“Profeta”, “geniale” e “coraggioso”: Gianni Letta&C in estasi per Mario

Il braccio destro di B. beatifica il premier insieme a giornalisti e burocrati

(di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano) – Alle numerose cerimonie dedicate fin qui a Mario Draghi mancava soltanto la dimensione mistica. Ma adesso, ne sarà lieto il presidente, finalmente ci siamo. Lo sanno bene i fortunati testimoni della liturgia organizzata ieri dall’agenzia di comunicazione Comin&Partners, che per elevare Draghi alla beatitudine ha scelto un incontro Zoom con un parterre di sacerdoti niente male: sua Eminenza Gianni Letta, il capo (o capa?) di gabinetto della Pa Marcella Panucci, l’ex direttore (o direttrice?) generale Debito Pubblico del Mef Maria Cannata, il presidente del Meeting di Rimini Bernard Scholz, il direttore di Limes Lucio Caracciolo e il giornalista di Bloomberg Alessandro Speciale, autore del libro L’artefice. La vera storia dell’uomo che ha salvato l’euro.

Con queste premesse, il padrone di casa Gianluca Comin deve solo preoccuparsi che i microfoni siano regolati dovere. Tutto sta nel nascondere un iniziale imbarazzo quando Comin annuncia che su “La figura e la leadership di Draghi”, titolo del webinar, verranno introdotti “diversi punti di vista”. Pochi attimi di panico, poi si capisce che Comin non stava insinuando l’esistenza di un contraddittorio: ci saranno semplicemente sei modi diversi di elogiare Draghi.

Il primo è affidato a Letta, il quale ci informa che “se oggi siamo qui lo dobbiamo alla politica coraggiosa di Mario Draghi”. Lo ripete proprio: “Se siamo qui lo dobbiamo certamente a quello che Draghi ha fatto nella sua vita”. L’enumerazione dei miracoli, pratica stucchevole ma necessaria, è presto fatta: “Un tecnico speciale”, “ha saputo governare la politica”, “SuperMario”, “una marcia in più”, “di tante letture e di tanti studi”, “scrisse una tesi profetica”, “uno che se non trova i bottoni giusti se li inventa”. C’è pure spazio per qualche momento Amarcord: “La sua nomina alla Bce fu un capolavoro diplomatico di Berlusconi, che seppe convincere uno a uno tutti i Capi di Stato”. E ancora: “Ero al telefono con lui prima che pronunciasse il discorso del whatever it takes”.Il discorso, certo, ma vogliamo parlare dei silenzi Draghi? Ce li ricorda Maria Cannata: “Apprezzo molto il suo silenzio. Dopo tanto frastuono, è molto saggio”. D’altra parte “interagiva poco anche quando arrivò in Bankitalia, in realtà stava studiando e selezionando collaboratori di calibro eccezionale”. Vogliamo dirlo? E diciamolo: “I migliori”, come suggerisce Marcella Panucci, che non a caso lavora con Renato Brunetta. La Panucci ci informa pure che “c’è una forte determinazione a rinnovare la Pa, semplificando i percorsi di accesso e partendo dalle persone”. Come nel 2009, insomma.

In Lucio Caracciolo si avverte invece un filo di disagio, perché porta la questione su temi geopolitici limitandosi a qualche elogio qua e là (“Ora c’è una persona leggermente più consapevole del predecessore”). L’unica stecca nel coro si presenta quando Caracciolo butta lì che “fu la presidenza americana ad imporre Draghi alla Bce”, dimenticando il suddetto cruciale ruolo di B. E così a Schulz non resta che certificare che il nostro presidente “incarna in modo esemplare la leadership al servizio del bene comune”, riconoscendogli “geniale capacità comunicativa”. Anche perché, come fu per Virna Lisi, con quella bocca può dire o non dire ciò che vuole: “Alla sua prima conferenza alla Bce –ricorda Speciale – le sue tre risposte d’esordio furono ‘No’, ‘no’e ‘non ci impegniamo preventivamente’”. Come definirla se non “l’arte dell’asciuttezza della comunicazione”. Se a Dante hanno dedicato una giornata, per Mario ci vuole una settimana.

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3 replies

  1. A un certo punto si udì un boato:booom.Cosa era successo ? Tutti pensarono a un attentato,a una bomba ,un kamikaze. Ma no Era solo esploso un pallone eccessivamente gonfiato.

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  2. “Tutto sta nel nascondere un iniziale imbarazzo quando Comin annuncia che su “La figura e la leadership di Draghi”, titolo del webinar, verranno introdotti “diversi punti di vista”. Pochi attimi di panico, poi si capisce che Comin non stava insinuando l’esistenza di un contraddittorio: ci saranno semplicemente sei modi diversi di elogiare Draghi.”

    Non so se ridere o vomitare.

    Ps Gianni Letta ha forse letto l’articolo in cui lo si enumera tra i papabili alla PDR?
    Mangi tranquillo (cit)… a meno di voti in quanto zio… 🙄😨

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