A Dallas quasi due ore di show: “Votate come se il mio nome fosse sulla scheda”. Poi attacca i democratici e rivendica la guerra all’Iran: “Stiamo vincendo”.

(Paolo Mastrolilli – repubblica.it) – Dallas – Devono essere davvero preoccupanti i sondaggi sulle elezioni midterm, almeno per Donald Trump, se il presidente ha sentito la necessità di spingersi fino a promettere un dividendo di 5.000 dollari per ogni americano adulto, se voteranno i candidati repubblicani a novembre. Aldilà dei dubbi su come finanzierebbe questa compravendita di consensi, che costerebbe alle casse dello stato oltre mille miliardi di dollari, il problema è il segnale politico che manda. Se uno lo somma alla preghiera di fingere che sulla scheda ci sia il suo nome, per mobilitare la base ad andare alle urne, sembra di capire che il rischio di una sconfitta capace di bocciare la sua amministrazione e paralizzarla sia piuttosto alto.
Parlando per quasi due ore al termine della giornata inaugurale della prima Convention mai tenuta dal Gop in vista delle midterm, Trump ha fatto segnare diversi record politici. La sostanza però è che così ha trasformato la consultazione per rinnovare la Camera e un terzo del Senato in un referendum su se stesso. È sempre così, in realtà, perché le elezioni di metà mandato offrono agli americani la possibilità di esprimere il loro giudizio sui primi due anni dell’amministrazione, e in caso paralizzarla consegnando la maggioranza del Congresso all’opposizione. Il capo della Casa Bianca però ha abbracciato questo esame, mettendo la sua faccia sull’intera campagna elettorale. Un atto di coraggio, per certi versi, o di sbruffona convinzione della sua capacità di attirare voti, nonostante i sondaggi diano la sua popolarità intorno al 30%. Così si è chiuso ogni via di fuga, perché se i repubblicani non vinceranno a novembre, sarà impossibile scaricare sui loro candidati la colpa della sconfitta.
Il discorso fiume in realtà è stato soprattutto uno show a uso e consumo della base Maga, peraltro tenuto davanti a parecchi sedili vuoti nell’arena di Dallas, per motivare i propri sostenitori, perché la bassa affluenza potrebbe essere la sua condanna. L’unica vera sorpresa è stata la promessa di soldi in cambio dei voti, camuffata però da effetto positivo dei successi economici: “Quello che stiamo facendo, perché l’abbiamo fatto così bene, e perché il nostro paese sta guadagnando così tanti soldi, consente solo a me di farvi questa promessa: se i repubblicani vinceranno la Camera dei Rappresentanti e il Senato degli Stati Uniti, entrambi, grazie al nostro enorme successo economico, mai visto prima nella nostra storia, emetterò un dividendo a ogni cittadino adulto degli Stati Uniti d’America per 5.000 dollari”. Da battezzare, ovviamente, il “dividendo Trump”. Servirebbe oltre un trilione di dollari, ossia mille miliardi, stanziati dal Congresso, ma come arrivarci è un altro discorso.
In precedenza, Trump aveva insistito sul messaggio che lui aiuterà i repubblicani a sfidare le tendenze storiche vincendo le elezioni di metà mandato, perché in genere penalizzano il partito del presidente: “Quando sono nella lista, i repubblicani vanno sempre molto bene. Abbiamo vinto la presidenza tre volte”, ripetendo la solita bugia di aver prevalso anche nel 2020. Quindi ha lanciato il suo appello agli elettori: “Vi sto chiedendo di fingere che io sia sulla scheda elettorale, solo un’altra volta. Perché se perdiamo, perderete il vostro confine, i tagli fiscali, la sicurezza e protezione”. Per evitarlo, ha promesso di fare campagna in tutti i seggi più contesi, che secondo lui sono circa 35: “Andrò in ognuno di quegli stati per deputati e senatori e faremo comizi”.
Ha usato l’arma della paura, cercando di dipingere i democratici come pericolosi estremisti: “C’è una piccola nuvola malata e pazza sul nostro paese, ma sconfiggeremo il comunismo in America”. Ha attaccato il candidato senatoriale democratico in Texas, James Talarico, dipingendolo come un pazzo scatenato.
Ha ripetuto che vuole rinominare il New Mexico come New America, e ha difeso la guerra in Iran: “Serviva ad evitare che avesse l’arma nucleare. Stiamo vincendo, ma potrei presto colpire anche i siti nucleari della Pickaxe Mountain”. Hormuz invece è aperto, secondo lui, e “dovremmo ribattezzarlo Stretto di Trump”. Ha trovato anche il tempo anche di difendere la costruzione della sala da ballo alla Casa Bianca, e bocciare la campagna acquisti della squadra di basket locale. Oggi si ripeterà, tirando le conclusioni della Convention dopo il discorso del vice Vance. Ha promesso di parlare meno, nella convinzione o nella speranza di aver già cambiato il corso delle elezioni.
Non bastano deve aggiungere pilu per tutti🤔
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a parte la promessa dei 5k dollari, bisogna dire che giustamente ci mette la faccia. Siamo talmente abituati a vedere politici che si parano il Ku*o quando sanno di poter perdere, che ci pare strano uno che cerca voti in prima persona.
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Trump conosce i suoi polli evidentemente. Vedi come apprezza i suoi connazionali che li considera così idioti e creduloni da credere a una panzana che neanche il Berlusconi degli anni ruggenti ci avrebbe provato a raccontare.
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🚑🚑🚑🚑🚑🚑….🎵 NENI-NENI🎵🎵
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Mi ricorda il Com. Lauro a Napoli….ma almeno lui aveva molta piu’ “classe” e “raffinatezza”….e non era “spocchioso” come il biondo platinato
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Mi ha ricordato qualcuna che prometteva 2.000 eurini con un solo click…
In ogni caso, per promettere tanti soldi mettendoci la faccia, occorre essersi convinti di non avercela più una faccia.
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Quando uno pensava di aver raggiunto il fondo, arriva sempre lui a ricordarti che c’è ancora da scavare.
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