Consip, quattro anni dopo

(di Marco Lillo – Il Fatto Quotidiano) – Tiziano Renzi non sarà archiviato come volevano i pm di Roma nel 2018. Un Gup valuterà le accuse di traffico di influenze e turbativa per la gara Consip FM4 da 2,7 miliardi in concorso con il suo amico Carlo Russo, e con l’imprenditore Alfredo Romeo. Ci sono voluti quattro anni. Il Fatto aveva dato la notizia il 21 dicembre 2016: “L’amico di Tiziano, il Giglio magico e la gara da 2,7 miliardi”. Se siamo arrivati a un’udienza, nel 2021, è anche ‘merito’ nostro.

Riavvolgiamo il nastro. Il Fatto dal dicembre 2016 per mesi scrive articoli per raccontare i retroscena della gara più grande d’Europa. Secondo i carabinieri, Romeo mentre parlava con Russo da solo (per Tiziano Renzi a sua insaputa) scrive il 14 settembre 2016 (premier era Matteo Renzi) su un foglietto un’offerta: “30.000 euro al mese per T.” Dove T., per gli investigatori, sta per Tiziano. La notizia era enorme, ma per mesi i grandi giornali la ignorano.

Poi i pm di Roma – che ereditano l’inchiesta dai pm napoletani Woodcock e Carrano – fanno tre cose: 1) chiedono l’arresto di Romeo, che avviene il 1º marzo 2017, per la corruzione di un funzionario Consip, Marco Gasparri, il quale confessa una mazzetta da 100mila euro e patteggia; 2) indagano con poca convinzione e poi chiedono l’archiviazione per il traffico di influenze di Romeo, Russo e Tiziano (‘30.000 per T.’); 3) avviano un’inchiesta ben più penetrante sugli investigatori. Accusano Woodcock di aver passato la notizia al Fatto (falso) e sequestrano il cellulare alla sua amica Federica Sciarelli, che nulla c’entra. Infatti poi archiviano. Indagano anche Scafarto accusandolo di falso, depistaggio e rivelazione di segreto. A Tiziano non sequestrano il cellulare. A Scafarto ne sequestrano due. Intanto la Procura di Napoli perquisisce Il Fatto e sequestra il cellulare pure all’autore degli articoli e del libro Di padre in figlio . La colpa? Aver pubblicato carte segrete e la conversazione del marzo 2017 in cui Matteo Renzi incalzava il padre chiedendogli se avesse incontrato Romeo. Tiziano negava incontri al ristorante, ma era incerto sui bar. Il Fatto e il programma Sekret, trasmesso su www.iloft.it, incurante delle perquisizioni, pubblicano un’altra conversazione, ignorata dagli investigatori, nella quale Russo e Romeo parlano di un ‘barettino’ dove si sono visti con modalità carbonare. L’ipotesi che quel barettino fosse proprio il bar dell’incontro dimenticato da Tiziano, avanzata da noi, viene verificata dai carabinieri. Si trova così l’incrocio delle celle agganciate dai tre telefonini il 16 luglio 2015. Per i pm Tiziano, Russo e Romeo si son visti a Firenze. Tiziano nega. I pm non gli credono, ma comunque chiedono l’archiviazione. Il Gip Gaspare Sturzo però pensa che quell’incontro al bar sia importante se letto insieme ad altri dati ignorati dall’accusa. A luglio 2019 rigetta l’archiviazione e obbliga i pm a nuove indagini. Così nasce la richiesta di rinvio a giudizio. Ciò non vuol dire che Tiziano Renzi abbia commesso un reato. Vuol dire però che Il Fatto aveva ragione a chiedere che i pm indagassero a fondo. Ci sono arrivati con quattro anni di ritardo. I grandi giornali seguiranno. Forse.

La richiesta – I pm vogliono il giudizio per il padre dell’ex premier Contestati quattro reati. “Romeo e l’offerta dei 30 mila euro al mese”

(di Marco Lillo e Valeria Pacelli – Il Fatto Quotidiano) – Il “babbo” di Matteo Renzi potrebbe presto dover affrontare un processo. Per Tiziano Renzi la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro capi d’imputazione. Traffico di influenze e turbativa d’asta sono i reati contestati in relazione a due gare: l’appalto Fm4 indetto da Consip (del valore 2,7 miliardi di euro) e la gara per i servizi di pulizia bandita da Grandi Stazioni. Sarà il gup (l’udienza deve essere ancora fissata) a decidere se mandare a processo Renzi e altre dieci persone: tra queste l’amico di Tiziano, Carlo Russo, l’imprenditore campano Alfredo Romeo, gli ex deputati Denis Verdini e Ignazio Abrignani e pure gli ex ad di Consip e Grandi Stazioni, Domenico Casalino e Silvio Gizzi.

Per Tiziano Renzi, inizialmente indagato solo per traffico di influenze, la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Respinta dal Gip Gaspare Sturzo che ha disposto nuove indagini. E così le cose si sono messe male: alla fine della ulteriore attività investigativa, i pm hanno contestato a Renzi, seguendo linee guida fissate da Sturzo, non uno bensì quattro reati.

