Draghi si occupi del dramma della povertà

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Oggi ripeterebbe pensate ai poveri”, è il titolo di una bella intervista sulla figura di Federico Caffè, maestro di Mario Draghi, che Nicola Acocella, altro allievo del grande economista scomparso misteriosamente nel 1987, ha dato a Repubblica.

Colpisce una frase pronunciata da Caffè a proposito di un libro che elogiava Stuart Mill sullo stato stazionario, ossia una situazione senza crescita economica. “Come si fa – disse – a dimenticare l’esistenza dei poveri?”. E raccontò che quella mattina aveva dovuto soccorrere una signora crollata per terra appena scesa dall’autobus perché digiuna da giorni.

In queste ore di fervida attesa, i giornali dedicano ampio spazio al totoministri, al ritorno di Berlusconi e al migliore amico dell’ex presidente Bce, il suo bracco ungherese. Certo, ci si occupa anche dei “nodi del programma”, con approfondimenti su fisco, migranti, giustizia e previdenza. Sulla povertà, invece, solo qualche cenno sparso malgrado l’emergenza assoluta se si tiene conto che, secondo l’Istat, nel 2019, 1,7milioni di famiglie vivevano in povertà assoluta. Ovvero: 4,6 milioni di persone equivalenti al 7,7% della popolazione.

Un disastro diventato una catastrofe visto che durante e dopo il lockdown la Caritas da sola ha soccorso 450mila persone in condizioni di indigenza assoluta. Quel piatto di minestra che la rete del volontariato, la nostra eccellenza umanitaria, ha cercato di non far mancare alla moltitudine di famiglie che la pandemia ha gettato letteralmente sul lastrico.

Leggiamo anche che se la situazione non è andata del tutto fuori controllo si deve a quel Reddito di cittadinanza, fortemente voluto dal M5S e fortemente contestato da quelli che se ne stanno con il culo al calduccio. Ecco, quando dopo il colloquio con il presidente incaricato, Beppe Grillo dice “sembra uno di noi” vorremmo tanto non fosse solo una battuta. Ma, al contrario, il segno di una sintonia tra persone e mondi apparentemente lontani ma concordi sul sostegno indispensabile, e sulle risorse economiche da distribuire a favore degli ultimi. Su questo impegno di governo, sul rilancio del Reddito e su tutte le misure necessarie a risollevare la condizione di quei milioni di cittadini dimenticati vorremmo che la base 5stelle soprattutto si pronunciasse. Affinché, come avrebbe detto il professor Caffè, non esistano più donne e uomini che crollano a terra per la fame. E sotto i nostri occhi.

2 replies

  1. “Sembra uno di noi!”
    Grillo non rinuncia mai alle sue battute fulminanti… o forse non era una battuta.
    Se Conte dovesse mai nutrire ambizioni di leadership sul Mov dovrebbe
    cominciare a preoccuparsi.
    Vuoi vedere che sarà San Mario Draghi, se dovesse fallire l’ascesa al Colle
    (assolutamente certa!) a guidare ciò che resta del Mov e portarlo, con la
    sola imposizione delle mani, ad una radiosa rinascita.
    Vabbè!
    Ne abbiamo viste e ascoltate talmente tante che nemmeno quel “Sembra uno
    di noi!” ci può sconvolgere più di tanto.

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  2. Il RdC VERO è quello proposto con orgoglio dal M5S nel 2014 (costo 15 MLD) per 10 MLN di poveri:
    https://www.beppegrillo.it/il-redditodicittadinanza-m5s-approvato-dallistat/

    Quello realizzato (costo 6 MLD pre pandemia) invece è per 2,5 MLN di poverissimi (dopo il covid sono aumentati). Non conteggia più di 4 persone a famiglia. L’hanno diminuito di 280 euro mese per chi ha una casa di proprietà, oltre ad aver abbassato drasticamente le soglie di reddito da raggiungere per uscire dalla povertà. Inoltre non è strutturale (fisso) come gli 80 euro renziani, ma ha una scadenza di 36 mesi. E dopo? Suicidi di massa di disperati?

    Lo hanno pesantemente annacquato, nonostante fosse la misura più rappresentativa del M5S. Son cose che poi si pagano alle urne.

    Io avrei chiesto all’incaricato premier, come prima cosa, di attuare il RdC del 2014, e renderlo strutturale, così da abolire veramente la povertà (per chi ha la cittadinanza). Questo è fare del bene e contemporaneamente aumentare i consensi, senza i quali non si può fare niente.

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