La rabbia e lo sconforto

(Marcello Veneziani) – Chi ci difende dall’assedio quotidiano del nuovo catechismo politicamente corretto, del bombardamento mediatico-pubblicitario e dalla nuova Inquisizione? La Chiesa di Bergoglio, il Quirinale, la Corte Costituzionale, l’altra politica, la magistratura, la cultura libera e pensante, la satira contro il potere, la stampa indipendente? Macché.

La rabbia e lo sconforto, per modificare un titolo famoso di Oriana Fallaci. La rabbia per l’assalto pervasivo della nuova ideologia correttiva alla realtà, al senso comune, alla natura, alle identità e alla tradizione; e lo sconforto perché non vedi argini, risposte alternative, opposizioni attrezzate, per rappresentare quel che sente, pensa e dice la trascurabile maggioranza della popolazione. Nessun soggetto pubblico che affronti con mezzi adeguati l’Assedio quotidiano; nessuno che quantomeno bilanci, dia voce, garantisca il rispetto a chi dissente dal processo in corso. Un processo civile e incivile, politico e giudiziario… Da nessuna parte si profila una risposta compiuta e alternativa; l’unica strategia è perder tempo, assopire, frenare, voltare lo sguardo. O guadagnare un’ora sul coprifuoco…

Molti dei succitati argini o garanti sono schierati dalla parte opposta o hanno abdicato alla loro funzione di arbitri super partes; tacciono o parlano d’altro, o peggio pensano a galleggiare per sopravvivere e perciò assecondano il mainstream. Chi si oppone fa solo la conta dei sondaggi ma non attrezza risposte confacenti su alcun piano; basta un’opinione al volo, una battuta in video e il compito è assolto, la coscienza è a posto. Gioco di rimessa.

La solitudine di massa è quel che avvertiamo ogni giorno di più; a poco servono anche le ultime munizioni rimaste nelle nostre mani, come il voto, quando verrà il suo tempo, se non hai una strategia e un quadro di riferimento.

La cosa più insopportabile del Politicamente corretto è che rinfaccia a ciascuno di essere quel che è; è un’istigazione costante a rifiutare la storia e la memoria, la cultura e la natura come sono nella realtà, nella vita e nella mente. Si prendono casi estremi, episodi di intolleranza, per rovesciare la realtà, i codici di vita e di legge, i sentimenti e le ragioni comuni. Si rassicura che la cosa non tocca tutti gli altri, ma si ridefinisce la realtà demolendo le identità.

Devi vergognarti di essere italiano, europeo, occidentale, cristiano o perlomeno figlio della civiltà cristiana, cattolica in modo particolare. Devi vergognarti di essere padre, madre, figlio, erede di una tradizione e una civiltà. E di essere maschio, etero, identificato secondo natura e consuetudine.

Il Politicamente Corretto ti rimprovera di essere quello che sei e come hai vissuto finora. Hai sbagliato nelle scelte e nelle inclinazioni, nei rapporti umani e nella tua vita, nel tuo lessico e nella tua sfera privata. La realtà così com’è, è un vizio oscuro da cancellare, un’abitudine retrograda da cui liberarsi; l’essere cede il posto al dover essere e ai desideri soggettivi.

Ognuno di noi ha commesso tanti errori nella sua vita e tanti sono pronti a riconoscerli. Ma la cosa peggiore di questo autodafè permanente, personale e collettivo, è che non ti rinfacciano i tuoi errori, i tuoi peccati, ma quasi tutto quel che non rientra in essi. Anzi, in molti casi, il nuovo canone ti chiede di vergognarti delle cose migliori della tua vita e di quello di più caro in cui hai creduto, pensato e vissuto; devi vergognarti delle tue origini e della tua cultura, devi vergognarti della tua identità e della tua educazione, devi vergognarti della tua famiglia, della tua preferenza per i figli e per gli affetti più cari, del tuo modo d’amare e di corteggiare, della tua fedeltà e lealtà verso un modo di essere e un mondo di pratiche e valori civili, religiosi, patriottici e famigliari. Non devi vergognarti delle tue incoerenze e contraddizioni, semmai di non averle portate fino in fondo, cioè fino a rinnegare ciò che sei e ciò che furono i tuoi genitori.

Devi vergognarti di essere quello che sei e da cui provieni, devi amare ciò che ti è più lontano, chi ti è più estraneo, cosa è più remoto dal tuo mondo. Amare ciò che ti viene meno naturale. La preferenza per l’alien a scapito dell’idem, del lontano rispetto a chi ti è più vicino. È questo l’aspetto tirannico, disumano, irreale dell’inquisizione. Che soffoca la vita, la libertà, la spontaneità, la varietà, la passione per la verità e l’amore della realtà.

La motivazione per rifiutare la realtà è che non l’ho scelta io: essere italiano, europeo, maschio, bianco, etero, figlio di quei genitori, non è dipeso da me. Tutto ciò che deriva dal destino e dalla natura va rifiutato o privato di valore; vale solo quel che scegli e vuoi essere e fare.

Ma non definire più una persona come maschio o femmina, padre o madre, italiano o indiano, è come negare la propria età, la propria data di nascita, i propri genitori e il proprio luogo di nascita. Se hai, per esempio, cinquant’anni, sei maschio e coniugato, hai famiglia, cognome, luogo e data di nascita, sei libero di vivere come se avessi trent’anni, come se fossi di altro sesso rispetto a quello che la natura ti ha dato; puoi lasciare il tuo paese d’origine, puoi farti chiamare con altro nome, puoi lasciare la tua famiglia. Ma se si stabilisce per legge che la realtà, la natura, l’età e la storia non contano più ma conta solo la tua volontà di essere quello che ti va, come e dove ti va, hai trasformato una società civile in un manicomio invivibile. Non si può confondere la libertà delle tue scelte private, che nessuno vuol negare, con una legge che revochi per decreto la realtà e l’identità per riconoscere solo i desideri soggettivi e mutanti. È solo rovinosa barbarie, e follia. E da oggi riprende l’assedio con la giornata mondiale contro le fobie… Verrà un giorno che usciremo da questa allucinazione indotta e ritroveremo la realtà; verrà un giorno che saranno riconosciute e rispettate le ragioni di chi oggi reclama nel deserto?

La Verità

57 replies

  1. E’ vero non c’è più religione..
    e non c’è più la CHIESA DI UNA VOLTA,,,managgia..
    che ti chiedeva…
    quante volte figliuolo?…Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen
    10 ave maria dette in fretta e via felice…per la prossima volta

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    • @adriano58
      Sentii …non ricordo bene se tu hai pubblicato il titolo di studio della meloni …. Se sai qualcosa di preciso me lo fai leggere …grazie

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    • L’altro giorno quando hai parlato di nuovo di questo titolo di studio non ricordo sotto quale articolo, il prof dell’occulto (a quanto pare dal commento sotto è pure fascio cattolico) è partito alla difesa della peracottara, ma non rispondendo direttamente a te. Manco stessimo navigando tra una laurea ad Harvard e una a Yale.

