Il “contentino” a Salvini regala pieni poteri al governo Draghi

(di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Che la “manina” sia di matrice leghista o di qualcun altro, poco importa. Fatto sta che il “contentino” concesso dal governo Draghi a Matteo Salvini nel decreto che ha chiuso l’Italia anche ad aprile, approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri, rischia di dare all’esecutivo i pieni poteri sulle misure anti-Covid esautorando il Parlamento.
La norma si trova nell’articolo 1 del decreto emanato giovedì dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “In ragione dell’andamento dell’epidemia, nonché dello stato di attuazione del Piano vaccini (…), con deliberazione del Consiglio dei ministri, sono possibili determinazioni in deroga al primo periodo e possono essere modificate le misure”.
Ergo: dopo Pasqua il governo potrebbe fare un “tagliando” dei dati epidemiologici e modificare le misure (aperture, chiusure…) con una semplice delibera del Consiglio dei ministri. Una fonte che non rientra tra quelle coperte dal decreto legge del 25 marzo 2020 con cui il governo indicò gli strumenti legislativi – tra cui i Dpcm – per affrontare la pandemia. Nell’ultimo anno le delibere sono state usate solo 7 volte per decisioni che non limitavano la libertà dei cittadini: 4 volte per la dichiarazione e la proroga dello Stato di emergenza e 3 volte per lo stanziamento di fondi alla Protezione civile.
Il Cdm, insomma, non ha mai usato le delibere per disporre aperture o chiusure di bar, ristoranti, negozi o limitare la libertà dei cittadini. Per un motivo: su questo strumento normativo il Parlamento non ha alcun potere di controllo. Ancora minore rispetto ai Dpcm del governo Conte-2 e al primo del governo Draghi che trovavano la propria legittimazione giuridica nei decreti convertiti dalle Camere.
E sì che il governo Draghi, sostenuto da giuristi à la Sabino Cassese che per un anno hanno attaccato i giallorosa sulla “dittatura sanitaria”, si era impegnato ad accantonare i famigerati Dpcm in favore dei decreti legge per fronteggiare l’epidemia. Una scelta che aveva un valore simbolico più che sostanziale visto che, di norma, i dl vengono convertiti dal Parlamento a ridosso della scadenza dei 60 giorni quando ormai sono stati già superati dai fatti e da un decreto successivo: il virus non guarda in faccia ai biblici tempi delle Camere.
Draghi aveva affidato il compito di sostituire i Dpcm al sottosegretario a Chigi Roberto Garofoli, magistrato ed esperto di diritto amministrativo, anche in base al richiamo del Parlamento che si sentiva esautorato. Il 4 marzo, infatti, il Comitato per la legislazione presieduto dal pd Stefano Ceccanti aveva redatto un parere per chiedere al governo di eliminare i Dpcm e “ricondurre alla fonte legislativa il quadro generale delle misure da applicare nelle diverse zone”. Ora Ceccanti, a proposito della nuova norma, parla di “una regressione non accettabile” e proverà a modificarla in chiave di conversione spalleggiato dal M5S. E pare che anche Mattarella abbia storto il naso prima di emanare il decreto.

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4 replies

  1. mattarella, come già napolitano, magari storce il naso ma firma tutto quello che gli danno quelli che lo hanno messo lì.
    Secondo me se fai così non sei garante della costituzione, ma di chi ti da gli ordini.

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    • mattarella ha la credibilità di gatto silvestro, dopo l’ennesimo tentativo a vuoto di fottersi il canarino giallo che stava sui coglioni a TUTTI.

      Oppure mattarella è quel canarino?

      Mi sa che è quel canarino. Infatti sta sui coglioni a TUTTI quanti.

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  2. Ma davvero credete che il P.d.R. legga tutte quelle baggianate ? 😂😂😂😂🤣🤣🤣💯🤣🤣

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