Il santo Draghi e i suoi cantori, ed è subito satira

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Il nuovo governo è una manna per la satira, quella autentica, come ben sanno i lettori del Fatto che ogni giorno possono deliziarsi con Mannelli, Natangelo, Vauro (declinati in rigoroso ordine alfabetico per evitarmi dolorose ritorsioni). A fornire loro inesauribile materia viva non è tanto il premier quanto l’incensamento del premier da parte della stampa patriottica, così focoso e impetuoso da rappresentare un inedito genere letterario. A cui appartiene di diritto anche la striscia che pubblica Internazionale, firmata dottor Pira, con un Mario Draghi che attraversa i muri come Superman, entra in un bar, sorbisce il caffè, poi ringraziando esce dalla parete opposta mentre la barista esclama: com’è determinato! Questa settimana il Mario Draghi in punta di matita, rivolto alla commensale indecisa sul menu, le consiglia: prendi la pastasciutta è buona. E mentre il supereroe infrange l’ennesimo muro, lei estasiata e con le forchetta in mano ringrazia: è vero Mario Draghi, è buonissima!

Alla satira involontaria della realtà appartiene l’Alberto Giovanni Gerli, ingegnere padovano, arruolato nel nuovo Comitato tecnico scientifico e poi dimesso nello spazio di un mattino. Giusto il tempo di verificarne la caratura tecnico scientifica: una serie di modelli statistici davvero incredibili visto che sul Covid di previsioni non sembra ne abbia azzeccata una. Purtroppo, di tale prodigio nell’avvenuta lottizzazione politica del Cts nessuno si assume la paternità (forse anche per un suo video pazzerello divenuto assai virale, per restare in tema). Neppure Matteo Salvini che ora sostiene di non averlo “mai visto né conosciuto”, ed è un vero peccato perché sulla comune radice scientifica leghista avremmo giurato. Se alla vignettistica il Gerli partorito dal cosiddetto governo dei Migliori forse non si presta essendo egli stesso una vignetta vivente, c’è dell’umorismo nel travolgente entusiasmo di illustri commentatori per le recenti nomine governative, a prescindere, come direbbe Totò.

È bastata infatti la semplice imposizione delle mani del premier sulle persone del generale Figliuolo, del nuovo capo della polizia Gabrielli, e del nuovo responsabile della Protezione civile Curcio, perché le cheerleader del draghismo andassero in un brodo di giuggiole. Così, a capocchia, anzi ad linguam, non avendo i prescelti avuto il tempo di produrre alcun risultato verificabile nella realtà. Un puro miracolo della fede, che un autorevole direttore laico, impressionato da cotante stellette, ha definito in televisione “un importante cambio di passo”. Dopodiché con andatura marziale, uno-due-uno-due, ha invaso la Polonia.

12 replies

  1. DI SEBASTIANO MESSINA
    Il format Salva Italia è al tempo stesso modesto e superbo. È quello di un premier che parla ai cittadini senza enfasi e senza retorica, ma con la serena concretezza di chi è abituato a trovare soluzioni, non a conquistare consensi.

    E ascoltandolo capisci che quest’uomo, Mario Draghi, ti sta dicendo la verità, e quando non sa qualcosa lo dice chiaro e tondo: “Questa domanda è molto vasta e francamente mi trova impreparato”.

    Diciamolo: era bello, ieri sera, accorgersi che a Palazzo Chigi c’è un presidente del Consiglio che sta affrontando la pandemia armato di una solida fede nel pragmatismo e nell’efficienza e non crede di essere il salvatore della patria, ma gli basterebbe che “le future delusioni non fossero pari all’entusiasmo che c’è oggi”. Uno che quando gli chiedono se sulla vicenda Astra Zeneca l’Italia non abbia agito per fare un favore ad Angela Merkel, mette una pietra tombale sulle fantasie dei dietrologi ripetendo con tono fintamente grave le stesse parole del giornalista mentre risponde che no, non è stata una decisione presa “per gli interessi tedeschi”.

    Uno che ti parla da pari a pari, senza fronzoli e senza ammiccamenti, invece di provare a incantarti con l’eloquio furbo di un consulente assicurativo. Certo, è ancora emozionato, Mario Draghi, anche se parla con il suo tono tranquillo e rassicurante da domatore di mercati. Ma è l’emozione alta di chi – in mezzo alla tempesta – vuole essere all’altezza del difficile compito che gli è stato affidato, non il turbamento dell’insicuro che non sa come andrà a finire.

    Che le cose fossero cambiate, ce lo diceva anche la cornice, ovvero la sala scelta per la prima conferenza stampa di SuperMario. Non più la sala delle Galere, dove Conte parlava agli italiani davanti a un grande dipinto di cui entravano nell’inquadratura solo le muscolose gambe di guerrieri in armatura. Non più le bandiere formato balcone a fargli da sfondo mentre l’ex premier passava con disinvoltura dalla dizione compassata dell’annunciatore del vecchio telegiornale unico al linguaggio seduttivo insegnatogli dall’astuto Casalino, con la sapiente gestualità di quelle mani che si aprivano per l’ineluttabilità, si intrecciavano per le soluzioni e si congiungevano per la richiesta di obbedire.

    A tutto questo, Draghi ha preferito un palcoscenico più sobrio (e più freddo), lo stesso prediletto da Monti per le conferenze stampa di fine anno: un lungo tavolo blu, davanti a tre pannelli blu con il logo bianco di Palazzo Chigi nella Sala Polifunzionale, luogo dal nome burocratese che sembra un incrocio tra una lounge dell’aeroporto di Dubai e l’aula magna di un’università privata, con la sua boiserie, i suoi scranni a semicerchio e le sue luci a led. Un palcoscenico spoglio e un atto unico senza copione, per mettere in scena lo spettacolo della verità.

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  2. spettacolo della verità?
    messo in piedi da uno che condona evasori… e scrive lettere (a quattro mani) per tagliare diritti democratici ed economici a lavoratori e pensionati…?
    forse sarebbe meglio che cambiassi nik… quel pci finale proprio non si addice ad una slinguatrice…!!!
    e pure un minimo di vergogna non guasterebbe…!?!?

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