Montezuma

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – L’altra sera, facendo zapping, mi è parso di intravedere a Dimartedì il mio amico Giannini che citava se stesso. E il mio amico Carofiglio che citava se stesso e poi dava fondo all’intero dizionario delle citazioni, che evidentemente sa a memoria. Roso dall’invidia, stavo per spegnere, quando mi è apparso Luca Cordero di Montezemolo che, collegato da una qualche Versailles, piagnucolava perché c’è un sacco di gente che soffre ed è alla fame, ma soprattutto perché il governo è sempre in ritardo su tutto (rispetto a cosa? boh), vuole pure negarci quella leccornia del Mes e non si circonda delle persone giuste, signora mia. E dire che su piazza ci sarebbe lui, prêt-à-porter, se solo lo chiamassero a insegnare un po’ d’efficienza. Ma niente, non lo chiamano. È stato allora che mi sono convinto di avere sognato: quel signore dalla chioma giallo-canarino-metallizzato che dava lezioni al “governo della paralisi” che “non pensa al futuro”, non poteva essere Montezemolo. Altrimenti gli sarebbe scappato da ridere.

Il Montezemolo vero, detto “Libera e bella” per il crine fluente e cotonato d’un tempo, nasce nel 1947 a Bologna da nobili lombi sabaudi. Amico del cuore di Cristiano Rattazzi, figlio di Suni Agnelli, fa tanto divertire l’Avvocato. Così nel 1973 approda alla Ferrari. È il suo più grande e forse unico successo della vita (donne a parte), anche perché alla guida delle Rosse c’è Niki Lauda. Appena passa alle Relazioni esterne della Fiat, si scopre che si fa pagare da finanzieri straccioni per presentarli ad Agnelli, per giunta con banconote nascoste dentro libri svuotati di Enzo Biagi. Romiti lo caccia su due piedi e anni dopo racconterà: “Abbiamo pescato un paio di persone che pretendevano soldi per presentare qualcuno all’Avvocato. Uno l’abbiamo mandato in galera, l’altro alla Cinzano”. Tra i fumi dei vermouth, Libera e bella resiste poco. Eccolo dunque sulla tolda di Azzurra all’America’s Cup. E poi al vertice del comitato dei Mondiali di Italia 90, altra calamità naturale: opere sballate, sprechi faraonici, ritardi mostruosi, costi degli stadi alle stelle (ultima rata pagata dallo Stato nel 2015). Ma, come diceva Totò, il talento va premiato. L’Avvocato lo ripesca e lo manda a rilanciare la Juventus con il “calcio champagne” di Gigi Maifredi. Risultato: la Juve arriva settima, esclusa dopo ben 28 anni da tutte le Coppe internazionali. In più, la società paga 4 miliardi di lire in nero al Torino per l’acquisto di Dino Baggio, con fondi gentilmente forniti da un conto svizzero di Agnelli. “Vedremo che cosa saprà fare da grande”, dice l’Avvocato mentre lo congeda dalla Juve dopo appena un anno e richiama in servizio il grande Giampiero Boniperti.

