Le regioni, i numeri e i padri costituenti

(Roberta Labonia) – Se c’è una cosa che è inattaccabile per definizione questa è la matematica, i numeri. 2+2 fa 4 e non ci piove. Asettici, ineluttabili a loro modo crudeli e, se vogliamo, anche un po’ stronzi, i numeri non sono né di destra né di sinistra. E non sono neanche grillini.

Stasera, ascoltando in conferenza stampa Giovanni Rezza, Direttore della Prevenzione del Ministero della Salute e Silvio Brusaferro, Presidente dell’istituto Superiore della Sanità, ne ho avuta conferma. “Dall’alto” del mio q.i. medio ho capito che il sistema di Monitoraggio della cabina di regia istituita dal Governo col DM del 30 aprile 2020, elabora numeri, non opinioni. E i numeri sono quelli che forniscono giornalmente le regioni. Sono ben 24 settimane che, da quando siamo stati aggrediti dal Covid-19, fra Stato e Regioni c’è questo scambio di dati.

In pratica il nuovo sistema di Monitoraggio messo a punto dalla task force di scienziati e tecnici che collabora col governo nazionale poggia su 3 indici ricavati da quei numeri, perciò oggettivi:

1) INDICE DI INCIDENZA

Cioè il numero dei contagi

2) INDICE DI TENDENZA

Ovvero il cosidetto indice di trasmissione (RT), che misura tempo per tempo quanti contagi può provocare un contagiato su un determinato territorio.

3) INDICE DI RESILIENZA

certifica in che misura ogni sistema sanitario regionale può far fronte all’epidemia. In soldoni: posti disponibili in terapia intensiva, personale medico disponibile, capacità di tracciamento. Il mix di questi 3 indici è quello che determinerà, d’ora in avanti, la collocazione di ogni Regione in una delle 4 fascie di rischio individuate per rischiosità decrescente: rossa, arancione, gialla, verde. Ad ogni fascia di rischio corrispondono misure preventive e di contenimento già predeterminate e che scatteranno in automatico. Un sistema che, lo avessero avuto anche Francia, Germania, Inghilterra, oggi si sarebbero evitate il lockdown nazionale.

Da domani in Italia 4 regioni saranno in fascia rossa mentre nessuna è in fascia verde perché i contagi, diversamente dalla prima ondata di Covid-19, sono diffusi in tutto lo Stivale. Fotografia che già dopo qualche giorno potrebbe mutare. Saranno sempre i numeri a dircelo. Questo sistema di Monitoraggio non piace ai Presidenti delle Regioni perché sta mettendo a nudo le loro inefficienze: sconfessa le loro parole in libertà e i tanti attacchi pretestuosi di queste ore rivolti a Giuseppe Conte.

Personaggi che in queste ore non sanno che pesci prendere, tentennano e non hanno neanche quel minimo di onestà intellettuale di riconoscere chi gli sta togliendo le castagne dal fuoco. Brusaferro e Rezza stasera, da medici, non da politici, hanno fatto degli esempi plastici:-Se la Lombardia (Milano inclusa, con buonapace del piddino Sala), è finita in zona rossa, è perché non solo “vanta” il numero di contagi più alto d’italia, ma è da record anche quanto ad indice di trasmissione dei contagi. Due fattori che, se non contrastati e subito, presto genereranno un effetto micidiale: tempo 15 giorni e a questi ritmi il sistema sanitario lombardo sarà al collasso.. e lo dice un modello matematico, non Giuseppe Conte. Quello che non piace al “sistema Lombardia” è l’effetto “stigma” che questa classificazione porta con se: se mai avessimo avuto dei dubbi oggi è certificato dai numeri che Attilio Fontana ha gestito male la prima ondata di contagi così come sta gestendo malissimo la seconda. Oggi non può neanche farsi scudo dell’effetto sorpresa. Ringraziasse la buona sorte di non essere stato ancora commissariato. -Se la Campania è stata collocata, con l’indignazione di tanti malpancisti, in fascia gialla, non è per un capriccio di qualche piddino o grillino, ma perchè, ha spiegato Brusaferro, pur a fronte di un numero alto di contagi mostra un RT in sensibile diminuzione, segnale che i provvedimenti restrittivi assunti da De Luca un paio di settimane fa’, hanno in buona misura interrotto la catena di trasmissione dei contagi. E se poi Vincenzo De Luca oggi si incazza per non essere stato piazzato in fascia rossa no problem, afferma sempre Brusaferro: come responsabile del servizio sanitario della sua regione può tranquillamente disporre misure più restrittive. Perchè non lo fa vi chiedo? -E perché anche la Valle d’Aosta è finita in zona rossa è presto detto: da quelle parti, confermano Rezza e Brusaferro, causa la crescita esponenziale dei contagi, la Regione non è più in grado da tempo di trasmettere dati aggiornati alla cabina di regia nazionale. Insomma è allo sbando, i sistemi di tracciamento sono completamente saltati.

Anche la fascia rossa alla Calabria risponde ad una logica: ad una crescita relativamente contenuta dei contagi, la Regione può opporre una rete sanitaria che definire da terzo mondo è riduttivo: in 4 mesi di “bonaccia”, con tutti i fondi messi a disposizione dal governo centrale, i suoi dirigenti sono stati capaci di allestire solo 6, dicasi 6, nuovi posti letto di terapia intensiva. Basterebbe anche un lieve impennarsi della curva dei contagi per mandare in tilt tutta la sanità regionale calabra. E certo non aiuta, aggiungo io, che oggi, causa la prematura scomparsa di Jole Santelli, a guidare la Calabria ci sia un facente funzioni, uno schizzofrenico dalle connotazioni leghiste, certo Nino Spirlì, uno che fa zone rosse ad capocchiam, vaneggia di impugnare l’ordinanza ministeriale e “minaccia” di rivolgersi a Mattarella accusando il governo di “sordità istituzionale ingiustificata e sospetta” ma, ha aggiunto “noi ce la faremo”. Il teatrino inscenato dalle Regioni in queste ore è ingiustificato, fuorviante e, aggiungo, pericoloso, perché confonde le idee alla popolazione e la fa sentire non tutelata dalle Istituzioni, insicura. I Presidenti regionali oggi ne alimentano la frustazione cercando di addossare le loro colpe al governo centrale. Se questo modo di far politica disgusta in tempi normali, quando, in piena emergenza nazionale, in ballo c’è la tutela della salute pubblica, grida vendetta.

Quando nel 1948 i nostri padri costituenti istituirono l’articolo quinto della Costituzione, con cui sancirono il principio del decentramento amministrativo, certo non potevano immaginare di aver contribuito, 22 anni più tardi, alla nascita delle Regioni.

L’avessero saputo, ci scommetto, se ne sarebbero guardati bene.

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