C’è dunque la gara Fm4, appalto indetto nel 2016 e sospeso dopo l’esplosione dell’inchiesta partita a Napoli e poi trasferita a Roma per competenza. Stando alle accuse, era Carlo Russo a farsi promettere denaro in nero da Romeo per sé e per Renzi sr., in cambio della propria mediazione sull’ex ad di Consip, Luigi Marroni (estraneo alle indagini) affinché favorisse le società dell’imprenditore campano nella gara Fm4. Russo (accusato di turbativa d’asta), secondo le accuse, quindi “agiva in accordo con Tiziano Renzi” (che però ha sempre smentito). La “mediazione illecita” di Russo consisteva così nell’istigare Marroni a intervenire “sulla commissione aggiudicatrice della gara Fm4 (…) e in particolare sul presidente Francesco Licci (allora presidente della commissione di gara di Fm4, indagato per traffico di influenze, ndr) anche per il tramite di Domenico Casalino, per facilitare la Romeo Gestioni Spa”, società che partecipava a quell’appalto. In cambio di questa “mediazione illecita”, Russo “si faceva promettere da Alfredo Romeo”, tra le altre cose, “numerose ospitalità negli hotel di proprietà del gruppo Romeo”, oltre che “denaro in nero per sé e per Tiziano Renzi”. Nella questione della gara Fm4, la turbativa d’asta e il traffico di influenze sono contestati anche a Romeo, Casalino e a Italo Bocchino.

L’altra grana di Tiziano Renzi riguarda poi la gara per i servizi di pulizia indetta da Grandi Stazioni. Anche in questo filone, Romeo e Bocchino sono accusati di traffico di influenze e turbativa d’asta. Reato, quest’ultimo, contestato anche a Russo e a Silvio Gizzi, ex amministratore delegato di Grandi Stazioni. Anche in questo caso, per i pm, è il solito Russo a voler favorire la Romeo Gestioni Spa, agendo sempre “in accordo con Tiziano Renzi”. E anche questa volta sfruttava le proprie relazioni, stavolta però con l’ex numero uno di Grandi stazioni, Gizzi, “relazioni – è scritto nel capo di imputazione – ottenute anche per il tramite di Maurizio Gentile, ad di Rfi Spa (estraneo alle indagini, ndr), a sua volta sollecitato da Tiziano Renzi”. Come prezzo della propria mediazione, Russo “si faceva promettere da Romeo, il quale agiva in accordo con Italo Bocchino, utilità consistenti in somme di denaro periodiche”.

Nell’indagine romana, il solo Russo è accusato anche di estorsione: avrebbe minacciato Marroni, spiegandogli che qualora non fosse intervenuto su Fm4 a favore della Romeo Gestione Spa, “sarebbero intervenuti Tiziano Renzi e Denis Verdini, persone che per relazioni e ruolo potevano farlo licenziare”. Non riuscì nell’intento, “per la resistenza” di Marroni”.

Proprio Verdini, che ora si trova in carcere per altre vicende di bancarotta, ha qualche grana pure in questa inchiesta romana. Il fondatore di Ala è indagato insieme anche all’ex deputato Abrignani. I due, per i pm, avrebbero concorso nella turbativa della gara Fm4 parteggiando per Cofely. Sono accusati anche di concussione: secondo i pm, Verdini, nel 2016 quando era ancora parlamentare, “costringeva Marroni”, Ad di una “società pubblica i cui vertici vengono designati proprio dal governo”, “a erogare a Ezio Bigotti (…) l’utilità consistita nell’incontrarlo e ascoltarlo in quanto interessato a conoscere notizie riservate sulla gara FM4 e a sollecitare una minore resistenza di Consip nei contenziosi pendenti”. Ancora qualche tempo e il gup deciderà se dare vita a un ulteriore processo Consip.

10 replies

  1. Rabbrividisco a leggere certi commenti
    Ma davvero esiste qualcuno che possa giurare sull’onestà di Renzi e famiglia e ha la faccia di accusare di politicismo i giudici???????
    Va bene che è la grande autodifesa di Berlusconi, ma in verità non ci posso credere!!!

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    • Se ti riferisci al mio commento non ci siamo capiti. Io alludevo allo scandaloso comportamento della Procura prima di essere costretta dal GIP a compiere indagini più approfondite. Senza l’intervento del GIP sarebbe stato insabbiato tutto. E comunque si sono persi anni preziosissimi, consentendo, nel frattempo a Renzi Jr di recitare il ruolo della vittima e del perseguitato.

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  2. E naturalmente quel che Marco Travaglio aveva scritto sul babbo e che gli era costato due condanne di risarcimento in sede civile va a pu77ane.
    Oppure ci sarebbero le condizioni per provvedere ad un ravvedimento su quelle sentenze?
    Direttore se tu leggessi tale legittima domanda intervieni per comunicarci il tuo punto di vista con una risposta.

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  3. Marco Lillo: “I grandi giornali seguiranno. Forse.” La notizia del rinvio a giudizio sul sito de Corriere andava cercata col lanternino. Chi visse sperando…

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  4. con questa giustizia che impiega 4 e passa anni per muovere un indagine, 5 anni per assolvere la Raggi da accuse risultate fasulle si nega la libertà al cittadino. Prima però verifichiamo se l’Italia è un paese abitata da veri cittadini italiani consapevoli dei loro diritti e doveri.

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