Il viaggio a Dubai del senatore e l’amico…

(Niccolò Carratelli – la Stampa) – Quando, ieri mattina, Matteo Renzi è atterrato all’aeroporto di Milano Malpensa, con un volo di linea Emirates proveniente da Dubai, non era solo. Con lui, su quell’aereo, ha viaggiato l’amico di una vita, l’uomo di cui è stato testimone di nozze, l’imprenditore Marco Carrai. Non era facile riconoscerlo, nascosto dietro la mascherina, mentre prendeva il bus interpista insieme al leader di Italia Viva. Ma lo hanno visto, era lui. Renzi e Carrai insieme a Dubai, quindi.

Il motivo del loro viaggio non è chiaro, né sappiamo chi siano andati a incontrare. Certo è che entrambi, in questi anni, hanno sviluppato relazioni e interessi nella penisola araba. Per Carrai, uno su tutti: la Toscana Aeroporti, società di cui è presidente e che gestisce gli scali di Firenze e Pisa, ha come azionista di maggioranza la Corporacion America Italia, che entra nel capitale nel 2017, con la benedizione di Renzi e del Pd locale.

Vale la pena qui ricordare che, prima di quell’acquisizione, tra il 2014 e il 2016, la stessa società aveva fatto due donazioni, per un totale di 75mila euro, alla fondazione Open, la cassaforte del renzismo, nel cui direttivo sedeva all’epoca lo stesso Carrai. In seguito, nel luglio del 2018, il 25% delle quote azionarie di CAI è stato rilevato dalla Mataar Holdings, società con sede ad Amsterdam, indirettamente controllata da Investment Corporation of Dubai, il principale fondo di investimento del governo degli Emirati, con asset totali del valore di 166 miliardi di dollari.

L’amministratore delegato dell’ICD si chiama Mohammed Ibrahim Al Shaibani, che è anche nel consiglio di amministrazione di Corporacion America Italia, oltre che nel board di Dubai Aerospace Enterprise: la più grande compagnia di leasing aeronautico al mondo, creata dal fondatore e numero uno della Emirates, lo sceicco Ahmed bin Saeed al Maktoum, membro della famiglia reale. Ma il nome da tenere a mente è quello di Al Shaibani.

L’uomo del regime ben inserito nel giglio magico fiorentino. Il trasporto aereo lo unisce a doppio filo con Carrai, che nel 2018 aveva anche costituito (come socio di minoranza) la filiale italiana di Iss Global Forwarding, colosso della logistica aeroportuale con sede nella zona franca dello scalo di Dubai. Il gruppo, che ha filiali in tutto il mondo, è di proprietà del solito fondo governativo ICD.

Non stupisce, quindi, che l’imprenditore Carrai sia andato a Dubai per colloqui di lavoro, per parlare di affari, investimenti, progetti. Tutto legittimo. Il punto è cosa sia andato a fare il senatore Renzi, a che titolo abbia accompagnato l’amico e quale ruolo abbia giocato negli incontri che sicuramente i due hanno avuto durante le loro 48 ore scarse trascorse nell’emirato. Ma c’è un’ultima domanda che merita una risposta. La normativa anti-Covid prevede, per chi torna dall’estero, 14 giorni di isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria: Renzi e Carrai la stanno rispettando, visto che non rientrano in nessuna delle categorie esentate dall’obbligo?

RENZI E LE POLEMICHE SUL VIAGGIO A DUBAI: “NESSUN PAGAMENTO”

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse 04 febbraio 2021 Roma (Italia) Cronaca Murales di Harry Greb che ritrae Matteo Renzi che stringe la mano a Mohammed bin Salman Nella foto: il murales in una via del centro Mercati di Traiano Photo Cecilia Fabiano/LaPresse February 04, 2021 Roma (Italy) News Harry Grab painting figure Matteo Renzi shaking the hand of Mohammed bin Salman. In the pic: the paint in a roman centre alley

(Giovanna Vitale – la Repubblica) – Né per vacanza né per un lavoro retribuito. Chiuso nella sua magione fiorentina, infastidito dalle «polemiche surreali» (così la ministra Elena Bonetti) scaturite dal viaggio lampo a Dubai, Matteo Renzi non ha intenzione di dare spiegazioni. Convinto di non doverne a nessuno. E ai pochi che riescono a bucare il muro di silenzio dietro cui resta trincerato tutto il giorno spiega solo di aver avuto una buona ragione per volare negli Emirati Arabi.

Dove, ha confidato, si è pagato tutto da sé: sia il biglietto di andata e ritorno su un volo di linea, sia la lussuosa suite affacciata sul mare dell’ Hotel Burj Al Arab Jumeirah. E chi sosterrà il contrario, ribadisce, verrà querelato.

La certezza è che a condurlo lì non è stato né uno speech di quelli che ha iniziato a tenere in giro per il mondo nella veste di ex premier italiano; né un weekend di piacere nel Paese di Khalfa Ahmad al-Mubrak, l’ imprenditore emiratino presidente del Manchester City con cui intrattiene da anni rapporti amichevoli, tanto da essere anche andato in Inghilterra, prima della pandemia, per assistere alle partite della squadra britannica. Un viaggio di piacere, peraltro, non rientra fra le possibilità contemplate dalla rigida normativa anti-Covid in materia di spostamenti: in quel Paese consentiti solo per lavoro, studio, salute o assoluta urgenza.

Il viaggio è un caso anche per la vicinanza alla contestatissima visita di Renzi in Arabia Saudita, con lodi al principe bin Salman e al “Rinascimento saudita”, in quell’ occasione parte di un rapporto di lavoro retribuito. Stavolta la ragione della missione resta avvolta dal mistero: escluso un ingaggio professionale o il viaggio di piacere, tra i fedelissimi si avanza l’ ipotesi che l’ ex premier abbia discusso di futuri incarichi di lavoro o abbia trattato questioni politico- diplomatiche, sebbene a titolo personale, come dimostra il pagamento delle spese di viaggio.

La ministra Bonetti, all’ oscuro della trasferta come la totalità di Iv, fa una difesa d’ ufficio: «Nell’ ambito del suo lavoro e delle sue attività, il senatore Renzi ha delle relazioni internazionali. E quando ha preso un compenso l’ha sempre fatto nella piena trasparenza e legalità». Ma «è proprio questo il punto», reagiscono con stizza i 5S: «Nei suoi viaggi fa gli interessi della nazione o svolge una consulenza retribuita per altri Paesi?».

Una questione dirimente anche per l’ eurodeputato Dino Giarrusso: «Ora gli restano solo due scelte: dimettersi da senatore e dedicarsi alla carriera privata, o interrompere subito ogni rapporto ambiguo con potenze straniere». Sarcastico il grillino Ferrara: «Mi auguro che sia andato negli Emirati in coincidenza con la Giornata della donna per promuovere la condizione femminile che lì è ancora molto critica. Sono certo che il leader di Iv chiarirà la natura dei suoi attuali rapporti con un Paese con il quale, da premier, ha patrocinato diversi affari di Stato poco chiari e poco vantaggiosi per l’ Italia».

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