La battuta d’arresto alla rifondazione del M5S, impigliato nelle dispute interne

(Tommaso Labate – il Corriere della Sera) – Negli ultimissimi appunti sulla bozza della carta dei valori, su cui sta lavorando ormai da settimane, c’è scritto chiaro e tondo che il «suo» Movimento Cinque Stelle ha un «orientamento progressista» e che l’approdo naturale a Bruxelles dovrà essere il Partito socialista europeo. Sul primo punto c’è un accordo di massima nello stato maggiore, ormai acconciato all’evidenza di un’alleanza elettorale con Pd e Articolo 1; sul secondo, invece, il dibattito è aperto, visto che tra i maggiorenti c’è chi preme per andare tra i liberali dell’Alde e chi non vorrebbe rinunciare al sogno di conquistare un posto in prima fila tra gli ambientalisti.

Ma il punto su cui negli ultimi giorni Giuseppe Conte ha esteso al massimo possibile l’elastico della tensione con il gotha del Movimento, a cominciare da una serie di telefonate con Beppe Grillo, è il simbolo. Dietro il silenzio prolungato dell’ex presidente del Consiglio, che dietro quel suo «sto lavorando» ha accumulato riflessioni che in alcuni momenti stavano per spingerlo a un passo da un clamoroso ripensamento, c’è la consapevolezza che «intestarsi» anche plasticamente il M5S rifondato potesse far prendere ai sondaggi quell’abbrivio che ancora non si vede. Più che a un cambio di nome, l’avvocato aveva pensato a una specie di restyling che comprendesse nel logo la parola «Conte» o la formula «con te», l’hashtag sui social rilanciato a più riprese anche da Grillo.

Ma proprio dal garante, che comunque continua a essere lo sponsor principale della sua investitura, è arrivato uno stop inatteso non tanto nei modi quanto nei toni. Raccontano dentro il Movimento che, prima di lasciarla ventilare urbi et orbi , la posizione intransigente di Grillo sul simbolo sia stata comunicata a più riprese a Conte stesso, che aveva provato a insistere più volte.

E che il niet grillino abbia gettato nello sconforto l’ex presidente del Consiglio, che le interlocuzioni più amichevoli (da Bettini a D’Alema a molti ex ministri del suo governo) ormai le ha più fuori che dentro il M5S. Il tutto ha provocato l’ennesima battuta d’arresto alla rifondazione del M5S, rimasto impigliato – oltre che nelle dispute interne – nelle carte bollate del Tribunale di Cagliari (l’istanza era stata avanzata da una consigliera espulsa) e nell’attesa di un pronunciamento sul ripristino dell’organismo collegiale decaduto, che nello statuto ha preso il posto del vecchio «capo politico».

Lasciatosi convincere dall’idea che rinunciare alla sua lista personale fosse il modo migliore per giocarsi le briscole rimaste, adesso Conte è di nuovo a un bivio. La rottura di un percorso con M5S ormai avviato e benedetto a tutte le latitudini è un’ipotesi lontana, certo; ma la ragnatela di tensioni e cavilli tra il Movimento e l’Associazione Rousseau – col suo codazzo di tensioni che attraversa tutto il gruppo dirigente – viene considerata dall’avvocato un ostacolo da cui liberarsi al più presto. E così, mentre fuori dalle mura del suo studio impazza il dibattito sul presunto complotto che ne avrebbe provocato l’uscita dalla scena di Palazzo Chigi, il tacer di Conte non è più il verbo di chi acconsente.

Una fonte pentastellata di primo livello racconta così lo scontro sottotraccia con Grillo: «Lui e Giuseppe sono come l’azionista di maggioranza di un’azienda e il suo amministratore delegato. Il secondo è quello che decide ma il primo è quello che possiede. E quando le vedute non coincidono, allora il primo obiettivo è evitare strappi rumorosi e arrivare a un punto d’accordo». Col rischio che i dossier sospesi rimangano a prendere polvere sulla scrivania. A cominciare da quello che riguarda le prossime elezioni amministrative, dove la messa a punto dell’accordo col Pd è ancora lontana. Come dimostra il campo principale della tornata, Roma.

