Destra, la “marcia su Roma” come un casting di Verdone

Candidati, gaffe e tweet

(di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano) – Senza voler mancare di rispetto a Enrico Michetti, l’avvocato-tribuno in gara per il Campidoglio, che immagina il saluto romano come assai “più igienico” visti i tempi (“se per qualcuno è rievocativo del fascismo e del nazismo è un problema suo”, ha aggiunto spiegandosi anche meglio) perché non ritenere plausibile, nella ricca rosa di papabili dalla quale il centrodestra sceglierà sicuramente il nome più performante, anche quello di Armando Feroci, l’immortale candidato di Carlo Verdone nel suo Gallo Cedrone? “Signori elettori – diceva comiziando dal Gianicolo e dando le spalle al Tevere – ma sto’ fiume ve piace o nun ve piace? Ci serve o non ci serve? Se non ci serve, levamolo, sotterriamolo, prosciughiamolo”. Feroci immaginava una “lunga lingua d’asfalto, tre corsie come a Los Angeles”. Traffico finalmente “scorevole” senza più il fiume e soprattutto la città “senza più gabbiani: solo rondini”.

Ora il centrodestra, senza nulla togliere ai caratteri dei personaggi di Verdone, esibisce volti ciascuno dei quali raccoglie, tratteggia e soprattutto rimanda alla ricchissima tribuna capitolina, al cartellone affollato di papabili dal curriculum variabile per sedersi nel luogo del potere più grande e opaco che ci sia in Italia: il Campidoglio. Se dunque Giorgia Meloni ha proposto l’avvocato amministrativista, un po’ professore un po’ tribuno e un po’ imprenditore con la sua srl che governa una Fondazione che macina consulti per gli enti pubblici, Matteo Salvini ha tirato fuori, sembrerebbe più per non dargliela subito vinta all’alleata, un altro petalo dalla rosa: la magistrata Simonetta Matone, “che è stata Donna dell’anno del Lazio nel 2005”. I sedici anni che separano oggi dal premio conquistato, la Matone li ha trascorsi al tribunale dei minorenni, un po’ in quello televisivo di Bruno Vespa, per definire delitti e pene di vicende efferate ma tanto appassionanti per il pubblico di Porta a Porta, e un po’ ai ministeri. Prima con Mara Carfagna, quand’era alle Pari Opportunità, poi a via Arenula, alla Giustizia, ai tempi di Paola Severino. Salvini, già dentro la campagna elettorale, a margine di una sua incursione in periferia ha dimostrato che da qui in avanti tanti e tanti altri potranno essere della partita: “Michetti non lo conosco ma ne ho sentito parlar bene. Matone non la conosco ma ne ho sentito parlar bene. Ho parlato con alcuni architetti e alcuni medici di Roma di cui ho sentito parlar bene”. C’è da dire che anche ingegneri, geologi, commercianti (palazzinari no?) potrebbero, in teoria, entrare nel risiko romano perché, come si dice in casa Lega, “i politici non tirano più”. Serve un “civico”. Ecco perché Maurizio Gasparri, campione storico della destra romana, sempre fregato sulla linea del fuoco capitolino, nel suo mezzo secolo di militanza missina e poi forzista, ministro di Berlusconi per le tv, plurideputato e plurisenatore, oggi resta guardingo: “Io sono naturalmente disponibile. Si vedano e decidano”. Purtroppo per Gasparri è accaduto che gli ostacoli da superare, anche grazie alla sua penna, si sono andati gonfiando, come la pancia delle rane. Perché le ostilità nei suoi confronti si sono avviate per colpa della sua forsennata carica twittarola. Gasparri, al pari di Calenda, anch’egli candidato a Roma, macina ore sul social ma a differenza di Calenda deborda e si ribalta sotto i suoi stessi tweet. Ne riproponiamo solo tre, ricomparsi durante queste ore calde del negoziato conclusivo. Uno sulla virtù della famiglia naturale: “La famiglia VERA è quella diversa da quella con “diversi”, cioè coppie di sesso uguale ma diverse dalle altre coppie non diverse”. Un capolavoro del teatro del nonsense. Memorabile un altro suo tweet nel quale scambia una nota rivista sul mondo digitale (Wired) per un anonimo odiatore, un troll cioè: “WiredItalia non so chi sia, per viltà come tanti si cela dietro l’anonimato, senza nome e cognome”. Nel trio dei brevi capolavori gasparriani si rileva quello che scrisse a sostegno della candidatura di Meloni per Roma: “E’ figlia della destra e proprio per quello a suo tempo le chiesimo la disponibilità”.