Montezuma viene parcheggiato a Rcs Video, a occuparsi di videocassette: altro flop catastrofico da centinaia di miliardi. Così torna in Ferrari, l’unica cosa che gli riesce bene. Ma, lievemente bulimico, non si contenta e inizia una collezione di poltrone e sofà da Guinness: Corriere, Stampa, Le Monde, Tf1, Fiera di Bologna, Confindustria, Luiss, Indesit, Merloni, Poltrona Frau, Maserati, Unicredit, Ntv treni, Tod’s, Federazione Editori, Campari, Assonime, Citi Inc., Pinault, Fnac, Ppr Sa, Telethon, Unione Industriali Europei, Confindustria Modena, Cnel, Citigroup, Fondo Charme (sede in Lussemburgo, ci mancherebbe), senza contare una candidatura a ministro di Qualcosa nel governo Berlusconi-2 (2001), annunciata dal Caimano per acchiappare voti in campagna elettorale, mai smentita dall’interessato e poi tramontata. Dall’alto di cotanti successi, è pronto per la politica. Nel 2009 fonda Italia Futura in vista della discesa in campo, circondato da un trust di cervelli da paura: Umberto Ranieri, Andrea Romano, Carlo Calenda, Linda Lanzillotta. Il meglio sono i fratelli Vanzina, che almeno un mestiere ce l’hanno e lo fanno bene. Lui intanto si fa beccare al telefono col faccendiere pregiudicato della P2 e della P4 Luigi Bisignani, a cui ha assunto il figlio alla Ferrari, ma solo perché “è in gamba”. Naufragata anche Italia Futura, che confluisce in Scelta Civica di Mario Monti, cioè nel nulla cosmico, la maledizione di Montezuma si riabbatte sulla Fiat, di cui diventa presidente dopo la morte di Umberto Agnelli. Poi arriva Marchionne e nel 2010 lo liquida con una buonuscita di 27 milioni. E nel 2014 lo caccia anche dalla Ferrari: pure lì ha perso il tocco magico.

Ma l’Innominabile è pronto a riciclarlo, come mediatore con gli arabi di Etihad e poi come presidente della “nuova Alitalia”. Che perde più soldi di quella vecchia, tant’è che ora il nostro è indagato a Civitavecchia per bancarotta. Non bastando, lo piazzano anche al comitato per la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, in tandem col suo dioscuro Giovannino Malagò. Ma lì, a impedirgli di fare altri danni, provvede Virginia Raggi col gran rifiuto. Lui, appena uscito da Ntv con 250 milioni in saccoccia, si rifà con la presidenza del Sigaro Toscano, perché non si dia del venditore di fumo: nel 2018 ne annuncia financo la quotazione in Borsa, ma ovviamente non se ne saprà mai più nulla. Voi capite perché, l’altra sera, quando l’ho visto pontificare di efficienza e buona gestione e piagnucolare per la povertà che avanza e l’inadeguatezza della classe dirigente, ho empatizzato col povero generale Cotticelli. E ho pensato che avessero drogato anche me.

86 replies

  1. Dai disastri naturali: terremoti, tornadi e tifoni, inondazioni ed eruzioni non ti puoi difendere:
    Ti tocca subirli cercando di minimizzare i danni e tappando i buchi dopo che son passati.
    A quanto pare nemmeno da questa gente c’è difesa.
    Che cosa accomuna questa sterminata genìa di cavallette fameliche che, senza alcun merito
    né reali capacità, a parte quella di sapersi riempire le tasche di denaro non guadagnato,
    riesce a stare sempre a galla passando da un incarico all’altro, da una poltrona all’altra da una
    faraonica prebenda all’altra?
    Nell’articolo Travaglio fa solo un fugace accenno a certi rapporti tra Momtezuma e Bisignani,
    ma se volesse (o potesse!) approfondire l’argomento forse scoprirebbe, e magari ce ne farebbe
    partecipi, che tutti questi “prenditori” e Grandi Manager destokazzo indossano un grembiulino
    e si chiamano tra di loro Fratelli Muratori.
    Questa è diventata certa Massoneria a livello mondiale: l’associazione segreta dei Fratelli Muratori
    che opera allo scopo di fottere alla grande TUTTI quelli che muratori non sono.
    Dato che ci riescono benissimo e che le loro attività “segrete” (si fa per dire!) li hanno resi sempre più
    ricchi, potenti e strafottenti, non smetteranno mai di sfruttare il resto dell’umanità se qualcuno “non gli
    dice di smettere” come si fa con i fumatori molesti che ti avvelenano col loro fumo.
    Ovviamente non basterebbe dirlo o scriverlo: tutte le armi della politica, dell’economia, della finanza,
    dell’informazione, per tacere di quelle non metaforiche, sono nelle mani dei Fratelli che hanno maturato,
    nel corso dei secoli, esperienza ed abilità per usarle tutte in modo sofisticato ed efficace.
    Quelli che stanno sotto, cioè noi, abbiamo solo due armi da poter utilizzare: il numero e la conoscenza.
    Cominciamo a diffondere la conoscenza del problema; solo così si potrà attivare e rendere efficace l’arma
    decisiva, quella da “fine del mondo”: il numero.

