
(Alessio Mannino – lafionda.org) – Piccolo vademecum per uscire vivi dall’alluvione di analisi sul trionfo di Alternative für Deutschland nel Land di Sassonia-Anhalt.
- La vittoria di Afd è prima di tutto la sconfitta della Cdu del grigio Friedrich Merz, ex Blackrock, perdente nato, resuscitato per manifesta inadeguatezza media della classe dirigente di un partito che ha governato sempre, da guida o da secondo, nelle “grosse coalizioni” degli ultimi decenni. Uno che all’indomani della batosta non ha trovato meglio da dire che non c’è stato, sic, “accesso emotivo” con gli elettori. Un cretino politico come pochi.
- Il Land in questione è proprio in mezzo all’ex Ddr, la Germania est, che dall’unificazione con l’ovest sta messa molto peggio del nostro Mezzogiorno (a proposito: che fine ha fatto, questa parola?). Si tratta del principale bacino elettorale dell’Afd. Il risentimento popolare, lì, viene da lontano: deindustrializzazione, depressione economica, disoccupazione giovanile ecc.
- Le parole d’ordine vincenti dell’Afd sono quelle della destra neo-nazionalista un po’ in tutta Europa: anti-immigrazionismo, ostilità allo Stato sociale, orgoglio nazionale ferito da rammendare appellandosi a un sentimento patriottico vissuto in modo vittimistico e rancoroso. Ma risultano vincenti perché, nell’ultimo periodo storico, le altre fazioni politiche si sono abbandonate con una certa lascivia all’elogio della globalizzazione e dell’abbattimento delle frontiere, hanno smontato loro per prime il welfare, hanno abbracciato una supponente cultura da ditino puntato, nel discorso comune passata come woke.
- La Germania è un paese in decadenza industriale, con i servizi che hanno ormai poco di “tedesco”, che ha segato il ramo su cui era seduta con una politica estera più realista del re sull’Ucraina e suicida sull’energia (bye bye gas russo), con un’insicurezza sociale dovuta a un impoverimento diffuso. Ha solo i conti, in ordine, avendo assunto a tabù dei tabù il debito, che in tedesco significa colpa. Per il resto, con l’alleanza fra democristiani, socialdemocratici e gli inguardabili verdi, ha scelto la via bellica per risalire la china, e difatti il settore che va a gonfie vele è la produzione di armi. Sperando così, fra l’altro, di contenere l’ascesa dell’Afd (che, facciamo notare, vuole reintrodurre il servizio militare obbligatorio).
- L’Afd ha un programma sostanzialmente liberista in economia (anche se contraddittorio: vorrebbe alzare le pensioni più della sinistra Linke), è sostenuta in modo sfegatato da tecno-capitalisti come Elon Musk, e l’unica vera differenza che paleserebbe, qualora mai andasse al governo, sarebbe una stretta sui flussi migratori, oltre che una verniciata sciovinista, grottesca come sono tutti gli sciovinismi, ai programmi scolastici. Da dubitare che la leader Weidel, lesbica sposata con una svizzera di origine srilankese, possa mettere la faccia sull’abolizione del matrimonio gay (vigente in Germania dal 2017). Né che il ritorno al nucleare sia così facile da realizzare concretamente. Né tanto meno l’uscita dall’euro, o la trasformazione dell’Unione Europea in una non meglio precisata “Confederazione degli Stati europei”. La Weidel adombra già il percorso, in versione allampanata e diafana, della Meloni: parolaia all’opposizione, moderata al governo. Sempre che nel 2029 ci metta piede, alla Cancelleria. Tre anni, in politica, sono come trent’anni.
- Difficile che l’Afd raggiunga da sola la maggioranza assoluta nell’intera Repubblica Federale. La Germania non è solo quella dell’est. L’ipotesi che possa bastare, nell’immediato e soprattutto in prospettiva, un’intesa con la BSW di Sahra Wagenknecht, la scissionista della Linke, è frettolosa e indice di ingenuità o malafede. A meno che quest’ultima non si riveli un’altra incapace, il semplice calcolo politico le vieterebbe un accordo organico: non avrebbe senso, dal suo punto di vista, garantire quella percentuale che serve all’Afd per spadroneggiare. Si farebbe solo cannibalizzare. Perché, detta alla grezza, il grande, in politica, mangia sempre il piccolo. Intelligente, invece, la sua tattica di puntare a convergenze tematiche e temporanee, di “scopo”, così da un lato riesce a monetizzare il suo 5% e rotti come ago della bilancia, e dall’altro si tiene le mani libere, per poter mantenere una vitale differenziazione dall’omologo di destra. La BSW è infatti stretta fra la ragione esistenziale di combattere la “sinistra neoliberale” (la Linke, perché ormai i Verdi sono di centro, a voler esser generosi) e la necessità di non finire appiattita sul montante sovranismo di destra. È una partita tutt’altro che facile da giocare. Noi si fa il tifo per lei, però non facciamoci illusioni: lo spazio politico, per la Wagenknecht, è ridotto e accidentato.