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      • paolapci
        Non l’ho visto, in ogni caso…
        1 è un coniglio
        2 non ha validi argomenti, qualsiasi cosa tratti
        3 gli piace fare propaganda con la solita retorica stantia (……hai ragione su questo ma…..sarei anche d’accordo ma)
        4 cerca di copiare il maso-sociopatico, tanto è vero che si sostengono a vicenda
        5 cerca di fare proselitismo e qualche mente debole ci casca
        6 vorrebbe fare il rivoluzionario ma è un conformista della peggiore specie
        7 controlla tutti i post come il suo sodale, sicuramente leggerà anche questo

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      • 8 A me MI piace SchiZZo e pure la GRADASSA… TORDA ANTICA… ahahah… che dovrebbero tornare alle elementari a riempire le figurine sull’abbecedario (dal LATINO TARDO abecedarius, abecedarium) coi pennarelli colorati, invece di star qui a parlare a vanvera di lauree di Harvard e di Yale…

        PS: a me Mi piace pure il Serianni e la sua opera omnia…

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      • Dimenticavo…

        9 (cfr. punto 5) Quindi voi vi riterreste delle MENTI FORTI?… O ZUCCHE DURE? …AHAHAH… Come state messi: proprio male! AHAHAHAH…

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      • Sì lui fa il controllore: ora è in modalità palese. Poi farà l’ennesimo addio ai monti (l’ultimo superbo: addio Untu, stai dove batte il sole, oppure all’ombra, ma mettiti la giacchetta. Ti voglio bene) e comparirà con modalità secondo lui non sgamate, tipo prrrrrrrot, o Emilio Fede e poi tornerà per la centesima volta pensando che a qualcuno freghicazzi! Sì è un somaro, un criminale, un negazionista, un bastardo, ma è più di ogni altra cosa un sociopatico.

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      • Siamo o non siamo nel Libero Stato di Bananas? ERGO (cit.), leggo e controllo quel cazzo che mi pare! Proprio come fanno le ZUCCHE DURE con gli altri.

        PS: a me MI sa che “BASTRDO” non si scrive così…

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  2. non so se provo più imbarazzo
    per la copertina o sapere che c’è della gente che l’ha
    fatta pensando che sia “evoluzione” e/o di risultare intelligente e sensibile
    nei confronti altrui.

    credo che l’unica deputata a fare evoluzione è la natura, qualsiasi direzione prenda
    – se prosegue – è valida

    le evoluzioni apportate dall’uomo sull’uomo, al momento, terminano
    al terminare della vita del soggetto “evoluto”, forse le uniche che proseguono
    sono le correzioni di malattie geniche che non vengono tramandate
    non non sono evoluzioni

    al momento quell’immagine è solo spazzatura nella testa di grafici
    e direttori artistici che l’hanno approvata

    in un futuro abbastanza lontano non saprei, potrebbe pure succedere
    ma non mi è chiaro chi opererebbe l’ingravidamento e come
    ma mi fermo qui.

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    • Nel 1992 circa apparve un film con Swarzy incinto.

      Pensano di essere pure originali questi con le donne barbute incinte.

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  3. Bell’articolo, mette in evidenza, fra le altre cose, la contraddizione fra l’apparente adesione alla tutela della natura e la negazione delle sue leggi. Chi ama e difende la natura non può tollerare la pratica dell’utero in affitto. Ed è aberrante anche l’idea di un essere umano che “transita” da un sesso all’altro, per tornare magari alle origini, secondo i propri desiderata fluidi e mutevoli

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    • Tu … “Devi vergognarti di essere italiano, europeo, occidentale, cristiano o perlomeno figlio della civiltà cristiana, cattolica in modo particolare.”. Ah ah ah ma dove cazzo vivi in una grotta ? Esci fuori Robbe’ che ti puoi salvare ancora …. grande Troisi …. Ah ah ah tante scemenze in in articolo solo difficilmente mi era capitato di leggerle ah aha ha poi ho letto -la verità- e li ah😂 ah 🤣 ah 🤣 😂🤣😂🤣

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    • “Utero in affitto” refugium peccatorum di chi non ha il coraggio di esprimere la propria (omofoba) visione della società, della famiglia, dei rapporti.
      Tipo e i marò, e il pd?

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    • Adeguata all’articolo.
      È come il meccanismo della pubblicità: crei un bisogno per soddisfarlo.
      Qui crei una solenne caxxata, una specie di immagine terrificante da margine di incunabolo(con cui si spaventavano gli ingenui sugli orrori dell’inferno, perché si conformassero ai dettami della chiesa), per poi potersi lamentare di una ‘cultura contro natura’, di imprecisate costrizioni a NON ESSERE ciò che si è…
      Tutto ciò per criticare una legge che dice tutt’altro e non ammettere che NON si vuole lasciare ALTRI liberi di essere ciò che SONO.
      Magari DIVERSI DA TE, MV.
      E grazie a Dio.
      Tu vivi nel terrore del “contagio”, evidentemente.
      E ogni tanto, delirando, ne scrivi, senza renderti conto di denunciarlo, questo terrore.
      Vivi tranquillo, ché nessuno ti vuol far vergognare di essere italiano, cattolico, maschio ortodosso etc etc… (capirai🙄)
      Ora che ci hai informato delle tue dotazioni di serie, non puoi impedire agli altri di avere gli optional: magari solo una mente libera e serena, cosa che ti manca.
      Fondamentalmente, l’egoismo ed il terrore di uscire dai propri binari, che assale certi elementi evidentemente più insicuri di quanto non sappiamo di essere, potrebbero essere scongiurati dalla semplice applicazione dell’11esimo comandamento.
      Fatti i caxxi tuoi, Veneziani!
      La libertà di ESSERE degli altri aumenta anche la TUA, non la LIMITA.

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      • Pur divergendo sulle modalità di approccio del Veneziani, le quali, senza scalfirla, restano tutte confinate sulla SUPERFICIE del problema, e che per questo sono passibili, anche a ragione, di critiche (questo approccio psicologico al problema, lungi dal risolvere checchessia, non crea, invece, che antinomie…), è proprio perché – a te sembrerà strano – ci si attiene scrupolosamente all’undicesimo comandamento che si ha il dovere e la legittimità di contrastare l’UOMO INCINTO e tutto quello che ne consegue socialmente. Qui non si ha più a che fare con la sfera privata della SESSUALITÀ (che non dovrebbe, ma anche qui fino ad un certo punto, interessare a nessuno…), ma con quella del DOVERE collettivo e pubblico (e di conseguenza, del DIRITTO…) che, converrai, contempla anche i CAZZI MIEI! E finché avrò C0GLI0NI di contrastare questo abominio, non ci saranno CAZZI PRIVATI che tengano che mi potranno far desistere dall’intento di prendere posizioni nette a sfavore di questo teatrino dell’assurdo!