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    • Tutto verissimo, ma io vorrei sapere come ha fatto un poveraccio con un bel nome che si faceva pagare le mancette per presentare un don nadie a G. Agnelli (con cui, sembra, aveva una relazione mooolto intima in tutti i sensi) a diventare plurimilionario azzeccandone una su 10, o meno, e cadendo sempre in piedi, senza prendersi manco una storta. Ah, se qualcuno me lo insegnasse!

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      • @bugsyn
        Beh, non ho la pretesa di insegnare alcunché ad un lettore acuto e informato quale ti ritengo, ma se rileggi il mio
        commento, che hai condiviso, forse potresti trovare “in nuce” la risposta alla tua domanda.
        Nell’organizzazione predatoria della “razza padrona” le virtù, chiamiamole così, dei singoli hanno ben poca rilevanza
        rispetto alla potenza e alla compattezza del gruppo… o loggia.
        Hai presente la Testudo delle legioni romane?
        Nei suoi ranghi c’erano anche reclute inesperte e legionari deboli o debilitati o vili, ma il sostegno di tutti gli altri
        era talmente costante e risolutivo da farne una delle “macchine da guerra” più efficienti della Storia.
        L’Impero che la Testudo Romana ha contribuito a formare impallidirebbe per estensione, ricchezza e potenza
        di fronte a quello che i fratelli muratori sono riusciti a creare. Ciao Bugsyn.

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  2. Ecco , appena uno qualunque si azzarda a fare qualsivoglia minima critica al gov. del suo pupillo , Travaglio va nel ripostiglio imbraccia la mazza e giu’ botte da orbi . Secondo me ha superato Sallusti abbondantemente .
    E questo sarebbe un giornalista eccelso ?
    Vero che questo passa il convento , ma non venitemi a parlare di grande giornalista , e non e’ questione di Montezuma o altro , aver lavorato da Montanelli non significa avere la stessa stoffa , c’ e’ la differenza tra la seta e il tafta , ma quando un dir. di giornale e’ impegnato sistematicamente a mazzolare chiunque ripeto , esprima un parere leggermente avverso all’operato di questo esecutivo , senza parlare d’altro ( come se gli argomenti mancassero) vuol dire che e’ proprio un prodotto scaduto da tempo .

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    • Sciasciascia scivola via scia con la mano fai altro che la mano!!!!!se Travaglio non ti
      piace perché lo leggi??Perché rompi i cabasisi a quelli che piace?

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    • Concordo pienamente sciamano. La cosa grave però è che, lungi dall’essere come Sallusti o come altri simili, il Trabajo ha una dialettica sopraffina che lo rende difficilmente sgamabile e attaccabile (ed è pure divertente, come solo il sottoscritto sa esserlo…) che ha il pregio di attizzare di nuovo amore, i cuori infranti dalla mala politica. Questi adolescenti innamorati, di cui questo rispettabilisssssimo consesso è pieno, fanno sempre quadrato e tutti i poligoni regolari, attorno a lui. Nei meriti però, non già nei metodi, è esattamente uguale, e forse peggio, dei Sallusti di turno: ed è un vero peccato perché avrebbe potuto essere senz’altro l’erede di Montanelli e, senza esagerazione, per le sue doti, il miglior giornalista italiano. PS: adesso, sciamano, sappiamo cosa ci aspetta dalla civile offensiva che verrà scatenata…

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      • Gatto leggitti Sallusti e fagli le fusa.Travaglio non è per te.Non lo capirai mai.Non hai il suo senso di giustizia di libertà non fa nessuna fusa ai potenti come fanno i tuoi idoli quindi anche tu non rompere i.cabasisi VAI A SCRIVERE SU LIBERO

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      • …ahahahah… “non fa nessuna fusa ai potenti”? ‘A Teribbbbile, siete al governo, ricordi? Io non ho bisogno né di Libbbbero né di Infosannio né di mascherine per respirare: attàccati pure tu!

