Un Paese sull’orlo di una crisi di nervi

(Silvia Renda – huffingtonpost.it) – “L’Italia è un paese sull’orlo della crisi di nervi”. Non è corretto parlare solo di pandemia, dice ad Huffpost il professor Claudio Mencacci, ex presidente della Società Italiana di Psichiatria. Quella che stiamo affrontando da qualche mese a questa parte dopo la diffusione del covid-19 è una “sindemia”: la patologia non è solo sanitaria, ma anche economica, psicologica, legata ai modelli di vita, alle funzioni della cultura e delle nostre relazioni.

Gli esseri umani hanno forti doti di resistenza, ma diventa difficile metterle in atto quando andiamo incontro alla “fase di esaurimento”, una fase delicata che può portare a reazioni molto impulsive, ma soprattutto “in cui ci si sente impotenti”. Il continuo prolungarsi dello stato di emergenza – che ci limita negli spostamenti, nella socialità, nella possibilità stessa di programmare la nostra vita – ha generato una crisi psicologica, gettando gran parte dell’Italia, dopo la resistenza iniziale, nella “fase dell’esaurimento”, che “porta al senso di inutilità, a volte di fatalismo, a volte anche di rabbia, di contrarietà alle imposizioni, fino ad atteggiamenti molto non prudenziali e addirittura negazionisti”.

Nell’ultimo anno ansia e depressione sono cresciuti in maniera esponenziale nella popolazione italiana, con percentuali, ci dice Mencacci, che sono salite di oltre il 30%: “Le depressione nasce dalla tempesta perfetta che mette insieme più condizioni. Da un lato c’è la solitudine e l’isolamento sociale. Dall’altro i lutti, perché ciascuna delle oltre 80mila persone morte per Covid aveva vicino a sé dei cari”.

Ha inciso poi l’impoverimento e la disoccupazione, “fattori che di per sé danno prevalenza di disturbi depressivi quasi doppi e ci fanno stimare un aumento di circa 150mila casi in più di depressione in Italia, che vanno ad aggiungersi ai 3 milioni preesistenti, con gravità differenziata: un esercito di persone rese ancora più fragili e vulnerabili da questa condizione. Il Covid ha fatto sì che quelli che si barcamenavano nella povertà sono diventati nuovi poveri”.

Il mix è in alcuni casi letale, causando un aumento dei casi di suicidio, che spesso la cronaca ci racconta essere legati a una condizione di difficoltà economica dovuta alle crisi generata dallo stop di diverse attività. Non fa più paura solo il contagio, come era nella prima fase della pandemia. Il rischio povertà genera timori più grandi che per la morte stessa.

La crisi di governo non ha facilitato questo stato di cose. In un periodo così instabile, un’ulteriore incertezza va a minare la nostra tenuta psicologica: “Il nostro cervello vuole ridurre al minimo la media delle sorprese, non le gradisce. Più l’ambiente è instabile, più genera stress, ansia e sensazione di perdita di controllo. Troppa incertezza genera spaesamento, che facilita reazioni rancorose. E noi dobbiamo stare molto attenti alla rabbia. Il meccanismo della rabbia è deflagrante, porta a superare la soglia del controllo e può succedere di tutto. Spero che il nostro sistema di valori democratici tenga a questa sollecitazione di incertezza”.

Per far sì che ciò accada è necessaria una comunicazione di governo che “dia dei tempi, crei un senso di consapevolezza, cerchi di stringere la coesione sociale e relazionale. È meglio fissare date più lontane anziché vicine, che possano causare delusione nel caso in cui siano disattese. È importante ricevere messaggi rassicuranti, dare uno scopo, facilitando la tolleranza alle frustrazioni”.

“Le nostre ansie, le nostre insicurezze, sono senza dubbio accresciute da disposizioni che cambiano continuamente” dice a questo proposito ad Huffpost il professor Eugenio Borgna, psichiatra, saggista e accademico italiano. Per il professore, “non c’è modo di fare fronte a questo, se non vive in noi la speranza, che sa guardare al futuro, e, come affermano alcuni neuroscienziati, può essere considerata un farmaco. Nelle disposizioni governative dovrebbero essere tenute presenti le indicazioni degli psicologi e degli psichiatri che sappiano consigliare le parole più gentili, e più aperte alla speranza. Ci mancano molte cose, ma quella che fa più male è la perdita della libertà di organizzare le giornate come vorremmo ed essere costretti ad adattarci a comportamenti che non sempre ci sono spiegati”.

Ci manca il cinema, il teatro, gli aperitivi, i luoghi di socialità. Una perdita che, dice Borgna, “è sorgente di malessere nelle grandi città, e invece meno nelle piccole città, nelle quali la loro importanza è molto minore. Le conseguenze psicologiche del coronavirus sono state arginate molto meglio in città non grandi e in campagna”. Un’altra differenziazione, spiega il professore, è l’impatto che a lungo termine avranno sulle persone, a seconda della fascia d’età: “Saranno più avvertibili negli adulti che non nei bambini nei quali le risorse interiori sono molto più ampie e creative. Il futuro ha sconfinati orizzonti nei bambini, e non negli adulti, nei quali è molto più alto il rischio di non riuscire a dare un senso alle proprie giornate”.

