato del reato più grave in tempo di crisi, ovvero abbandonare i cittadini in difficoltà, sarebbe stato messo sulla graticola. Ma lui è Draghi, il re mida della politica italiana, l’uomo capace di mettere tutti d’accordo, dalla Lega al PD, da Berlusconi al Movimento 5 Stelle, dalla Bonino a Tabacci. Insisto. Il fatto che non si parli di un nuovo scostamento di bilancio è osceno. Questo perché oggi, ancor di più che in piena pandemia, milioni di cittadini non dormono la notte pensando ai loro conti correnti prosciugati per tenere in piedi famiglie ed imprese. È la classe media la principale vittima del governo dei migliori.

Basti guardare lo stop al cashback, una misura non certo rivoluzionaria ma senz’altro utile per rilanciare i consumi, contrastare l’evasione fiscale e favorire gli acquisti “fisici”, non essendo compatibile con quelli online. Oltretutto il cashback è stato utile anche per quanto riguarda la registrazione SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, passo importante verso la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione. Leggo di mal di pancia grillini al riguardo, da Patuanelli alla Azzolina. Mal di pancia, ahimè, prevedibilissimi. Il cashback non ha cambiato la vita di nessuno sia chiaro, ma è stata una misura particolarmente gradita per chi ha meno, oltre che per i negozianti, principali vittime della pandemia.

È un governo iper-liberista e governa in un momento in cui la pandemia, avendo mostrato la necessità di un forte Stato centrale, ha messo in crisi proprio i dettami del laissez faire, ovvero del trionfo del libero mercato. A Palazzo Chigi sono approdati consulenti ultra-liberisti come Roberto Puglisi, Carlo Cambini, Francesco Filippucci, Marco Percoco e Carlo Stagnaro.

Alcuni giorni fa 150 economisti hanno scritto una lettera a Draghi criticando aspramente tale scelta. Alcuni consulenti ingaggiati per controllare la spesa del Recovery sono noti, scrivono i 150, “per il sostegno aprioristico ad una teoria che afferma l’inutilità, se non la dannosità, dell’intervento pubblico in economia”.

La restaurazione striscia ovunque. Prendiamo le infrastrutture, della più importante opera pubblica necessaria al Paese, ovvero la manutenzione dell’esistente, non parla più nessuno. Gli appetiti di molti costruttori, d’altro canto, non si placano con interventi che mettono in sicurezza strade e ponti. No, si soddisfano esclusivamente con le colate di cemento, alla faccia della transizione ecologica, parola ad oggi vuota, ipocrita, capace solo di indirizzare il voto degli iscritti al Movimento 5 Stelle verso un burrone ampiamente visibile per coloro che non confondono la politica con il tifo.

Cingolani, scelto dal Movimento, è riuscito in questi quattro mesi ad affossare il servizio civile ambientale, idea che mi venne lo scorso anno e che è oggi sulla bocca di decine di congressisti USA; ha ritirato fuori il nucleare in barba a due referendum popolari che l’avevano cassato e, soprattutto, è riuscito ad inserire gli inceneritori (impianti che producono energia dai rifiuti) tra i progetti da agevolare all’interno del PNRR. La lotta agli inceneritori fa parte della Costituente del Movimento 5 Stelle, oggi, tale forza politica, governa con i principali sponsor dell’incenerimento dei rifiuti. Per non parlare dell’amore verso i gasdotti, dunque verso il gas, fonte fossile che ha poco a che fare con la transizione ecologica e molto più con le transazioni finanziarie.

La santificazione di Draghi oltretutto non fa neppure bene a lui. Da che mondo è mondo l’eccesso di saliva produce arroganza e Draghi è diventato arrogante. Giorni fa ha detto in Parlamento: «dal giugno del 2018 l’immigrazione non era all’ordine del giorno del Consiglio europeo. È bastato semplicemente che io lo chiedessi e l’hanno messa all’ordine del giorno». A parte il fatto che quel che dice non è vero, dato che del tema si è discusso anche nei due Consigli europei successivi a quello del giugno 2018 (ottobre e dicembre 2018) ma è evidente che nel 2020 si sia affrontato meno il tema perché è scoppiata la pandemia, la quale, evidentemente, ha ridotto i flussi migratori.

Il punto tuttavia qui è un altro. Anni fa si scelse di elargire miliardi di euro ad Erdogan, definito da Draghi “dittatore di cui abbiamo bisogno” per contenere i migranti che, passando attraverso la Turchia, cercano di entrare in Europa attraverso la rotta balcanica. Qual è stata la conseguenza di quella decisione? L’aumento di potere contrattuale da parte di Erdogan il quale, dopo il suicidio europeo (ed italiano in primis) con la guerra in Libia del 2011, è riuscito a penetrare nella regione ed oggi controlla gran parte della rotta del Mediterraneo. L’Europa, con Draghi accodato e silente, ha scelto di foraggiare ancor di più un dittatore piuttosto che lavorare affinché nuovi gruppi e partiti politici africani che combattono per il diritto di stare a casa propria possano concorrere liberamente alle elezioni. Un errore storico, una visione miope.