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      • C’ho ripensato: è troppo divertente stare con voi! PS: “fa” non va né con l’accento né, tantomeno, con l’apostrofo…

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    • @sciamano
      Se avessi perso un poco del tuo tempo, sciamannato che non sei altro, a leggere l’articolo e magari
      anche, perchè no, a capire ciò che ha scritto Travaglio invece di postare ad minchiam solo per svolgere
      il tuo compitino preconfezionato, ti saresti risparmiato una colossale figura di palta.
      L’oggetto dell’articolo, e te lo spiego una volta sola, non sono le usuali critiche al governo, talmente scontate,
      trite e ritrite da parte di questi squallidi personaggi che nessuno le considera più, bensì il “cursus honorum” di
      questo Attila al cui passaggio non cresce più nemmeno l’erba. Tei capì, testina?

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      • Piero, ma è Zorro e lo ca§hi? Pensa che ha già la sua dura punizione: quell’altro inutile che gli cerca l’aggrego, senza peraltro ottenerlo.
        (Scusate, ma questi alti discorsi mi stimolano lo slang)
        Comunque, sì, non ha neanche letto l’articolo, altrimenti non avrebbe esordito con “uno qualunque..”

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      • Vien da chiedersi: ma qui i sorcini scrivono per cercare “l’aggrego” o perché hanno qualcosa da dire? Cioè: preferiscono confondersi in una “boassa (La boassa è un termine dialettale veneto, che sta ad indicare una merdona di vacca dal peso di 3 o 4 kg. e della grandezza di un cappello da monsignore.)” omogenea, per non sentirsi degli stronzettini separati?

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  3. SONO QUESTE LE PERSONE CHE FANNO CARRIERA NEL NS PAESE…MALEDIZIONE , VI RENDETE CONTO? “Voi capite perché, l’altra sera, quando l’ho visto pontificare di efficienza e buona gestione e piagnucolare per la povertà che avanza e l’inadeguatezza della classe dirigente, ho empatizzato col povero generale Cotticelli. E ho pensato che avessero drogato anche me.”

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  4. Siamo alle solite ! Ma ,dico io, pure a questi che lo portano in tv come un bocciolo di rosa, non gli è venuto a stufo come a noi altri ?Perfino un bel film se lo vedi e rivedi finisci per detestarlo ,figuriamoci un viziato figlio di papà senza arte ne parte e con tutti quei vizi urticanti di certi borghesi che, non conoscono la sofferenza e il sacrificio e fingono sentimenti che non hanno mai provato in vita loro.

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  5. Si ti capiamo, menomale che ti ha ispirato e sei tronato a scrivere.
    Mi è sembrato uno strano caso quello che lunedì report lo insegue per intervistarlo su faccende che lo riguardano e martedì va da Floris: Cairo gli ha subito fatto ripulire la faccia.

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  6. un bell’articolo … ma il CV di Luca Cordero di Montezemolo si puo’ restringere ad una sola frase, che poi spiega tutta la sua bella carriera … . A Torino lo sanno anche le pietre che sempre mute stanno 🙂

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  7. @Alessandro Veneziani: … a proposito, si chiama Montezemolo, il giochetto di storpiare i nomi fa molto Emilio Fede! Bau, bau, cagnetti da riporto…

