Una modesta proposta per impedire ai governi liberisti di blindare le loro decisioni

(Francesco Erspamer) – Ho una modesta proposta per impedire ai governi liberisti di blindare le loro decisioni costringendo il paese a onorarle anche dopo la loro eventuale sconfitta, di fatto rendendo impossibili veri cambiamenti. Eccola: stabilire per legge (possibilmente costituzionale) che qualunque contratto, concessione, accordo, trattato fatto da un governo, da un ministero, da un’amministrazione pubblica o da un ente statale, sia vincolante solo sino alla fine della legislatura, sia per questioni interne che (a maggior ragione) per questioni internazionali, e che nessuna penalità possa essere inserita per prevenirne la revoca in futuro.

Gli americani ottengono da Draghi un’altra base militare, magari per tenerci missili nucleari da lanciare senza il nostro permesso contro chiunque dia fastidio a Wall Street, pardon, alla Casa Bianca? Jeff Bezos negozia con Draghi l’esenzione fiscale per cinquant’anni in cambio della promessa di assumere qualche migliaio di lavoratori a cottimo, fatto salvo il diritto di licenziarli quando gli pare? I Benetton convincono Draghi a ridargli in gestione le Autostrade a condizioni ancora più favorevoli di quelle garantite loro da Prodi e Berlusconi (e sempre approfittando di un’americanata vietata sino al 2003, il “leveraged buyout”, ovviamente in inglese in modo che gli italiani non capiscano di che si tratta)?

Benissimo, se gli italiani sono contenti basta che nel 2023 e poi nel 2028 votino liberista e tutto continuerà come prima. Se però fossero insoddisfatti e votassero contro, il nuovo governo o il nuovo parlamento dovrebbero poter cancellare istantaneamente gli accordi con il Pentagono, Amazon e i Benetton. Senza dover pagare venti miliardi nel caso volessero impedire per motivi ambientali la realizzazione del TAP, il gasdotto Trans-Adriatico voluto da Monti e Letta (proprio lui, quello con cui il M5S vorrebbe allearsi!), che inserirono quella clausola capestro.

Mi dite che a queste condizioni nessuna multinazionale o governo straniero farebbe affari con l’Italia? Balle: semplicemente entrerebbero in gioco altre compagnie e altre nazioni, invece delle solite abituate a fare non accordi bensì rapine legalizzate. I ricchi ruberebbero lo stesso ma un po’ di meno e gli sciacalli dovrebbero andare ad azzannare cadaveri altrove.

Ah, certo, ci sarebbero anche un po’ meno di mance per i giornalisti e gli altri traditori che ogni giorni svendono il nostro paese.

2 replies

  1. Integro una mancnza:
    In fondo a destra- MARCO TRAVAGLIO- IFQ-15 giugno 2021.
    Accade ciclicamente di dimenticarsi cos’è la “destra” italiana. Poi per fortuna provvede essa stessa a ricordarcelo. Per solennizzare il ventennale dalla morte di Indro Montanelli, la famiglia Berlusconi ha nominato il nuovo direttore del Giornale. Dal 1994 all’altroieri aveva cercato quanto di più lontano dal fondatore, in un crescendo rossiniano all’incontrario partito da Feltri e giunto fino a Sallusti. Di peggio, si pensava, era difficile scovare. Ma, da quelle parti, mai disperare: infatti il nuovo direttore è Augusto Minzolini, che al Tg1 nascondeva le notizie e, quando proprio non poteva farne a meno, le taroccava (memorabile la prescrizione dell’avvocato Mills spacciata per assoluzione). Poi concluse in bellezza la sua carriera in Rai con una condanna per peculato perché rubava sulle note spese. Il che gli valse la promozione a senatore di FI, salvo poi dover lasciare il Senato per la legge Severino. Ora, non potendo più mettere piede in Parlamento, l’hanno piazzato al Giornale.
    A Napoli, il candidato sindaco del centrodestra Catello Maresca, pm in aspettativa nella stessa città, dichiara: “Il Paese ha ancora bisogno di Berlusconi. Servono persone come lui in prima linea a Napoli. Io sono un costituzionalista convinto (sic, ndr) e la Costituzione ci impone il principio di non colpevolezza fino a sentenza passata in giudicato. Credo che il presidente Berlusconi abbia una sola condanna passata in giudicato” (segue supercazzola sulla Corte europea). Il sillogismo non fa una grinza: tutti sono innocenti fino a condanna definitiva; B. ha una condanna definitiva; dunque è innocente. E questo – è bene ripeterlo – è un pm che faceva le indagini fino all’altroieri e tornerà a farle da ottobre se sarà trombato. Il che pone ai napoletani un bel dilemma etico: votarlo perché faccia danni a Napoli ma smetta di farne alla giustizia, o non votarlo perché torni a far danni alla giustizia ma non cominci a farne a Napoli? Fino a un anno fa, a parte gli addetti ai lavori, nessuno sapeva chi fosse. Poi Massimo Giletti, che sta al giornalismo come Maresca alla toga, cominciò a invitarlo a “Non è l’Arena, è Salvini” per sostenere che le centinaia di boss usciti per il Covid (che poi erano tre) non li avevano scarcerati i giudici, ma il ministro Bonafede (che non ha mai scarcerato né incarcerato nessuno). Maresca non parlava ancora da “costituzionalista”, ma – diceva lui – da “tecnico”. Ora si candida col partito rappresentato a Napoli da Giggino ’a Purpetta, indagato per camorra con tre fratelli arrestati. Ma, da tecnico, da costituzionalista e da pm anticamorra in aspettativa, assicura che con Giggino sul palco non ci sale. Ha la moralità delle demi-vierges, convinte che la verginità sia questione di millimetri.

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