Renzi Premier

(Giuseppe Di Maio) – Non mi sono mai distratto. Sono restato al marzo 2018 quando all’indomani delle elezioni tutti i partiti restarono equidistanti dal M5S, allibiti per la sua vittoria e curiosi di sapere che cosa avrebbe fatto. Dopo il tentativo del centrodestra che esibiva davanti a Mattarella il vantaggio che la legge elettorale gli aveva procurato, cominciò la lagna di tutti contro il Movimento: hai vinto e devi governare! Poi, la spregiudicata Lega di Salvini cominciò le manovre per un’alleanza, un progetto che alla fine fu avallato dall’intera sua coalizione. Quasi tre anni dopo sappiamo che da destra e da sinistra chi si è accompagnato ai 5 stelle l’ha fatto solo per fregare loro l’elettorato, nessun altro obiettivo.

Le incompatibilità dichiarate di allora erano: quella tra il Movimento e Berlusconi, e quella tra Salvini e il PD. I fratelli d’Italia erano ancora pochi orfanelli contro tutti, compatibili solo con gli alleati elettorali. Il M5S giudicava tutti alla stessa maniera (e non sbagliava), tutti capaci di una grande ammucchiata contro la sua rivoluzione, tutti pronti a restaurare il regime dei finanziamenti e delle lobbies, delle mazzette, dei provvedimenti ad hoc, delle leggi ad personam, dello Stato come un affare privato, cioè dell’ingiustizia endemica del nostro paese. Pure se in seguito ci siamo distratti con le pseudo-conquiste del Movimento, con i successi di Salvini e della Meloni, con la conversione del PD a partito del centrosinistra, nulla è cambiato. Sono ancora tutti equidistanti, curiosi di sapere che cosa farà il Movimento, cioè come risponderà alle loro provocazioni.

Quando si pensa alla politica italiana degli ultimi 30 anni, si pensa alla totale assenza di regole, che da Berlusconi ai due Mattei sono state definitivamente stracciate. Il Matteo leghista si fece a tal punto travolgere dal suo favore presso l’elettorato, che cominciò a sognare un mondo senza leggi, e soprattutto quelle costituzionali. Il disastro del Papeete fu causato da questo giocare a dama tenendo presente solo l’ultima mossa. L’altro Matteo qualcosa prevede, e ha qualche cognizione istituzionale in più, ma in quanto a disprezzo delle regole non è secondo a nessuno. Tra non molto si rinnoverà la Presidenza della Repubblica e ad agosto 2021 entrerà il semestre bianco. C’è poi anche l’ipotesi della legge elettorale. Arriveranno tra non molto i due appuntamenti maggiori della vita parlamentare, dove si creeranno alleanze e altre potrebbero fallire.

Renzi è stato chiamato al tavolo della Presidenza del Consiglio per la verifica di governo, ma lui dopo averla provocata se n’è svincolato. Ha addotto legittimi impedimenti (gli impegni della Bellanova a Bruxelles) e, mentre accusa il premier di solitarie dirette facebook, lui, proprio a mezzo socials, scrive una lunga lettera a Conte. Anche qualche anno fa, quando Fico aspettava la delegazione del PD per “l’esplorazione”, Renzi in tv l’azzoppava disfacendo la possibilità d’intesa tra i due partiti. Perciò, qualsiasi cosa abbia detto nella sua lettera (qualcuna addirittura condivisibile), la sua intenzione è solo un miserabile progetto privato e non il bene comune.

Il progetto di Renzi, oltre alla visibilità del suo 2%, è pari a quello dell’accozzaglia pronta a scacciare per sempre il Movimento dal governo e salvare la nazione dalle mani degli incapaci. Qui le incompatibilità iniziali scompaiono. Tutti ridiventano compatibili, se il proposito è “salvare l’Italia”. Salvini e Renzi sono concordi come e meglio dei contraenti al patto del Nazareno; Meloni e Zingaretti potrebbero fare un’eccezione in nome della responsabilità. Specie se ci fosse il nome di garante, di un tecnico provato di fama internazionale. Ma se Draghi, come sarà certo, non si presterà a servire l’appetito dei soliti prenditori che dopo anni di magra sta per esplodere, allora c’è sempre la carta Renzi. C’è sempre la garanzia del partitino debole che occupa il centro democratico e del suo leader allontanabile in qualsiasi momento. Ma tutto questo solo dopo agosto. Prima di allora la colpa di non andare al voto sarà solo di Mattarella, sarà del PD.

2 replies

  1. Nessuno mi toglierà dalla mente il sospetto che il motivo VERO per cui Salvini fece cadere il governo Conte I, fu perché dopo poco tempo si sarebbe dovuto decidere della revoca della concessione ai Benetton. E la questione faceva premio su ogni ragionamento politico, numerico, di prestigio personale.

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