Massimo Fini: “Pandemia da panico”

(Massimo Fini – massimofini.it) – A Parigi è già vigente da alcuni giorni il coprifuoco dalle 21 di sera alle 6 del mattino, cioè in questo orario nessuno può uscire di casa (Parigi brucia?). Si è deciso di adottare questa misura anche in Italia, in particolare per una grande città come Milano che curiosamente risparmiata dall’epidemia nei primi mesi oggi vede un’accelerazione dei contagi da ‘zona rossa’.

Il termine ‘coprifuoco’ è di derivazione medioevale. Nel Medioevo europeo ad una certa ora della sera, al suono delle campane, si chiudevano le porte della città (quelle porte che oggi fanno parte del nostro patrimonio artistico), nessuno poteva uscire dal borgo né entrarvi e c’era la precauzione di coprire con le ceneri le braci per evitare incendi (copri-fuoco, appunto). All’interno della città o del borgo la vita notturna continuava come sempre, pur tenendo conto che in un’epoca in cui non c’era la luce elettrica quella vita era meno turibolante di quanto possa essere oggi a Parigi, a Londra, a Milano, a Roma. Il coprifuoco non era quindi un provvedimento eccezionale, ma una consuetudine che aveva a che fare con la normale amministrazione.

Nei tempi moderni invece il coprifuoco è una misura eccezionale presa dai governi per fronteggiare un’emergenza altrettanto eccezionale. In linea di massima è stato utilizzato durante le guerre, soprattutto dopo l’avvento dei bombardieri. Di qui la necessità di spegnere tutte le luci per non offrire al nemico un bersaglio troppo facile. E infatti a Milano, la città più colpita, gli angloamericani bombardarono alla cieca e alla cieca fecero un mucchio di morti civili, senza riuscire a colpire alcun obbiettivo militare o paramilitare apprezzabile. Sia in epoca medioevale o moderna il coprifuoco non aveva quindi nulla a che vedere, sia pur per motivi diversi, con la difesa da un’epidemia. Nell’ultimo secolo e mezzo ci sono state in Europa e in Italia numerose epidemie, anche più letali di quella Covid, ma mai si era pensato di introdurre il coprifuoco e nemmeno a misure di sicurezza così stringenti come quelle attuali a cominciare dalla più devastante di tutte, dal punto di vista psicologico, emotivo, sociale ed economico, che si chiama appunto “distanziamento sociale”. Non sto dicendo qui che il Covid non esiste –i contagi ci sono e dopo la parziale fine del lockdown propriamente detto stanno aumentando- ma che la nostra reazione è sproporzionata al pericolo che dobbiamo affrontare. I contagi, di cui ci dà quotidianamente conto il Cts, riguardano in buona parte soggetti asintomatici, cioè persone che non sono malate di alcunché, ci sono poi i cosiddetti “paucisintomatici”, cioè persone che hanno sintomi leggeri non diversi da quelli di una normalissima influenza, quindi quelli ricoverati in terapia semintensiva o intensiva, ma alla fin della fiera dopo nove mesi dall’inizio della pandemia i morti per Covid in Italia sono lo 0,15% della popolazione. Perché allora questo allarme, questo senso di angoscia che, ammettiamolo, ci prende tutti, chi più chi meno, perché questa pandemia di panico che non ha precedenti nel passato? Io credo che le ragioni siano sostanzialmente due.

La tecnologia, in questo caso particolare la tecnologia medica, ci ha dato l’illusione di poter avere sempre tutto sotto controllo. Invece il Covid è uno screanzato che non rispetta né regole né previsioni, che marcia per conto suo, tant’è che ha mandato in totale confusione la comunità scientifica dove non si trova un solo esperto che sia d’accordo con un altro. E’ insomma caduto, o è stato largamente intaccato, il mito della Scienza che tutto può e che a tutto provvede (”Poi venne Dio che tutto dà e tutto toglie”, Maddalena, Alessandro Mannarino).

La seconda ragione è una paura della morte, un abbietto terrore della morte che è venuto via via crescendo nel corso degli ultimi decenni. Nella società del benessere che ha sancito il diritto alla felicità (per la verità nella Dichiarazione d’indipendenza americana si parla più cautamente di un “diritto alla ricerca della felicità” che però l’edonismo straccione contemporaneo ha trasformato in un vero e proprio diritto alla felicità) che felicità ci può mai essere se poi a conti fatti si continua, come sempre, a morire? In questa società la morte biologica, questo evento così naturale e ineludibile, è l’’Inaccettabile’, è il vizio oscuro che non si deve nemmeno nominare, come la pederastia di vittoriana memoria (basta leggere i necrologi).