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10 replies

  1. I D’Alema escono dalla porta e rientrano dalla finestra.
    Neanche il bastardissimo Renzi è riuscito a liberarci di loro, l’unica cosa per cui gli sarei stato grato.
    Dividersi tra destra e sinistra ha poco senso se chi gestisce queste “ditte” di destra e di sinistra sono sempre le stesse cricche, più o meno occulte.
    Si sono divisi i compiti indossando diverse divise ma con l’unico obiettivo di far parte di una casta.
    Compiacersi che a vincere sia la propria parte non dovrebbe far gioire più di tanto visto che sempre di cricche parliamo.
    È difficile immaginare una società più iniqua di questa, una società sia pur berlusconianizzata ma in cui la sinistra ha rivestito importanti ruoli di potere. Una società piena di sacche di privilegiati, trasversali alla destra e alla sinistra.
    Inveiscono contro il liberismo che hanno lasciato selvaggio, lo riferiscono alle piccole imprese che trattano sempre con la puzza sotto il naso, ricevono senza vergognarsi ingenti finanziamenti dai PRENDITORI che fanno affari con lo Stato al riparo dal mercato e dalla concorrenza (LIBERISMO non ULTRA ma LADRO, perché è il liberismo ladro non ultra quello che va per la maggiore in Italia).
    Tra Grillo e Casaleggio si sono imbertati più di 1 milione di euro dal prenditore Onorato ma questo ho visto non ha scandalizzato nessuno: 4 commenti!

    Se davvero Conte come interlocutore amichevoli avesse Baffetto, so’ cazzi.

    È una intelligenza orientata quasi esclusivamente a farsi gli affari suoi.

    Se l’Italia è berlusconianizzata lo dobbiamo anche a lui.

    La destra è peggio? Assolutamente sì ma se il centrosinistra è questa classe dirigente inamovibile di persone non all’altezza dei compiti che si sono autoassegnati, interessate più che altro alla propria sopravvivenza di privilegiati, la colpa è di una base che digerisce tutto.

    Chi alle prossime elezioni si asterrà non potrà essere accusato di complicità col nemico perché il nemico dovrebbe essere l’intero sistema, quello che il giochino destra sinistra perpetua da decenni.
    I politici italiani sembrano cuochi bravissimi a descriverti succulenti ricette, a guarnirti bene i piatti prima di servirteli ma poi quando assaggi le loro pietanze scopri che è comunque merda, anche se te la propongono in perfetto francese. E se una puzza meno dell’altra non è un buon motivo per leccarsi i baffi.

    Il meno peggio è l’unica opzione possibile.
    Sono d’accordo ma questo principio non può tradursi in un obbligo a schierarsi.
    Soprattutto se inizi a notare che lo SCHERARSI è la prima causa di tutti i mali.

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    • “Tra Grillo e Casaleggio si sono imbertati più di 1 milione di euro dal prenditore Onorato ma questo ho visto non ha scandalizzato nessuno: 4 commenti!”
      Sarà mica perché è ancora tutto da dimostrare e non ha senso accusare sulla base di un possibile falso?

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  2. Basta leggere un articolo del corriere che riguarda il m5s e capisci come la pensa Cairo e i poteri p2ini che gli stanno dietro.Premessa la mia posizione “Dibastiana” vorrei invitare Di Maio , Fico e dintorni, se sono ancora in grado di farlo,a una riflessione: come mai la vostra inversione ad “U” politica non è servita a modificare minimamente il giudizio dei “dominatori nascosti” sul nostro conto ,cioè su m5s?

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  3. Nell’articolo (sic?!) non c’è nessuna notizia, una sequela di illazioni senza fondamento; e non manca nel finale la solita “fonte pentastellata di primo livello” che “racconta” cose “sottotraccia” senza nomi ne cognomi. Ma va va

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  4. I virgolettati di questo Tommaso Labate ci hanno francamente rotto il cazzo: sono frasi che crea il suo cervellino bacato e pettegolo. Alcune sue ricostruzioni, durante la crisi di governo che ha abbattuto Conte, erano palesemente romanzate: talmente fittizie (come le sue fantomatiche fonti) da non reggere nessun “patto narrativo”.

    Il suo non è giornalismo ma scarsissimo “feuilleiton”.

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  5. COME SI DISTRUGGE UN PARTITO- Viviana Vivarelli.

