Finché c’è virus, non c’è Speranza

(Fiorenza Sarzanini – corriere.it) – Cinque regioni in fascia arancione da lunedì e record di morti in Europa. Non rallenta la corsa del Covid 19 e l’allarme degli scienziati sale di livello. L’Italia si prepara a nuove restrizioni nel tentativo di fermare i contagi. Su questo le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità sono nette:

«Nel periodo tra il 15 e il 28 dicembre 2020, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,03 in aumento da quattro settimane e per la prima volta in sei settimane sopra uno». Già dal 16 gennaio, quando entrerà in vigore il nuovo Dpcm, ci sarà dunque la conferma di tutti i divieti e la massima allerta se la curva epidemiologica dovesse confermarsi in ascesa.

Le vittime in Europa

Sono gli stessi scienziati italiani ad evidenziare «il contesto europeo caratterizzato da un nuovo aumento nel numero di casi in molti Paesi Europei e la circolazione di varianti virali con una potenziale maggiore capacità di trasmissione». Nel Regno Unito i morti sono stati ieri 1.325 e le vittime totali arrivano a 79.833. In Germania ci sono stati invece 1.188 decessi. Per questo l’Iss avverte: «L’epidemia si trova, in una fase delicata che sembra preludere ad un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti».

Le cinque Regioni

L’ordinanza firmata dal ministro della salute Roberto Speranza, in alcuni casi forzando in accordo con i governatori situazioni in bilico, fa entrare in fascia arancione dall’11 gennaio la Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna, la Sicilia e la Calabria. Ma anche nel resto dell’Italia ci sono situazioni ad altissimo rischio. «C’è un incremento della velocità di crescita dei casi e l’età media di chi si contagia e di chi purtroppo muore resta costante», spiega il presidente dell’Istituto Silvio Brusaferro.

Rimangono dunque sotto osservazione il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, Bolzano, Trento, la Puglia e l’Umbria. «Il Lazio è ancora in fascia gialla. Grazie ai cittadini per il rispetto delle regole. Siamo l’unica regione italiana a non avere mai cambiato colore. Ora non abbassiamo la guardia! Solo in questo modo potremo contenere la diffusione del Covid fino alla vaccinazione di massa», commenta il presidente del Lazio Nicola Zingaretti.

Il nuovo Dpcm

È il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia a confermare che «con il sistema delle fasce teniamo il Paese in sicurezza ed evitiamo il lockdown». Ma la decisione di aggiungere nuove restrizioni a quelle già previste dal sistema delle fasce è già stata presa e sarà messa a punto nei prossimi giorni il governo scriverà il nuovoDpcm in vigore dal 16 gennaio.

Confini regionali

È la misura che i rigoristi all’interno dell’esecutivo ritengono più efficace. Impedisce la circolazione tra le Regioni – anche quelle in fascia gialla – se non per motivi di lavoro, salute, urgenza. Vuol dire che non si può andare nelle seconde case, oppure fare gite oltre i propri confini.

Comuni e visite

Nelle regioni arancioni dovrebbe essere prevista la deroga che consente a chi abita nei comuni con un massimo di 5.000 abitanti di spostarsi, ma solo in un raggio di 30 chilometri e senza andare nei capoluoghi di provincia. In quelle rosse si pensa invece di consentire le visite a parenti e amici a due adulti con minori di 14 anni e persone disabili per fare visita a parenti e amici.

Bar e ristoranti

Sembra invece confermata la scelta di mantenere anche nelle regioni gialle la chiusura dei ristoranti e bar alle 18, consentendo dopo questo orario soltanto l’asporto di cibi e bevande e la consegna a domicilio. Su questo la discussione è comunque ancora in corso anche con le associazioni di categoria.

Palestre e piscine

Nei prossimi giorni arriveranno le nuove linee guida per piscine e palestre. Il confronto tra il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e il Cts mira a consentire l’apertura almeno per le lezioni individuali.

SPERANZA

(Monica Guerzoni – corriere.it) – I numeri che più allarmano Roberto Speranza sono i 68 mila nuovi casi e 1.325 morti della Gran Bretagna, segno che «in Europa c’è una recrudescenza e anche noi dobbiamo farci i conti». La terza ondata non è più un’ipotesi e il ministro della Salute, nelle riunioni di governo, alterna preoccupazione e fiducia: «I vaccini sono la luce, la svolta che apre un’altra fase, ma la verità è semplice.

