Comunali: il “Fattore Zeta” sul campidoglio

(di Vincenzo Bisbiglia, Sarah Buono, Vincenzo Iurillo e Elisa Sola – Il Fatto Quotidiano) – Il rinvio delle Amministrative in autunno, causa emergenza pandemica, potrebbe essere un assist per le coalizioni. Da un lato c’è una destra ancora senza grandi nomi nelle principali città, dall’altra Pd e M5S che potranno approfittare di qualche mese in più per costruire un’alleanza, dove possibile, e farla accettare ai propri attivisti locali. Qualcosa si muove, insomma: basti pensare che nel Lazio i 5 Stelle sono entrati nella giunta Zingaretti, un segnale niente male in vista delle comunali a Roma.

Roma Zinga sveglia il Pd, Raggi ha l’ok di Grillo

Le manovre di Nicola Zingaretti hanno scompaginato il quadro delle candidature a sindaco di Roma. L’ingresso in giunta regionale delle due assessore pentastellate, Roberta Lombardi e Valentina Corrado, sembra sancire due cose. La prima è che il segretario uscente del Pd quasi certamente non scenderà in campo in prima persona. Il nome ufficioso, per ora, resta quello di Roberto Gualtieri. La seconda è che si punta a riunire la coalizione giallorosa per il Campidoglio. “Con o senza Virginia Raggi”, continuano a dire i dem, mentre ieri Lombardi si è augurata addirittura che un giorno a Roma ci siano “primarie aperte” tra Pd e M5S. La sindaca, che ha chiesto invano il voto su Rousseau, nei giorni scorsi ha ricevuto un solo endorsement, ma forse il più pesante: quello di Beppe Grillo. E qui casca l’asino. L’ “Aridaje” del fondatore ha allarmato il Nazareno, che teme il derby al ballottaggio. L’ex dirigente Figc, Andrea Abodi, nome caro a Fratelli d’Italia e in pole per il centrodestra, sembra stentare nei sondaggi e in alcuni è addirittura terzo. I meloniani smentiscono e, anzi, dicono che “ci risulta un testa a testa con Gualtieri”. I dati però hanno infastidito Matteo Salvini, che è tornato a rilanciare Guido Bertolaso, che aveva già declinato. Ci spera l’ex ministro Maurizio Gasparri, coordinatore romano di Forza Italia, nonostante gli azzurri ormai stiano perdendo pezzi anche nei municipi. In generale, l’idea è quella di capire come evolverà la situazione fra Pd e M5S. “Vediamo cosa fanno loro e poi decidiamo”, dicono nel centrodestra.

Napoli Dema apre a Fico, Maresca divide la destra

L’ultima tentazione è tra le pieghe di una frase del sindaco di Napoli Luigi de Magistris a Radio Crc: “Se è vera la proposta della candidatura di Roberto Fico, l’avanzassero e dicessero ‘cosa ne pensate?’. E se ne parla”. Pare un’apertura. Se tale fosse, l’ultima tentazione è quella di costruire intorno a Fico un campo largo del centrosinistra che metta dentro di tutto e di più: gli arancioni di De Magistris, il M5S a cui appartiene la terza carica dello Stato, il Pd che da mesi lavora a un accordo giallorosa simile a quello del governo Conte, la sinistra che con Fico ha condiviso le battaglie per l’ambiente e l’acqua comune quando i 5 Stelle erano meetup attivi sul territorio. Una tentazione dalle fondamenta fragili, però. Sia perché nel frattempo De Magistris un candidato già ce l’ha in campo, da cinque mesi, ed è il suo assessore Alessandra Clemente, e come ne spieghi il ritiro? Sia perché quando si parla di Pd a Napoli, non si è sicuri di cosa si sta parlando: del Pd di Marco Sarracino e Paolo Mancuso, traghettatori di un’intesa Pd-M5S, o del Pd di Vincenzo De Luca, che guarda invece nella direzione della replica della coalizione vincente in Regione Campania, dove i grillini stanno all’opposizione, e che di De Magistris non vuole nemmeno sentire parlare? Il sindaco intanto si divide tra Napoli e la Calabria dove si è candidato a governatore. Circostanza che non aiuta ad allargare il tavolo di un centrosinistra dove, al momento, l’unica cosa certa è la candidatura a sindaco di Antonio Bassolino. In casa del centrodestra tutto ruota intorno agli incontri informali del pm anticamorra Catello Maresca, candidato sindaco in pectore della Lega, di FI e di un pezzo di società civile napoletana. Si ragiona sulla possibilità di rinunciare ai simboli di partito. FdI invece potrebbe candidare Sergio Rastrelli.

