“Rigenerare i 5S”: Conte riparte da verde e legalità

“Onesti e capaci” – Carta dei princìpi per aprirsi a tutti, democrazia digitale e organizzazione, ecologia, legalità, giustizia sociale e cambio di simbolo con nuove “stelle”Il discorso – L’ex premier presenta agli eletti e a Grillo il piano di “rifondazione”: società civile e struttura per un M5S a sinistra ed europeista “senza correnti”

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Lo aspettavano Giuseppe Conte, da un po’. Ed eccolo, ecco il suo ritorno al futuro. Nella sera in cui diventa ufficialmente un 5Stelle, l’avvocato pronuncia in diretta su Facebook il suo discorso all’assemblea del Movimento sui principi e contorni del nuovo M5S, “da rifondare”, anzi “da rigenerare”, a cui non può bastare un “restyling, un rinnovo superficiale”. Come se fosse ciò che non è, ovvero un grillino della prima ora, un po’ prima delle 22 di un giovedì pre-pasquale il rifondatore Conte rispolvera lo streaming, sepolto nella preistoria del M5S. Ad ascoltarlo ci sono innanzitutto gli eletti dei 5Stelle, dai parlamentari ai sindaci, e il Garante, Beppe Grillo, tutti collegati via Zoom. “Saluto tutti” esordisce l’avvocato, in giacca e con cravatta rossa. Sullo sfondo una libreria stipata. “Dovete essere fieri” inizia, elencando le battaglie del M5S diventate leggi, dal reddito di cittadinanza all’eco-bonus. Ma presto racconta il Movimento che vorrebbe, con “una razionalità organizzativa” e una “chiara identità politica”, racchiusa in una Carta dei principi e dei valori che sarà uno specchio dove riconoscersi. Lo dice in chiaro, che lavora a un Movimento con un cuore che batte a sinistra, europeista. E infatti ricorda subito: “Grazie ai vostri voti determinanti in Europa è stata insediata la commissione Von der Leyen”.

La direzione di marcia per il M5S, e non a caso prima del discorso il segretario dem Enrico Letta benedice da Porta a porta: “Scommetto sull’evoluzione del Movimento, io voglio una coalizione”. La vuole, eccome, anche Conte. Ma innanzitutto vuole un M5S ambientalista oggi ancora più che ieri, nel nome della famosa “transizione ecologica”, e che promuova la “giustizia sociale” e la legalità. Spalancato alla società civile, con dei Forum, “piazze delle idee”, a fare da raccordo tra il Movimento con tutto quanto sta lì fuori. “Dobbiamo essere accoglienti, inclusivi verso l’esterno, ma anche intransigenti sui nostri valori” riassume Conte, come un equilibrista delle parole. Ma il nuovo M5S dovrà anche irrobustirsi, con una struttura fatta di “articolazioni interne” e perfino “dipartimenti”, che però non devono renderlo come gli altri, “come i partiti tradizionali”. Non pronuncia mai la parola segreteria, Conte, ma che non vuole le correnti lo dice dritto. “Ci saranno regole per impedirle” avverte, ed è il monito ai parlamentari che ne stanno creando a grappoli. Certo, provano a chiamarle associazioni. Ma l’avvocato si è proprio arrabbiato, e infatti sul finale insiste e precisa: “Non abbiamo bisogno di associazioni”. Come chiarisce che ci vorrà “più cura per le parole”. Soprattutto, ammette che l’uno vale uno “è la base della democrazia”. Ma quando bisogna scegliere persone per “funzioni di responsabilità” o “rappresentanti del popolo in posizioni di rilievo” allora servono quelli “competenti e capaci”. E forse è in quelle sillabe che si annida la soluzione al nodo che non fa dormire molti parlamentari, ossia il vincolo dei due mandati. Quando parla di scegliere per competenze potrebbe alludere all’ipotesi a cui sta lavorando, ossia che sia lui, da capo politico, a scegliere in base al merito chi verrà messo nelle liste. Non vuole e forse non può essere più chiaro di così. D’altronde non dice nulla di definitivo neanche sul rapporto ormai degenerato in guerra con la piattaforma Rousseau di Davide Casaleggio. Però mette paletti quando assicura che certo, “le nostre decisioni fondamentali passeranno ancora attraverso il voto su una piattaforma digitale”. Ma “una piattaforma” non è necessariamente Rousseau. Soprattutto, “la democrazia digitale viene da una tecnologia che non è neutra”. Ovvero, “chi possiede e gestisce i dati” svolge operazioni “sensibili e delicate”.

