Varianti e aumento prezzi pari al 70% dei contratti. L’ad Salini scrive al governo: “Intervenga o i cantieri a rischio”

(di Carlo Di Foggia e Andrea Moizo – ilfattoquotidiano.it) – Due settimane fa Matteo Salvini ha lanciato un appello accorato per uno scostamento di bilancio. “Servono 20 miliardi”, ha detto il ministro delle Infrastrutture parlando di “grandi cantieri a rischio”. Quel che non si sapeva è che la cifra non l’ha quantificata il suo ministero ma il colosso delle costruzioni Webuild in un’allarmata lettera inviata al governo a fine luglio. Sette pagine – riservate e firmate dall’ad Pietro Salini – che prefigurano uno scenario fosco. Salini parla di “situazione non più sostenibile” e chiede al governo di coprire ingenti extra-costi o scatterà “la ridefinizione dei programmi di produzione e dei livelli di attività dei cantieri, la ridefinizione degli impegni verso la filiera dei fornitori e subappaltatori e l’avvio delle procedure (…) per l’accesso agli ammortizzatori sociali”. L’oggetto sono i contratti che Webuild (come azionista di maggioranza dei consorzi di costruzione) ha con Rfi, controllata di Ferrovie dello Stato: 18 grandi opere per un importo di 30 miliardi, dal Terzo Valico di Genova alla Verona-Padova fino alla Palermo-Catania. Appalti – scrive Salini – che stanno causando alla società una “situazione di grave squilibrio economico-finanziario”.
Il cahier de doléances è variegato. Il manager spiega che la società avanza crediti per 800 milioni e soprattutto, da capofila dei consorzi, “riserve” (le varianti che fanno salire i costi degli appalti) per “circa 22 miliardi, di cui 13 per oneri già sostenuti”. Parliamo del 70% del valore dei contratti, una cifra abnorme. Il manager se la prende col meccanismo previsto dal nuovo codice degli appalti che affida ai Collegi consultivi tecnici (Cct) le controversie tra appaltante e appaltatore. Quando il costruttore reclama una variante la pratica finisce a questi organi (dove siedono le due parti e una figura terza) che decidono se ha ragione o no. Per Salini hanno tempi lunghi e “la qualità di alcune determinazioni è tale da non orientare la condotta delle parti”. Cioè, se ne deduce, non accolgono tutte le richieste di Webuild e “il contenzioso si accumula”. Salini si duole anche del fatto che il governo non ha prorogato lo stop all’obbligo di restituire gli anticipi del 30% sugli appalti Pnrr versati da Rfi. La proroga è saltata dal decreto Infrastrutture “in ragione dell’orientamento del ministero dell’Economia”, cioè del ministro leghista Giancarlo Giorgetti.
E veniamo alle soluzioni. Salini vorrebbe che venissero riconosciute riserve per “6-7 miliardi”, semplicemente sulla base del fatto che storicamente le varianti sono riconosciute dai Cct per il 29% degli “importi in discussione (i 22 mld di cui sopra, ndr)”. Altri 10-12 miliardi, invece, riguardano “risorse addizionali necessarie per portare a termine le opere” dovute “alla revisione dei prezzi e alle lavorazioni effettivamente necessarie al completamento” (3 miliardi per il Terzo Valico, altrettanti per la Palermo-Catania e la circonvallazione di Trento, la Vicenza-Padova eccetera). In teoria queste ultime dovrebbero rientrare, almeno in parte, nella posta precedente (le riserve) e invece il manager sembra sommarle.
Per l’uomo che guida l’azienda che dovrebbe costruire il Ponte sullo Stretto, serve realizzare “un’operazione verità che faccia emergere i valori reali dei contratti”. Un suo vecchio cavallo di battaglia: inflazione (“revisione dei prezzi rispetto a prezzari di gara talora molto remoti”) e revisioni progettuali anche per responsabilità dell’appaltatore (“le quantità di lavorazioni che l’avanzamento della progettazione e l’esecuzione hanno reso necessarie”) non devono essere a suo carico. Come dire: i profitti a noi, il rischio d’impresa al committente. Mr Webuild avanza anche proposte legislative: “Adeguamento degli importi”, “estensione dell’anticipo del 10% delle riserve anche ad appalti non Pnrr”, “sospensione del recupero delle anticipazioni”, “copertura economica delle opere per le quali sussiste condivisione in ordine al maggior costo”, “modifiche alla disciplina dei Cct” che consentano “di disporne la decadenza”. Insomma, a Webuild servono questi 20 miliardi, o quantomeno “il fabbisogno di cassa immediato”, 2,1 miliardi, finanziabile “con una rimodulazione che sposti nel tempo opere non in corso”: così “più si lavora, più si aggrava la posizione finanziaria”.