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      • Appunto, è assurdo. Il concetto che intendevo passare è quello.
        Creare un’immagine ASSURDA, che ci spaventa, per poterla investire di una problematica inesistente… e con essa giustificare qualsivoglia atteggiamento di chiusura verso la libertà altrui di ESSERE, non di FARE chissà che.
        Non mi sembra che il ddl Zan(tanto sappiamo che è quello lo spettro che lo terrorizza) teorizzi il rovesciamento estremo dei ruoli biologici UMANI (lo sottolineo, perché in NATURA, tanto invocata, ci sono specie in cui è il maschio a farsi carico della ‘gravidanza’ e/o della cova).
        Ma prendiamo questa immagine per possibile, realizzabile, come se fosse la dimostrazione di un teorema matematico. (Me le inventavo all’interrogazione, al liceo. Ah, quanto mi divertivo!)
        La scienza è sempre stata contrastata. Ora riteniamo normali pratiche un tempo osteggiate.
        Persino le autopsie erano ritenute blasfeme e contro la legge di Dio, un tempo.
        Ammettiamo che sia alla portata della scienza e della sua etica una simile pratica.Che cosa toglierebbe a me, donna?
        O a te, uomo, che NON hai intenzione di accedervi?
        È come il matrimonio tra persone dello stesso sesso: che cosa TOGLIE agli altri?
        Perché, diciamocelo, è sempre questo assurdo moto egoistico a segnare il cammino politico dei diritti civili in Italia.
        Ogni singolo diritto affermato (non ‘concesso’, che suona proprio male) nei confronti di una “categoria”, pare che debba privare gli altri di chissacchè.
        È un tipo di egoismo INGIUSTIFICATO, diciamo così.
        Quest’uomo TEME che lo vogliano privare dei suoi attributi(in tutti i sensi!) e ci sproloquia sopra spesso e volentieri… È, DAVVERO, un problema psicologico, come tutti gli approcci umani.
        Verrebbe da chiedersi come mai questo atteggiamento sia tipico delle destre “estreme” e si accompagni a tutta una serie di altre caratteristiche, come il mito dell’uomo forte, del capo unico che guida, dell’eroe in battaglia etc.
        Sembrerebbe una fissazione sulla figura paterna, una ricerca che prosegue anche nella vita adulta. Chi ha risolto questo ‘stadio’ e l’ha superato, non ha queste fisime, non teme di NON identificarsi nella figura genitoriale “giusta”.
        Sembra proprio insicurezza della propria sessualità, tutto ‘sto continuo rimarcare simbolico della figura maschile STILIZZATA, e la paura di non aderirvi completamente, porta a questi atteggiamenti di chiusura, di AUTO-CHIUSURA , verso ogni minima POSSIBILITÀ di deviazione.
        Anche altrui.
        Perché non è la deviazione in sé, ma la POSSIBILITÀ per SÉ, che spaventa.

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      • La tua risposta è condivisibile, Anail, ma commetti lo stesso errore del Veneziani: ti attieni ad una valutazione “animica” del problema, mentre la faccenda ha ben altri risvolti.

        Lo strumento risolutivo appartiene all’ordine ESCATOLOGICO e INTELLETTUALE (o SPIRITUALE se si preferisce), non SENTIMENTALE e PSICOLOGICO, ossia una questione di GUSTI: come si sa, discutere su questi ultimi non è molto produttivo.
        Né l’approccio deve essere di tipo RAZIONALE, ché contrariamente a quello che si pensa quando si affronta la questione dal punto di vista del dualismo RAGIONE/SENTIMENTO, la prima pur non essendo evidentemente di ordine EMOTIVO, non va affatto al di là di quello psicologico, perché una facoltà di esclusivamente individuale.

        So che questi sono temi che non ti interessano punto e non si vede chi ci potrebbe qualcosa per farti cambiare idea, ma resta il fatto che la via che si imbocca in questo modo per dirimere la faccenda è una via cieca. Questi, ahimè, sono i risultati nefasti del dualismo cartesiano CORPO-ANIMA che ha riversato tutta quella parte ESSENZIALE dell’essere (cioè lo SPIRITO che è quella che più conta: notare che, a questo livello, sarebbe un errore parlare ancora di INDIVIDUO) non strettamente SOSTANZIALE o SOMATICA, in quel calderone indistinto che va sotto il nome di ANIMA. Per fare un esempio di quello che dovrebbe essere il giusto approccio gnoseologico, non solo su questa particolare questione, ma su tutte indistintamente, come sostenni in questo blog in passato, scatenando le ire dei benpensanti pensatori di plastica che qui bazzicano, e per restare a Descartes, il famoso detto “Cogito ergo sum” andrebbe così parafrasato, per rendere giustizia alla verità: “Sum ergo cogito”. Tu mi dirai: e chi se ne frega non ce lo aggiungiamo? Aggiungiamocelo pure…

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      • Più che altro non ho capito un beato…troppi accartocciamenti filosofici per la mia mente scientifica e lineare…
        Ti dico solo che io non la vedo come una questione da risolvere, che abbia una sola direzione o varie. Io non devo risolvere nulla, ho semplicemente dato il mio parere, la mia visione (aaaarggg), la mia interpretazione psicologica del pensiero di MV, che, per mia formazione o per natura, è quella che mi viene spontanea.
        Non ho bisogno di cercare nei meandri della filosofia altrui (non la tua, intendo, eh, ma in genere) perché ho una mia concezione chiara, spiritualista, dell’esistenza. Per la scienza, la teoria che spiega maggiori aspetti è quella giusta e io non ho ancora trovato un solo aspetto non spiegato dalla mia, quindi, per me, è quella corretta.
        Ognuno fa il cammino che ha scelto come spirito, per acquisire conoscenza ed imparare, come in una scuola virtuale.
        QUESTA vita è virtuale, come un’opera teatrale messa in scena da tutti noi, in cui ognuno fa la sua parte, buona o cattiva (secondo i parametri dell’opera) che sia, ma salviamo gli attori…
        Possiamo criticare la parte e la recitazione, il personaggio e le sue interazioni… ma la vita dell’attore, lo spirito, PRESCINDE dalla sua parte.
        Ecco, io ho criticato il personaggio MV, ma il suo spirito sta imparando, anche attraverso gli eventuali blocchi della sua psiche che io ho CREDUTO di analizzare. Quasi nessuno è conscio di essere un attore. Ci si identifica col personaggio virtuale che si interpreta QUI, in questa dimensione, in questo matrix.
        Ma questa concezione ti libera.
        Sai che, comunque, qualsiasi sia la traversia, qualsiasi orrore tu possa esecrare, qualsiasi tragedia tu possa vivere, per il tuo spirito è scuola, crescita, parte in commedia. Poi questa finisce e lasci il teatro…
        È sulla base di questo che non puoi limitare la libertà di essere altrui, ma, al limite, solo criticarla, specie se la sua parte non interagisce direttamente con la tua, se non nel virtuale…del virtuale, come qui. Ogni cosa aggiunge comunque tasselli alla conoscenza, così come i discorsi e i rapporti tra studenti a ricreazione fanno parte di ciò che porterai dentro dal liceo come bagaglio, spesso più formativo delle nozioni in sé.
        La scala la saliamo tutti, chi prima, chi poi, chi fermandosi, chi inciampando, chi saltando i gradini. È la stessa. E chi è già in alto non è superiore o più ‘giusto’ rispetto a chi è più giù, è solo più avanti nel tempo, come un ragazzo del liceo, rispetto al fratellino delle elementari.
        Lo si può “aiutare”, ma il suo cammino è stato scelto da lui, aiuto del fratello COMPRESO, prima di salire sul palcoscenico…la sua parte, a grandi linee, la sa… poi si recita a soggetto.
        So che, apparentemente, questo discorso niente c’entra col mio commento precedente o col tuo, ma, evidentemente, era il momento…quindi va bene.