Traduzione, a decidere sarà sempre e solo il M5S. Quello a cui Conte promette un confronto, sul piano e sulla rotta. “Dopo la pausa di Pas qua avvierò incontri per raccogliere i vostri suggerimenti”. Ma l’ultima parola sarà la sua, quella del rifondatore.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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14 replies

  1. La regole per impedire le correnti interne sono ricunducibili a una sola: evitare che chi è dentro possa rimanerci per troppo tempo, per non scalare il partito in modo padronale e organizzarsi con i suoi fedelissimi.

    Ma chi volete prendere per il culo?

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  2. Per il momento siamo all’elenco delle buone intenzioni.Intanto il “nuovo”segretario Letta spara sulla Raggi e apre a Renzi come se niente fosse.È qui che si vedrà alla prova la linea politica di Conte.

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  3. LA PARABOLA DISCENDENTE DEL M5S- Viviana Vivarelli.

    La grande innovazione del Movimento 5 stelle era stata quella di rovesciare la piramide verticistica del potere partitico, in cui gli elettori non contano niente e tutto viene deciso dal capo politico, per un sistema altamente democratico in cui tutto parte dalla base, dai meet up, o gruppi di elettori che sul territorio fanno i loro incontri e le loro discussioni, praticando direttamente la democrazia ed eleggendo i loro rappresentanti Questi, poi, avrebbero fatto votare gli iscritti sulla Piattaforma Rousseau sulle decisioni più importanti, per esempio sulle coalizioni o sul sostegno ai nuovi Governi.
    Col nuovo partito di Conte, tutto questo è stato rovesciato e distrutto, tutte le decisioni sono state prese dal solo Grillo che ha calpestato anche l’ultima votazione di Rousseau che sanciva la nascita del Governo collegiale.
    Grillo da solo, come il peggior capo partito, ha deciso la destrutturazione della democrazia diretta, l’annientamento del Governo collegiale, la nomina dall’alto di Giuseppe Conte come unico capo politico, e ha ordinato, pena l’espulsione, il sostegno al Governo Draghi che su Rousseau era stato respinto dal 40% dei votanti mentre il restante 60 % aveva aderito senza entusiasmo a un quesito posto in modo truffaldino.
    Insomma, col partito di Conte, siamo tornati alla piramide partitica dove tutto è deciso dall’alto e nemmeno dal capo politico bensì da una figura laterale, che da ‘garante ‘dello statuto è diventato ‘segretario’ con poteri sovrastanti quelli del cosiddetto capo politico, allo stesso modo con cui per es, nel Pd abbiamo un segretario del partito e un Presidente.
    Che poi questa piramide venga addolcita dalla promessa che gli elettori saranno ‘consultati’, non garantisce ormai più nulla e si ha l’impressione che la parabola che è partita dall’utopia di Gianroberto Casaleggio sia finita per sempre nel nulla.
    Non solo il grande sogno di creare una democrazia diretta, che poteva essere di maestra al mondo, è stato distrutto, ma il sostegno ‘comandato pena l’espulsione’ al Governo Draghi, che rappresenta la peggiore destra capitalista ha negato anche le idealità politiche, economiche e sociali per cui il M5S era nato.
    Francamente io di questo tipo di ‘rigeneazione’ non avevo affatto bisogno

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    • sarebbe bastato mutuare il sistema svizzero…!!!
      e invece un panegirico di parole vuote che servono solo a nascondere la spasmodica avidità di “possedere” il (nuovo) partito a 5 stelle…!!!