“I bambini piccoli si adattano” aggiunge il professor Mencacci, “sono più gli adolescenti che si sentono di più sfuggire il futuro dalle mani. L’assenza da scuola non è solo assenza dalla conoscenza, ma da quella socialità e interazione affettiva e relazionale. Dinamiche che di fatto creano e favoriscono lo sviluppo della personalità dei nostri giovani. Ma anche a stabilire quelle amicizie che spesso durano tutta una vita. Voler a tutti i costi tornare a scuola è voler riaffermare un bisogno che diventa essenziale quanto quello della salute”. Perché l’isolamento provoca “fame” di socialità: “Uno studio apparso su Nature dice che l’isolamento sociale ci genera un desiderio di interazioni analogo a quello che sperimentiamo quando vediamo del cibo e abbiamo fame. Ovviamente questo varia in base ai livelli di solitudine prima alla pandemia. L’isolamento impatta di più su chi aveva in precedenza molte interazioni sociali soddisfacenti”.

Solitudine e isolamento sociale portano con sé anche un aggravamento delle altre patologie: “Peggiorano le altre condizioni di salute, anche da un punto di vista cardiologico o oncologico. La solitudine impatta soprattutto nella popolazione anziana, non solo sulla qualità, ma anche sulla quantità di vita. Sentirsi soli, o esserlo, aumenta notevolmente la mortalità, così come il rischio di decadimento cognitivo. Abbiamo un cervello sociale che non essendo più stimolato s’impoverisce. Non sappiamo se questo impoverimento sarà recuperabile o meno. L’impatto lo vedremo nel tempo, per adesso vediamo solo dei grandi iceberg. Come ne usciremo dipende anche dalla capacità che avremo di stimolare la nostra resilienza”.

5 replies

  1. la Germania starebbe pensando di estendere l’obbligo dell’uso delle FFP2 in tutti i luoghi
    pubblici chiusi, ovvero in primis mezzi pubblici e negozi, seguendo l’esempio dell’Austria.
    al momento solo la Baviera l’ha già adottato.
    vedete voi se è il caso di fare della cazzimma sul fatto che non si va al cinema.

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  2. Non solo i bambini hanno meno problemi psicologici, ma anche gli adulti che non dipendono dal rito dell’aperitivo, dalle uscite “a prescindere”, dal ristorante e dal cinema, avendo risorse interiori e “ampi orizzonti” dentro di sé e tecnologie attraverso cui accedere alle varie forme culturali, senza contare i classici libri.
    Siamo stati tutti ragazzi e i miei coetanei ed io non avevamo certamente smartphone e social, per sopperire all’eventuale assenza di contatti sociali. Tra l’altro, non essendoci un lockdown completo, i ragazzi, liberi dagli impegni scolastici, o nelle ore successive alla dad, certo non si sigillano in casa senza contatto alcuno.
    Quindi, di che cosa stiamo parlando? Abbiamo allevato un esercito di smidollati che vanno in depressione ad ogni alito di vento contrario?
    O, più probabilmente, si tratta di argomenti assolutamente strumentali, usati dai soliti parolai, con lo scopo di fomentare le solite polemiche antigovernative?
    Tra l’altro, costoro dimenticano molto opportunamente che siamo immersi in una PANDEMIA, non è che si giochicchi con la psiche delle persone, così… giusto per divertimento o per fare una specie di esperimento sociale!

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  3. La Giorgia patriota. Rappresenta i Casalesi e la ‘ndrangheta e usa lo stesso linguaggio aggressivo, intimidatorio, volgare, non adatto ad un parlamento democratico, ma ad uno fascista.
    E Borghi non è da meno.
    Abbiamo finalmente capito quale è il verbo che descrive l’attività della Lega: “DEFECARE”.

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  4. NICOLA VASILE
    Estratto conto penale:
    – I Conticini come cognati. ( Soldi rubati all’Unicef)
    – Mamma e papà condannati per bancarotta fraudolenta e fatture false
    – Boschi e Lotti (banca Etruria e corruzione di magistrati) : ministri del suo governo scelti da lui.
    – Verdini, attualmente galeotto, amico di merenda.
    – egli stesso indagato per finanziamento illecito
    – amici nella P2
    Un seguito di nani, ballerine e donna cannone senza arte né parte che vogliono fare credere di fare politica.
    Ma di Renzi cosa si aspettano quelli che ancora ne parlano e lo difendono?
    Sono ciechi, muti o solo stupidi?

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  5. STEFANO BUCCI
    Le parole di Borghi (Lega ) sono di una gravità estrema:
    “Ve ne andrete come chi ha defecato al centro della stanza di una casa occupata”.
    Il degrado morale di una questa politica, ancora di più se pronunciate in un sito istituzionale come la Camera, grazie a questi personaggi ha raggiunto vette vergognose che offendono tutto il popolo Italiano, indifferentemente dai colori politici, che merita esempi di rispetto, educazione e civiltà.
    Alessandro Di Battista fu cacciato, e ripetutamente, per molto meno da quell’aula, Roberto Fico imponga un freno a queste oscenità, tutto questo non è tollerabile ed è da troppo tempo che assistiamo a certe scene, grazie ai soliti noti, dove invece dovrebbe svolgersi una vera e sana competizione (o dibattito) politico, non insulti, minacce e bagarre di Vandali che credono di stare a Pontida in mezzo a corna e cornuti.
    Per Dio , Presidente Fico, ridia un po di dignità a quei palazzi e a ciò che rappresentano, il popolo Italiano, perché io sono Italiano, e ho il diritto di non essere rappresentato da certe ignobili scene!

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