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      • E, incredibilmente, sembra scritta dopo aver letto l’editoriale di Travaglio e i relativi commenti, che invece ho letto ora.
        Il mio spirito era già sintonizzato e le sue onde te le sei beccate tu… 😉

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      • Una precisazione metodologica:
        affermare che, in riferimento a quanto da me esposto nel commento precedente, si avrebbe a che fare con degli “accartocciamenti filosofici” implica una doppia imprecisione: non sono “accartocciamenti” che per chi, per sua stessa ammissione, non mastica tale linguaggio, non in sé.

        Inoltre, non sono filosofici che nella misura in cui, ancora una volta, non si ha dimestichezza con la METAFISICA, per cui, a maggior ragione non avendo nemmeno contezza della FILOSOFIA, diventa impossibile scorgervi qualcosa che la trascende, che è poi esattamente ciò a cui io mi attengo ogni volta affronto discussioni di questo tipo.

        È strano infine che, limitandosi al solo aspetto ONTOLOGICO dell’ESSERE di cui la FILOSOFIA, ma ancora maggiormente la TEOLOGIA (va ricordato come la seconda definisce la prima: “ancilla theologiae” …), ne sono gli strumenti epistemologici, è strano, dicevo, che una mente scientifica come la tua, non riconosca nei due mezzi sopra citati alcunché di scientifico, trattandosi in realtà di due eminentissime scienze, non certo degli effetti – campo in cui si sono drammaticamente esiliate tutte le scienze moderne –, ma delle cause del divenire.

        Infine, permettimi di dirti che questa tua “linearità” è un’inconsapevole dissimulazione di un materialismo di cui tu sei afflitta più di quello che sospetti e saresti disposta ad ammettere.

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      • Non era una critica al tuo commento, il mio… Era un’ammissione di non comprensione. Non ho dimestichezza con questo modo di argomentare, né con questi “giri” mentali, per cui l’accartocciamento era il mio.
        È come parlare due lingue diverse…e ogni disciplina ha il suo linguaggio.
        Tieni conto che ho tratti Asperger e che ho difficoltà di memoria ultimamente, per cui mi perdo, a maggior ragione quando ci si approccia ad un’articolo con argomentazioni che, per me, non avevano alcun legame con esso.
        Neanche il mio secondo commento lo aveva, né col tuo, né col mio precedente, ed è frutto delle sensazioni da cui sono sovrastata e che sono tutto tranne che materiali.

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      • …Insomma, un Idiot savant che tenta un approccio intellettuale con un Asperger: apposto siamo! 🙂

        PS: “un’altro” 🙂

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      • “Un’articolo” 😱😱😱
        No, vabbé, sto perdendo colpi… ti avevo anche già risposto e, non so come, il post mi è sparito prima di inviare.
        Non so se sono del tutto Asperger, ho fatto l’aspiequiz (il più ‘famoso’ test online, molto valido) e ho totalizzato il massimo del punteggio nel talento neurodiverso(ND) (le caratteristiche cognitive) e 90/100 nella percezione ND. In tutti gli altri aspetti ho fatto comunque più punti come ND che come NT (neurotipica), e quindi sarei “molto probabilmente ND”, ma è uno spettro, una gradazione di toni, diciamo…
        L’empatia, che dovrebbe essere il punto tipico della sindrome, ad esempio, in me è più che sviluppata, pure troppo, anche se le donne “imparano” da piccole e quindi sono meno facilmente diagnosticabili.
        Sfuggiamo di più alla diagnosi. 😃
        Per quanto riguarda il tuo commento di prima, sulla metafisica:
        “metafisica
        /me·ta·fì·ṣi·ca/
        sostantivo femminile
        1.
        Ogni dottrina filosofica che si presenti come scienza della realtà assoluta, che cerchi cioè di dare una spiegazione delle cause prime della realtà prescindendo da qualsiasi dato dell’esperienza; quindi fig. ( iron. o spreg. ), di quanto presuma di raggiungere o formulare ragioni risolutive mediante procedimenti estremamente cerebrali e astrusi.”

        Capisci bene che io non prescindo affatto dai dati dell’esperienza, anzi…da che ho memoria (i miei primi ricordi risalgono al capodanno del’56, avevo 8mesi) sono stata immersa nella più naturale delle esperienze spirituali…e sono proprio i” dati” che mi hanno spinto ad approfondire.
        Approcci non solo diversi, ma antitetici, quindi.
        Niente di strano: i percorsi di crescita possono essere estremamente diversi per ognuno di noi, ma, prima o poi, portano allo stesso “luogo”.

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      • Vuoi ridere (spero di sì)? Quando nel PS del commento precedente ho fatto lo scherzoso appunto grammaticale ho scritto erroneamente “un’altro”, ma mi riferivo a “un’articolo”, che inoltre dovevo far seguire anche da un punto interrogativo che non ho messo; ERGO (cit.) la battuta è andata a farsi friggere!

        In più, nella foga ho scritto “apposto” invece che “a posto”: chi la fa l’aspetti è proprio il caso di dire!

        Un IDIOTA e una ASPERGER: due TITANI in lotta! 🙂

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      • L’avevo capita lo stesso… perciò sono andata a controllare e ho scoperto l’apostrofo malefico… 🤦🏻‍♀️😆
        E l’ironia di “apposto” poteva sfuggirmi?🤣
        Mmmhh, altro che Aspergher🤔

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      • …Dimenticavo: la spiegazione che hai evidenziato del termine METAFISICA è alquanto imprecisa, pur se attinta da una versione senz’altro ufficiale. La semantica moderna, affatto impoverita, fatica ad essere esauriente per i termini comuni, figuriamoci per quelli un po’ più complessi, ridotti ormai a non essere altro che un vuoto nominalismo…

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      • Sicuramente, ma comunque il termine evidenzia, se non la distanza, il superamento della fisica. Ti ricordi che ti ho detto che il mio concetto di spiritualità atteneva più alla fisica che alla religione (o simili)? Ecco, io sto DENTRO la fisica. Credo che sia una questione di dimensioni, una fisica ancora misteriosa, ma pur sempre fisica… già la fisica quantistica spiegherebbe alcuni fenomeni…
        Ecco perché ritengo “la cosa” scientifica, reale, concreta, non frutto della psiche e neanche del cervello fisico, che è come un computer a disposizione dello spirito, niente di più.
        C’è chi ipotizza che la vita materiale sia realmente una specie di matrix e ciò non contrasta affatto con la mia visione della cosa…
        Non so come si chiami questa teoria, mi piacerebbe conoscerla bene, ne ho sentito parlare una volta in TV.