Si dice che il governo dell’assembramento abbia azzeccato la campagna vaccinale. Scemenze. In nessun Paese occidentale ha regnato confusione e pressappochismo come in Italia. Io mi sono vaccinato prima di partire per la Bolivia e dopo pochi giorni il vaccino che mi hanno somministrato (Johnson&Johnson, più o meno identico ad AstraZeneca) è finito nella bad company. Ci ho messo giorni per capire se fosse stato vietato agli under 60 o meno. Politici e virologi (potenziali politici senza i voti) hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Figliuolo ha disatteso una serie di promesse e alla fine il governo si è trincerato dietro alle fantomatiche raccomandazioni, ovvero ha scaricato le responsabilità sui cittadini facendogli firmare documenti di sgravio. I migliori sì, a non assumersi le responsabilità.

Per concludere arriviamo alla questione morale. Durigon, il sottosegretario leghista pizzicato da Fanpage a millantare possibili reati e ad infangare l’onore della Guardia di Finanza (corpo direttamente dipendente dal Ministero dell’economia e delle finanze dove Durigon è il numero 3 o 4) è ancora al suo posto. Non solo. Mi dicono sia stato uno degli artefici della cancellazione del cashback. Siamo alle comiche. Il Movimento 5 Stelle, strenuo sostenitore del cashback si vede cancellare una sua proposta anche da un sottosegretario leghista per il quale – in modo poco convinto, dunque invano – aveva chiesto le dimissioni. Per non parlare della Casellati, beccata ad abusare dei voli di Stato pagati dalla collettività che dorme sogni tranquilli nell’era della pax-draghiana coperta da tutti i partiti nonché da un’anacronistica quanto stomachevole pelliccia di visone.

È l’Ancien Régime che brinda lasciando al popoluccio distratto dagli Europei soltanto rabbia e briciole. È la restaurazione tornata, inaspettatamente, dopo il trionfo del più grande movimento anti-establishment dell’occidente. Il Movimento oggi, per volere del garante Grillo, si appresta, a quanto pare, a votare un Comitato direttivo. Credo che a fronte di questi 4 mesi tragici nei quali chi ha vinto le elezioni del 2018 è risultato politicamente inconsistente, sarebbe doverosa una votazione sulla permanenza o meno del M5S nel governo dell’assembramento. Perché errare humanum est, perseverare è draghiano.

12 replies

  1. Questo finge che il problema del M5S sia DRAGHI.
    Meglio non mettersi contro Grillo, eh Dibba?

    “Cingolani, scelto dal Movimento..”
    Scelto dal Movimento?
    A fintone!
    E’ stato scelto da Grillo personalmente, è stato proprio Lui, il garante/padrone, a presentarlo definendolo il SUPREMO.
    Grillo con i suoi metodi autoritari e discrezionali ha reso i grillini personaggi ambigui, contraddittori, opachi, in una parola dei suoi lacchè,
    Brutta fine hanno fatto i “fantastici ragazzi”!

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    • Sei sicuro che grillo abbia deciso da solo o mr giuseppi abbia spinto in questa sciagurata direzione?
      Dalla dichiarazione di lunedi giuseppi si è assunto il patrocinio dell’appoggio a draghi,

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  2. Urge il bisogno di una vera opposizione in parlamento….,altrimenti finisce come in Francia dove il 65% degli elettori non andando a votare a creato la più grande opposizione extraparlamentare (e mo so caxxi) d’Europa….chi ha cervello per intendere immagina dove questo può andare a finire.

