Detenuto Verdini: assegno arrivato pure a Rebibbia

(di Ilaria Proietti – Il Fatto Quotidiano) – Miracoli del Senato: il vitalizio lo accreditano anche ai carcerati. Sì, perché a quanto pare, Denis Verdini non ha mai smesso di intascare l’assegno neppure durante il soggiorno obbligato a Rebibbia, che ha lasciato a inizio gennaio dopo aver ottenuto i domiciliari. La sentenza per il crac del Credito cooperativo fiorentino per il quale ha rimediato 6 anni e 6 mesi, infatti, è diventata definitiva in Cassazione tre mesi dopo la ricognizione fatta sui casellari giudiziali dagli uffici della presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati: e così l’amministrazione di Palazzo Madama ha continuato a versargli l’assegno pure dietro le sbarre e continua a farlo pure oggi che non vede più il sole a scacchi.

Un assegno che ora non gli toglierà più nessuno perché nel frattempo la commissione contenziosa e il consiglio di garanzia, organi di “giustizia” interna dello stesso Palazzo di cui Verdini è stato influentissimo inquilino, hanno cancellato la delibera che lo avrebbe colpito nell’onore e pure nel portafogli con la perdita di circa 5mila euro al mese: quelle regole varate dall’allora presidente del Senato Pietro Grasso nel 2015 che negavano per indegnità il vitalizio agli ex senatori condannati in via definitiva per reati di particolare gravità e che ora non esistono più. Grazie alla sentenza vergata dai “giudici” di Forza Italia e della Lega di Matteo Salvini, fidanzatissimo, seppure non in odore di fiori d’arancio, proprio con la figlia di Denis. Insomma grazie al Senato il “suocero” del Capitano non è mai rimasto a secco né rischia di rimanerci, nonostante le traversie giudiziarie. Ed è solo l’ultima delle mirabolanti imprese dell’ex macellaio di Fivizzano che nella sua lunga carriera è riuscito a farsi banchiere, editore, gran ciambellano alla corte dell’ex Cavaliere e pure traghettatore di anime berlusconiane convertite alla stella di Matteo Renzi. Che, come Salvini e tanta parte del centrodestra era andato pure lui in processione a Rebibbia a ridosso del Santo Natale. Giorni indimenticabili per Verdini e pure per il leader di Italia Viva che in quei giorni teneva in scacco Giuseppe Conte, minacciando un giorno sì e l’altro pure di staccargli la spina come poi effettivamente è accaduto. Avrà chiesto consiglio all’amico Denis? Chissà. È certo che in molti sospettarono che Verdini si fosse rimesso a pensare al partito della Nazione e a tesser le sue tele, mestiere in cui è maestro riconosciuto.

Certo, il Mr Wolf di Fivazzano è ancora un leone, anche se restano i guai giudiziari che non sono affatto finiti. Come non è nemmeno archiviato il rischio che debba tornare a bottega: Il giudice del Tribunale di sorveglianza di Roma, infatti, gli aveva concesso i domiciliari a gennaio scorso perché il regime carcerario non era stato ritenuto compatibile con le condizioni di salute dell’ex senatore dopo il focolaio da Covid registrato a Rebibbia. Della udienza in cui si doveva decidere del suo eventuale ritorno in carcere non si si sa più nulla, solo che è slittata una prima volta dopo che uno dei legali di Verdini era risultato positivo al Covid. Intanto resta dov’è , nella sua villa di Pian dei Giullari a godersi le colline di Firenze, l’affetto dei familiari e perché no, pure il vitalizio. Che manterrà in ogni caso. Anche se dopo la condanna per la bancarotta del Credito fiorentino che gli è costato il carcere dovesse essere confermata anche quella per il crac della Società Toscana di Edizioni (società che editava il Giornale della Toscana) per cui nel 2018 è stato condannato a 5 anni e mezzo sempre per bancarotta fraudolenta.

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