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      • Però non penso che lo scopo sia quello di studiarci da parte di entità superiori.
        Siamo noi stessi, le entità “superiori” (rispetto allo stadio che viviamo qui) che utilizzano questa ‘tecnologia’ per fare esperienza ed evolvere. Certo ci sono delle “entità guardiane” che dirigono il tutto e con cui ho avuto reali contatti, ma il loro scopo è “altruistico”, non di semplice studio.
        Mi segui?
        Ora capisco perché Elon Musk mi è simpatico, l’ho sentito sulla stessa ‘onda’. (ed è anche Asperger)

        PS Ho usato anche meno virgolettati di quanti me ne sarebbero serviti. Le parole non sono adeguate.

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      • Permettimi Anail di dirti che hai una concezione della spiritualità un po’ naif, senza offesa, eh! Facciamo un esempio collegandoci al contenuto del link che mi hai inviato. Questi fantomatici nostri creatori di cui parla, non fanno altro che spostare il problema. Delle due l’una: o si sono “autocreati” quindi sono causa di se stessi, ma allora sarebbero solo un altro (senza apostrofo 🙂 ) modo di definire il concetto di Dio (tra l’altro, qui, per ragioni un troppo complesse da dirimere in quattro righe, il plurale sarebbe del tutto fuori luogo; metafisicamente, sfrondato dalla sua accezione morale e teologica, non è altri che l’Essere), ovvero ci si deve necessariamente chiedere: e chi ha creato i nostri creatori? La domanda retorica non potrebbe che portare inevitabilmente alla Causa sui, cioè a Dio, di qui non ci si scappa.

        Quando si parla impropriamente dell’esistenza di Dio (esistere, come ti dissi in passato, deriva da ex-stare, cioè stare al di fuori della propria ragion sufficiente) non si pensa a sufficienza per considerare il fatto che Dio non può “esistere” (non nel senso che non ci sarebbe, ma in quello che è una condizione che non Gli può appartenere), ma solamente “essere”, in quanto È la sua ragion sufficiente (Causa sui).

        Tutto quello che può e deve esistere, deve sussistere come Suo effetto, e tutta la Manifestazione sensibile e non, è esattamente questo, un Suo effetto. La realtà di Dio, dell’Essere, quindi, non solo non è un’impossibilità (l’ateismo è fallace per due principali motivi; primo, è il peggior atto di fede che l’umanità abbia mai conosciuto, con la comica pretesa di ridicolizzare quella fede di cui crede di esserne l’antidoto; e secondo, è talmente accecato nel cercare prove della non esistenza divina, che non si rende conto che non è possibile dimostrare che una cosa non esiste, ma solo che qualcosa esiste); non solo è una probabilità, ma una necessità logica e ontologica ad un tempo!

        Prima che il Cagliari torni in serie B (quest’anno l’ha sfangata, ma è meglio non contare troppo sulla fortuna… Mi sono documentato APPOSTA  per fare la battuta: non avrai certo difficoltà a capire che un sociopatico della mia fatta non segua molto tali vicissitudini …) e quindi cadere in una depressione grave, ti consiglio sempre di approfondire il testo di cui ti ho parlato nei giorni scorsi. Una persona curiosa come te sarebbe un vero peccato di fermasse a Elon Musk!

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      • Naif è semplice, infantile, e la realtà lo è, tutte le scoperte e le invenzioni vengono da un’idea semplice. Anche le teorie scientifiche sono tanto più aderenti, quanto più sono semplici.
        Tieni presente che tu potresti fare giri immensi per spiegare ad un cieco l’arcobaleno, ma, tra vedenti, basta dire:”ARCOBALENO” e ci si è capiti.
        Ecco perché ieri ho pianto nel sentire la canzone di Battiato: ho riconosciuto un vedente.
        Non pensare che tutto ciò che NON scrivo, io non lo pensi o non lo conosca, che ciò che ho descritto sia tutto ciò che c’è da sapere: è il sunto, il punto attuale di sintesi.
        Innanzitutto, ti ho subito chiarito che non abbraccio tutta la teoria, perché ho ESPERIENZA di altro.
        Dio non l’ho nominato neanche di straforo, ma sappi che tutta la tua argomentazione è stata oggetto di una “dimostrazione scientifica dell’esistenza di Dio” dell’ora di religione al liceo(avrò avuto 13/14 anni), che mi entusiasmò e su cui feci un tema che mi valse l’unico “moltissimo” in religione di tutta la mia carriera scolastica…Quindi ho sorriso nel ripercorrerla (i termini dell’insegnante, che te lo dico a fa’, erano molto più lineari) perché è un ricordo indelebile ed un tassello fondamentale di tutta la mia “ricerca”.
        Non “mi fermo” ad Elon Musk, perché ho solo scritto di averlo trovato simpatico(e anche bello, con quei tratti mezzo orientali che io amo😍), e penso che sia geniale, ma avrai visto il video, spero, con tutti gli altri scienziati, tra cui l’ autore della meravigliosa serie Cosmos, Degrasse.
        Non è che se una fa una battuta su un tipo, non fa altro per tutta la vita…

