La Repubblica delle élite

L’élite italiana è vecchia: per questo stronca (e distorce) la tassa sui milionari di Letta

(Luca Telese – tpi.it) – Finalmente si arriva al dibattito sulla tassa di successione, grazie alla proposta del segretario del Pd che vuole aumentarla. L’idea che Enrico Letta sia stato sommerso da un coro di critiche quasi assordante, che comprende persino esponenti del suo partito, purtroppo, va salutato come un bene: ci deve far aprire gli occhi, ci dice a che livello siamo arrivati, nel dibattito pubblico, ci fa capire fino a che punto siamo precipitati nella falsificazione della realtà. Non al fondo, ma se possibile più in basso.

Ci dice quanto forte sia stata l’egemonia della destra in questi anni, non tra il popolo, ma nel cuore delle élite imburrate che nel Palazzo (e a quanto pare in molti governi tecnici, para-tecnici e affini) hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Ci dà un segnale molto preoccupante sul posizionamento scelto da Mario Draghi su questo tema. Ci dà la dimensione di quanto sia potente la falsificazione del messaggio pubblico sui media. Ci mostra quanto siano timorosi gli editoriali e le opinioni della stampa finanziata dai grandi editori (con piglio padronale), quanto cauti nel riportare i termini del dibattito senza esporsi.

Un leader – Letta – dice: “Diamo diecimila euro di dote ai giovani meno ricchi” (mediamente uno su due) aumentando la tassa di successione sui più ricchi, ovvero su chi lascia in eredità o dona più di 5 milioni di euro. E l’altro – Draghi – risponde: “Non è il momento di chiedere soldi agli italiani”.

Ovvero: secondo Draghi far pagare chi lascia in dote 5 milioni di euro equivarrebbe a colpire “gli italiani”. E tradotto in numeri: si cerca di far passare l’1% dei più ricchi in Italia (quelli interessati da un prelievo sopra i 5 milioni di euro) come se fossero “gli Italiani”.

Il che costituisce non solo una curiosa ripetizione (il premier aveva già usato questa risposta per altre domande), ma persino un ribaltamento di senso: un congegno di leva fiscale ideato per togliere ai “pochi”, e distribuire ai “molti”, viene trasformato, con un giochino dialettico, nell’idea che si tratti di una manovra per penalizzare “gli italiani”.

Colpisce come, ancora una volta, si cerchi (ma il vero populismo delle élite è questo) di mistificare la realtà per trasformare un interesse particolare (quello dei pochi) in un interesse generale (quello dei molti). Colpisce, ancora una volta, come si mettano davanti a tutto gli interessi dei garantiti, rispetto ai diritti dei non garantiti, quelli dei vecchi ricchi prima di quelli dei giovani poveri.

Colpisce, ancora di più, che una delle voci contrarie sia – nientemeno – quella dell’ex capogruppo al Senato del Pd, Andrea Marcucci, forse perché essendo un dirigente del Pd, ma anche “un ricco”, quando si parla di soldi, su tutto prevale il richiamo della foresta, e così il ricco prende il controllo sul dirigente politico.

Anche perché, ovviamente, solo in un paese che ha una classe dirigente arretrata, come quella italiana, si può dimenticare che la proposta di tassare le rendite, in Occidente, non arriva dai comunisti o da Robin Hood, ma dai turbocapitalisti della generazione digitale, dagli Steve Jobs, dai ricchissimi (ma intelligenti) Elon Musk e dai Bill Gates, non certo dalla famiglia Castro o dai sandinisti nicaraguensi.

Il tema è che questo paese è culturalmente vecchio, perché è vecchia la sua classe dirigente, ed è vecchia soprattutto la classe dirigente della sinistra. Il problema è che questo paese resterà vecchio, se non si riesce ad intaccare questa oscena obsolescenza: l’egemonia dei rentiers, dei parassiti di ricchezze accumulate da altri, delle generazioni del capitalismo esangue, degli eredi Agnelli e dintorni, magari di quarta generazione, che si rifanno la barca con il dividendo da azionisti (meglio ancora se finanziato con denaro pubblico), mentre i giovani precari sputano sangue e vengono (sotto)pagati lavorando a cottimo.

È inutile ricordare che in tutta Europa (Francia, Spagna, Germania, per non parlare delle democrazie scandinave) le ricchezze acquisite sono già tassate, mediamente, quasi dieci volte che in Italia. È inutile dire che in un paese moderno si detassa la ricchezza acquisita con il merito (e con il proprio lavoro), e si tartassa la ricchezza ereditata senza merito (solo per via ereditaria).

