Pd e FI in love: il miraggio di B. al Colle

Modello ursula – Il lavorìo per una maggioranza senza Lega e le manovre per il Quirinale

(di Gianluca Roselli – Il Fatto Quotidiano) – La bomba l’ha sganciata due giorni fa Paolo Mieli sul Corsera. Parlando di maggioranza Ursula (Pd, M5S e FI che nel luglio 2019 sostennero Von der Leyen), a un certo punto scrive: “Se Salvini entrerà in urto con Draghi, Enrico Letta otterrà che si spalanchi la via per la riconquista, nel nome di Ursula, del cuore di Berlusconi. Cui potrebbe miracolosamente toccare in sorte di essere indicato, dall’intera sinistra, come il nuovo punto di riferimento fortissimo di tutte le forze progressiste”.

Potrebbe davvero, dunque, il Caimano ambire al Quirinale? L’ipotesi appare fantascienza pura. L’unico a crederci è il diretto interessato. Il quale, raccontano fonti azzurre, ci spera con una certa convinzione ed è anche per questo che sta tentando di allontanare il più possibile la sentenza sul Ruby-ter grazie al suo ricovero al San Raffaele. L’ipotesi è comunque da scartare non solo perché, quando se ne accenna, non si trova nemmeno un dem che la confermi (“Berlusconi al Colle con i nostri voti non ci andrà mai”, dicono), ma di mezzo ci sono pure i 5 Stelle. Che, pur tra le mille difficoltà di queste ore, mai e poi mai potrebbero appoggiare Berlusconi al Colle.

Allora perché Mieli ne parla? La risposta, conversando con esponenti dem e azzurri, è che si voglia benedire il ritorno della maggioranza Ursula proprio in vista (Berlusconi a parte) del grande gioco per il Quirinale.

Corrispondenze d’amorosi sensi tra i due partiti, da quando governano insieme, se ne sono viste. Tanto da far dire a Enrico Letta, in tv, che “ci troviamo meglio coi ministri forzisti che con quelli dei nostri alleati”. “Il Pd non ha più pregiudizi su di noi”, gli ha risposto Elio Vito. Nel governo, poi, le interlocuzioni sono quotidiane. Dario Franceschini e Mara Carfagna hanno molto collaborato su alcuni dossier del Pnrr. La ministra per il Sud ha un buon rapporto anche col suo predecessore, Giuseppe Provenzano (il passaggio di consegne tra i due viene definito “cordialissimo”).

Franceschini e Lorenzo Guerini in cdm fanno spesso sponda con Mariastella Gelmini e Renato Brunetta. Ma le interlocuzioni si dipanano pure a livello più basso. Debora Serracchiani, capogruppo dem a Montecitorio, per esempio, interloquisce spesso col pari grado azzurro Roberto Occhiuto. “C’è un confronto formale e governativo, ma da qui a dire che è scoppiato l’amore…”, raffredda gli animi, però, il forzista Andrea Ruggieri.

Poi c’è Letta (che con lo zio Gianni ha sempre parlato, seguendone a volte i consigli). Il segretario ha messo Salvini nel mirino perché, si sa, avere un “nemico” su cui sparare fa bene ai sondaggi. Così l’ex premier continua a buttargli petardi tra i piedi: lo ius soli, il ddl Zan, la foto con la felpa Open Arms, la legge sul fine vita in arrivo. Salvini, fiutando la trappola, s’imbullona ancor di più all’esecutivo e dopo ogni polemica si affretta sempre a ribadire la sua “massima fiducia in Draghi”. “Non farò questo favore alla sinistra, resto nel governo per contare”, ha ripetuto pure ieri.

Ma, anche con la Lega al governo, è sul Quirinale che la maggioranza Ursula potrebbe tornare a manifestarsi. Su chi, però, è un’incognita. Di sicuro, fa sapere un forzista, “non potremo mai votare uno dei nemici storici di Berlusconi, come Prodi”. Su tutti gli altri nomi (Franceschini compreso), si può trattare. Con o senza Salvini.

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5 replies

  1. Ecco che il batiscafo Draghi si inabissa sotto il pelo dell’acqua ma continua a tenere sotto controllo la situazione
    con il periscopio.
    L’ipotesi che sia il Caimano a subentrare a Mattarella è talmente sguaiata e irrealizzabile che solo il Megafono
    Unico Mediatico può accreditarla usandola come Arma di Distrazione di Massa per ripresentare, al momento
    opportuno, la riemersione salvifica del batiscafo draghiano come UNICA soluzione auspicabile e praticabile.
    Solo una Pubblica Opinione mitridatizzata da decenni di mistificazioni e menzogne propinate da una disinformazione
    degna del peggior Goebbels può credere che i “fratelli grembiulini” puntino su quel vecchio arnese di Zu’ Scilvio
    per mantenere la loro presa ferrea sulla società italiana.

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  2. “ci troviamo meglio coi ministri forzisti che con quelli dei nostri alleati”.
    Questa cosa non l’ha detta. Si riferisce alla domanda di Formigli e ha risposto che ci lavorano bene, ma il termine di paragone erano i ministri leghisti, non gli alleati.

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