Il governo Draghi non è “neutro”. Già, che cos’è

(di Saverio Francesco Regasto – Ordinario di Diritto pubblico comparato, Università di Brescia – Il Fatto Quotidiano) – Il governo Draghi è il 67esimo esecutivo della Repubblica ed è entrato in carica il 13 febbraio scorso. Trascorso oltre un mese dall’insediamento, è tempo di (provvisori) bilanci, tanto sull’iter seguito per la sua costituzione, quanto per i provvedimenti fin qui adottati (o solo annunciati) sia sui temi dell’emergenza, sia sulle più generali questioni che hanno dato luogo, come è noto, alla crisi del Conte II.

Chi scrive non aspira ad alcun incarico di sottogoverno, la dichiarazione preventiva è dovuta, visti i cori angelici che si stanno levando a destra e a manca al solo fine di ottenere una qualche prebenda, può pertanto esprimere opinioni e giudicare i fatti senza infingimenti, ma col solo fine di contribuire alla comprensione di quanto sta accadendo, utilizzando sensibilità politico-istituzionale, esperienza e conoscenza della forma di governo parlamentare.

È opportuno, innanzitutto, ripercorrere i fatti relativi alla crisi di governo e, in particolare, il ruolo ricoperto dal presidente della Repubblica che – del tutto inaspettatamente, dopo aver incaricato il presidente della Camera per un mandato esplorativo (circostanza già accaduta numerose volte nella storia della Repubblica), averne raccolto le valutazioni e impressioni e dopo aver smentito lo scoop di un noto quotidiano, senza che sia dato sapere se nelle consultazioni (della prima e della terza carica dello Stato) vi era stata una qualche indicazione delle forze politiche – decide autonomamente di incaricare il Prof. Mario Draghi. Non rammento, a memoria, che un presidente della Repubblica abbia dato l’incarico a un soggetto, le cui qualità non sono in discussione, senza aver preventivamente comunicato alle forze politiche le sue intenzioni, ovvero senza aver ricevuto, durante le consultazioni, una indicazione in tal senso.

Sembra, dunque, che questo “governo del Presidente” abbia caratteristiche molto diverse da quello Dini e da quello Monti, che pure avevano visto l’inquilino del Quirinale avere un ruolo attivo che nella prassi va ben oltre (ma non contro) la lettera e lo spirito della Costituzione. Temo che le ragioni “non politiche” che hanno indotto il presidente della Repubblica ad assumere una decisione così importante, siano ascrivibili alla “emergenza” che, tuttavia, rappresenta un precedente molto ingombrante (e talora piuttosto imbarazzante) per il futuro.

Vi è poi il merito delle decisioni assunte (o annunciate) nel breve lasso di tempo nel quale il governo Draghi ha operato, condizionate dall’avanzare tumultuoso della pandemia che appare, similmente all’anno passato, fuori da controllo per numero di nuovi casi (ma oggi, diversamente dal passato, significativamente legati ai tamponi), per quantità di ricoveri (ordinari e in terapia intensiva) e, infine, per scarsità (o insopportabile) lentezza nella vaccinazione.

Eppure, nonostante fino a qualche mese fa, i maestri più autorevoli del diritto costituzionale e amministrativo abbiano fortemente criticato l’agire politico-istituzionale del governo Conte (che si è esplicata attraverso un uso massiccio di atti amministrativi – i Dpcm – emanati nel rispetto solo formale della riserva di legge che permea l’insieme dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione), oggi tacciono sull’atteggiamento, praticamente identico, tenuto dal nuovo Esecutivo, nonostante comincino ad affiorare le prime crepe a opera dei Tribunali della Repubblica (vedi il caso di Reggio Emilia) nella tenuta giuridica dello schema “delega in bianco con Decreto legge-Dpcm-Dm. Sullo sfondo, infine, i provvedimenti relativi al Recovery Plan, altro motivo di feroce critica all’esecutivo Conte, che non mi pare abbiano subito sostanziali modifiche, tanto nel procedimento di adozione, quanto nel merito nei lavori del nuovo esecutivo.

La compagine ministeriale – e i numerosi quanto golosi posti di sottogoverno – dimostrano quanto tasso di “politicità” abbia questo esecutivo, e quanta abilità deve esser riconosciuta a chi lo coordina, privo come è di esperienza politica, ma sicuramente dotato di abilità dialettiche fuori dal comune. I provvedimenti e il tempo ci diranno se questo governo potrà essere ascritto al campo dei moderati o a quello dei conservatori, di sicuro non appare, almeno a chi scrive, “neutro”.

Resta, in ogni caso, il problema di comprendere le ragioni più profonde della caduta del governo Conte e dell’ascesa a Palazzo Chigi dell’unanime governo Draghi, sotto l’egida del Colle. Normale implosione di una risicata maggioranza parlamentare o ennesima conferma della incredibile attualità del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa?

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2 replies

  1. Vabbè!
    Egregio Prof. Saverio Francesco Regasto, se si vuol sostenere un tesi, assolutamente condivisibile
    per quanto mi riguarda, ma non si ha il coraggio di farlo… non è meglio lasciar perdere?

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