E invece bisogna farlo, perché il capolavoro dei ricchi, in questi anni, è stato quello di far credere ai poveri di essere uguali a loro. E, invece di agevolare leggi che portano lo standard del benessere ai più, hanno favorito provvedimenti, che uniformano la pressione fiscale dei poveri anche ai redditi dei milionari. Un capolavoro, appunto.

Come diceva splendidamente Don Milani, in uno dei suoi aforismi più belli: “Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra diseguali”. Qualcuno, questi insegnamenti, oggi li dovrebbe ricordare al (milionario) senatore Marcucci. E anche al (milionario) premier Draghi, che ieri, un po’ infastidito, ha bocciato la proposta, con la stessa insofferenza con cui si allontana una zanzara che ti ronza intorno.

Sia chiaro: non c’è nulla di male, ad essere ricchi, purché (almeno quando si assume un ruolo pubblico) in nome di idee progressiste, si smetta di difendere la ricchezza. Non c’è niente di peggio di far parti uguali far diseguali, certo. Ma non c’è neanche nulla di più urticante del conflitto di interessi pecuniario: ovvero quello di chi difende la ricchezza solo per difendere la propria ricchezza.

27 replies

  1. Solita volontà comunista di rivalsa contro chi ha qualcosa, perché, se l’idea di letta non è spregevole, le parole di tellese lo sono, in quanto esprimono la frustrazione di chi non avendo avuto, vuole bastonare chi ha, e preludono, ovviamente, a tassare anche 1000 euro di successione. Non sia ipocrita il ragazzo, lui stesso lo ha scritto, viene da famiglia sfrattata, con tutto il rispetto, forse qualche pensiero brutto viene, leggendolo.

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    • Parli a vanvera, non hai capito niente perchè 😮 non sai leggere, o non capisci quello che leggi, o vuoi solo rompere le scatole a LUCA TELESE, che è una dei migliori giornalisti italiani, o fai parte di coloro che sarebbero toccati da una legge che esiste già in molti Paesi e che in America Biden sta per realizzare in forma molto massiccia. In ogni caso tu sei un caso umano preoccupante.

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    • “la frustrazione di chi non avendo avuto, vuole bastonare chi ha, e preludono, ovviamente, a tassare anche 1000 euro di successione”,

      Telese sbaglia, Draghi è perfettamente in linea con un paese in cui proporre un aumento dell’imposta di successione oltre i 5 milioni di Euro viene visto come un sopruso ai danni di chi ha meno, perché si dà per acontato che chi propone una tale soglia lo faccia con l’intenzione di abbassarla domani a mille Euro (non sia mai che si aspetti di vedere chi avrebbeil coraggio di proporreun simile abbassamento della soglia).
      D’altro canto, cosa aspettarsi in paese in cui ci si indigna per gli abusi sul RdC ( che scoperti vengono sanzionati) ma dopo alcuni giorni finisce nel dimenticatoio la restituzione del vitalizio ai condannati?

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    • Povero “comunista” Mario Monti ,anche lui critico con Draghi ” un stato che funzioni ha bisogno che le tasse si pagano
      funziona cosi in tutto il mondo occidentale , ha sbagliato con Letta”

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  2. Caro Luca, spero davvero che si arrivi a una svolta in questo mondo così corrotto, ingiusto e marcio, contro cui non bastano più indignazione, sconcerto e commenti sui social. Una rivoluzione culturale sarebbe preferibile ma troverei giusta anche quella nelle piazze, nel caso in cui si continuasse a ignorare i derelitti .

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  3. “Colpisce, ancora di più, che una delle voci contrarie sia – nientemeno – quella dell’ex capogruppo al Senato del Pd, Andrea Marcucci, forse perché essendo un dirigente del Pd, ma anche “un ricco”, quando si parla di soldi, su tutto prevale il richiamo della foresta, e così il ricco prende il controllo sul dirigente politico.”
    Io direi che non c’è proprio alcun conflitto e alcuno stupore… Marcucci è ricco ED è anche RENZIANO, mica comunista!

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  4. A suggello di quanto detto da Telese, e a ulteriore scorno di chi lavora oggi, festa della repubblica, va in scena l’ennesima autocelebrazione del capitalismo esangue e “rentier” con la nomina dell’Agnellino a cavaliere del lavoro. Officia il rito una classe politica compiaciuta del proprio asservimento, senza più complessi nei confronti di una plebe che d’altronde non è più nemmeno capace di indignarsi.

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  5. non sono nè un fan nè, il più delle volte, un “apprezzatore” di Telese, ma questa volta dico “bravo Telese”! i giudizi acidi e livorosi di taluni, ad esempio di tal Alex Birbi, meritano un solo aggettivo: miserabili!!!

