Cina, di pericoloso non c’è solo il Covid

(Milena Gabanelli e Simona Ravizza – il Corriere della Sera) – Che la Cina sia la più grande fabbrica di contraffazione al mondo è noto a tutti, ma come inganna i consumatori e a quali rischi li espone lo sanno in pochi. Grazie a uno studio in esclusiva della Banca dati antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e a un’analisi degli interventi della Guardia di Finanza nella lotta alla contraffazione possiamo vedere di quali prodotti si tratta e come funziona l’inganno.

Il primo dato mostra che di tutti i prodotti falsi, vietati o pericolosi che entrano nel nostro Paese, la metà provengono dalla Repubblica cinese: 79 milioni di pezzi sequestrati negli ultimi tre anni.

Falso e contraffazione

Dal 2018 all’aprile 2021 solo l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato in ingresso complessivamente 81,4 milioni di articoli illegali, di questi 36,5 milioni sono cinesi. Il reato più comune è la contraffazione. Ai varchi doganali sono stati intercettati 2,5 milioni di articoli di falso made in Italy e altrettanti contraffatti: giocattoli, carte da gioco, articoli per le feste, automobiline, bambole e peluche che violano principalmente i marchi Mattel, Walt Disney, Little Pony, Barbie, Hello Kitty.

Mentre nel 2020, l’anno della pandemia, il 68% della merce bloccata perché falsa ha riguardato accessori personali ovvero borse, occhiali da sole, bigiotteria, orologi marcati Rolex, Patek Philippe, Bulgari che spesso poi entrano nel circuito legale corrompendo la catena di distribuzione. Il 17% sono calzature, il 10% abbigliamento, il 2% cellulari e loro parti, l’1% giocattoli, il resto apparecchi elettronici, come le casse audio per l’auto.

Frode in commercio

I prodotti spacciati per altro sono 14 milioni: dalla pasta concentrata di pomodoro venduta come conserva, all’olio di oliva venduto come extravergine dopo aver aggiunto conservanti e coloranti. E le note mascherine.

Va detto che fra tutte le dogane europee, quella italiana è l’unica ad avere il laboratorio che accerta e certifica le caratteristiche organolettiche dell’olio d’oliva e gli aromi del tabacco, e l’unico laboratorio accreditato per la verifica dei requisiti delle mascherine generiche, chirurgiche, dpi. Motivo per cui questa merce viene spesso spedita attraverso altre dogane europee e arriva poi sul nostro territorio via terra.

Contrabbando e prodotti pericolosi

Farmaci non ammessi e sequestrati: 54.000, principalmente medicinali per la disfunzione erettile. Sigarette di contrabbando: 9,5 milioni. Poi ci sono articoli importati con documenti che dichiarano materiali diversi da quelli che sono in realtà per evitare i dazi, come le bici elettriche.

Sotto la voce «prodotti che non rispettano le regole di sicurezza», ossia pericolosi, troviamo 17,6 milioni di pezzi fra elettrodomestici, parti di ricambio delle automobili, stufe elettriche con false certificazioni Ue, ma soprattutto articoli che contengono sostanze tossiche. Abiti, calzature e giocattoli.

Giocattoli tossici

Nel caso dei giocattoli l’allarme è particolarmente forte perché spesso fabbricati con prodotti chimici dannosi per la salute: sono stati trovati giochi con ftalati (aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità). Negli articoli destinati all’infanzia non dovrebbero avere concentrazioni superiori allo 0,1% perché i bambini li masticano e li succhiano, e queste sostanze possono provocare lesioni al fegato e ai reni, anomalie del sistema riproduttivo, come l’atrofia testicolare e la riduzione della produzione spermatica.

È stata trovata presenza di cromo (utilizzato per smalti e vernici), molto tossico se ingerito e irritante per gli occhi, la pelle e per le mucose; di cadmio, contenuto in macchinine metalliche, giochi in plastica o legno verniciati, bigiotteria per bambine e che a contatto con la saliva si scioglie e può venire ingerito causando nausea, vomito, diarrea ed effetti dannosi sui reni.

