Per una Storia diversa da quella che i vincitori ci stanno raccontando

(di Francesco Erspamer) – Non è che i vincitori scrivano soltanto la Storia passata; con altrettanta risolutezza scrivono quella futura, manipolando le aspettative e le speranze. Perché chi controlla il passato e il futuro controlla il presente.
Alla base c’è il teorema di Thomas, dal nome del sociologo che lo formulò quasi un secolo fa: “Se la gente definisce certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”. Questo significa fare politica: trasformare ciò che non è reale (o perché ormai svanito o perché ancora non accaduto) in qualcosa in cui un sufficiente numero di persone possa credere con sufficiente determinazione in modo da indurne l’avveramento. La pubblicità agisce nello stesso modo: decine di migliaia di italiani fanno la fila per comprare la più recente cazzata proveniente dall’America perché televisione e social li hanno convinti che siano di moda, dunque indispensabili, ancor prima che lo siano diventati, e lo diventano grazie a quella fasulla convinzione.

È evidente che in questo gioco prevalgono coloro che possiedono e usano i grandi network dell’informazione e dell’intrattenimento: in una società che ha eliminato sistematicamente ogni regolamentazione statale (ringraziatene Pannella e i radicali) e ogni parvenza di par condicio (trovatemi un giornale o intellettuale che ancora osi parlarne), ciò significa dare un indebito vantaggio a miliardari e multinazionali. Ma non vuol dire che non si possa fare qualcosa e soprattutto che si debba, cadendo ancora una volta nel trabocchetto, considerare la situazione come irrimediabile, come un “destino manifesto” – che se non lo ricordate è il famigerato slogan che negli Stati Uniti dell’Ottocento giustificò, in nome di una presunta necessità storica, il genocidio di interi popoli e l’appropriazione delle loro terre da parte di gretti coloni mossi solo dall’egoismo e dal desiderio di diventare ricchi.

Ogni sistema dinamico, in natura e nella società, ha meccanismi di retroazione che tengono conto dei risultati ottenuti per verificare e correggere le proprie caratteristiche. I media e le tecnologie del neocapitalismo hanno il primario se non unico scopo di falsare quei meccanismi: da qui l’obsolescenza programmata (attraverso una retroazione negativa provocata artificialmente) di prodotti che avrebbero potuto e dovuto durare molto più a lungo; e viceversa la permanenza di situazioni potenzialmente dannose o catastrofiche (per esempio la sovrappopolazione o la distruzione dell’ambiente e della classe media) attraverso una fittizia retroazione positiva.

È imperativo che le forze politiche e sociali che ambiscano a contrastare la dittatura della finanza globale e del pensiero unico liberista imparino a servirsi anche loro di quei meccanismi: che in altre parole ricomincino a fare politica invece di limitarsi a fare la morale. Il M5S rischia di dissolversi precisamente per aver trascurato questo aspetto, come trent’anni fa la sinistra orfana dell’Unione Sovietica, quella che rinunciò alla visione di un futuro mondo migliore per sentirsi vincente accettando quello esistente, forse sospettando che fosse anch’esso una visione ma accontentandosi del fatto che i liberisti la spacciassero con convinzione come reale.

Che fare? Da un punto di vista pratico, dedicare ogni risorsa e ogni energia alla costruzione di un potente apparato di propaganda e controinformazione, inglobando qualsiasi struttura residuale ormai scartata dal neocapitalismo, a cominciare dalle tradizioni locali, culturali e religiose. Ma prima ancora e prima di tutto va riproposta una forte ideologia, un grande progetto che fondandosi sul passato (essenziale in quanto l’innovazione fine a sé stessa, senza radici, è inevitabilmente liberista) indichi gli obiettivi futuri da raggiungere, i valori per i quali vale la pena lottare e continuare a lottare anche nei momenti di difficoltà, anche quando non ci sia alcuna concreta prospettiva di successo in tempi brevi, in nome di una speranza resa tenace paziente, RESISTENTE, dall’ottimismo della volontà e dell’impegno, dalla fiducia in una Storia diversa da quella che i vincitori ci stanno raccontando.