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  3. GAD LERNER
    Licenziamenti sbloccati, sindacati paralizzati. Il governo ha stabilito che da domani sarà di nuovo consentita alle imprese la rescissione dei rapporti contrattuali a tempo indeterminato, con l’eccezione temporanea di alcuni (pochi) settori in grossa crisi: le pressioni dei con-
    federali su Draghi hanno portato a una sorta di gentlemen agreement con Confindustria non è chiaro quanto vincolante.
    Non voglio fare l’uccello del malaugurio e non mi lancio in previsioni sul numero di lettere di licenziamento che fioccheranno in Italia a partire dal 1o luglio 2021: nell’ordine delle decine o delle centinaia di migliaia? Troveremo di sicuro interpreti compiacenti delle statistiche, pronti a segnalare un incremento simultaneo dei contratti a termine, magari nelle stesse aziende che si libereranno dell’onere del “pos to fisso ”. Esulteranno per la crescita accelerata del Pil chiudendo un occhio sull ’estensione delle fasce di precariato; come se non si trattasse di uno dei fattori di fragilità del nostro sistema economico oltre che di un moltiplicatore dell’in iquità sociale.
    I giornali padronali hanno preferito minimizzare questa vittoria confindustriale ponendo l ’ accento sullo “sblocco selettivo dei lic e n zi a m e n ti ”, limitandosi a piccoli richiami in prima pagina. Pazienza se si tratta di una notizia che inciderà drammaticamente sul destino di molte famiglie. C’è da stupirsene? Sono gli stessi giornali che hanno accreditato la leggenda della difficoltà a reperire manodopera per via delle masse di fannulloni che approfitterebbero del Reddito di cittadinanza. Pd e Leu hanno digerito la decisione di Draghi, non a caso rinviata fino all’ultimo giorno utile, fingendo di accontentarsi del “buon compromesso”. Il M5S, già tra i sostenitori del condono fiscale, si limita a protestare per la sospensione del C a sh b ac k , eludendo il nodo dei licenziamenti, a conferma della sua recente vo-
    cazione “liberale e moderata” in materia di lavoro. Quelli che ne escono pubblicamente bastonati sono i sindacati confederali. Con
    il senno di poi, le manifestazioni di piazza convocate sabato scorso, risultano poco più che un atto dovuto. Del resto la Cisl, un mese
    fa, aveva rintuzzato la proposta di sciopero generale lanciata da Landini contro la riforma del codice degli appalti. E sempre la Ci-
    sl ha lasciato intendere la volontà di non ostacolare la scelta di Draghi. Col risultato che si giunge allo sblocco dei licenziamenti sen-
    za che il governo nemmeno abbia sentito il dovere di presentare prima la riforma degli ammortizzatori sociali, benché promessa fin dal marzo scorso. Profonde sono le ragioni che ostacolano la formazione di un blocco sociale in grado di mobilitarsi a tutela del lavoro dipendente. L’unità sindacale è solo un lontano ricordo. Venute meno le distinzioni ideologiche storicamente alla base delle tre confede-
    razioni, prevalgono logiche di autoconservazione d’a pp arat o. Starsene separati, a troppi conviene, anche se le motivazioni sono assai poco nobili. Ma oggi c’è di più. Cgil, Cisl e Uil debbono fare i conti con l’inedito radicamento di un sindacalismo di base dai mille risvolti – anche ambigui – in settori come la logistica, l’agricoltura, i servizi, i trasporti. Dove i subappalti e il caporalato provocano contrapposizioni fra lavoratori tutelati e non, o addirittura affiliazioni di natura etnica. Per certi versi la galassia dei vari Cobas e
    dell ’Usb ricorda l’anarco-sindacalismo di un secolo fa, sebbene l’intensità del conflitto sociale sia oggi di gran lunga attenuata. I confederali, Cgil compresa, vivono il sindacalismo autonomo solo come una minaccia. Spesso, per malinteso senso di appartenenza culturale, hanno tollerato pseudo-cooperative di sinistra dedite allo sfruttamento dei loro finti soci. O hanno firmato contratti aziendali che garantiscono l’assunzione dei propri iscritti tagliando fuori gli altri. Rivalità e settarismo spinti fino allo scontro personale hanno impedito perfino un’azione unitaria di fronte ai recenti episodi di violenza anti-operaia a Tavazzano e Biandrate. Se Landini, o chi per esso, non troverà il coraggio di fare il primo passo in direzione del dialogo – per quanto difficile – con i rappresentanti del lavoro più sfruttato e meno tutelato, la lacerazione renderà impotente l’insieme del mondo sindacale. L’esito del lungo incontro governo-sindacati, convocato a meno di 36 ore dal “liberi tutti”, pare comportare lievi miglioramenti di sostanza e un “avviso comune” con Confindustria sull’uso della Cig in alternativa ai licenziamenti. Come che sia, i sindacati si trovano nell’angolo, penalizzati anche da una sinistra
    che ha rinunciato a rappresentare il lavoro dipendente. È un caso da manuale il sostegno annunciato dal bolognese Claudio Levorato, presidente di Manutencoop, al candidato sindaco della destra. Era fra i protagonisti della cooperazione rossa. Una lezione anche per il sindacato.

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    • CHEV’POZZR’AMPEN!
      Ci sono tutti i segnali di una “ellenizzazione” ,
      hanno ripreso da dove aveva lascito Monti.
      Piena libertà ai Comuni di raschiare il il fondo del barile,
      e far cassa sui cittadini oramai divenuti cani pavloviani.
      Italia invasa dai Photored.
      3 operazioni in una :
      limitare il potere d’acquisto, con
      conseguente aggravamento della crisi economica, e stato di sottomissione totale.
      Patenti di guida con la scadenza dello yogurt. Stramuort!
      Spero che sia così perché mi stavo consumando la pennichella.
      Ma vi leggo topo!

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  4. Non sono mai stato un estimatore di Lerner, lo considero un esempio di ipocrisia, ma stavolta ha colto nel segno, senza quel retrogusto ideologico da salotto, che spesso assume pretendendo di dire agli altri il modo giusto di cosa e come pensare.
    Il mercato del lavoro, sta tutto qui il senso di quello che stiamo vivendo, il lavoro e le persone sono oggetti dove tutti gli attori spingono al ribasso dei diritti e allo sfruttamento di una voce di costo.

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  5. Anche se c’é chi critica Dibba per non avere pronunziato nemmeno una volta il nome di Grillo, credo di poter dire che ha scritto un ottimo articolo in generale.

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