    Il tempo passa e del famoso ‘partito di Conte’ si continua a non sapere nulla. E per fortuna che doveva uscire prima di Pasqua!
    Giuseppe Conte non si immaginava in che ginepraio si andava a cacciare quando ha accettato la proposta di Grillo di fare il capo politico di un Movimento che sulla piattaforma Rousseau aveva appena votato per un governo collegiale.
    E non fanno chiarezza i 5 stelle ‘governativi’, completamente spariti nell’accozzaglia del Governo più di dx che si sia mai visto, dove hanno perso ogni visibilità e non si sa più cosa rappresentino e perché.
    Da molto tempo, ormai, sappiamo che si sta preparando una carta dei valori in cui ci auguriamo non siano del tutto spariti quei principi di Gianroberto che ci dettero 11 milioni di elettori, rendendoci la prima forza del Parlamento. Ora, con 98 parlamentari in meno dai 333 che avevamo, la nostra forza si è alquanto ridotta e, avendo partecipato all’ammucchiata di voto per Draghi, siamo diventati gli invisibili, equiparati nella mente della gente ai peggiori. Anzi, diciamo che fa più opposizione da solo quel Salvini che aveva accettato Draghi senza condizione alcuna ed è terzo in Parlamento del M5S che ha ‘goduto’ del ‘patteggiamento’ di Grillo che ci ha venduti in cambio di quella famosa transizione energetica che è stata bellamente affidata alla Lega, ignorandoci completamente. E infatti Cingolani la inizia con 11 nuovi pozzi petroliferi!
    Insomma il tempo passa e del ‘partito di Conte’ cosa si sa? Che ha un «orientamento progressista» (come il Pd?), che in Europa si metterà nel gruppo dei socialisti (ma sono tutti d’accordo?), che alle amministrative starà col Pd (che però vuole imporre candidati solo suoi e pure a Roma). Insomma da primo partito del Parlamento che dominava nelle coalizioni dovremmo essere la stampella del Pd. Il Pd, come diceva Bersani, ci ha ‘scoutizzati. Non proprio quello a cui pensava Gianroberto.
    Buio assoluto sul simbolo. Il ‘Partito di Conte’ non va bene? Grillo non lo aveva preso come scialuppa di salvataggio dopo aver rovinato il suo partito? Lo dobbiamo chiamare ‘partito di Grillo’? O ‘partito del Grillo-Conte’? Visto che Grillo non vuole il governo collegiale ma vorrebbe manovrare il capo politico Conte da una posizione di segretario del partito analoga a quello del Pd? ‘Segretario’ è un po’ diverso da ‘garante’. In certi partiti il ‘segretario’ è il vero leader che ha l’effettiva direzione del partito mentre al presidente spetta un ruolo di rappresentanza.
    E che fine farà la famosa ‘democrazia diretta’ se non si verrà a patti con Davide Casaleggio e Grillo non si riprenderà Rousseau e la famosa lista degli iscritti, al momento ostaggio di Davide, o non si farà una nuova Piattaforma (300.000 euro per iniziare e 200.000 euro ogni anno per continuare)? Nelle casse di Grillo 6 milioni ci sono quindi non vediamo il problema finanziario. Ma Davide si è spinto troppo oltre con la sua difesa a oltranza dei principi base di suo padre. Ha fondato un nuovo partito, per ora tutto regole, programma, piattaforma e blog ma senza capi né nomi né elettori, mentre Grillo stenta a definire il proprio, fondato solo su due nomi, senza nome, piattaforma, regole e programma, che per di più deve conciliare due visioni opposte, quella di Grillo che si spera salvi i vecchi principi della democrazia diretta e quella di Conte radicato nella vecchia democrazia parlamentare, cioè partitica, che è esattamente il suo opposto. La prima dà il potere alla base popolare, la secondo alla base parlamentare cioè partitica. Nella prima decide il popolo, nella seconda decidono 5 o 6 capi partito. Senza contare che Conte è decisamente piddino mentre Grillo non si sa più cosa sia.
    Al momento i due non sono d’accordo nemmeno sul nome, anche se Conte, non si capisce a nome di chi, firma alleanze col Pd sulle amministrative, basate non si sa su quali programmi, tanto basta la parola.
    Legalmente i due partiti navigano nel buio assoluto.
    Intanto il Tribunale di Cagliari ha nominato un curatore speciale del M5S “rimasto privo di rappresentanza legale” dal 17 febbraio quando gli iscritti a Rousseau hanno votato per la modifica dello statuto, introducendo un Comitato direttivo di 5 membri al posto del Capo politico, con tutte le funzioni di rappresentanza legale. La decisione è stata presa su istanza dalla consigliera regionale sarda Carla Cuccu che il 27 gennaio era stata espulsa dal Movimento da Crimi, per cui, da sentenza, il curatore legale del M5S, nominato dal Tribunale di Cagliari, sarebbe l’avvocato del foro di Cagliari, Silvio Demurtas.
    Il 17 febbraio scorso, l’assemblea degli iscritti ha modificato lo statuto abolendo il Capo Politico e sostituendolo con il Comitato direttivo di 5 membri. Ma questi poi non sono stati eletti e manca una norma transitoria per una possibile rappresentanza legale. Per cui, grazie al casino fatto da Grillo, il M5S è oggi un partito fantasma che, pur avendo raccolto 11 milioni di voti, è attualmente spaccato in 3, di cui il pezzo maggiore è senza nome, senza simbolo, senza programma, senza statuto, senza piattaforma, senza gruppo europeo, senza rappresentanza legale, sostenuto dai fedelissimi sulla base di una fiducia cieca sui nomi di Conte e Grillo.
    Intanto il tempo passa e non si definisce nulla.
    Di Battista si è tirato fuori da tutto. Scrive articoli e libri su qualunque cosa meno che sul M5S , qui silenzio assoluto.
    Il clan dei fedelissimi in fiduciosa attesa aspetta.

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