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    • No, mi dispiace Signora Liabel, è “controsterzo argentino”, 21 lettere – 8 di “Tornado” (destriero argentino, sottinteso nella risposta, col pece)
      come dice il Signor Ennio, in alternativa Luis Dominghin, che:
      era il dodici agosto 1920, Luis era reduce da una corrida estenuante che duro dai 7 ai 12 giorni, non vi è certezza della durata, perché erano gli años della spagnola, quasi tutti la prendevano, o ambivano a prenderla, perché così si immunizzavano.
      Si racconta che i postumi lasciavano forti stati confusionale,
      quando non sopraggiungeva la disfunzione cardiaca permanente.
      Fu così che Dominguin, zelante fino al quel momento nell’indossare una mascherina di Taffetà o tafta, che dir si voglia, in vera pura rafia irlandese color cioccolata (come le pinze dei freni della ferrari di Lapo Elkann),
      con un paio di baffetti
      posti alla base, color biondo canarino (come i capelli di Nino D’angelo nella cover, ‘Nu jeans e ‘na maglietta) che decise di prendere di petto la spagnola, che nel frattempo, ironia della sorte, era pure aumentata di volume e consistenza, virale, quindi ancor più impegnativa da fronteggiare e nell’uscirne indenne dall’impresa, nonché dalla dura battaglia, ma come si sa, ogni guerra fa i sui feriti, e lui lo fu. Come Enrico Toti da Viareggio (detto Yoghi) lanciò una delle sue stampelle contro il nemico e col fiato corto dell’ultimo respiro gridò: “mannaggia a quella ZZ. di Maria De F., perché c’hanno messo ai ferri!

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    • Ma se non sa neanche che si scrive TAFFETAS o al massimo volendolo italianizzare taffetà, ed è comunque un pregiato tessuto di SETA!
      È gente che parla a vanvera, nel vero senso del termine: la metterei tra la carta igienica ruvida e ad un SOLO velo, onde favorire il contatto coi suoi simili.

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      • Dizionario italiano De Mauro

        taffettà

        taf|fet|tà s.m.inv.; dal fr. taffetas, dal persiano tafta “tessuto”.

        1. tessuto di seta, OGGI ANCHE DI FIBRA ARTIFICIALE, senza rovescio, compatto, liscio e frusciante, USATO SPEC. PER FODERE E ABITI FEMMINILI

        2. CEROTTO

        Ecco, la descrizione corrisponde esattamente al Trabajo, soprattutto i maiuscoli!
        PS: altra figura di palta della ciliegina… ahahahah…

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      • Ecco L’AMANUENSE che sa solo copiare quello che gli fa comodo senza sapere un caxxo di niente MAI.
        RIBADISCO TAFFETAS, per conoscenza diretta e TACI UNA BUONA VOLTA, che nessuno ti aveva ca§ato. Sei l’avvocato di Sciamano o sei lui?
        A proposito di Fa che non regge né accento né APOSTROFO: FA’= seconda persona dell’imperativo, non corretta nel caso del commento in questione, ma ESISTENTE.
        Noto che qualsiasi cosa scrivo, ti accanisci. Eheheh Come ti brucia, LUMACONE…rosica rosica roooosicaaaa
        , viscido maniaco.

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      • E comunque NON ERA TAFTA, difensore da 4 soldi di uno che ha un grande merito: il tuo AGGREGO non se lo fila proprio di striscio. Uahahahah.

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      • Stronz3tta, ma è evidente che mi riferivo alla coniugazione del verbo nel commento, infatti scrivevo: “fa” non va né con l’accento né, tantomeno, con l’apostrofo…(che, fra l’altro, Fabrizio, ha usato per accento, ndr.)”, non ho mai detto che non esiste, idi0ta! E “per conoscenza diretta”, puoi pure andare a fare in cul0, che TAFTA è perfettamente corretto!!!! Repetita: ennesima figura ‘i merdd! PS: viscido maniaco? …ahahahahah… Sbarellamento? …ahahahah…

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      • Tu mi leggi nel pensiero, ho pensato la stessa cosa: ma il taffetà non è mica un tessuto sfigato.
        Non sono un’esperta, ma forse raso e seta avrebbero reso meglio.
        La metafora eh! Quello che c’ha in testa lo sciamano non lo rendi meglio manco se ti impegni.

