Il servizio pubblico Rai soffocato sempre più dalla mediocrità e dalla partitocrazia

(Dott. Paolo Caruso) – Il caso Fedez mette il dito su una piaga del resto sempre aperta, sul modo di essere della RAI nel concepire e difendere la libertà delle idee e dell’informazione, e sui comportamenti censori operati sempre più frequentemente dalla governance del sistema televisivo pubblico. Purtroppo si scopre, grazie ad un artista molto popolare e anche ad un vero e proprio Harakiri di qualche amministratore RAI (registrazione telefonica della pratica censoria), che il re oggi come ieri  è nudo, con un sistema pubblico di informazione privo di idee, sempre più lottizzato e gestito da una amministrazione estremamente mediocre. Certo ora si leveranno gli strali, i partiti si lanceranno accuse reciproche alla ricerca dei colpevoli del tentativo di censura al discorso di Fedez sui diritti civili e sulla lotta alla omotransfobia, e si assisterà così all’ennesimo trionfo dell’ipocrisia. Intanto molte poltrone, da quella dell’amministratore delegato Fabrizio Salini a quelle dei direttori di rete e del cda, saranno rimesse in gioco dal solito sistema spartitorio dei partiti che avendo lottizzato da sempre l’organo di gestione della RAI non hanno mai fatto nulla per cambiare le regole e che il pretesto di quanto accaduto in questo primo maggio non servirà di certo ad un vero cambio di pensiero nella gestione della rete televisiva pubblica ma a rivisitare nuovi equilibri del dopo, nuovi posizionamenti, ora che la partita delle nomine è già iniziata. Un compito a dir poco vergognoso quello del controllo RAI da parte dei nominati della politica, sia destrorsi che sinistrorsi, che come in un’opera dei pupi si muvono grazie ai fili che li legano ai loro referenti politici, e arroccati nel “palazzo” di viale Mazzini hanno il compito esclusivo di guardiani del potere. La parola censura ricorre subdola e frequente all’interno della RAI tesa a interrompere tante brillanti carriere per limitare la libertà di informazione e di espressione nel nostro Paese. Quanti personaggi dello spettacolo (Beppe Grillo, Paolo Rossi, Sabrina Guzzanti ecc.) e del giornalismo (Enzo Biagi e tanti altri) sono caduti sotto la mannaia di una vile epurazione, di una ingiusta cacciata da questo abbagliante palazzo dei veleni, crocevia di incontri e scontri del malcostume politico. Lo scorso mese di novembre si è arrivati addirittura ad una esclusione eccellente  dalla trasmissione “Titolo 5”, promossa dalla seconda rete del servizio pubblico radiotelevisivo, quella del senatore della repubblica Nicola Morra, presidente della commissione antimafia; un servizio che ha preferito censurarlo non tanto per l’infelice frase sulla Santarelli ma per quello che avrebbe potuto dire sulla scandolosa gestione della sanità calabrese e i rapporti stretti tra la politica, le istituzioni, e la ndrangheta. Sulla vicenda Fedez anche Salvini scende in campo, per lui ogni occasione è buona per mostrarsi e per entrare in pieno agone elettorale, ma il comportamento ambiguo che lo contraddistingue, sia nell’azione di governo sia nella presa di posizione sull’intervento di Fedez al concerto del primo maggio  sui contenuti censori della Rai e su alcuni diritti civili, prevale sui veri temi che sono venuti fuori, dalle accuse di censura operata dalla RAI  all’ostruzionismo  del Carroccio al disegno di legge Zan contro l’omotransfobia. Le dichiarazioni di Fedez hanno lasciato segni  importanti nel mondo dell’informazione; del resto l’informazione libera rappresenta l’anima vitale del pensiero democratico di una nazione, la spinta propulsiva della crescita civile di un popolo, ma in Italia spesso viene distorta a pura disinformazione e ridotta a semplice attività commerciale, strumento di manipolazione del libero pensiero e manovratore occulto di consensi politico elettorali. Una corretta e obiettiva informazione, libera da censure in antitesi con quella attuale offerta anche dal servizio pubblico televisivo, ricca di fake news e di verità distorte, sarebbe musica per le nostre orecchie, un miraggio lusinghiero per i nostri occhi, oltre che un viatico necessario per le nostre coscienze e per la democrazia. Lo stesso sindacato dei giornalisti, Usigrai, denuncia che in RAI il sistema è la partitocrazia che tende sempre più ad occupare spazi nel servizio pubblico. Soltanto con una seria riforma dell’editoria non più gravata da conflitti di interessi e con una riforma che porti in tempi rapidi ad una gestione libera della RAI, fuori dai tentacoli dei partiti, si potrà dare spazio a quegli aneliti di libertà oggi tanto presenti nella società e realizzare concretamente senza false ipocrisie una vera  e trasparente informazione al servizio dei cittadini, fondamento portante di una sana democrazia.