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    • Poiché mi pare abbia capito abbastanza bene, per cosa sia stato creato il 5Stelle da Grillo (che un tempo, cercò persino di candidarsi nel PD), le chiedo se questo accanimento riguardo alla “peggiore destra” sia frutto di ideologia. Draghi è lì grazie al PD e ai 5stelle.
      In effetti, Draghi, contribuì con la sua “letterina”, a cacciare Berlusconi (che a quel tempo era davvero un pericolo per le tecno-burocrazie europee e oggi no, perché ha imparato la lezione), assieme al presidente Napolitano (sinistra), nel plauso delle sinistre tutte. Le faccio notare altresì, che le “destre”, nella iper-liberista UE sono viste come il fumo negli occhi, e che al potere, di fatto, ci sono solo le propaggini dei DEM americani, con tutte le loro sfumature, dal fuxia al verde. Anche riguardo ai vaccini, sta imperversando Pfizer, guarda caso il maggior finanziatore della campagna Biden. Francamente, dove Lei veda la destra, tra le “élite” globaliste, proprio mi sfugge. Guardi uno per uno, i filantropi di Davos e mi dica se ce n’è anche solo 1, che non sia legato al culturalismo opportunista DEM. Forse è ora che la smettiate di credere che le vostre idee rappresentino il mondo e che facciate un doloroso bagno nella realtà. È ora che apriate gli occhi, per non essere colpevolmente complici.
      Se poi dite che Salvini si accoda, che Berlusconi si accoda, che la Meloni aspetti il turno per accodarsi, le do ragione.
      Pare che idee opposte al neo culturalismo della sinistra DEM, non siano ammesse e che i loro soldi tengano in scacco l’occidente.
      Come potrà ben comprendere, anche loro “tengono famiglia”. Ma il male è altrove, mi creda.

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  4. Ingiacca e cracvatta rossa con la libreria stipata! L’avessero scritto i giornaloni di Draghi Travaglio Fido Coniglio l’avrebbe infilato come leccaculo di regime! E siccomer l’andazzo è questo manco ho continuatio perché il tutto è assolutamente stucchevole! C’erano Gruillo, Casaleggio, Di Maio che avevano costruito un mpovimento unico nella storia italiana e oggi questi eroi hanno delgato una ricostruzione impossibile perché nella stessa storia italiana non è mai esistito qualcosa di analogo che per amore del potere abbia cosi’ volgarmente e velocemente traduito tuittti i principali pricipi dfondativi, delegando un perfetto signor nessuno al quale tutti ormai stanno accollando l.a stessa catastrofe vaccinale visto che, semplicemente, quando governavano sia lui che speranza non ci avevano penato, costruendolo ancora sulle chiacchiere alla Casalino! nel frattempo ciascuno inchiavardato sulla propria poltrona sono spariti tutti! Patetico!

