Chiudere i vecchi, la nostra via virale al darwinismo etico

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Lo studio dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) condotto dal ricercatore Matteo Villa stima che, poiché l’82% dei morti per Covid ha più di 70 anni e il 94% più di 60, isolando solo le persone anziane si ridurrebbe drasticamente la mortalità, si libererebbero le terapie intensive e si eviterebbe un lockdown generale, paralizzante per la comunità e distruttivo per l’economia.

Lo studio intravede dei problemi logistici (dove isolare gli anziani che vivono coi figli?), e ne adombra di comportamentali (accetterebbero di auto-isolarsi?), ma trascura del tutto quelli antropologici ed etici.

Noi siamo un Paese di famiglie, unità sociali che in molti casi hanno permesso di sopperire alle lacune del welfare sotto i colpi della prima ondata. È vero che il contagio avviene per lo più in famiglia: persone che per tutta la primavera e l’estate hanno adottato mille accorgimenti sanitari sono venute in contatto con chi alla fine della clausura si è concesso una vita sociale più attiva, e il virus ha colpito laddove le distanze tra persone si restringono, ci si concede l’abbraccio e si cerca riparo.

Come un mantra consolatorio (e falso), da marzo ci ripetiamo che “muoiono solo i vecchi”, più fragili e soggetti ad avere malattie pregresse. Questo stride con i diktat progressisti di una società improntata alla prevenzione e alla medicalizzazione, con cui si cerca di procrastinare la morte stanando ogni possibile malattia e consentendo attraverso i farmaci di allungare l’età media.

Perciò la nostra società invecchia progressivamente: i 37 miliardi sottratti alla Sanità pubblica in 7 anni e i 5 milioni di poveri non compaiono nelle statistiche in cui finiscono triturate vite, biografie di anziani che magari, fossero stati più in salute, non sarebbero morti.

Il Covid ha annullato queste conquiste (o dogmi, a seconda di come si intende la dialettica tra scienza e natura), come fosse l’incarnazione di una Parca, o Moira, capace di recidere il filo che eroicamente la Medicina aveva tessuto per tenerci attaccati alla vita.

Questo virus destinale ci ha “donato” una specie di fatalismo, sfociato nel vitalismo dell’estate e nel darwinismo etico che oggi ci fa pensare di poter sterilizzare le vite di un terzo o di un quarto degli italiani per non bloccare noi sani, pronti a goderci il rischio dell’infezione.

Certo, la soluzione proposta nello studio è mossa dalla volontà di salvare il “sistema” proteggendo anzitutto i vecchi (cioè gli improduttivi); ma siamo sicuri che non sia invece l’altra faccia, il volto speculare dello stesso nichilismo?

Al di là degli aspetti costituzionali (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge”), in definitiva si tratterebbe di lasciare i nostri vecchi da soli di fronte alla paura e alla morte.

Si vive tutta una vita per comprendere il senso del dolore e dell’amore: noi doneremmo a chi è arrivato all’ultimo tratto della vita un presente disinfettato, impaurito, con la consolazione di lasciar vivere noi e con la promessa di un futuro sanificato che sarebbe solo più vicino.

Il freddo della morte sociale portato da questa separazione igienica non è meno rigido del freddo della morte biologica.

8 replies

  1. “Muoiono solo i vecchi” per fortuna non lo dicono in tanti, io l’ho sentito dire (o letto, anche su questo blog) solo ai miserabili.
    E a tali miserabili dedico le parole della grande Tina Pica: quello che io sono tu sarai, quello che io sono stata tu non sarai mai.

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  2. Paola,
    Mi permetto di “correggere” la frase riportata:
    Quello che io sono NON è detto tu sarai, il resto della frase è intoccabile!

    Mi spiego : se rientri nell’extra 82?%? Solo per riportare la prima percentuale e se ….. Se?

    Concordo assolutamente :

    M I S E R A B I L I !!!!!

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  3. Ritmo sincopato, è un rave-party, gira di tutto.

    ..iii debiti sono tutti bombatii – UNZ UNZ UNZ – sei sicuroo?? – UNZ UNZ UNZ – li ho visti iiio..
    con questi miei oocchiii – UNZ UNZ UNZ .. UUuu..

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  4. Simili ragionamenti sono supportati da studi che non manipolano i dati (quello dell’ISPI citato nell’articolo riporta dati reali),
    ma possono portare a conclusioni aberranti, come quella del ventilato isolamento dei vecchi.
    Già lo sono fin troppo, almeno nella maggioranza dei casi.
    Soli e abbandonati perchè la nuova organizzazione sociale che s’è imposta negli ultimi decenni nella cosiddetta “civiltà occidentale” vede la loro presenza, addirittura la loro esistenza, come un fastidio, un intoppo che drena risorse senza restituire nulla in cambio.
    E allora benvenuto Covid che aiuta a liberarci da un po’ di inutile zavorra!
    Pensate che questo orrendo pensiero non sia passato per la testa di nessuno?
    Magari viene tenuto ben nascosto in un angolo della mente perchè troppo orribile per lasciarlo affiorare, ma se qualcuno
    comincia a lavorarci sopra, comincia a dargli corpo e sostegno con argomentazioni pseudoscientifiche, potrebbe diffondersi
    con la stessa velocità con cui si sta diffondendo il virus.
    Già negli anni ottanta un gruppo rock-punk (CCCP – Fedeli Alla Linea) aveva stigmatizzato con la famosa frase: “Produci, consuma, crepa” questo modo mercantilistico di pensare, ma c’è sempre il rischio che sempre più gente convenga con l’idea che chi
    ha smesso di produrre, consuma ciò che altri producono, sarebbe bene che togliesse il disturbo.

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  5. « isolando solo le persone anziane si ridurrebbe drasticamente la mortalità, si libererebbero le terapie intensive e si eviterebbe un lockdown generale, paralizzante per la comunità e distruttivo per l’economia.»
    Una persona dovrebbe vergognarsi solo a pensarla per un fugace attimo una cosa simile, altro che scriverla!

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