Negli ultimi tre anni i giocattoli pericolosi fabbricati in Cina e sequestrati in ingresso in Italia sono stati oltre 560 mila (per un valore di mercato stimato di oltre 2 milioni e 700 mila euro).

Il 30% di bambolotti prodotti e commercializzati nella Repubblica cinese contiene dosi massicce di metalli pesanti, che rischiano di danneggiare gravemente la salute dei più piccoli; e una parte arrivano anche in Italia. Poi ci sono i giochi non adatti all’età dei bambini a cui sono destinati, per la presenza di piccole parti che si staccano e possono essere ingoiati e provocare asfissia.

Come arrivano in Italia

Nonostante i grandi quantitativi, in termini economici di mercato quello che arriva illegalmente dalla Cina pesa 50,3 milioni di euro, su un totale delle importazioni illecite intercettate di 133,9 milioni.

Un valore basso proprio perché la Repubblica cinese è specializzata in esportazione illegale di prodotti a basso prezzo. La merce viaggia insieme a quella regolare tramite navi container, voli cargo, oppure attraversando i confini terrestri dopo lo sdoganamento in altri Paesi dell’Unione dove i controlli sono meno rigidi.

Le ispezioni scattano al momento dell’attraversamento del varco doganale e sono eseguite in base ad algoritmi, oppure a seguito di informazioni acquisite in tempo reale da un sistema informativo condiviso da tutti gli Stati dell’Unione Europea.

I principali parametri considerati sono: importatore, ditta produttrice, vettore, qualità e tipo di merce. Si tratta di una attività che ritarda tutta la logistica, per questo viene mediamente controllato solo il 6% della merce importata attraverso verifiche documentali, poco meno dell’1% con l’apertura dei pacchi nei container, e lo 0,5% passa sotto lo scanner.

Per aggirare le diverse procedure di controllo, i prodotti spesso circolano separati negli imballaggi o senza etichette, che vengono apposte in Italia dopo lo sdoganamento e prima della commercializzazione. Una volta entrata nel territorio nazionale, una parte della merce viene smerciata direttamente sulle bancarelle, perché prive di controllo, ma una grande quantità finisce in esercizi commerciali, grandi catene di distribuzione e negozi online.

I sequestri della Guardia di Finanza

L’attività di controllo sul territorio è svolta soprattutto dalla Guardia di Finanza che, sempre negli ultimi tre anni, ha sequestrato altri 42,5 milioni di prodotti contraffatti di cui 29,5 milioni di giocattoli, 6,4 milioni di prodotti elettronici, 3,3 milioni di capi di abbigliamento e accessori di moda. Il 65,5% è stato intercettato all’interno dei depositi, oltre il 25,5% in fase di commercio e il restante 9% durante il trasporto.

Tuttavia sul mercato arriva comunque una quantità indefinibile di prodotti contraffatti, spesso pericolosi, o diversi da quel che ci aspettiamo al momento dell’acquisto. Basti pensare che su 100 prodotti importati legalmente in Italia 8 provengono dalla Cina, mentre su 100 importati illegalmente 44 sono cinesi.

Un fenomeno le cui dimensioni sono esponenziali e difficilmente calcolabili e che danneggia tutta l’economia legale: dai produttori ai commercianti onesti. Anche noi consumatori giochiamo un ruolo in questa partita poiché, in ultima istanza, sono le nostre scelte ad avere il potere di alimentare o affossare questo mercato.

In che modo? Prima di tutto guardando le indicazioni in etichetta. Il marchio CE deve essere quello della «Comunità Europea», mentre spesso viene mascherato da un altro molto simile che sta ad indicare «China Export».

