Superministero ecologico. Ok di Draghi, Grillo spera di convincere gl’iscritti 5S

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – “Secondo le sue prerogative costituzionali, Mario Draghi porterà la lista dei ministri al presidente della Repubblica”. L’affermazione di Bruni Tabacci, letta in controluce, dice quello che i partiti a questo punto hanno capito: il premier incaricato il governo lo farà da solo, sceglierà lui i ministri, deciderà lui come riempire le varie caselle. Confrontandosi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma senza entrare nelle contrattazioni con i partiti. “No, grazie, non mi servono”, ha risposto, non a caso, a chi gli chiedeva se gli servissero delle rose di nomi. E così i Palazzi della politica brancolano nel buio, aspettando di capire come si chiuderà l’operazione. Mentre, dietro a una soddisfazione di facciata, si vede netto e chiaro il disappunto dei più di fronte al loro repentino ridimensionamento.

Ieri, per tutta la giornata, Montecitorio aspettava una dichiarazione di Draghi, alla fine delle consultazioni con le parti sociali. Nulla è arrivato da parte di uno che sa perfettamente che le parole sono politica e che usarle in giornate di passaggio può spostare gli equilibri. Draghi non interferisce con il ragionamento tormentato all’interno del Movimento 5 Stelle. Anche se trapela il fatto che farà il governo dopo il voto su Rousseau, anche in caso di astensione da parte di M5S. Ma il segnale che Beppe Grillo aspettava arriva per bocca della presidente del Wwf, Donatella Bianchi.

Il ministero della Transizione ecologica “dove le competenze ambientali saranno ulteriormente rafforzate”, ci sarà, dice lei, uscendo dalle consultazioni con Mario Draghi. Nella tarda mattinata di ieri, ci sarebbe stato un contatto che ha sbloccato la trattativa tra il premier incaricato e il fondatore del Movimento 5 Stelle.

Dunque, il superministero dovrebbe tenere insieme le deleghe di Sviluppo economico (senza la Comunicazione), Infrastrutture e Ambiente. Ma a chi andrà non è dato sapere, anche se si parla di un super tecnico.

La fase delle consultazioni, a ogni modo, si è conclusa ieri. Oggi sarà una giornata di lavoro e di riflessione, in attesa che maturi la decisione di andare al Colle, con la lista dei ministri. Potrebbe essere già domani sera o sabato. Ma intanto, i leader dei partiti si aspettano almeno di essere contattati per essere messi a parte delle decisioni.

Dopo il voto di Rousseau, Draghi farà il governo, anche con l’eventuale astensione dei Cinque Stelle. Qui finiscono le relative certezze. Per il resto, si va per supposizioni. Il premier incaricato andrà in Parlamento a inizio settimana. I partiti – per conto loro – continuano nel loro travaglio. Il Pd ha cercato di far passare all’ex presidente della Bce il proprio disagio rispetto a un esecutivo insieme alla Lega. Ma è ormai scontato che il Carroccio ci sarà. Per questo i dem ci tengono a mettere puntini sulle “i” più di principio che di sostanza.

“Noi a Draghi abbiamo detto che se si allarga di più il perimetro, non mettiamo veti, ma vanno precisati meglio i punti e chiariti meglio gli obiettivi e il cronoprogramma sulle cose che vogliamo fare”, ha ribadito ieri il vice segretario del Pd Andrea Orlando a Porta a Porta. Ripetendo quello che è il mantra che ripetono un po’ tutte le forze politiche: “Sta a Draghi valutare la compatibilità delle posizioni politiche tra le forze che hanno recepito l’appello del capo dello Stato”.

Oggi pomeriggio, Nicola Zingaretti riunisce la direzione: vuole ancora una volta un voto sulla linea, mentre sarebbe pronto ad attaccare frontalmente tutti quelli che in questi giorni hanno sconfessato le mosse della segreteria dopo averle, appunto, votate in direzione. Mezzo partito che critica la gestione della crisi, che chiede un congresso e mette in discussione l’amalgama, ovvero l’alleanza strutturale con M5S. Sullo sfondo, la competition per entrare al governo. Che se vede ufficialmente in lizza Orlando, Dario Franceschini e Lorenzo Guerini, contempla anche l’eventuale entrata di Nicola Zingaretti. Che lui ci stia pensando è dato per assodato. Ma al Nazareno ribadiscono che Salvini non può entrare. All’interessato non dispiacerebbe, anche per non essere spodestato dall’altro in pista, Giorgetti. Ma nessuno sa se davvero ci saranno ministri politici e quanti. Per dirla con fonti leghiste, in risposta all’ipotesi Salvini al governo “decide Draghi”. E lui lo sta ancora facendo.

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3 replies

  1. Superministero della transizione? Che “supercazzola” l’avrebbero potuto fare l’anno scorso. Personaggio squallido, spiace vedere che milioni di persone siano prese per il culo così.

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  2. Sorpresa… sorpresa!
    Sarà SuperMario a decidere.
    E cosa si aspettavano ‘sti questuanti senza onore né dignità?
    Cinque minuti dopo che il prestidigitatore Mattarella ha tirato fuori dal cappello a cilindro
    (sorpresa… sorpresa!) il nome di Mario Draghi, è iniziato uno sgomitare, una corsa
    forsennata a chi arrivava prima a portargli le palle in una teca di cristallo.
    LUI (tuttomaiuscolo) ha accolto i doni senza una parola, senza ringraziare e con un
    sorriso enigmatico stampato sulla faccia di pietra.
    Adesso LUI (tuttomaiuscolo) li tiene tutti letteralmente per le palle e se ne può
    tranquillamente infischiare dei loro pigolii, dei birignao, dei capricci, delle richieste di
    grazia.
    Tanto, mostrando loro la collezione di scroti con un martello in mano e un ghigno allusivo,
    gli farà capire che non ci penserà due volte a calarlo sui loro gioielli.
    L’unica a non aver portato il suo dono è solo perché non ce l’aveva, altrimenti il Sire avrebbe
    fatto un en plein storico.

    Avranno quello che si meritano.

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