Torino Salizzoni lascia, guerra interna a sinistra

Dopo l’uscita di scena di Mauro Salizzoni, il “mago dei trapianti” che ha lasciato la corsa a candidato sindaco Pd perché non ha riscontrato, sul suo nome, “l’unità del partito”, la gara, tra i dem, per contendersi il ruolo, si fa sempre più ristretta. Sembra concretizzarsi la sfida tra due consiglieri comunali: Stefano Lo Russo, docente del Politecnico di Torino, che nel Pd ha il sostegno di Sergio Chiamparino e Piero Fassino, e Enzo Lavolta, 42 anni, zingarettiano del Pd che, dopo avere incassato l’appoggio dei Verdi, non nasconde la volontà di dialogare con Leu e M5S: “Il mio obiettivo è costruire un asse progressista, ambientalista e femminista”, dichiara definendosi aperto al “Movimento di Conte”.
Il motivo dell’ipotetica alleanza con i 5S sta anche nella forza del candidato del centro destra, Paolo Damilano, messo in campo dalla Lega ma considerato in grado di attrarre voti da altri partiti. Il fatto che sia un imprenditore, titolare di locali in centro e presidente della Film Commission, fa pensare che possa attingere a bacini nuovi. Fatto sta che Damilano è l’unico nome sceso in campo ufficialmente. E se sul Pd pesa l’incognita delle primarie, il M5S resta in subbuglio, tra sostenitori di Conte e puristi della prima ora, alla ricerca di un candidato.

Bologna Lepore per i dem, il Movimento ci pensa

Matteo Lepore ce l’ha fatta. O quasi. L’assessore alla Cultura bolognese, da tempo in modalità “campagna elettorale”, ha ricevuto l’endorsement del deputato dem Andrea De Maria: “Ci sono le condizioni per individuare unitariamente una proposta di candidatura a sindaco per la coalizione, sarebbe un bel messaggio di unità di grande valore anche per il Pd a livello nazionale”. Unico a invocare le primarie nel partito è Alberto Aitini, l’assessore alla Sicurezza sponsorizzato dal deputato Francesco Critelli, ex renziano della corrente Base riformista. Non è da escludere che il M5S alla fine accetti Lepore. La capogruppo in Regione, Silvia Piccinini, ha indicato “la linea del dialogo con le forze progressiste come la strada giusta da percorrere”. Poi ci sono i civici (più di centrodestra che di sinistra), guidati dal direttore dell’Associazione dei commercianti Giancarlo Tonelli, che stanno pensando invece all’ex ministro Gian Luca Galletti: “Una persona con grande qualità, esperienza, professionalità”. La speranza è di ripetere il “miracolo” di Giorgio Guazzaloca, unico sindaco di centrodestra mai eletto a Bologna.

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2 replies

  1. Che la lombardi sia il cavallo di TROIA del pd eletto nelle file del mv5 * è oramai chiaro anche a chi non vuol vedere, che la lombardi sia il piu acerrimo nemico della Raggi è un dato di fatto,
    Spero che la Raggi si guardi bene dal fare comunella con i pidioti e leucitrulli

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  2. Il rinvio delle elezioni e l’arrivo di un commissario è ciò che serve a palazzinari e banche ( che concederanno i mutui per i lavori SEMPRE necessari). Occorre, infatti, fissare i paletti dell’iter ” obbligato” della futura giunta comunale in vista del MAGNA MAGNA prossimo:
    il GIUBILEO del 2025.
    Tutto il resto è aria fritta.

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