Per avere un impatto il vaccino ha bisogno di mesi e dobbiamo resistere, la battaglia è ancora dura. Dopo sei settimane l’indice rt è scattato sopra 1…». E quando gli chiedono se la terza ondata stia arrivando, risponde con una formula che non lascia spazio all’ottimismo: «La seconda ondata non è mai finita davvero. Adesso c’è una ripartenza e probabilmente sì, il terzo picco arriverà».

Le cifre che almeno un poco migliorano lo stato d’animo di Speranza sono i 19 miliardi per la sanità ottenuti nel Recovery plan, con cui conta di rafforzare la rete ospedaliera e realizzare la «sua» riforma della Sanità. E poi i numeri degli italiani vaccinati di Covid-19, che dopo la falsa partenza scandita da attacchi e polemiche registrano una crescita costante: «Stop alle critiche e niente trionfalismi, stiamo facendo la nostra parte». Questo il motto del ministro della Salute nel giorno in cui il contatore delle vaccinazioni punta dritto al mezzo milione: «Siamo in recupero», commenta Speranza tra una riunione con il commissario Domenico Arcuri e la firma dell’ordinanza che fa scattare la zona arancione per cinque regioni: «Abbiamo lavorato molto per organizzare la campagna, la macchina sta entrando a regime. Non è una gara, però dopo tante critiche prive di senso è bello vedere che siamo secondi in Europa in valore assoluto. Abbiamo 470 mila dosi a settimana e riusciamo a farle tutte».

Si era partiti a ritmi imbarazzanti, con carenza di medici e siringhe e regioni in totale affanno. Ora l’Italia «va veloce, tutte le regioni lavorano a regime», ma resta il problema delle dosi. Sono ancora poche: «Ora arriva anche il milione e 300 mila di Moderna, purtroppo sono numeri molto limitati per il primo trimestre». La «buona notizia» è l’annuncio della presidente Ursula von der Leyen di ulteriori acquisti Pfizer per 300 milioni, di cui all’Italia tocca il 13,46%». Il guaio è che «arriveranno a partire dal secondo trimestre», cioè da aprile in poi. Da qui a marzo, siamo a corto di fiale? «No, usiamo le 470 mila settimanali di Pfizer e da lunedì cominciano con Moderna».

Il punto dolente della fornitura italiana è sempre AstraZeneca, sui cui Speranza aveva investito energie e aspettative importanti: «Se Ema desse il via libera potremmo avere un altro tesoretto da utilizzare già nel primo trimestre. Potrebbero essere 8 milioni, ma ancora certezze non ne abbiamo. Ema ha detto che la valutazione finale può avvenire entro gennaio». Se tutto va come Speranza si augura da qui a marzo l’Italia sarà in grado di vaccinare 5 o 6 milioni di persone. Poche, rispetto alle aspettative iniziali, ma il ministro di Leu respinge la critica di aver sbagliato gli acquisti: «Noi abbiamo comprato tutti i vaccini, ma è chiaro che la Ue li ha opzionati quando non si poteva sapere chi avrebbe fatto prima e chi dopo».

Se Angela Merkel ha detto ai tedeschi che i prossimi tre mesi saranno i più difficili «non lo ha fatto certo per spaventarli», è la citazione con cui Speranza spiega il quadro epidemiologico. «E adesso c’è anche la variante inglese come ulteriore elemento di rischio, perché sembra essere più veloce e ti può alzare facilmente l’indice rt». Tanti gli chiedono quando ne usciremo e lui, che parla ogni giorno con gli scienziati, ci va cauto: «Prima dell’estate, quando 10 o 15 milioni di italiani saranno stati vaccinati». Insomma, dobbiamo resistere «alcuni mesi».

Nelle prossime settimane «la curva può facilmente risalire, come purtroppo vediamo in larga parte dei Paesi europei, dove i numeri sono significativamente peggiori dei nostri». Ecco perché il nuovo Dpcm «manterrà l’attenzione al rigore, con misure di contenimento significative». E perché il governo ha deciso di far scattare le zone rosse e arancioni «più tempestivamente». Ieri prima di firmare l’ordinanza il ministro ha parlato con Bonaccini, Fontana e gli altri presidenti delle regioni e assicura di aver trovato «grande consapevolezza», anche da parte dei governatori leghisti: «Vedono la pressione sulle strutture sanitarie e sanno che dobbiamo lottare ancora». E qui Speranza è solito aggiungere le sue raccomandazioni ai cittadini: «Le mascherine sono fondamentali, ma tanta gente non le usa, o se le toglie».

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