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  6. Alex Birbi è uno pseudonimo di Matteo Renzi?

    Bravo Telese, Dragula è esecrabile come tutta questa schifosa casta, il cavalierato del lavoro poi è la ciliegina sulla torta di m….

    ”E invece bisogna farlo, perché il capolavoro dei ricchi, in questi anni, è stato quello di far credere ai poveri di essere uguali a loro. E, invece di agevolare leggi che portano lo standard del benessere ai più, hanno favorito provvedimenti, che uniformano la pressione fiscale dei poveri anche ai redditi dei milionari. Un capolavoro, appunto.”

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  7. Letta ha tirato fuori questa cosa perché sapeva che non sarebbe passata. Nemmeno letta la vuole, ma fa figo perché è una proposta di sinistra.

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    • E’ probabile, come quella dei voto ai sedicenni. Eppoi su quella della successione. oltre l’aver proposto il limite dei 5 milioni non c’è altro. Credo che stia cercando un’identità un po’ piu’ a “sinistra” (nel pd ci sono molti ex democristiani con qualche anelito sociale….). la proposta vien definita “di sinsitra” dailla maggioranza dei massmedia che, riguardo a questo non sanno quel che dicono o cheetichettano a questo modo una misura che potrebbe meglio definirsi solo ” meno becera di molte altre; quanto poi a definirne alcune precisazioni , e non da poco,non c’è gran che. Si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli.

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  8. C’è solo un proclama, ma manca un progetto. Non si fa politica seria con i “ballons d’essai”

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  9. Letta non l’ha detto ma probabilmente l’ha pensato : ” Non verà accettata, ma intanto io la butto, VEDIAMO L’ EFFETTO CHE FA “

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  10. Il principio per me è valido, ma si vuol stornare l’opinione pubblica dall’azione contro la vera evasione fiscale della quale non si parla? Forse ci si rende conto che troverebbe maggiori ostacoli e che lo Stato non ne è capace :

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  11. In altri stati questi aiuti ai giovani vengono proposti come” prestiti d’onore”: qui non ne ho sentito parlare: sono stati definiti “bonus”.Infatti si sa che il giovane non restituirà quei soldi perchè impossibilitato dato che non c’è offerta di lavoro.

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    • Telese è un bravo giornalista, ma cio’ non toglie che tutte le sue ciambelle riescano sempre col dovuto buco. L’articolo sembra quello di un tifoso:La questione a mio parere è piu’ complessa e spetterebbe ad un giornalista presentare le sue molte sfaccettature, il che non significa che l’autore debba essere equdistante tra le soluzioni, neutrale e non debba esporre la sua tesi.. Sono certo che Telese puo’ far di meglio, solo se si impegna un po’ di piu’ lasciando perdere tutti quagli impegni radiotelevisivi che lo portano lontano da una maggior articolazione del pensiero.Allora alla prossima !!!

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  12. La “tassa di successione” come è stata proposta non risolverebbe alcunché.
    È solo un’idea di pseudo- sinistra per differire dalla destra – ma poco poco, solo per scherzo… – e su cui fare convergere gli affezionati in fuga. E distrarre l’attenzione.
    Si sa che la parola “patrimoniale”fa fuggire anche chi ha solo un piccolo monolocale in periferia, e non batte ciglio per la patrimoniale bollo auto sulla Fiesta,magari vetusta, la continua crescita dei costi fissi ( bollette,ecc…) , per non parlare delle tasse esosissime che gli dimezzano la busta paga. Su quelle non protesta. Ma col monolocale “frutto del lavoro di una vita” si sente “proprietario”: è passato dall’altra parte, e quindi si accomuna, nell’immaginario , a chi possiede più di 5.000.000 di euro( ed il resto all’estero).
    Che ci volete fare, ormai non si ragiona più da un pezzo. A me se detassassero il lavoro di patrimoniali ne pagherei due. E ci guadagnerei sempre.
    Ma si sa che ormai la Repubblica non è più fondata sul lavoro ma sulla rendita.
    Un appartamento in centro lasciato dai nonni, e con l’affitto guadagni più di otto ore in fabbrica.
    Se poi affitti in nero affitti ad extracomunitari – tanto nessuno controlla- puoi prendere anche di più, per poi lamentarti se non pagano o riducono la casa a un porcile; fa tanto “Signora mia sapesse… volevo fare una buona azione!…”
    Ormai il lavoro non vale più nulla, ma ci distraggono con l’idea ( solo l’idea, sulla quale fingono di azzuffarsi) della patrimoniale.

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