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      • Sciamano “… la differenza tra la seta e il tafta…”; ISN’U: “…Ma se non sa neanche che si scrive TAFFETAS o al massimo volendolo italianizzare taffetà, ed è comunque un pregiato tessuto di SETA!…”; e sempre ISN’U, non contenta della figura marrone “…E comunque NON ERA TAFTA…”: il resto è storia… ahahahah…

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      • Si leggono anche nel pensiero le donzelle: ahahah… Ma, Donna Paola è evidente che sciamano metaforicamente pensava al CEROTTO!

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  8. Vedo che state vi state predisponendo per accogliere il santo Natale con il giusto spirito, all’insegna della tolleranza e dell’amore che dovrebbe unire in un solo afflato tutti gli esseri umani e non solo loro 🙂

    Le critiche al governo sono più che legittime Gatto (sai che non le risparmio) ma per farle bisognerebbe avere un minimo di credibilità e Montezemolo non c’è l’ha.
    Non ho avuto modo di ascoltare le sue parole, quindi non so se qualche sua osservazione sull’operato del governo sia per me condivisibile o meno.
    Ma è irritante che a criticate uno chef (bravo o pessimo è da valutare) sia uno che non sa fare neanche due uova al tegame.

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  9. He’, sono stato l’amante di un’insegnante presso ROC fo Hilversum: si dice anche taffeta’, e viene ammesso l’uso del filato sintetico.

    Fine della storiella.

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    • Esatto, Ennio, infatti io ho scritto che, italianizzato, si può dire anche taffetà, NON TAFTA, senza neanche l’accento. E il fatto che venga ora ammesso anche l’uso di filato sintetico, non inficia la caratteristica per cui è noto originariamente.
      Qui non stiamo facendo merceologia, ma metafore. Se dico vetro e diamante per riferirmi al diverso valore, non mi si può rispondere che c’è anche il diamante artificiale o zircone. Che ragionamento è? È anche una questione di correttezza.
      Altrimenti non esiste possibilità alcuna di dialogo. Ma qui abbiamo gente che il dialogo non lo cerca e lo boicotta anche tra gli altri, non sopportando di sentirsi escluso (per colpa sua) e azzeccagarbugli che fanno condannare i loro assistiti, senza nemmeno avere avuto mandato di difenderli.

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      • IMB3CILL3, hai letto che si può scrivere anche TAFTA senza accento o la tieni ancora lunga? Eri tu che dicevI che non si può scrivere così: nessuno ha mai detto che gli altri due modi di scriverlo siano scorretti, IDI0TA!

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      • Dove dovevo leggerlo il TAFTA senza accento, sentiamo. Nel vocabolario PERSIANO, DA CUI la parola deriva?
        Ma ancora insisti, deficiente?
        Fattene una ragione, hai detto caxxate, arrampicandosi su specchi in cui, se ti ci guardi, non ti vedi.
        Anche il mio nome Anail (respiro in gaelico irlandese) deriva dal persiano NIL (indaco), quindi? Posso mettermi a chiamare Leonardo “cuor di leone” o, peggio, Claudio “zoppo”?
        La tua idiozia non ha fine.
        D’ora in poi, se mai parlerò di te, sarà de relatu, non direttamente, ma con altri. Fondamentalmente perché NON meriti la mia STIMA.
        E, visto che tu non vedi la differenza tra parlare con te o DI TE, sappi che un conto è parlare con una PERSONA, un altro è ridere insieme ad un’amica della stupida SCIMMIA che, dalla sua gabbia allo zoo, continua a tirarti addosso le noccioline che le hai appena dato.
        Chiedo umilmente scusa alla scimmia per il paragone.

