Draghi alla prova dei vaccini. L’Europa (divisa) chiama Biden

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Insiste sul “pragmatismo europeo” in tema di vaccini, Mario Draghi, intervenendo in Parlamento in vista del Consiglio europeo. Perché l’arrivo delle dosi sufficienti è tutt’altro che garantito, i Paesi dell’Unione procedono in ordine sparso su temi cruciali, come il blocco dell’export, mentre a livello geopolitico il pressing degli Usa sul Vecchio continente rischia di essere un ulteriore elemento di complicazione. Per Draghi, evidentemente, l’obiettivo resta quello di ottenere il più ampio numero di sieri possibile. Ma il Consiglio europeo di oggi e di domani si appresta a essere un passaggio interlocutorio. Rispetto degli accordi da parte delle multinazionali, sanzioni se questi accordi non sono rispettati, pronta sostituzione dei sieri mancanti con quelli di un’altra azienda, sono i tre pilastri della strategia italiana. Intanto, però, si moltiplicano le variabili. La prima è la notizia di 29 milioni di dosi di Astrazeneca ferme ad Anagni, mentre la campagna vaccinale in tutta Europa arranca. Un segnale quantomeno inquietante. La seconda è la difficoltà sempre più plastica di Angela Merkel (e di conseguenza della Germania), che ieri annunciava di aver cambiato idea sul lockdown di Pasqua.

“Vorrei esprimere forte soddisfazione per la partecipazione del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a un segmento del Consiglio europeo”, esordisce Draghi nel primo intervento di ieri, quello del Senato, ribadendo un atlantismo che non è in discussione. Eppure, la presenza di Biden oggi pomeriggio alla video conferenza dei leader europei, pone più di un problema all’ipotesi di “fare da soli”, che resta sul tavolo. Espressa venerdì sia dalla Merkel sia dallo stesso Draghi sullo Sputnik. Per esempio. Senza contare che il governo tedesco ha chiesto alla Commissione europea di intavolare dei colloqui tra gli Stati membri per ipotizzare un contratto con i russi per la fornitura del loro siero, quando sarà autorizzato dall’Ema. Ma non è all’ordine del giorno. Sarà l’esito del Consiglio, ragionano a Palazzo Chigi, che potrà far ragionare anche su questo.

“L’Unione europea deve fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili, incluso il Regolamento Ue per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio”, ha ribadito Draghi ieri. Da gennaio, però, sono state 380 le richieste di esportazione autorizzate verso 33 destinazioni, per un totale di circa 43 milioni di dosi. Ieri la Commissione europea ha proposto una revisione del meccanismo per l’autorizzazione all’esportazione, aggiungendo la “reciprocità” e la “proporzionalità” tra i criteri da valutare per il via libera. L’obiettivo è che le richieste di export non costituiscano una minaccia per la sicurezza dell’approvvigionamento dei sieri per i 27 Paesi dell’Ue. Questo significa che il blocco può attuarsi anche per i Paesi che rispettano gli impegni. La modifica, però, non è destinata a essere recepita dal Consiglio di oggi. Contrari soprattutto i nordici, Svezia, Irlanda, Olanda, Belgio. La bozza della dichiarazione dei 27 si limita dunque a “sottolineare l’importanza dell’estensione dello schema di autorizzazione delle esportazioni”. Sul tavolo, resta l’opzione di utilizzare l’articolo 122 dei Trattati per obbligare le aziende a garantire la fornitura.

Da notare un passaggio nella replica di ieri di Draghi in Senato, rispondendo a Casini che insiste sul “sovranismo europeo”. Il premier assicura: “Non deve avere timori reverenziali su quale che sia partner; e d’altronde mi pare, di aver sempre dimostrato estrema indipendenza nella difesa dei valori fondamentali dell’Europa e della nazione”. L’anticipazione di quello che potrebbe succedere. Dopo però il vertice di oggi e di domani. A Palazzo Chigi parlano di un quadro in movimento, guardano con favore gli accordi tra l’Inghilterra di Boris Johnson e l’Europa. Si aspetta anche una promessa di Biden di trasferire un surplus di dosi in Europa. Tutto da verificare alla prova dei fatti.

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3 replies

  1. Invece di fare tante chiacchiere in cui fa finta di fare qualcosa, mentre non fa niente, Draghi faceva prima a sequestrare i 29 milioni di dosi di Astrazeneca come dosi abusive e non denunciate
    Del resto i Paesi europei fecero lo stesso con mascherine e camici che erano solo di passaggio sui loro territori

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  2. così per dire
    la Federazione Russa tra poco mette in circolazione il terzo vaccino, il KoviVac,
    ma i certi giornalisti, poco svegli, si domandano :
    “come mai Putin non ha detto quale vaccino s’è fatto inoculare?”
    non capiscono che sarebbe stato fornire un vantaggio non giustificato
    ad uno dei tre, forse non sapendo neppure che esistono e che tra loro
    sono differenti, sono troppo concentrati a difendere un pregiudicato
    che sbeffeggiando lo sta stato di libertà condizionale ha finito per
    essere mandato alla colonia penale (già inizia a dire che sta male ed
    è costretto ad assumere farmaci per il mal di schiena, cosa comune a tanti anche fuori)

    nel caso interessi, quelli dello Sputnik V, oltre ad avere portato il vaccino ad essere
    conservato a temperature di +2/+8°C (prima necessitava per la conservazione di temperature più basse)
    e di avere dimezzato il costo, ne hanno fatto una versione “leggera”
    destinata a quei paesi che non hanno risorse economiche per quello più “pesante”
    e ne stanno sviluppando una versione aerosol per i più giovani che, al momento,
    sono esclusi dalla vaccinazione.
    (cosa comune ai vaccini che ci impongono qui in EU)

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  3. Draghi fara’ il “maggiordomo” dell’alta finanza come ha sempre fatto….e se poi mi si spiega cosa centri il Consiglio europeo con la presenza di un “extracomunitario” come Biden…(anche se è palese che è il nostro “nuovo capitano” dopo “l’astinenza” per colpa dell’isolazionista Donald)
    ps.. Se nemmeno con una pandemia si riesce ad anteporre l’essere umano togliendo i brevetti ai vaccini, oltre che avidi, saremmo anche degli idioti totali, perchè i paesi poveri non vivono su Saturno e i flussi migratori non mi risulta che si siano fermati, e nemmeno la globalizzazione…tic toc tic toc

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