14 replies

      • Ha detto che se Conte diceva a doveva dire b ma sopratutto dicevano che aveva detto z.
        Ha parlato del suo lavoro e di come è arrivato a farlo (senza sgabuzzino di notte) e poi un po’ di cose personali, ma pochissimo.
        Ho capito che Renzi prima che per Peppino ha provato invidia per lui, ha fatto una strada che quel parvenu si può solo sognare. Una brava persona, che ga ammesso di aver fatto degli errori.
        Lilli top! Lilli soffre come noi senza Peppino!

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  1. Erspamer, per piacere, bastava fare il nostro.
    Nemmeno quello siamo riusciti a fare.
    Un network a 5 stelle?
    Per comunicare cosa.. la nostra impotenza?
    Cosa dobbiamo comunicare di così importante, cosa.
    Un esempio in questi anni Aung San Suu Kyi, anni di galera, senza tv, i militari e tutti i giornali contro.
    Candidata, vincerebbe.
    Una donna esile, piccina, mette in ginocchio una dittatura militare a mani nude, non sanno più cosa fare per fermarla. Il mondo parla di lei e il suo coraggio.
    Poi vedo i 5 stelle.. vabbè vah.. meglio non guardare.

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    • Untu, intanto lei è in galera, i carrarmati girano per le strade a fermare i manifestanti e internet è stata bloccata. 😞

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  2. Senza citare il “Teorema di Thomas”, anche perché attribuire un “teorema” ad un sociologo è quasi un ossimoro, sarebbe sufficiente citare una vecchia barzelletta (viene raccontata in varie “versioni” e questa è la prima che ho trovato).

    Al forte il generale chiama a rapporto un soldato e gli dice: “Soldato, vai nel bosco a fare legna per l’inverno”. Il soldato va e ritorna con un carico di legna. “Bene, ma basterà per questo inverno? Farà freddo o molto freddo? Sulla montagna c’è un vecchio capo indiano che sa predire l’intensità del freddo invernale; va e chiedi a lui!”. Il soldato si reca dal vecchio indiano e gli chiede come sarà freddo l’inverno prossimo”. “Augh! Aspettare…” e l’indiano si mette una mano sulla fronte e guarda lontano, poi dice: “Quest’inverno… farà molto freddo”. Il soldato torna al forte e riferisce al generale. Questo allora ordina al soldato di andare a fare ulteriore provvista di legna nel bosco. Il soldato va e più tardi ritorna con un ulteriore carico di legna. “Bene bene, ma basterà per questo inverno ? Corri dal vecchio indiano e chiedigli se farà veramente molto molto freddo”. Il soldato ritorna dal vecchio indiano e gli rifa la domanda. L’indiano si rimette la mano sulla fronte e guarda lontano, poi dice: “Quest’inverno farà veramente molto molto freddo”. Il soldato torna al forte a riferire. Il generale allora ordina al soldato di andare ancora nel bosco a fare legna”. Dopo un altro carico di legna il soldato torna al forte. Ma il generale non è ancora convinto che il prossimo inverno non sia veramente super freddo per cui ordina al soldato di ritornare dal vecchio indiano e di chiedergli se farà un super-ultra freddo”. Il soldato ri-ritorna dal vecchio indiano e gli pone la solita domanda. L’indiano stringe gli occhi e risponde: “Quest’anno farà un super-ultra freddo!”. Ritorna a riferire al generale che stavolta chiede al soldato: “Ma come fa il capo indiano a sapere se farà o meno tanto freddo? Va e chiediglielo!”. Il soldato va e fa la domanda al capo indiano che risponde: “Ah, è facile: guardo il forte laggiù e osservo quanta legna raccolgono!”.

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  3. Tutte belle affermazioni ma sono solo utopia. La realtà è che l’Italia fa da cavia, tra i paesi occidentali, all’esperimento di annullare o rendere inutile la volontà del popolo indirizzandolo ad assecondare gli interessi di quei poteri che controllano tutta l’informazione e gran parte dei partiti. Naturalmente tutto questo è favorito da una legislazione dal punto di vista della democrazia completamente carente ( il conflitto d’interessi solo per fare un esempio) e sicuramente più indietro dei cosiddetti paesi del terzo mondo. Qualcuno ha cercato di colmare alcune lacune ma rifacendomi a quanto affermato poco sopra il proposito è durato quanto sappiamo. Fino a quando avremo un’informazione fatta da giornalai-propagandisti-mercenari al servizio degli interessi di pochi non avremo nessuna speranza di migliorare l’esistenza di gran parte di noi italiani.

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