Salini si dice fiducioso “che entro la prima settimana di agosto possano essere assunte le decisioni necessarie” altrimenti si rischiano ripercussioni per la filiera (la lettera ricorda che ci sono “migliaia di imprese” che danno lavoro a “22 mila addetti”). Sarebbe, spiega il manager, “un esito privo di vincitori”. Siamo a settembre, ma Webuild è ferma davanti al bancomat.
Che Salvini abbia la corda al collo?
A pensar male….
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Ma è completamente fuori di testa
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paghino Salvini ed i suoi immarcescibili fan…..di tasca propria…..😜😜😜
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Il solito chiagni e fotti.
La questione economica fondamentale è molto semplice: chi si è assunto il rischio quando sono stati firmati quei contratti?
Se il contratto è a prezzo determinato e l’impresa ha sottostimato costi, quantità o difficoltà esecutive, una parte del rischio dovrebbe essere a carico dell’impresa.
Se invece sono cambiate condizioni normative, progettuali, prezzi o richieste del committente, allora è ragionevole che una parte del maggior costo ricada sul committente.
Doveroso ricordare che in Italia vale la regola del: il rischio industriale è mio quando guadagno; quando i costi esplodono, bisogna socializzarlo perché altrimenti fermo i cantieri.
Pretese finanziarie di Webuild che il nostro cerca di accontentare.
Ma le procure che minkia fanno?
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progetto e gara sono stati fatti molto tempo fa. Tra l’altro mi pare non ci fosse nemmeno il progetto esecutivo (che se lo fa una stazione appaltante qualsiasi arriva la finanza, invece il ministero di salvini può tutto). In ogni caso si è tenuto tutto per buono e quindi i costi vanno, giustamente, parametrati alla situazione attuale.
Il problema sono proprio i 22 miliardi di adeguamento prezzi e varianti…. possiamo spendere tutti questi soldi oltre a quelli del costo del ponte?
non mi pare proprio.
Secondo me è uscito di senno, lui e pure tutto il governo.
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Si, i 22 MLD di “riserve” su 30 MLD di contratti significa che gli extracosti che Webuild pretende, corrispondono al 73% del valore degli appalti.
Una follia
poi c’è la componente di altri 10-12 MLD per completare le opere.
Che lo stato e, più in generale la PA, usi le imprese appaltatrici come bancomat è un fatto risaputo.
Ma da qui a concludere che lo stato debba sborsare 20 MLD a Webuild, ne passa.
Da qui a concludere che Salvini sia degno di stare in vita, non di fare il ministro, ne passa.
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Webuild (Salini) Risultati al 31 dicembre 2025
… CHIUSO IL 2025 CON RICAVI IN FORTE CRESCITA E MARGINI IN ULTERIORE ESPANSIONE
PIANO 2023–2025 COMPLETATO CON RISULTATI SUPERIORI AGLI OBIETTIVI
RISULTATI 2025
RISULTATI BUSINESS PLAN 2023-2025 “ROADMAP AL 2025 – THE FUTURE IS NOW”.
Pietro Salini, Amministratore Delegato: “I risultati che presentiamo oggi confermano la solidità del nostro modello industriale nel lungo periodo: abbiamo superato le attese del Piano su tutte le dimensioni, industriale, finanziaria, commerciale e occupazionale, con la sicurezza delle nostre persone sempre al centro, come testimoniano i valori eccellenti raggiunti dagli indicatori di sicurezza sul lavoro. Negli ultimi tre anni abbiamo compiuto un salto di qualità significativo, ripensando e riadattando strategie e modelli e anticipando i cambiamenti. Anche in uno scenario complesso e volatile, abbiamo consegnato 45 opere in tutto il mondo, confermando disciplina operativa e affidabilità, che continuano a essere elementi distintivi di Webuild. … Con circa il 70% del fatturato sviluppato all’estero, in mercati a basso rischio, garantiamo una solida visione di lungo termine.”
Milano, 12 marzo 2026 … Nel 2025, i ricavi sono pari a €13,6 miliardi, in aumento del +15% rispetto al 2024 (+19% crescita annua dal 2022, rispetto ad un +10% di crescita annua target del Piano). L’EBITDA si attesta a €1,2 miliardi (+18% comparato al 2024, ben oltre il target di €990-1.050 milioni del Piano). L’EBITDA margin raggiunge l’8,6%, dal 7,2% del 2022. ..Nel periodo 2023–2025, Webuild ha inoltre rafforzato in modo significativo la propria struttura finanziaria, riducendo la leva lorda a 2,6x (da 4,5x nel 2022) e mantenendo una solida posizione di cassa netta positiva, nonostante nel periodo siano stati realizzati investimenti per €2,5 miliardi a supporto della generazione di cassa futura… Da inizio 2026 i nuovi ordini, includendo i progetti per i quali Webuild è risultata migliore offerente, sono pari a circa €1,8 miliardi. ( dal sito webuild )
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