        Il Cagliari non era AFFATTO da serie B (e qui sì che denunci la tua incompetenza!!!!! 🤬😆), anzi, era uno squadrone (come qualità dei singoli) distrutto da un allenatore inadatto, che ME li ha letteralmente confusi e depressi con cambi di modulo e di ruolo e mancata valorizzazione delle eccellenze e dei giovani. Nelle ultime gare abbiamo dimostrato di ESSERE (😀), quindi stiamo nel nostro habitat naturale: la serie A, con l’allenatore Semplici, di nome e di fatto(ritorna il termine, eh? ) Punto.
        Se quel testo di cui parli usa il tuo genere di “arabeschi” , alla Lombroso, anche no, grazie, mi perdo subito.
        La filosofia (io la definirei storia della filosofia) l’ho studiata eccome, al liceo, anzi, su Quora l’ho definita la responsabile, per me, dell’insegnamento della logica, pensa tu… ma, concluso il suo compito, intuito il meccanismo di base, temo che non me ne possa fregare di meno di arrovellarmi suii concetti in sé. Quelli sono introiettati.
        [Stavate discutendone un giorno, con Ennio credo, non eravate neanche d’accordo, e avevo i capogiri e gli sbocchi di nausea: roba da gente del classico (era quello il tuo unico anno?): pippe mentali, per noi dello scientifico.🤣😆🤣]
        Ricordati che la cultura è ciò che rimane dopo che si sono dimenticare le nozioni: questo concetto ha un SENSO.
        Mi dirai che questo NON è un filosofo, ma io seguo i tempi e i tracciati. Al momento giusto mi arriva ciò che mi occorre. Può essere che mi capiti quel libro in qualche modo e ora che so dell’esistenza, lo VEDRÒ.
        Ma solo SE mi SERVE, solo SE MI SERVISSE LEGGERLO.
        È un matrix assistito, da fuori e dall’interno di noi. Seguiamo una strada e troviamo ciò che abbiamo predisposto per il percorso, noi o chi per noi. Tutto sta nel SAPERLO, nell’aver scovato il trucco.
        Hai mai letto “la profezia di Celestino”? Caxxata new age, dirai sicuramente, e certo non si candiderà mai al Nobel per la letteratura o altro, ma tutti i passaggi descritti mi si sono presentati subito PRIMA che li leggessi. Ho avuto tutte le esperienze in anteprima, come mi capita quando il mio inconscio mi vuol dire: “attenta, questa è realtà”.
        Capito che, senza studi approfonditi alla Elon Musk o meglio alla Neal Degrasse ho concepito, o meglio ricordato e sgamato, una teoria simile o assimilabile?
        Mi risuona dentro, quindi è giusta. Mi torna.
        Ora ti direi: leggi Brian Weiss. Solo uno psichiatra esperto di regressioni ipnotiche, scienza, discorsi chiari e semplici.
        O Helen Wambach che usa la STATISTICA per confermare la reincarnazione.
        Entra nel vivo delle esperienze e molla i giri mentali. Guarda l’arcobaleno, non fartelo solo descrivere. Le descrizioni altrui, tra l’altro, dipendono dalle loro percezioni, che potrebbero non essere le tue…
        Sei sicuro che il mio verde sia lo stesso che vedi tu?

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      • Scusandomi per la lunghezza (ovviamente il Cagliari non andrà in serie B se non leggerai…), ma credo che il postulato “occamiano” di cui tu ti fai garante necessiti di alcune precisazioni :

        “Il bisogno di semplificare, per quel che ha di illegittimo e abusivo, è, come abbiamo detto, un tratto distintivo della mentalità moderna. In virtù di questo bisogno, applicato al campo scientifico, certi filosofi sono arrivati a sostenere, come una specie di «pseudoprincipio» logico, l’affermazione che «la natura agisce sempre per le vie più semplici». Si tratta evidentemente di un postulato del tutto gratuito, in quanto non si vede che cosa possa obbligare la natura ad agire proprio così e non altrimenti; condizioni ben diverse dalla semplicità possono intervenire nelle sue operazioni ed avere la meglio su di essa, sì da determinarla ad agire attraverso vie le quali, almeno dal nostro punto di vista, appaiono spesso molto complicate. In verità, questo «pseudoprincipio» non è niente di più che un augurio formulato per una specie di «pigrizia mentale»: ci si augura che le cose siano il più possibile semplici, perché, se lo fossero in effetti, sarebbero tanto più facili da capire; e inoltre ciò si accorda bene con la concezione tutta moderna e profana di una scienza «alla portata di tutti», cosa manifestamente possibile solo a patto che la sua semplicità arrivi a livello «infantile», e che qualsiasi considerazione d’ordine superiore o realmente profondo ne sia rigorosamente esclusa. La traccia di una tal condizione di spirito già la si trova espressa, un po’ prima dell’inizio dei tempi moderni, nell’adagio scolastico: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem (“Non moltiplicare gli elementi più del necessario”, ndr.)» [Questo adagio, analogamente a quello secondo cui «nihil est in intellectu quod non prius fuerit in sensu (“nulla è nell’intelletto che non si trovi prima nei sensi”, ndr.)», prima formulazione di quanto più tardi sarà chiamato «sensualismo», è di quelli a cui non si può trovare alcun autore definito, ed è verosimile che essi appartengano già al periodo di decadenza della Scolastica, cioè ad un periodo che in effetti, nonostante la «cronologia» corrente, è già più l’inizio dei tempi moderni che non la fine del Medio Evo, se, come abbiamo spiegato altrove, bisogna far risalire tale inizio già al secolo XIV], il quale ha senso solo se si tratta di «speculazioni» del tutto ipotetiche, ma allora ciò non presenta alcun interesse; difatti è solo nel campo della matematica pura che l’uomo può validamente limitarsi ad operare su costruzioni mentali senza doverle paragonare a qualsivoglia altra cosa; e in questo caso, se egli può «semplificare» a suo piacimento, è perché il suo oggetto è soltanto la quantità, le cui combinazioni, se la si suppone ridotta a se stessa, non sono affatto comprese nell’ordine effettivo della manifestazione. Per contro, dal momento che si deve tener conto di talune constatazioni di fatto, le cose vanno ben diversamente, ed è giocoforza riconoscere che spesso la stessa «natura» sembra veramente ingegnarsi a moltiplicare gli esseri praeter necessitatem”.

        “…Quel che appare particolarmente curioso è che la tendenza alla semplicità intesa a questo modo, così come la tendenza all’uniformità che va di pari passo con essa, viene interpretata, da chi ne è influenzato, come uno sforzo di «unificazione», mentre in realtà si tratta di un’«unificazione» alla rovescia, come tutto quanto è diretto verso l’àmbito della quantità pura o verso il polo sostanziale e inferiore dell’esistenza, per cui ritroviamo qui quella specie di caricatura dell’unità già da noi segnalata sotto altri aspetti. Che infatti anche la vera unità possa definirsi «semplice», è vero in tutt’altro senso e solo perché essenzialmente indivisibile… L’unità principiale, d’altro canto, pur nella sua assoluta indivisibilità, è tuttavia di una complessità estrema, se così si può dire, poiché contiene «eminentemente» tutto ciò che, discendendo ai gradi inferiori, costituisce l’essenza o il lato qualitativo degli esseri manifestati.”.

        Inoltre, circa certo entrare “NEL VIVO delle esperienze e molla i giri mentali”, che tutto sono fuorché mentali, ma assolutamente INTELLETTUALI, cosa affatto eterogena a qualsiasi “cerebralità” :