- La vera incognita è cosa farà la Cdu per riaversi da una crisi che è tutt’altro che contingente. Se si chiuderà a riccio proseguendo con tigna ad applicare le preconfezionate ricette tardo-europeiste e asservite, al netto di un Trump all’ultima corsa, a Usa e Israele, si vedrà costretta ad aprire ancora più a sinistra, alla Linke. Ma se la Linke dovesse starci, favorirà l’emorragia di voti verso la BSW. Il che potrebbe comunque garantire una maggioranza nel prossimo Bundestag, ma farà ingrossare ancor di più le file dei due partiti estranei al “muro di fuoco”, il famoso Brandmauer.
- Di certo, c’è che i milioni di tedeschi pronti a votare Afd non sono e non possono essere tutti nazisti, né tutti ignoranti, come credono qui da noi i puzza-al-naso affetti da dissonanza cognitiva con la realtà. Anche perché non s’è mai visto un partito davvero neonazista che appoggia Israele, o la cui führer considera Hitler un “comunista”. Altrettanto certo è che una stanchezza da eterna auto-crocifissione per il passato nazi, in parte del popolo tedesco, serpeggia eccome. Ma il popolo vota anzitutto con la testa ai propri interessi traditi o negati, e con la pancia su sentimenti d’identità che non equivalgono di per sé a resuscitare il nazismo. Per il semplicissimo fatto che nella Storia nulla si ripete uguale, e se lo fa, è in forma di farsa. E qui invece stiamo commentando la tragedia della potenza naturalmente egemone del Vecchio Continente, non la violenza organizzata in squadre (le SA, uniche o quasi a poter fregiarsi del nome, stra-abusato, di “rossobruni”) o la persecuzione di un gruppo etnico o religioso in quanto tale (a meno che non ne diventino oggetto gli islamici presi in blocco, ma vogliamo vedere, poi, cosa direbbero gli imprenditori sostenitori di Afd, a vedersi privare di manodopera straniera).
- L’Afd, in sintesi, è un partito sconsideratamente spacciato da anti-sistema quando invece è allineato, sui fondamentali, al sistema liberal-capitalistico e occidentale. Può scuotere l’albero marcio su posizionamenti geopolitici (pace con la Russia), ma non rappresenta in alcun modo la soluzione. È un sintomo. Il problema è che non si intravede, per ora, nessun valido chirurgo con la cura adatta, per il malato d’Europa. La BSW, che cambierà a ottobre la denominazione sostituendola con una un po’ troppo cervellotica (“Alleanza per la giustizia sociale e la razionalità economica”), non ne ha le forze. Va bene, la politica è dell’arte del possibile. Ma non dell’impossibile. Auguri a noi.
- Come ultima nota, una segnalazione per gli interessati. Roberto Vannacci, il passatista nazionale, è una sòla ancor più pacchiana dell’Afd. Esattamente come prima lo era stato Salvini, tranne in quell’esperimento spericolato che fu il governo gialloverde, potenzialmente fecondo per destrutturare, una buona volta, l’incartapecorito quadro politico italiano. Il marketing fuffarolo non conosce pause e sforna sempre nuovi prodotti, pur di dar l’impressione che tutto possa cambiare, affinché nulla di essenziale cambi mai davvero.
Finalmente un’analisi un poco più approfondita del fenomeno AfD. Alessio Mannino. Un po’ lungo ma molto meglio di quelli che si limitano a scrivere che è tutta colpa della Kallas e della VdL, o di Zezè, o di Tajani.
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Chi potrebbe dichiarare con onestà che Afd è la “soluzione finale” dei problemi tedeschi e ,ancora più,europei ? Nessuno.Tuttavia se l’ alternativa all’ alternativa per la Germania sono : Von Der Lajen, Callas, Macron e il comico dell’ assurdo mertz , come la mettiamo ? Tutto fuorché la stagnazione .
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Metto a prescindere un “mi piace” ad un articolo di Alessio Mannino.
Lo leggo e confermo. Mi piace e da qualche anno considero Mannino tra i più brillanti giornalisti/politologi d’Italia.
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