Le epidemie possono durare degli anni. Non credo proprio che nessuna popolazione, anche la più disciplinata e ‘tedesca’, possa tollerare tanto a lungo la situazione da lager che stiamo vivendo ormai da otto mesi. Per ragioni psicologiche ed economiche che si intrecciano. Noi dovremmo vivere, di fatto, fra casa e lavoro, anzi fra lavoro e casa, abbandonando ogni relazione sociale che non appartenga ad una cerchia già consolidata (la famiglia) e non senza qualche mannaia anche su quest’ultima. Col paradosso ulteriore che sul tragitto casa-lavoro-casa sui mezzi pubblici c’è proprio quell’”assembramento sociale” che a tutti i costi si vorrebbe evitare.

Particolarmente pregiudicati da questa epidemia di panico sono proprio i soggetti che si vorrebbero salvaguardare: i vecchi. Uno dei drammi, se non addirittura il principale, della vecchiaia è la solitudine, i compagni di una vita si sono dispersi, altri sono morti, restano solo i figli e i nipoti, ma questi per il timore di contagiare i loro congiunti più anziani se ne devono restare alla larga. Inoltre i vecchi, per la falsa convinzione, a cui le notizie di stampa hanno dato vasta eco, ritengono che i loro coetanei siano, a parità di condizioni, più infettanti dei giovani e quindi si evitano. Addio quindi anche alla combriccola così ben descritta da De André (“Una gamba qua una gamba là/Gonfi di vino/Quattro pensionati mezzo avvelenati/Al tavolino/Li troverai là col tempo che fa/Estate inverno/A stratracannare a stramaledir/Le donne il tempo ed il governo”, La città vecchia). E allora, perdio, esco almeno a fare quattro passi a prendere una boccata d’aria. Solo che con la mascherina obbligatoria anche in solitudine (almeno che tu non corra per i campi cosa inadatta e praticamente impossibile dopo una certa età) quella che ti prendi è una boccata di anidride carbonica.

Particolarmente devastante in economia è lo “stop and go” delle misure prese dal governo. Peculiare qualità dell’imprenditore è la capacità di prevenire e di prevedere gli eventi. Ma che cosa mai posso prevedere se da un mese all’altro, da una settimana all’altra, alle volte da un giorno all’altro, cambiano le regole del gioco?

Insomma per una paura troppo annunciata, e a nostro modo di vedere irrazionale, della morte, noi ci stiamo impedendo di vivere. L’uomo è una creatura tragica e paradossale: a volte si uccide per paura della morte. E’ quanto, senza che ce rendiamo ben conto, stiamo facendo oggi su larga scala.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 21 ottobre 2020

14 replies

  1. Costui non ha ancora capito che siamo in GUERRA. Il mondo è cambiato.I rapporti economici e di forza pure. Non si può più prendere un aereo e partire per qualsiasi destinazione a prezzi variabili. La produzione non sarà più globalizzata. Torneranno i dazi verso quei Paesi che esportano prodotti a costi bassissimi perché non pagano gli operai e inquinano a tutti spiano. Il ciclo produttivo/commerciale/ finanziario della droga e della susseguente corruzione si trasformerà. L’economia di guerra è cosa diversa da quella di pace. Un giorno, forse, arriverà a intenderlo anche lui.

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  2. Su una cosa ha ragioneFini, noi occidentali non concepiamo più che si può morire anzitempo, i livelli di assistenza sociale e medica sono così elevati che rifiutiamo di accomodare il nostro modo di vivere ed il nostro pensiero a rinunzie al nostro modo di vivere accomodato in presenza di una possibilità, sia pur remota (ma non sarà remota anche grazie al tanto criticato “stop and go “?) di morte o invalidità. Io mi sono sempre stupito della normalità rassegnata della mia cameriera, di origine El Salvador, quando riceve notizie luttuose dalla sua numerosa famiglia rimasta cola. Perché per loro, la morte è un componente indissolubile della vita. Pare che ce ne siamo dimenticati .

    Tutto questo premesso, e riconoscendo che a me pure rompe le palle la mascherina e il non poter liberamente prendermi un cappuccino quando mi pare e con chi mi pare, mi sembra una esagerazione quel “siam pronti alla morte” da inno di Mameli che Fini baratta con la nostra libertà. Senza quelle misure pseudo liberticide che i negazionisti deprecano e il mio stimato Fini pseudo sociologo e filosofo di oggi disapprova, forse non vedremmo neppure i camion carichi di bare come quando partivano da Bergamo grazie al duo Fox Fontana Galera (volutamente con una L). Perché i loro conduttori sarebbero ricoverati per COVID , o morti.

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    • Eccotelo! Il… “caamion pieeno di baare”…
      Ettipareva. Ora l’homo Covidicus ce la sbatterà in faccia come nuovo dogma.

      Il povero bugsyn tanto spaventato (che però dice che dovremmo accettare il rischi di morire), non sa che i “caamion pieeno di baare” erano stati mandati con la scusa di evitare le spese del trasporto ai familiari (a cui avevano fatto crepare i parenti per cure sbagliate) che neanche avevano potuto dare l’ultimo saluto ai propri cari.
      Peccato che poi la parcella è arrivata. Le sceneggiature costano.