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      • Invito tutti i commentatori che hanno TEMPO DA PERDERE a cercare il termine su Google, a partire dalla Treccani etc. e a rendersi conto dell’improntitudine dell’elemento che ci troviamo tra i piedi e, ad ogni piè sospinto, ritiene di dover fare le pieghe ad ogni nostro respiro.
        Che squallore.
        Passo e chiudo🗝️

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      • No defici3nte, non nel vocabolario persiano ma nella traslitterazione del termine. Se io scrivo محمّد tu cosa capisci? Un cazzo! Se io scrivo Muḥammad, Muhammad, Muhammed, Mohammad, Mohammed, Mihammad, cominci a ritrovartici: ecco queste dicasi traslitterazioni o trascrizioni. Se io scrivo “Maometto” (che è un obbrobrio), qui finalmente sei a casa tua e questo dicasi italianizzazione!!! Allo stesso modo: sei io scrivo تافته tu cosa capisci? Un cazzo! Se io scrivo TAFTA, tāftè, tāftâ, taftah cominci a ritrovartici: anche queste come quelle sopra sono traslitterazioni o trascrizioni di cui ci si può servire per scrivere correttamente la parola in italiano. Se io scrivo “taffettà”, ecco la tua italianizzazione del casso e finalmente sei di nuovo a casa; e faresti meglio a rimanerci, perché appena, appena metti fuori il musetto che col tuo diddietro fa un tutt’uno, le prendi sempre: TI HO DETTO DI SVUOTARLO IL PITALE!

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      • Tu inviti a fare una ricerca su “Gogol”? E da dove pensi che abbia tratto le informazioni che ho riportato, bugiarda patentata: dall’abbecedario di Pinocchio? Infine, le noccioline ficcatele, de relatu, dove sai !

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      • … E visto che ci siamo, completiamo l’opera: “..E il fatto che venga ora ammesso anche l’uso di filato sintetico, non inficia la caratteristica per cui è noto originariamente. Qui non stiamo facendo merceologia, ma metafore. Se dico vetro e diamante per riferirmi al diverso valore, non mi si può rispondere che c’è anche il diamante artificiale o zircone. Che ragionamento è? (cit.)”.

        Che ragionamento è il tuo!? Le fini metaforiste che se le fanno e dicono, credendo che gli altri non potranno mai assurgere al loro grado di comprensione, fanno semplicemente pena: se uno usa “seta” e “tafta”, per marcare la differenza è perché il secondo sostantivo ha uno spettro semantico che va da quello originale di “seta” a quello acquisito, quindi perfettamente legittimo, di “fodera”, “cerotto” o addirittura “nastro adesivo”! Per cui è evidente che chi fa questo paragone con la seta ha in vista, ovvio, non la sua valenza originale (che comunque resta intonsa), ma quella attuale, altrettanto lecita.

        Viceversa, chi dice “vetro” e “diamante” (di passata, qui non calza nemmeno l’esempio in sé: tra “vetro” e “diamante” c’è già una palese differenza di valore, cosa che, poteva non apparire immediatamente nell’esempio tra “seta” e “tafta”, per l’ambiguità del secondo sostantivo…) per riferirsi al diverso valore, nessuno, e ripeto, nessuno che non sia della tua/vostra intelligenza sopraffina, ti risponderà “che c’è anche il diamante artificiale o zircone”, perché questo è un terzo sostantivo che ha un significato eterogeneo rispetto a “diamante”, per non essere quest’ultimo che esclusivamente un “minerale costituito da carbonio puro cristallizzato”; mentre, come abbiamo visto è legittimo estendere a “tafta”, in aggiunta a quello originale di “seta”, anche i significati di cui sopra! Prima di fare metafore sarebbe bene studiaste un po’ di merceologia, isteriche gallinelle spelacchiate, altro che correttezza…

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    • Se vogliamo essere pignoli si dice “taffettà” con due “t”; “taffetà” non è sbagliato, ma non è comune; anticamente si diceva “tafettà” con una “f” sola.

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