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  5. DI FABRIZIO RONCONE
    Vediamo com’è andata (comunque niente di pazzesco, non fatevi illusioni).
    Allora: alle 21,30, su Facebook, ci sarebbe Giuseppe Conte che, in diretta, spiega come ha deciso di prendersi il tribolato Movimento 5 Stelle per rifondarlo e trasformarlo, ufficialmente, in un vero grande partito (capi e capetti — a modo loro — come sapete si sono già portati avanti da tempo dividendosi in correnti e diventando la casta che promettevano di combattere, risucchiati dal potere, golosi di potere, cacciatori di poltrone, sensibili al lusso e perfettamente a loro agio sulle auto blu con lampeggianti — la senatrice Paola Taverna, per dire: prima, a Palazzo Madama, con gli zatteroni di sughero e i jeans strappati e, adesso, tutta in ghingheri con la sua Louis Vuitton d’ordinanza, «Abbbelliii, ma che per caso state a rosicà?»).
    Non saltate alle conclusioni: poi vedremo come e perché l’operazione politica è tutt’altro che facile da realizzare, anzi i dubbi sono enormi, anche perché è piuttosto complicato immaginarsi Beppe Grillo che molla sul serio il suo adorato giocattolo a qualcuno, fosse pure un ex Avvocato del popolo diventato addirittura, su Wikipedia, Conte I e Conte II.
    Mentre Giuseppi (cit. Donald Trump) parla, si procede un po’ per sensazioni, con immagini in dissolvenza.
    Intanto, colpisce torni di notte — Enrico Letta, per restare a cronache recenti, due domeniche fa si presentò all’assemblea del Pd intorno a mezzogiorno: e invece Conte è sempre così a suo agio nelle tenebre, forse è banale tendenza all’insonnia, forse sono botte di narcisismo acuto e gli piace sapere che fuori è buio e tutti noi siamo qui, davanti ai computer accesi, ad ascoltarlo.
    Certo, un anno fa, c’era un pubblico diverso.
    Eravamo milioni.
    Un intero Paese.
    Chissà se ci chiude, se ci apre, ha detto di stare tranquilli, l’aveva detto solo per darci coraggio, comunque gli sono venuti i capelli bianchi sulle tempie, fa quello che può, non sta facendo male.
    Contavamo i morti, vivevamo nel terrore. E però avevamo fiducia: sì, ci fidavamo di Conte. Era in testa ai sondaggi.
    Poi arrivò l’estate. E, veloce, un terribile autunno: con la seconda ondata di Covid e una crisi di governo abbastanza memorabile. L’ultima immagine: lui, Conte, dietro a un banchetto, sul portone di Palazzo Chigi (no, Rocco: non fu una grande idea, proprio no).
    Quanto tempo è passato? Dall’archivio del giornale, poco fa, chiedevano: sicuro era febbraio?
    Sì, non sono passati nemmeno due mesi e stasera — per un giovedì niente Netflix, niente Piazzapulita, niente Isola dei famosi — un pubblico assai ridotto e selezionato: ci sono i gruppi parlamentari riuniti, gli eurodeputati e i consiglieri regionali (loro anche collegati via Zoom); poi larghe fette di popolo grillino, cronisti in smart working e Goffredo Bettini in pantofole nella sua casa di trenta metri quadrati al piano terra di un palazzo sul dorso di Monte Mario, la luce tenue di una abatjour e libri preziosi, un letto, una finestra con panorama sulle cupole illuminate di Roma e fogli pieni di appunti, bozze di schemi con cui il grandioso stratega dem — non sempre infallibile — ha convinto Conte che il nuovo partito grillino debba stare nel recinto del centrosinistra.
    Eccolo, Conte: la voce priva del solito velluto, un piglio deciso, la pochette bianca senza punte, meno vezzosa, una solida libreria alle spalle: però il succo dei ragionamenti è sempre un filo sfumato, molti «ma anche», molti sottintesi, molte allusioni. Del resto, il progetto è ambizioso, complesso, spinoso: Conte spiega che non sarà un’operazione di marketing, di restyling, ci sarà un nuovo statuto, immagina una forza anti-élite ma con ambizioni di governo, di respiro progressista, europeista, che non rinneghi i valori delle origini, pur salvando comunque qualcuno dalla ghigliottina del doppio mandato (per capirci: un po’ di establishment verrà graziato perché — ha spiegato Conte in privato — sarebbe sbagliato smarrire esperienze conquistate in anni trascorsi a Palazzo Chigi; di sicuro non si ricorrerà però alla mandrakata del «mandato zero» che s’erano inventati i colonnelli, quella «che il primo giro di Parlamento non si conteggia. Così, alla fine, i mandati sono tre»). Sul tavolo, intatto, resta il problemone della piattaforma Rousseau: Davide Casaleggio reclama 500 mila euro, ma con lui tratta — personalmente — Beppe Grillo.
    Appunto: Grillo.
    Siamo qui ad ascoltare Conte, le sue parole rimbalzano in diretta sul web, sulla Moleskine — dopo venti minuti — c’è scritto: in effetti, parla da leader.
    Ma per quanto gli sarà concesso? Sono dubbi legittimi, necessari. Sembra ieri che Grillo annunciava solenne davanti alle telecamere: «Il capo è Di Maio». Poi si voltava, e con il suo ghigno: «Al piccoletto, una controllatina gliela dò comunque io».

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    • Guardi, Conte è largamente sottovalutato.
      Era lì (PdC) a prendere tempo. E lo ha fatto magnificamente (mi creda, non sto insultando, al contrario).
      Poi Tramp ha perso e subito è arrivato Draghi.

      Ora Conte, è lì a fare la medesima cosa col 5Stelle. Aspettare sviluppi senza perdere voti.
      Le ripeto che Conte è molto più capace di quel che credete.
      Sa tenere i piedi saldi su 2 staffe anche su un cavallo impazzito. E facendo persino credere di non saper cavalcare.

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    • Bell’articolo.
      Goffredo Bettini in pantofole nella sua casa di trenta metri quadrati al piano terra di un palazzo sul dorso di Monte Mario, fa scompisciare.

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  6. Che, poi, con un ritardo di mesi sulla riorganizzzazione del Movimento con un capo provvisorio dalle dimissioni di Di Maio avesse dat una sola indicazione operativa! E per fortuna che Travaglio Fido Coniglio ha criticato Draghi perché a governo ancora non ratificato non decideva! Questi ancora non hanno emanato una vera decisione operativa! Ma naturalmente se una cosa non la fa Cone è tutt’altra faccenda….

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  7. Ma che verde! Il Prof. Conte deve pensare solo al “giallo” e senza mischiarlo con altri colori. Il giallo è un colore puro. Anche il Movimento 5 Stelle deve rimanere puro. Basta compromessi. G. Mazz.

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