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  3. Il problema nasce dalle misure che fin qui sono state adottate, non mi permetto di criticare chi ha la responsabilità di governare attualmente perché non é assolutamente facile fare la cosa giusta, ma dico, anche un po’ provocatoriamente, se invece di spendere 1 miliardo di euri per banchi a rotelle che, dato l’imminente ripristino della DAD in parte rimarranno inutilizzati, si fossero costruiti ospedali Covid tipo quello di Wuhan attrezzati a ricevere i malati, probabilmente si potrebbe fare una vita pressoché normale, salvo mascherine, gel e poco altro, e poter curare tutti i malati, senza stare a contare ogni giorno quanti posti residui ci sono in terapia intensiva?

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    • Egregio fred non confonda, wuhan è una città e dato, sembra, il primo mattone sia stato posato dal covid-19 lì, si è usato lì il pugno di ferro. Dove lo avrebbe fatto questo super ospedale? I banchi e la cifra da lei scritta riguardano tutte le scuole d’Italia, per cercare di prevenire, da una parte, e dare la possibilità di un futuro alle prossime generazioni, con lo studio
      Avrebbe fatto un mega ospedale a napoli? E se poi la seconda ondata fosse scoppiata a palermo?
      Ne avrebbe fatto uno mega in emilia romagna e se poi scoppiasse in veneto?
      Tu chiami da Rimini e dove ti dovrebbero portare, a Venezia?
      Mi scusi sono stati stanziati a giugno 1,2 miliardi dal governo per potenziare le terapie intensive degli ospedali
      Le Regioni sono ancora lì a lamentarsi sul da farsi
      La colpa è sempre degli altri
      Nessuno, dico nessuno che si dimetta, solo il sindaco di bergamo chiese scusa, ma è ancora lì
      Ed infatti la lombardia è ancora l’apripista dei super danni.

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    • E i medici? E gli infermieri? Chi ci mettiamo in questo UNICO ospedale per tutta L’ITALIA ubicato a Narnia?
      Mamma mia quanti libri di favole, in giro… e neanche raccontate bene.

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  4. Troppa gente, e il sig. Fini è tra questi, non ha capito qual è il vero problema. Il problema sono le strutture sanitarie. Se ci fossero ogni giorno 5000 nuovi infetti con la consueta distribuzione di asintomatici, sintomatici lievi, sintomatici che richiedono l’ospedalizzazione, sintomatici che richiedono la terapia intensiva e infine morti, non ci sarebbe problema ad andare avanti.
    Nella dinamica esponenziale di un sistema instabile in cui questi numeri non restano costanti (crescita lineare dei totali), ma raddoppiano in un certo periodo T, arriva il momento in cui le strutture raggiungono il limite della loro capacità e allora i morti crescono più rapidamente, poi i generi di prima necessità scarseggiano o mancano del tutto, inizia il mercato nero… e via verso la distruzione della società come la conosciamo.
    Non dobbiamo nemmeno avvicinarci alla saturazione. I cittadini non devono morire perché non c’é posto in ospedale, un infarto o un coma diabetico non può essere trattato, perché non c’é una camera operatoria o mancano gli anestesisti per prendersi cura di chi ha avuto un incidente d’auto o e caduto in moto.
    Bisogna prevenire. Bisogna tenere l’infezione sotto livelli gestibili punto, anche se questo vuol dire non andare al club, a fare l’aperitivo, in piscina, palestra o sauna.

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    • Egregio dr.Mascaro, secondo lei, Fini non ha capito oppure non VUOLE capire il problema? Eppure non è così complesso ragionare in termini scientifici e/o di buon senso. Costoro, intendo i giornalisti, non sono allocchi nati ieri. Scrivono per i lettori oppure per gli editori? Quali sono i loro interessi? Mantenere tutto com’era. Alla faccia di tutto e tutti: ” avanti, aló, chi more, more” (G.G.Belli.)
      Saluti

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      • Caro Paolo,
        come diceva qualcuno: “a pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia”. 🙂 Buon weekend

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  5. Sanità pubblica. Eliminata.
    Scuola pubblica. Eliminata.
    Parlamento. Eliminato.
    Democrazia. Eliminata.
    Libertà individuali. Eliminate (tranne cambiare sesso o sposarsi tra gay).
    Ditto al lavoro. Eliminato

    Ma il popolo italiano non pare preoccuparsi, anzi è rassicurato.
    Myrta Merlino e i TG dicono che ci si deve preoccupare per Epidemia meno letale della storia.

    Cari signori, dopo un anno (ma sarà di più, molto di più) di “stato di emergenza” senza alcuna guerra in vista, quello che dovrebbe terrorizzarvi è la certezza di essere usciti dallo Stato di Diritto.

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  6. Non bisogna perdere tempo,perchè non c’è…anche le mie riproduzioni di animali lo avevano capito.Avete preso in pieno il gradino d’inciampo (scuola) e non rompete il c…o che non è così.Sbrigatevi a chiuderle.La mobilità serve. I ragazzi aspetteranno.Chi vorrà studierà ho recupererà.Non hanno una (vita)…. davanti?Sveglia che è giorno.

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