La decisione dei giudici del riesame sulla richiesta degli arresti domiciliari per il faccendiere

(di Andrea Ossino, Giuseppe Scarpa – repubblica.it) – Il Riesame tiene in piedi l’impianto della Procura di Roma. E per Valter Lavitola le porte del carcere restano chiuse. I giudici hanno accolto integralmente la richiesta del pm Edoardo De Santis, confermando anche la contestazione del metodo mafioso nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci.
Ma è soprattutto quello che sta accadendo fuori dall’aula a raccontare dove sta andando adesso l’indagine.Perché mentre un pezzo dell’inchiesta consolida quanto già raccolto sulla bomba, un altro si sta allargando. E porta lontano dalla notte dell’attentato. Porta ai soldi, agli affari e alle relazioni economiche di Lavitola.Nello stesso fascicolo i carabinieri stanno infatti ricostruendo attività, società e interessi economici dell’ex direttore dell’«Avanti!».
Non c’è, allo stato, una conclusione investigativa. Ci sono verifiche. Ma il perimetro è diventato più largo. Uno dei punti sui quali si sta lavorando riguarda il ristorante Cefalù, nell’elegante quartiere di Monteverde, riconducibile a Lavitola. Gli accertamenti punterebbero a stabilire quale fosse l’effettivo controllo dell’attività e quali rapporti economici vi ruotassero attorno. Ma non è l’unico fronte. Gli investigatori stanno guardando anche ad altri affari e contatti internazionali, compresi interessi che avrebbero avuto come scenario il Sud America.
Tra le piste sottoposte ad approfondimento ce n’è una che riguarda il mercato dei carbon credit, i crediti legati alla compensazione delle emissioni di anidride carbonica. Un settore nel quale negli ultimi anni si sono mossi capitali, intermediari e società in diversi Paesi del continente. Anche qui il punto va tenuto fermo: si tratta di accertamenti in corso.
Nessuna responsabilità è stata cristallizzata e i carabinieri stanno cercando innanzitutto di capire consistenza e natura di questi affari.Ma c’è un altro lavoro, ancora più delicato. È quello sui telefoni. Le chat acquisite tra il faccendiere e il giornalista vengono rilette non soltanto per ciò che contengono, ma anche per ciò che potrebbe mancare.
Gli investigatori stanno verificando alcuni presunti “buchi” nelle conversazioni tra Lavitola e Ranucci: intervalli temporali nei quali la sequenza dei messaggi apparirebbe interrotta o comunque meritevole di approfondimento. Il tentativo è capire se quelle cesure possano essere messe in relazione con altri eventi considerati rilevanti nell’inchiesta, non collegate all’attentato.Per ora non c’è una risposta. E soprattutto non c’è la prova che da quei telefoni sia stato cancellato qualcosa di significativo. Il nome di Lavitola, del resto, porta con sé una lunga storia di relazioni politiche e affari internazionali, maturata negli anni in cui l’ex direttore dell’«Avanti!» si muoveva tra Italia e America Latina. Un passato giudiziario e imprenditoriale che oggi viene nuovamente passato al setaccio, alla ricerca di collegamenti utili a comprendere il presente. L’inchiesta sulla bomba a Ranucci, dunque, cambia profondità. Il Riesame consolida il primo livello, quello che ha portato agli arresti e alla contestazione del metodo mafioso. Sotto, però, gli investigatori hanno cominciato a scavare. Nei soldi di Lavitola. Nei suoi affari. Nei rapporti costruiti negli anni. E persino nei silenzi lasciati tra un messaggio e l’altro.