        “La ragione per la quale tanta gente si lascia sviare da questa illusione è in fondo piuttosto semplice: alcuni di essi ricercano soprattutto i cosiddetti «poteri», vale a dire, sotto questa o quella forma, la produzione di «fenomeni» più o meno straordinari; altri si sforzano di «centrare» la loro coscienza su certi «prolungamenti» inferiori dell’individualità umana, prendendoli a torto per stati superiori semplicemente perché sfuggono alle limitazioni entro cui si rinchiude abitualmente l’attività dell’uomo «medio», limitazioni le quali, nello stato che corrisponde al punto di vista profano dell’epoca attuale, sono quelle di quanto si è convenuto di chiamare la «vita ordinaria», nella quale non interviene alcuna possibilità di carattere extracorporeo. Anche per questi ultimi, però, è l’attrazione per il «fenomeno», cioè tutto ben sommato la tendenza «sperimentale» propria dello spirito moderno, ad essere nella maggior parte dei casi alla radice dell’errore: quelli che coloro di cui parliamo vogliono infatti ottenere sono sempre risultati che siano in qualche modo «sensibili», perché è questo che essi credono essere una «realizzazione»; sennonché ciò equivale di fatto a dire che tutto quel che è veramente di ordine spirituale sfugge loro interamente, che essi non riescono neppure a concepirlo per quanto lontanamente e che, mancando totalmente di «qualificazione» sotto questo riguardo, molto meglio per loro sarebbe se si accontentassero di rimanere rinchiusi nella banale e mediocre sicurezza della «vita ordinaria». Naturalmente, con ciò non vogliamo affatto negare la realtà dei «fenomeni» in questione in quanto tali; essi sono anche troppo reali, si potrebbe dire, e con ciò stesso tanto più pericolosi; quel che contestiamo formalmente sono il loro valore ed il loro interesse, soprattutto dal punto di vista d’uno sviluppo spirituale, ed è proprio in questo senso che l’illusione agisce. E ancora, se non si trattasse che di una semplice perdita di tempo e di energie, il male non sarebbe poi così grande; sennonché, in generale, l’essere che si lega a queste cose diviene poi incapace di liberarsene e di procedere al di là di esse, ed in tal modo è irrimediabilmente deviato; è ben conosciuto, in tutte le tradizioni orientali, il caso di tali individui che, diventati semplici produttori di «fenomeni», non perverranno mai alla minima spiritualità. Ma c’è di più: in queste circostanze può verificarsi il caso di una specie di sviluppo «alla rovescia», il quale non soltanto non porta ad alcuna acquisizione valida, ma allontana sempre più dalla «realizzazione» spirituale, fino a che l’essere non sia definitivamente sviato in quei «prolungamenti» inferiori della sua individualità ai quali abbiamo accennato poc’anzi, e per il cui tramite può soltanto venire in contatto con ciò che è «infraumano».”.

        A te la palla!

        PS: ti piace Elon? Ossignore!

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      • Che senso ha questo copia/incolla?
        Chi è, il tipo, Guenon?
        (Quanto non sopporto i MAESTRI)
        Io ti parlo di “spirito davanti al computer”, dove il computer è il cervello, la mente il programma, dove la vita materiale è il gioco virtuale e l’intelletto un PRODOTTO della mente…e tu mi proponi proprio un prodotto della MENTE, neanche della tua, tra l’altro, cioè del PROGRAMMA, per smentire la mia stessa concezione?
        Ci sei immerso completamente in quel software, cavolo.
        Continui a giocare e non ESCI.
        Non vuoi credere a questa visione, ma continuare a credere intensamente a quel gioco…ne hai trovato uno bello complesso e gratificante che ti fa sentire molto intelligente, ma sempre matrix è…
        È come se ti avessi avvertito che stiamo SOGNANDO e tu, per tutta risposta, mi avessi inviato il complesso sogno di qualcun altro per dimostrarmi che tu e lui siete svegli?
        Ahahah daaaaaiiii….
        Più usi l’intelletto, meno accedi a mondi superiori… forza, lo si insegna nella prima lezione di meditazione trascendentale: “lascia andare i pensieri coscienti, seguili dall’esterno… ”
        Come uno seduto al computer, appunto.

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      • Ci sarebbe molto da discutere su quanto hai esposto nel tuo ultimo, avercene il tempo e la voglia. Quello che mi sento di dire perentoriamente è che ti mancano gli strumenti ermeneutici per poter operare una reale distinzione tra i diversi significati delle parole, per cui, ad esempio, per te diventa indifferente parlare di “intelletto” e “mente”, “intellettualità” e “cerebralità” o “razionalità”, mentre sono due cose affatto eterogenee, epperò non punto intercambiabili.

        Rifiuti altresì di concepire che qualcuno possa aver da dire qualcosa di diverso dalla semplice (e inutile) doxa, di un semplice pensiero di ordine esclusivamente individuale, e non anche di una verità che lo trascenda e perciò lo trasmuti da fonte, a mezzo più o meno eloquente (solo le modalità di espressione, in questo caso, appartengono in proprio all’individuo, non il contenuto), più o meno raffinato di esposizione della stessa (orto-doxa).
        Condizione in difetto della quale, il tutto si ridurrebbe ad un insignificante e bolso trastullo estetico che è gran poca cosa ai fini della conoscenza.

        Proprio per questo credere che il movente mio sia quello di trovare un bel giochino “complesso e gratificante che [mi faccia] sentire molto intelligente”, diventa, alla luce di quanto sopra esposto, completamente paradossale, quantunquemente 🙂 non mi aspettassi niente di diverso: mi spiace dirlo, ma sei completamente fuori strada, condizione che rende ogni possibilità di scambio irrimediabilmente compromessa (non vedevo l’ora, mi dirai: e vabbè…).

        Sperando che questa mia indipendenza di pensiero, questa farina del mio sacco, interrompendo l’incantesimo copia/incollante al quale ero succube e che tanto mi ha reso famoso in questo blog, possa essere cosa gradita, ti auguro una buona serata.

        PS: da una che ricorda ancora con religioso rispetto, a distanza di decenni, la sua insegnante di liceo, sentir dire “Quanto non sopporto i MAESTRI”, lascia un po’ sbigottiti. Che tu lo voglia o no, che siano più o meno attendibili, più o meno preparati, dei MAESTRI nessuno può farne a meno, se non quando gli ALLIEVI non li superano, situazione molto più rara di quello che comunemente si crede e che, comunque, spetta non certo al discente deciderne la tempistica, ma, se è veramente quello che deve essere, al Maestro stesso, ché solo chi conosce il proprio grado di realizzazione e di conoscenza può capire quando qualcuno lo ha superato, non certo chi, per definizione, fino a quel momento gli è ancora sottomesso e ne dipende.

