Carburanti: Eni, da 28/9 tetto prezzi 2,19 euro/l per il gasolio e 1,99 benzina (RCO)

Price cap per un mese, possibile estensione fino a fine anno (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Roma, 25 set – Eni ha fissato un limite massimo (price cap) al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali). Lo comunica Eni in una nota, spiegando che il price cap è correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore e sarà applicato a partire dal 28 settembre, per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.
(Estratto dell’articolo da today.it) – Ultimo weekend di settembre porta dei rincari. Da domani, sabato 26, sono prevedibili rialzi sul prezzo del diesel perché, come sancisce il decreto di dieci giorni fa, si dimezza lo sconto sulle accise. Per il Codacons un pieno di gasolio “arriverà a costare 3 euro in più su strade e autostrade” e il governo convoca le società operanti nel settore della raffinazione, ma il vertice sarà l’8 ottobre.
[…] Oggi, 25 settembre, secondo i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti il prezzo medio in modalità “self service” lungo la rete stradale è di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro al litro per il gasolio, gli stessi livelli di ieri. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,247 euro al litro per la benzina (in lieve rialzo rispetto ai 2,245 euro di ieri) e 2,421 euro al litro per il gasolio (da 2,419 di ieri).
Lo sconto in vigore oggi sulle accise del diesel è attualmente pari (comprensivo dell’Iva) a 12,2 centesimi al litro. Per effetto dell’ultimo decreto legge su accise e bollo auto, da domani e fino al 5 ottobre però calerà a 6,1 centesimi.
Il Codacons tira le somme: “Il dimezzamento del taglio delle accise porterà un pieno di gasolio a costare 3 euro in più su strade e autostrade, indipendentemente dall’andamento dei listini alla pompa”.
E spiega che “l’aliquota di accisa sul gasolio impiegato come carburante è salita a 572,90 euro per 1.000 litri dal 18 al 25 settembre 2026, e subirà un nuovo aumento a 622,90 euro per 1.000 litri da domani 26 settembre e fino al 5 ottobre 2026. Lo sconto fiscale da 12,2 centesimi di euro al litro attualmente in vigore sarà quindi dimezzato a partire da domani, con il taglio sul prezzo alla pompa che, considerata anche l’Iva, scenderà a 6,1 centesimi.
Per gli automobilisti si tratta di un aumento netto da 3,05 euro a pieno, ma se si considera l’effetto dell’intero decreto scattato il 18 settembre, l’impatto è da 5,45 euro in più a pieno. Dal 6 ottobre gli automobilisti dovranno poi dire addio allo sconto delle accise predeterminato, perché da tale data scatterà il meccanismo delle accise mobili”.
Intanto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e quello dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto, hanno convocato per giovedì 8 ottobre le società operanti nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati.
Lo scopo è quello di valutare insieme “come possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese”. […]


2 articoli e nessuno spiega niente; ottimo.
Il prezzo al distributore non nasce dal nulla; È dato da: prezzo del greggio + costi della raffinazione + prezzo di mercato dei prodotti raffinati + costi e margini di logistica/distribuzione + accise + IVA.
E allora, se si vuole spiegare perché il prezzo è alto, bisogna dire quale di queste componenti è aumentata e in che misura; soprattutto bisogna verificare se l’aumento è dovuto anche a problemi di raffinazione.
Se il greggio costa 10 dollari al barile, ma la capacità mondiale di raffinazione è insufficiente, diminuisce la quantità di benzina, gasolio e jet fuel che può essere immessa sul mercato; il prezzo dei prodotti raffinati aumenta, anche se il prezzo del greggio rimane invariato.
Quindi la domanda è: il problema attuale è anche un problema di capacità di raffinazione?
Per l’Italia, apparentemente no; ha ancora una capacità di raffinazione rilevante, superiore ai consumi interni complessivi di prodotti petroliferi, e non risulta esserci una penuria di prodotti raffinati.
Allora perché il ministro Crozza convoca i petrolieri per chiedere di aumentare la produzione?
Che cosa pensa di ottenere?
Perché c’è un’altra questione che nessuno sembra voler affrontare: i prodotti raffinati sono commerciabili sul mercato internazionale.
Se la raffineria di Priolo può vendere una tonnellata di benzina a un certo prezzo a Lione, perché dovrebbe venderla a Udine a un prezzo inferiore?
Il fatto che la benzina sia stata prodotta in Italia non significa che il consumatore italiano abbia diritto a comprarla al costo di produzione italiano.
Il produttore guarda anche al valore che può ottenere anche sul mercato estero; dovrebbe essere questo il punto su cui agire.
C’è in Italia qualcuno coi OO in grado di incidere su questo meccanismo?
Quindi prima di parlare di “problemi di approvvigionamento” bisognerebbe spiegare una cosa molto semplice:
manca fisicamente il prodotto oppure è semplicemente aumentato il suo prezzo sul mercato internazionale?
Sono due problemi completamente diversi e richiedono due risposte completamente diverse.
Se manca il prodotto perché la capacità di raffinazione mondiale è insufficiente, aumentare la produzione dove esiste capacità inutilizzata può avere senso.
Se invece il prodotto è disponibile ma costa di più sul mercato internazionale, convocare i petrolieri SOLO per aumentare l’approvvigionamento, non risolve niente.
Siamo in buone mani: uno non sa fare niente; l’altro si è dimenticato di aggiungerlo al programma.
Per le barzellette c’è sempre tempo; come era quella sugli extraprofitti?
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