Non saranno certo gli infortuni su Twitter a fermare la candidatura del senatore, come – ed è sicuro – non saranno né le inchieste della Corte dei conti sulla sua Fondazione, né le sue valutazioni sui vaccini anti Covid a rendere periglioso il cammino dell’avvocato Michetti, condottiero radiofonico. Certo, volendo essere puntigliosi, c’è da segnalare il suo inno alla libertà: “Si calpesta la libertà del cittadino che dev’essere posto al centro del Paese e non suddito, subalterno, da vaccinare come una vacca contro la sua volontà e somministrargli qualsiasi altra cosa come facevano alle atlete nel mondo dell’Est”.

Detto che poi Michetti ha avuto un ravvedimento operoso e ha offerto il suo braccio ad AstraZeneca, quando il centrodestra si ritroverà domani e nei giorni a seguire a valutare la miriade di candidature, non troverà solo il nome dello speaker radiofonico, della magistrata, del senatore, e anche del medico e dell’architetto conosciuti da Salvini nel suo tour di periferia, ma nell’infinita lista compare, non sappiamo con quali fortune, anche Rita Dalla Chiesa e, degna di nota, una sub candidatura. Vittorio Sgarbi, sempre presente nell’arcobaleno di ogni campagna elettorale, fa un passo indietro e indica, da quel che si legge, Achille Serra, ex prefetto ed ex parlamentare del Pd, come suo sub candidato. Così è se vi pare.

10 replies

  1. Simonetta Matone è un(a) magistrato(a?) del Tribunale dei minori. Una persona molto in gamba, preparata.
    L’ho vista spesso, anni fa, in TV.
    Non so però che cosa mai avrebbe a che fare col Campidoglio, ma tant’è…
    Di Raggi ce n’è una…

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    • X Anail: la Matone l’ho vista anche io, faceva coppia con BRUZZONE (Roberta) e guarda un pò, dicevano la suprema bestialità che su Google ci sono manuali per stuprare bambini (a proposito di Bossetti).

      E questa sarebbe una magistrata molto seria e preparata.

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  2. Cap’ D’ Cazz!
    Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci, ma noi siamo scienza, non fantascienza..

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  3. A destra vedrei bene Gegia, Martufello, Durigon, Montesano, un Casamonica e qualunque altra macchietta che possa sfidare gasparri alle primarie fascio legaiole.
    È ora di cambiare.
    Ritorno all’indebitamento folle, alla speculazione edilizia e alla costruzione di tanti inceneritori.
    Ce lo chiede la gente (Cit. usata dal capitone BACIASALAMI per guarnire qualsiasi porcata in tema di fisco, giustizia ed economia).

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  4. Mi sfugge come mai non si parli di Vox Italia , il partito di estrema destra , vetero cattolico, fondato, sulla scia di Vox in Spagna dal “filosofo” finto marxista Diego Fusaro al quale la Tv – ed in special modo La7 – ha donato una grande notorietà tirandoigli la volata.
    Il partito è di estrema destra – molto estrema – sta crescendo e ha diramazioni in ogni Regione.
    Come mai non se ne parla?
    Per non concedergli una ulteriore popolarità oppure per lasciarlo crescere in pace?
    Misteri della fede (è proprio il caso di dirlo).
    Tra l’ altro dare un’ occhiata a “dove” il Fusaro è cresciuto ( il solito “chi paga”) – all’ ombra del ciellino San Raffaele di don Verzè – fa capire molte cose. Molte. Zangrilli e Silieri compresi.

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  5. Sugli autobus dell’ATAC gira il faccione di Calenda con il suo motto:
    ” Roma, sul serio”.
    Ho immediatamente pensato:
    ” sul serio lui sindaco ?”

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