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      • Poi sono io che non distinguo… Secondo te, perché l’ho messo maiuscolo?
        Intendevo GURU. È ovvio che apprezzo i maestri, io stessa ho una grossa spinta pedagogica nei confronti dei bimbi e dei ragazzi… e anche nei confronti di chi continua imperterrito a bearsi della filosofia sua e altrui e del significato delle parole nel SUO mondo virtuale, non prendendo affatto in considerazione il fatto che, nella “visione” che cerco di trasmetterti, la tua ermeneutica è solo uno sterile esercizio di stile, perché gli elementi cambiano. Cambiano i parametri se ti dico che intelletto e mente sono uno il prodotto dell’altro ed entrambi NON Escono dai confini del computer che stiamo usando, neanche da soli, oltretutto.
        Possibile che tu sia così compreso di questa tua dimensione esclusivamente intellettuale e filosofica da perderti lì dentro e non vedere ALTRO?
        Possibile che non afferri che intendo GURU, cioè chi si pone al di sopra e sfrutta la sua supposta superiorità per sentirsi di essere, per bearsi del ruolo, non solo per educare, condurre sulla scala che ci vede tutti ugualmente in cammino?
        Mi spiace dirti che non potrai che esserne PREDA , perché anche tu sembri ambire a quell’immagine, a quel ruolo, a QUELLA misera, per quanto scenosa, unica ed inutile dimensione autolimitante.
        Tutta la filosofia del mondo non riesce ad abbracciare la realtà, perché è, COMUNQUE, frutto del solo cervello, del computer.
        Sei all’interno del Matrix, auguri!
        Non ti ho attribuito una VOLONTÀ di “GIOCARE”… ti attribuisco una INCAPACITÀ di uscire dal “sogno”, dalla vita virtuale che ti sembra tanto reale e materiale.
        Non faccio tutte le tue distinzioni tra le varie istanze, perché, COMUNQUE, sono prodotti del computer davanti a cui mi pongo. Quando sarà tempo di alzarmi definitivamente (anche se non irripetibilmente) avrò altri approcci, che già ho appreso, in parte.
        Saprò tornare…tu?
        Quando perderai i tuoi strumenti, tra l’altro non così superiori ad altri, come credi ritenere, come ti orienterai?
        Hai mai fatto meditazione? Ci sei RIUSCITO, se mai ci hai provato?
        Non so immaginare quanto sia difficile, per te, lasciar andare il tuo involucro, la tua scatola dei pensieri… Ti identifichi COMPLETAMENTE con essa, ami essere TUTTO lì, invece PROVA ad immaginare di essere solo ospite del corpo, come un astronauta che se ne serve per esplorare, e usa il cervello come uno strumento, un motore. PROVA.
        “Esci da questo corpo!”… 😆🤣😂

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      • “Possibile che non afferri che intendo GURU, cioè chi si pone al di sopra e sfrutta la sua supposta superiorità per sentirsi di essere, per bearsi del ruolo, non solo per educare, condurre sulla scala che ci vede tutti ugualmente in cammino?”: E NIENTE (cit.), non ci arrivi proprio! ERGO (cit.), per te questo sarebbe un GURU? Ma alla prima lezione di meditazione trascendentale che cosa vi insegnano? Contraccambio gli auguri circa il MATRIX: hai preso anche la pillola ROSSA (ogni riferimento è puramente “CAUSALE”) insieme a quella BLU!

        Meglio avresti fatto a RIMANERCI IN QUEL CORPO! 😆🤣😂… Senza offesa, eh…

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      • Credimi, non ho capito niente di quello che hai scritto. Non ho capito le pillole rosse e blu, il corpo in cui sarei dovuta rimanere… 🤔 Capisco che non hai mai meditato, che vuoi la definizione ESATTA di guru e non ti importa affatto di capire che cosa intendo, avendo frequentato corsi e “maestri”, che, appunto, erano solo “guru”, nel senso occidentale ed usuale del termine, non in quello originario.
        L’unica cosa che condivido è:” E niente, non ci arrivi proprio…”che è lo stesso che penso io di te, perché sei davvero troppo legato alle parole prese alla lettera per poter intuire.
        ” William Shakespeare
        Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.”
        Te lo dice persino il NOSTRO Michel Angiolo Florio…ma tu continui a cercare di portarmi nel tuo ippodromo a giocare a tennis, mentre io parlo di nuoto.
        Parliamo di SPIRITUALITÀ, ma per te sono fisime, sottigliezze filosofiche, giochi intellettuali, ti perdi in labirinti terreni, mentre ti indico il cielo.
        Ti direi che continui a guardare il dito, ma neanche…continui a “ripassare” i tuoi sterili (in questo caso) concetti, le definizioni da dizionario… Mi arrendo.
        Evidentemente devi arrovellarti ancora un po’ qui. È questo il tuo percorso.
        D’altronde ci s’intende solo quando si ha un linguaggio comune, esperienze simili o, comunque, quando si è già vicini “di gradino”.
        In quel caso si intuiscono le sfumature anche in un solo accenno.
        Non mi sembri neanche disponibile a tentare. Credi che la tua visione sia superiore e stop, perché frutto di letture colte.
        Se ti descrivessi l’Australia, per esserci STATA, continueresti a consultare i tuoi atlanti, col naso sulla pagina, mentre ti mostro i video, ritenendoli più attendibili della realtà vissuta.
        Questa è la mia sensazione.
        Vabbé…la TUA realtà, naturalmente, è come credi tu.
        Ma io vedo pagine. Carta.

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      • “…avendo frequentato corsi e “maestri”, che, appunto, erano solo “guru”, nel senso occidentale ed usuale del termine, non in quello originario.”: ma con questa sicumera dove vorresti arrivare? Ma che ne sai tu quali GURU io avrei frequentato? Ma un po’ di sano metodo scientifico almeno da te me lo aspetterei, non dico tanto, ma almeno questo…

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      • …Leggendo meglio, circa la frequentazione dei GURU occidentali ti riferivi a te e non a me, vero? Se così fosse, peggio mi sento (cit.), perché non avresti proprio la minima idea di cosa un GURU sia…

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      • Infatti mi riferivo a quelli e comunque NON mi interessa averne di nessun tipo.
        Rifiuto i maestri terreni, così come rifiuto i riti.
        Tutti possono esserlo di volta in volta, anche l’ultimo degli sconosciuti può insegnare qualcosa, ma non quelli che credono di esserlo.
        Non laureo nessuno ufficialmente MIO maestro.
        Gli altri sono liberi di fare come credono.

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  4. Eccolo di nuovo marcellino(naturalmente minuscolo) il filosofo de’ noantri,nonché nipote di Mubarak,nonché Dio patria e famiglia!

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  5. Purtroppo in un certo senso Veneziani ha ragione. O quanto meno questo è quanto viene percepito – a torto o a ragione – da molte persone. E occorre tenerne conto.
    Ho già scritto altrove un episodio particolarmente illuminante: giorni fa, su La7 , Flavia Fratello commentava i disordini “Black lives matter” e citava l’ autorevolezza del sindaco di Minneapolis: “Donna, nera e lesbica”:
    Proviamo ad immaginare se, citando l’ autorevolezza di, che so, Rudolph Giuliani, si fosse affrettata ad aggiungere “uomo, bianco ed etero”… Sarebbe stato possibile? Sarebbero stati considerate, queste caratteristiche, un valore aggiunto per la sua autorevolezza?

    Da un “recinto” ad un altro. Dalla polvere agli altari. Normalità mai.
    Finchè ci sarà bisogno di sottolineare le presunte differenze, di creare quelle riserve indiane che chiamiamo “quote rosa”, di inventarci le “giornate di…”, di approvare leggi ad hoc, e addirittura di studiare come “materia a parte” ciò che non è altro che una delle tante declinazioni della normalità, il divario si allargherà sempre di più.

    Ma in fondo è proprio quello che si vuole: tutto serve alla propaganda, a dividere, a distrarre…

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