4 replies

  1. Ricordo ad alcuni che col termine Pubblica Amministrazione indichiamo anche la RAI (come Alitalia, Atac, Ama….)
    Per PA non si intendono solo gli uffici del catasto.

    I difensori della PA, se davvero avessero a cuore la PA, sparerebbero a palle incatenate contro chi la mortifica con le azioni, spesso dall’interno.

    Ed invece preferiscono sparare a palle incatenate contro chi segnala ruberie, abusi, prevaricazioni, nepotismo, clientelismo, sperperi.

    Perché?
    Perché non si ha a cuore lo Stato, la gestione oculata del gettito fiscale, ma solo la difesa corporativa e partitica (il partito tradizionale vive e prospera grazie al clientelismo) della propria corporazione.

    Che si spenda a cazzo i soldi pubblici sembra marginale.
    Eppure ogni SPERPERO si traduce in un servizio in meno anche e soprattutto al popolino.

    Ma qui in Italia è così.
    I militanti di sinistra vedono solo ruberie a destra, quelli di destra le vedono solo a sinistra.

    Il clientelismo invece piace a tutti.
    È l’idea e la pratica più trasversale.

    Alé Magno ci mette i sui, Zingaretti i suoi, qualche altro stronzo i suoi.
    E le PA sono dominate dagli STRONZI DI PARTITO, arroganti e incompetenti, che concepisce il partito come uno strumento personale o di gruppo e non collettivo.
    Si giustifica il clientelismo “perché è un caro amico, ‘compagno’ da una vita, dobbiamo aiutarlo.
    Non vorremmo mica lasciare la PA alle destre?
    Il clientelismo è una arma legittima se dobbiamo contrastarle”.

    Che cazzate vi raccontate?

    Io le destre non le voto, ho sempre votato a sinistra ad eccezione del M5S alle ultime elezioni che non si era qualificato come sinistra.
    Mi interessa, e mi preoccupa, cosa pensano a sinistra perché il mio voto potrebbe andare lì (anche se l’astensione ritengo sia la NON SCELTA migliore in questo momento).
    Da sinistra “questo schifo” dovrebbe fare ancora più schifo!

    Italia sì, Italia no, se famo du Spaghi?!

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  2. A fare più can can con questa faccenda, sono i canali, i Tg, i giornali di Editori privati, ovviamente in competizione con i canali e l’informazione pubblica.
    Non vi vuole mica la scala…
    E non mi risulta che sui media privati non ci sia la censura. Ma criticare il pubblico è la sport nazionale, quindi questi ci buttano l’amo e noi abbocchiamo.

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    • @Carolina

      Se Cairo assume un raccomandato fancazzista o incapace, lo paga Cairo coi suoi soldi.
      STI GRAN CAZZI!!

      Se il pubblico assume un raccomandato fancazzista e incapace, lo pago io con le mie tasse, per tutto il suo ciclo di vita.

      Dai Caolina, non ci vuole una scala.
      Ci vuole solo una scatola, cranica.

      Noto che destra e sinistra quando si parla di pubblico sono simili, e le posizioni della pesciarola non sono più fasciste.

      Il clientelismo è il vero cancro di questo Paese.
      Le degenerazioni della mafia e della corruzione partono dal clientelismo.
      Ma basta leggere i commenti qui per capire quanto sia difficile combatterlo.

      Non c’è niente di più discriminatorio del clientelismo, ma a quanto pare la battaglia contro le discriminazioni si fermano sull’uscio del clientelismo.

      Viene il sospetto che la maggior parte di coloro che postano nei forum politici siano dipendenti pubblici o parapubblici.

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    • @Carolina
      Non volevo darti della stupida, solo una battuta uscita male.
      Ne approfitto per farti anche notare che la RAI non ha bisogno di essere “credibile” per rimanere in piedi.
      Così come l’Alitalia non ha bisogno di passeggeri per rimanere in piedi… se lo Stato paga i buchi di bilancio.

      Se Berlusconi dice che l’acqua è bagnata, dovremmo pensare che l’acqua è asciutta?
      La verità può anche venire da chi normalmente non è credibile.
      Se gli editori privati la bastonino strumentalmente, non vuol dire che la RAI non vada criticata aspramente.

      L’articolo è pienamente condivisibile.

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