Zingaretti e i dem adesso sono pronti a digerire la Lega

AMMISSIONE – ANNUNCIA DELRIO: “NIENTE PALETTI”

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – Ci sarà un secondo giro di consultazioni, perché è ancora presto per sciogliere tutti i nodi sul tavolo: dal “perimetro” della maggioranza alla composizione del governo (modello Dini 1995, con ministri tecnici o modello Ciampi, metà politici e metà tecnici?), agli eventuali ingressi. A sera la conferma arriva anche dallo staff del premier incaricato, Mario Draghi.

D’altra parte i problemi sono esemplificati dalla posizione del Pd, che dopo essersi schierato a difesa di Giuseppe Conte, ora si presenta come pilastro del futuro governo Draghi. E come tale ha una questione enorme da metabolizzare: l’eventuale (ma quasi certo) ingresso della Lega.

Nella giornata in cui cadono i veti, il Pd di veti non può porne, ma prova a mettere qualche paletto. “Noi non siamo nelle condizioni di porre veti a nessuno, siamo nelle condizioni di porre questioni di principio”, dice il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio. I componenti delle delegazioni che ieri hanno incontrato Draghi nella Sala della Regina, alla Camera, raccontano di aver trovato un premier incaricato (che li ha ricevuti da solo) disponibile ad ascoltare, senza mettersi in cattedra. E che, mentre prendeva appunti, esemplificava le 5 emergenze da fronteggiare: sanitaria, economica, sociale, culturale ed educativa.

Il Pd, rappresentato da Nicola Zingaretti, Andrea Orlando e i due capigruppo, Delrio e Andrea Marcucci, ha illustrato una serie di punti programmatici. Il segretario a Draghi ha parlato di fisco, lotta alle disuguaglianze, migrazione, atlantismo, europeismo, sviluppo economico. “Il problema di un governo largo è che rischia di non avere la maggioranza su nulla”, ha detto Zingaretti. Tradotto: che succede con la Flat tax o con il primo barcone che arriva, se c’è pure il Carroccio al governo? E poi, tra due settimane arrivano gli emendamenti alla prescrizione nel Milleproroghe: a quel punto che succede? “Il governo deve avere una base solida”, ha ribadito il segretario. Che poi, uscendo, ha invitato tutti (se stesso compreso?) a “non cedere al disfattismo”. Il travaglio interno, per non dire intimo, è alto. L’idea della foto di gruppo con il Carroccio sembra un incubo non evitabile.

Per questo i dem ieri speravano nella “proposta” che sarebbe arrivata a Draghi da Federico Fornaro e Loredana De Petris, capigruppo di LeU. Va bene il governo di tutti, hanno detto più o meno i due, ma se si fanno le cose essenziali e poi si va a votare in primavera. Uno schema, per inciso, che avrebbe tra le subordinate la facilitazione dell’elezione di Draghi al Colle. Oppure, se così non è, ci dovrebbe essere una maggioranza omogenea. Neanche la delegazione di LeU si è spinta davvero fino al veto finale alla Lega, pur se c’è andata vicina. Mentre chi si è spinto al Sì, senza condizioni, sempre per restare nella maggioranza uscente, è Italia Viva, guidata alle consultazioni da un Matteo Renzi raggiante, al punto da volersi togliere la mascherina per mostrare la sua espressione soddisfatta senza veli. Un micro show per pochi all’insegna del “ve l’avevo detto io”. La sua presenza stavolta non dovrebbe essere un problema neanche per gli ex compagni di partito. Perché sarebbero disposti a rimanere fuori dall’esecutivo sia lui sia Maria Elena Boschi. I profili di chi potrebbe entrare sono oggetto di dibattito dentro e fuori il Pd. Se ci saranno politici, un’opzione sarebbe che entrassero i leader. Che pare però complessa, vista l’eterogeneità probabile della maggioranza. In alternativa, si parla di figure più moderate, magari nella veste di sottosegretari a Palazzo Chigi: Dario Franceschini per i dem, Giancarlo Giorgetti per la Lega, Antonio Tajani per Forza Italia, Ettore Rosato per Iv. Per questo, più complesso individuare un profilo nei 5S.Ma è presto, si dice nei palazzi della politica. Draghi, intanto, non parla. Lunedì riprenderà il giro di consultazioni. Il tentativo è di arrivare a un accordo mercoledì. Chissà se Draghi – oltre alla patria – salverà pure i partiti.

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3 replies

  1. PD niente paletti
    Lega niente paletti
    FI un tappeto rosso
    tralascio i minuscoli e gli insignificanti se non per se stessi,
    tipo la Bonino e il gruppuscolo di guastatori di Renzi.
    a parte la romana eia eia, chi ci rimane?
    evidentemente mi sono perso qualcosa.
    hanno deciso di fare una ammucchiata politica?
    dove tutti danno e prendono?
    dopo tutto il caos che hanno fatto?
    mi domando solo come possano gli italiani farsi prendere
    per i fondelli in modo così plateale
    ci mancano solo i 5* e poi c’è la decina.
    questo è oltre il ridicolo.

    come scrisse Hemingway:
    “Un uomo da solo non può fare un accidente”
    ma quelli sperano che faccia miracoli e
    che loro diventino dei miracolati.

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    • Non c’è mai stata un’opposizione, ma solo il Partito Unico (come diceva Giulio Sapelli). Ormai hanno gettato la maschera.

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  2. “Andrea Orlando e i due capigruppo, Delrio e Andrea Marcucci”
    sembrano “i pretoriani” che hanno in custodia il “reggente” e che controllano che non vada fuori seminato.

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