Un nemico perfetto chiamato De Luca

(Lucio Iaccarino) – Davvero aspro e sconcertante lo scontro tra esecutivo nazionale e governo regionale in Campania e tra quest’ultimo e l’amministrazione comunale di Napoli. Come si arriva ad un livello di conflittualità tanto esasperato? Le poste in gioco variano a seconda della prospettiva temporale: nell’immediato riguardano la determinazione dei confini stessi dell’emergenza e la divisione delle competenze tra Stato centrale e Regioni; nel medio periodo, interessano la fine dell’interregno apartitico di De Magistris e la restaurazione dei partiti a Palazzo San Giacomo; nel lungo periodo, risentono dell’elezione del Presidente della Repubblica e della definizione degli equilibri interni alle forze che oggi sostengono il Conte bis. 

Mentre lo staff di De Luca è riuscito ad accrescere la popolarità del suo presidente, risalendo dalle dirette Facebook, fino alla trasmissione Che tempo che fa, i contenuti e i toni si sono fatti roventi. Il conduttore Fazio ha spesso tentato di riportare l’attenzione sugli aspetti più teatrali, come l’uscita su Halloween, cavallo di battaglia deluchiano, dotato di quella vena anti-consumistica e anti-americanista, di certo gradita alla componente radical-chic del pubblico di Rai3. Sul terzo canale delle TV di Stato, il Presidente De Luca ripete insistente il suo discorso unilaterale, privo di contraddittorio, parlando da leader supremo, incontrastato e apparentemente invincibile, se non fosse per la quantità delle invettive che lancia, accrescendo ogni giorno il numero dei nemici, quasi, andandoseli a cercare.  

La scelta è quella di presidiare il campo a tutti i costi, lasciando volutamente a casa il politically correct, pur di tenersi al centro dell’attenzione. Ma come può un governatore regionale diventare un habitué nel principale approfondimento culturale del palinsesto RAI? Sono davvero gli indici di ascolto l’unica logica in grado di spiegare tanta popolarità? Sarebbe in questo senso interessante capire le differenze di share televisivo tra la presenza in trasmissione del moderato Zingaretti e quelle del vulcanico presidente campano. Ma se anche fossero a favore di quest’ultimo, tutto questo presenzialismo, sembra esagerato, a meno di non considerarlo funzionale ai rapporti tra le forze politiche in campo. Intendiamoci, esiste un potente sistema mediatico che ha bisogno degli eccessi di De Luca ma le probabilità di fagocitarlo sono più alte, rispetto ai rischi innescati dai suoi assalti.

In questo senso, lo scontro tra il livello nazionale e quello campano, surriscaldato quasi unilateralmente al di sotto del Garigliano, ha finito per riguardare, oltre alle personalità che compongono le due compagini, anche le forme di legittimazione sociale sottese. Un testa a testa tra due leadership differenti, autorevole e mite quella del livello nazionale, arrembante e in stile autoritario quella del governatore campano. E proprio mentre la narrazione deluchiana invitava il livello centrale a seguire il modello campano, chiudendo nuovamente tutto, almeno fino agli scontri di Santa Lucia dello scorso 23 ottobre, ecco che è arrivato il colpo di scena.

Con l’inserimento della Campania in zona gialla, deciso dall’esecutivo nazionale il 5 novembre, il livello centrale ha assestato un duro colpo alla credibilità del governatore campano. Il declassamento alla zona rossa può essere considerato un attacco alla sua leadership, segnando una sconfitta per KO, imprevedibile alla vigilia del provvedimento. Tra una decisione e l’altra, TV e stampa si sono soffermati se non proprio accaniti sul caso di un paziente deceduto nel bagno del principale ospedale del Mezzogiorno e sul mancato rispetto delle precauzioni imposte dal Covid in un altro nosocomio napoletano. Ancora a A Che tempo che fa De Luca ha quindi replicato, invocando lo “sciacallaggio mediatico”, diventato nel frattempo il principale slogan della sua controffensiva. 

Questa crisi sanitaria è stabilmente ritmata dai discorsi pubblici diversi, pronunciati da parte di politici, scienziati, e religiosi. I discorsi, in verità sono tutt’altro che differenti ma tendono a confondersi in quanto a contenuti, ambiti di competenza e stili di comunicazione. È in questo quadro che vanno inseriti gli interventi del politico di professione De Luca, sempre pronto a parlare di sanità come se fosse un vescovo alle prese con il sermone settimanale, leggendo e interpretando i numeri del contagio come un premio Nobel. E quando i cardinali ai piani alti si sono messi di traverso, i suoi messaggi hanno cambiato di segno, la sua aurea di santità salvifica si è dissolta e la miseria umana ha drammaticamente preso il sopravvento.

Chi comanda parla poco e quando lo fa il suo discorso diventa, oltre che atteso, anche determinante. Per tornare alla metafora ecclesiastica, vedi il tanto desiderato e irrituale discorso del nuovo papa di Sorrentino, nella fortunata serie The young pope. Se invece il discorso lo fai tutte le settimane, quasi fosse un sermone religioso, avvalori la lettura populista alla Saviano, che vede in De Luca, il Chávez campano, pericoloso quanto e come le destre. Un eccesso di informazioni utile a disorientare, eccesso di input finalizzato a disinformare, per conquistare cuori e menti, spostando l’attenzione altrove.

I suoi numerosi colpi di teatro si trasformano, d’improvviso, in bersagli sicuri, troppo facili da centrare per non essere riproposti in TV come trappole. La scenografia dei suoi discorsi, sempre uguale a sé stessa, la scrivania, l’abito scuro, il fondo blu, il vessillo campano, affiancato dal tricolore, diventano una gabbia mediatica che oggi riflette una luce cupa, rispetto alle intenzioni entusiastiche di chi ha allestito quel set. I suoi attacchi perdono di storicità, si fa fatica a collocarli nella giusta successione, sono tanti e tutti troppo simili, cambiano i bersagli ma le armi della sua oratoria sono pressappoco le stesse.

1 reply

  1. Ma l’aggressività fuori controllo non è forse la tattica politica più in voga? Pensiamo ai discorsi di Pesciola, del Cazzaro, dell’ impresentabile Sgarbi, del disgustoso Bomba…. tutti alla ricerca del titolone e del plauso di masse amorfe condizionabili. A proposito, definire principale approfondimento culturale del palinsesto RAI la emissione leccaculagginosa dell’ avido e soporifero Fazio dimostra a quali infimi livelli si trova la TV nazionale

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