Vaccinarsi con Letizia

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Sono passati ben più di 50 anni dalla pubblicazione del folgorante testo di Nora Galli de’ Paratesi – oggi introvabile – intitolato “Le brutte parole- Semantica dell’eufemismo”, anticipatore profeticamente di quel dominio del politicamente corretto che ha prodotto la schwa, l’eventualità non remota che influencer autorevoli dopo aver censurato Colombo, il principe baciatore, i lettori della biografia di Philip Roth, passino a mettere le mutande a  sfrontate zampe  di sedie e poltroncine, con preferenza per quella interdetta  a Ursula, e dell’attivismo instancabile  delle addict dei cancelletti in lotta contro  bodyshaming   e  catcalling.

Chi lo lesse anni dopo trovò consolazione nello sdoganamento di monsieur de la Tourette, grazie alla dotta ipotesi suffragata da esempi, che la parolacce legittimate dal ’68 fossero un’arma contro l’ipocrisia delle classi dirigenti,  il riscatto dalla dittatura linguistica e narrativa delle convergenze parallele, dei bizantinismi garanti della tenuta del governo, dei vibranti messaggi della sera di San Silvestro a reti unificate, in breve, della rispettabilità piccolo borghese.

Qualcuno si sottraeva, magistralmente ritratto da Arbasino e da altri, mai abbastanza venerati maestri, in eterna lotta con le ragazzone che arrossivano dicendo cavolo al posto di un fragoroso cazzo!, e fare petting al posto di  scopare, attività rinviata a dopo le nozze.

Qualcuna di loro aveva già fatto irruzione sulla scena politica e imprenditoriale grazie all’appartenenza a dinastie liquide tra acquasanta e petrolio, la cui perfetta incarnazione – si era già capito – era rappresentata dalla giovane Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, figlia di un partigiano che le assicurava la copertura antifascista insieme a una solida posizione nella cerchia dei broker assicurativi, dove viene ammessa in giovane età dopo aver frequentato il Collegio delle Fanciulle di Milano, corsi di danza che avrebbero dovuto addolcire tratti e atteggiamenti un bel po’ legnosi, e la Statale con indirizzo in Scienze Politiche.

Per carità, bisogna ammettere che aveva rivelato dei tratti inaspettati: le piaceva ballare indiavolata – proprio come a Padoa Schioppa, e aveva confessato che il trasporto amoroso che provava per il marito, Gian Marco Moratti, conosciuto e sposato in grazia di Dio dopo l’annullamento del precedente vincolo di lui, aveva anche una forte componente erotica. Sono anche quelli che hanno contribuito alla sua leggenda piena di affermazioni e successi in quota, rosa di donna, e nera di manager spregiudicata: presidente della Rai, Ministra dell’Istruzione, sindaca di Milano, presidente del Consiglio di Amministrazione di Ubi Banca e ora vicepresidente e assessora al Welfare della Regione Lombardia. E poi virtuosa patronessa della Comunità di San Patrignano, dove è stata spesso immortalata affaccendata nelle opere di bene, distribuendo zuppe, lavando pile di piatti e  contribuendo generosamente con finanziamenti e raccolte fondi.

In questi giorni abbiamo avuto modo ancora una volta di capire che sotto quei guantini di delicata pelle suede esibiti alle prime della Scala, si è sempre nascosta  una mano di ferro animata da quello spirito pedagogico e educativo esibito ai tempi della presidenza della Rai e soprattutto da ministra dell’Istruzione, e che si è scatenato senza remore e senza freni, vuoi per l’età più avanzata, vuoi perché il ceto di governo nazionale e regionale è festosamente disinibito, non si preoccupa di imbonire in cerca di consenso, vista la sospensione delle celebrazioni elettorali e la definitiva rinuncia a sovranità e democrazia parlamentare.

E si comprendono meglio anche le affinità con il fondatore della Comunità di San Patrignano, l’intesa intellettuale sulle forme di persuasione applicate per condurre a ogni costo le pecorelle smarrite sul cammino della redenzione e riabilitazione, senza andare troppo per il sottile.

Difatti, eccola manifestarsi con un tweet inequivocabile:  «In ottemperanza al cambio di indicazioni del @MinisteroSalute, i cittadini lombardi con meno di 60anni, che hanno ricevuto la prima dose AZ, se dopo opera di convincimento non saranno convinti di ricevere la seconda potranno essere vaccinati con #vaccino AZ».

Chissà come si eserciterebbero la Galli de Paratesi e pure l’Alma Sabatini per l’impiego di certi delicati eufemismi per esprimere sopraffazione, abuso, “dolce violenza” secondo la formula di certi pm, per il ricorso a  certe circonlocuzioni per aggirare i termini obbligo, o comando, o diktat, a certi aggiustamenti  per incutere a un tempo paura e conseguente sicurezza in capo alle autorità.

Aveva cominciato Conte addomesticando l’intimidazione tramite sanzioni e multe con il più blando “raccomandazione”, ma adesso complice la presenza muscolare degli alti gradi dell’esercito, è preferibile  esercitare forme di propaganda e persuasione più perentorie e virili, che, obtorto collo, le autorità sono costrette a mettere in atto con “opere di convinzione”  per piegare la volontà di una marmaglia così ottusa e sconsiderata da non sapere cosa le conviene.

D’altra parte c’è una lunga tradizione che fa coincidere le opere di bene con le opere di convinzione, pensando ai metodi efficaci della Sacra Inquisizione, alla pervicace persuasione esercitata sui selvaggi da solerti missionari, alla sbrigativa pressione degli ufficiali addetti all’arruolamento di renitenti alla leva, tutti consapevoli, come l’assessora, di agire per il bene, tutti talmente consci della loro funzione maieutica  da non trascurare nessuno, popolazioni primitive, inguaribili idolatri del demonio, e perfino vecchietti riottosi, da stanare, piegare e inculcare per il loro bene, ancorché immeritevoli di tanto impegno generoso.

Immagino che le piacerebbe andarci lei, di persona, col suo tailleur, le scarpe basse, a stanare instancabile  i disertori, a invogliarli all’eterologo, su e giù per la scale delle poche case di ringhiera risparmiate dalle sue speculazioni, presso i minacciati di sfratto espulsi dai grandi progetti della resilienza coerente con la sua utopia di una Nuova Milano, con quel suo piglio praticone di rito ambrosiano, con quell’affaccendarsi dinamico e sbrigativo da  madre di famiglia, severa ma prodigale,  che ha dimostrato costruendo un nido appropriato per la prole: 447 metri quadri di loft con  poligono di tiro riprodotto sulla base del film di Batman, piscina con ponte levatoio, tre forni,   cantina climatizzata,  sala fitness con la vasca idromassaggio, bagno turco, bunker sotterraneo.

1 reply

  1. Anna, a parte che so benissimo che lo fai apposta per evitare i miei baci, ma “petting” vuol dire pomiciare non… quella roba la’.

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