L’etichetta deve avere la traduzione in italiano: fondamentale per i giocattoli, ma vale anche per gli elettrodomestici. Bisogna poi seguire le regole di buon senso, quelle che contrastano gli imbroglioni qualunque sia la nazionalità: un prezzo troppo basso nasconde quasi sempre una fregatura.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

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12 replies

  1. Ce ne ricordiamo solo adesso che ce lo impone Biden? E fino adesso che abbiamo venduto ai Cinesi di tutto, dal baretto di periferia ai capannoni di Prato, alle squadre di calcio… E che ci è convenuto per decenni acquistare pressoché la totalità della componentistica a costo minimo e spostare anche la manifattura del made in Italy in quel Paese? Per non parlare della propaganda pro Cina dai tempi del distretto di Prato ( nessuno vedeva gli immensi capannoni in cui vivevano e lavoravano con ben pochi “diritti”) durata fino all’inizio dell’ pandemia quando se non abbracciavi un Cinese eri razzista?
    Biden comanda per motivi di supremazia US e all’improvviso apriamo gli occhi? Non ho parole.

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  2. Sto vedendo che la “grande giornalista libera di sinistra” di recente in forza a Cairo di sta scandalizzando pure lei proprio oggi . Che combinazione!

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  3. le cifre esposte del contrabbando cinese nell’articolo per una nazione come la cina sono semplicemente ridicole. La cina non ci invaderà con merce (giocattoli, medicinali, salse di pomodori ecc. ecc.) pericolosa e contraffatta, ma troverà altre vie che vivessimo in un libero stato sapremmo valutarne la convenienza. Germania ha forti interessi commerciali in Cina, la Tesla americana porta in Cina le megapresse italiane per stampare le sue auto in Cina e noi adesso dovremmo con questo articoletto avere paura dell’avanzata cinese?

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  4. le cifre esposte del contrabbando cinese nell’articolo per una nazione come la cina sono semplicemente ridicole. La cina non ci invaderà con merce (giocattoli, medicinali, salse di pomodori ecc. ecc.) pericolosa e contraffatta, ma troverà altre vie che se vivessimo in un libero stato sapremmo valutarne la convenienza.La Germania ha forti interessi commerciali in Cina, la Tesla americana porta in Cina le megapresse italiane per stampare le sue auto in Cina e noi adesso dovremmo con questo articoletto avere paura dell’avanzata cinese?

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  5. Leggendo alcuni commenti è chiaro che la maggioranza degli italiani non abbia memoria:
    2017, Report, indagine di Gabanelli su “merce contraffatta”. In Italia 19 milioni di persone comprano online. Ma su Amazon e Ebay, come anche sulle piattaforme cinesi Alibaba e Taobao gira una quantità incalcolabile di prodotti di marca taroccati. Come si riconoscono? Basta scegliere dei marchi noti e fare una ricerca online. Se esce un prodotto con il prezzo molto diverso da quello originale, è probabile che sia un falso. C’è una gran quantità di prodotti contraffatti anche tra i pezzi di ricambio, che poi si mescolano con il prodotto originale creando danni al consumatore o all’azienda quando deve riparare in garanzia.
    -2018: Il Corriere, indagine della Gabanelli sulla merce contraffatta, migliaia di miliardi (la maggior parte proveniente dalla Cina);
    -2014: Report, inchiesta di Gabanelli su Gucci: “tsunami sul Made in Italy fiorentino fatto dai cinesi. Cioè, all’interno dell’azienda ci deve essere il prestanome italiano. Quello che tiene i contatti con l’azienda, con i fornitori, con i clienti, insomma. È un paravento”.
    E’ evidente che da anni la giornalista Gabanelli si interessi sia sulla merce contraffatta che sul distretto di Prato ma… alcuni commentano che questo sarebbe avvenuto da poche ore…
    Povera Italia.

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  6. ARIDAJECO’STOFALSO-A Ravanelli!
    a parte quei pochi disgraziati Brown colour
    sui marciapiedi, ai margini dei mercati,
    che all’arrivo dei vigili
    fanno la staffetta 4×400, qualcuno sa indicarmi dove si trovano in Italia manufatti contraffatti?
    Non ha senso quanto dice la Tap Model
    (altro scampato pericolo per 5*)
    che deve reggere er moccolo al Sistema.
    Chi importa dalla Cina, (oggi è conveniente
    solo per chi fa i numeri, i grandi importatori)
    è consapevole della qualità della merce che riceve in relazione al know-how raggiunto dall’azienda produttrice.
    Sinteticamente: se Armani si fa la produzione in Cina, e alla vendita ci mette un valore aggiunto spropositato, è perché le aziende cinesi sono strutturate per fare grandi
    produzioni, che vanno dai “brand” che oramai non sono più di alta gamma, alla produzione per le bancarelle, che riportano altri loghi, ma la qualità – + non cambia.
    Inoltre non capisco come, oggi, un esercizio
    commerciale, piccolo o grande che sia,
    col sistema di fatturazione elettronica
    in acquisto, e pagamenti in vendita con moneta elettronica, possa far girare tutta questa merce contraffatta in black,
    in ultima analisi, sfido chiunque a trovare
    nei Chinatown Market merce contraffatta.
    La Germania è il primo player europeo sul mercato cinese per import-export
    e non si fa ste paranoie,
    i cinesi vogliono produrre, per il resto non gliene frega di questi onanismi italioti blateranti.
    A Ravane`, nun fà a cantastorie,
    parlece delle piattole di casa tua:
    https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/fanghi-tossici-nord-italia/

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  7. Appunto: 1914, 1917, 1918… e poi? Proprio ieri, in concomitanzacon Biden!
    Suvvia…

    I farsi sono nulla: il problema è la componentistica che proviene quasi tutta da lì, le fabbriche (di tecnologia) che abbiamo delocalizzato, il know – how che abbiamo esportato. Se la Cina chiudesse i rubinetti riguardo questo saremmo morti. Sarebbero “morti” anche loro, ma col mercato interno che si ritrovano ( di un certo benessere, ormai) ed i Paesi satelliti che foraggiano , noi europei faremmo molto prima.
    E’ la globalizzazione bellezza! Per fare soldi a palate si è corso ( e si corre) dove tutto viene prodotto a meno e queste sono le conseguenze. Pensavate che fossero dei bamba i Cinesi?
    Quando poi si svendono anche i piccoli esercizi per qualche dollaro in più ed il controllo del territorio (chinatowns, porti, ecc…), chi è causa del suo mal…
    Ogni nazione fa i propri interessi: l’ Occidente ha pensato di farli facendo produrre ad altri al ribasso (US in primis) e queste sono le conseguenze. Quando poi la si mette sui “diritti umani” (i Dem sono campioni in questo: solo esportazioni di democrazia…) non si capisce bene per quale scopo ( forse per convincere i centri sociali o la casalinga di Voghera? Con i pochi soldi che hanno sempre Cinese continueranno a comprare…) vuole dire che si prepare qualcosa… di grosso. O almeno lo si vorrebbe fare. O solo grida manzoniane, giusto per mostrare i muscoli ( e noi dietro, ovvio…)

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  8. Gabanelli e soci, che dilettanti…

    i veri professionisti della disinformazione
    (non è che i cinesi non facciano falsi, ma hanno imparato dai campani e dai toscani)

    – fuga radioattiva da centrale nucleare in Cina gestita da francesi
    – nel 2017 hanno girato un video nei laboratori di Wuhan dove si vedono dei pipistrelli

    si attendo sviluppi in attesa della fine del G7, poi vanno in vacanza pure loro

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  9. Alla corte di Cairo pure la “sinistra” Concita De Gregorio.
    Al riciclo non c’è fine. E neppure dignità.

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  10. @Marco Bo

    Vedrà quante magagne troveranno ai Cinesi adesso…
    (Ma quanti anni ha Biden? Sembra utranovantenne… Va bene fare da apripista alla Harris che non ce la farebbe da sola – ah, questa democrazia! – ma a tutto c’è un limite…)

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