M5S, così cambieranno le regole del voto su Rousseau per mettere fuori gioco Di Battista

(di Marco Lillo – Il Fatto Quotidiano) – Per capire il senso di una partita è bene conoscere le regole del gioco.Per esempio nel calcio solo a chi non conosce il fuorigioco appare incomprensibile il movimento dei difensori che – invece di inseguire l’attaccante – scattano in avanti come un sol uomo lasciando solo il goleador rivale davanti al portiere.Funziona allo stesso modo in politica.

Per capire il gioco difensivo di Grillo, Di Maio e Crimi nella partita contro l’attaccante Di Battista bisogna conoscere le regole del Movimento 5 stelle. Così quelli che a prima vista sembrano gesti impacciati e tardivi della dirigenza M5s diventano invece tanti fili di una rete che sta imbrigliando lentamente Dibba e i suoi.

Per capire i discorsi di Vito Crimi – che venerdì ha proposto un ventaglio di strade con lo scopo di prendere quella più lunga per uscire dalla crisi di leadership a cinque stelle – è molto utile partire dallo Statuto della “Associazione denominata Movimento Cinque stelle”, approvato nel 2017.

L’articolo 4 prescrive: “Competono agli iscritti, mediante lo strumento di democrazia diretta e partecipata costituito dalla consultazione in Rete, le seguenti decisioni fondamentali per l’azione politica del MoVimento 5 Stelle: – elezione del Capo Politico”. Poi c’è l’articolo 7 lett b. Il capo politico “eletto mediante consultazione in Rete secondo le procedure approvate dal Comitato di Garanzia resta in carica per 5 anni”.

La terza regola è la lettera d del medesimo articolo 7: “Qualora la carica di Capo Politico si renda vacante, il membro più anziano del Comitato di Garanzia ne assume temporaneamente le veci. In tale ipotesi, il Comitato di Garanzia ovvero, in difetto, il Collegio dei Probiviri ovvero, in difetto, il Garante indice entro 30 giorni la consultazione in Rete per l’elezione del nuovo Capo Politico”.

Riassumendo: il capo politico del M5s è eletto con il voto online sulla piattaforma Rousseau e resta in carica cinque anni. Quando si dimette, come ha fatto Di Maio a gennaio, entro trenta giorni si dovrebbero indire le nuove consultazioni online.

Queste regole finora non sono state applicate per la successione a Luigi Di Maio. D’accordo con Grillo, il comitato di garanzia, composto da tre membri (Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri) non ha indetto le elezioni per scegliere il successore entro il mese di febbraio 2020.

Quando Di Maio ha presentato le dimissioni, dopo i rovesci elettorali alle amministrative del gennaio 2020, il suo ruolo è stato preso in via temporanea da Vito Crimi, in qualità di membro più anziano dei tre garanti. Poi però le elezioni online per la scelta del nuovo capo sono slittate a dopo i cosiddetti “Stati generali” convocati da Di Maio – prima delle dimissioni – per marzo 2020.

A causa dell’emergenza Covid, esplosa a fine febbraio, gli Stati Generali del M5s sono spariti dai radar e si sono tenuti invece a giugno quelli che hanno celebrato il governo Conte a Villa Pamphilj.

Il Comitato dei garanti e il Garante supremo Beppe Grillo, ad aprile hanno dato legittimità a questa scelta con uno scambio di lettere che ‘interpretava’ lo Statuto adattandolo alla fase dell’emergenza Covid. L’articolo 7 dello Statuto che prevede la convocazione della votazione online entro 30 giorni è stato congelato dal virus. Vito Crimi con lettera ha chiesto a Grillo cosa fare con le elezioni del nuovo capo. E il Garante, forte del suo insindacabile potere di interpretare lo Statuto, ha stabilito che, in caso di emergenza come il Covid, i 30 giorni diventano un termine non perentorio ma ordinatorio. Cioè si può superare tranquillamente senza problemi.

Grillo però chiudeva l’eccezione emergenziale con questa clausola finale: “Reputo che entro la fine del 2020 dovrebbero verificarsi le condizioni perché le elezioni per il nuovo capo politico si svolgano regolarmente e ritengo pertanto che debbano essere indette entro tale data”.

Settembre volge al termine e sembra improbabile che entro l’anno si svolga una votazione sulla Piattaforma Rousseau per l’elezione del nuovo capo politico. Più probabile invece un lungo percorso di consultazione della base per poi ridefinire le regole al fine di favorire la scelta di un nuovo vertice – non individuale ma collegiale – a fine 2020 o addirittura nel 2021.

Perché il Movimento – dopo le ripetute sconfitte elettorali – non ha messo all’ordine del giorno l’elezione del suo nuovo leader, come previsto dallo Statuto varato tre anni fa?

Per rispondere a questa domanda è utile partire da un numero: 169.550. Tanti sono gli iscritti al Movimento che hanno diritto di voto oggi sulla piattaforma Rousseau. Nessuno può prevedere i possibili esiti delle elezioni online di un nuovo capo politico sul modello previsto dallo Statuto.

Prima delle primarie del Pd è possibile fare un sondaggio per pesare i consensi dei candidati. Anche prima del congresso per scegliere il segretario in un partito vecchia maniera non è difficile capire gli equilibri delle correnti e il peso specifico dei candidati.

Nessuno invece, a parte Davide Casaleggio, è in grado di capire chi siano e cosa pensino i quasi 170 mila che potrebbero votare decidendo non solo il capo politico ma anche il destino del M5s e indirettamente forse quello del governo Conte.

I precedenti non aiutano. L’elezione di Di Maio nel 2017 era scontata. I veri candidati rivali possibili (come Roberto Fico) evitarono il confronto e la seconda per preferenze risultò Elena Fattori. Ci furono solo 37mila votanti su 140mila iscritti e ben 30mila e 936 votarono Di Maio contro il misero bottino di 3mila e 596 voti di Elena Fattori.

Oggi l’esito non sarebbe affatto scontato.

Se ci fosse una corsa vera con Luigi Di Maio e altri possibili concorrenti come Paola Taverna, Stefano Buffagni o Dino Giarrusso, nessuno sarebbe sicuro di battere Di Battista.

Per la prima volta il M5s è contendibile e Beppe Grillo potrebbe perdere il controllo della sua creatura. Sempre che lo Statuto attuale fosse rispettato. Sempre che si votasse l’elezione di un solo capo politico mediante la Piattaforma Rousseau come previsto oggi dalle regole vigenti.

In questo quadro si inserisce il dibattito in vista degli Stati generali sulla nuova governance. Il cambiamento dello Statuto è in questo momento più attuale di quello sulle alleanze o sul destino del Recovery Fund.

In questo quadro si spiegano le uscite di Dibba e le bacchettate di Beppe Grillo contro l’ex pupillo a giugno. Quando, in tv a Lucia Annunziata Di Battista disse: “Chiedo il prima possibile un congresso, usiamo anche questa vecchia parola, o un’Assemblea costituente o gli Stati Generali del Movimento 5 Stelle per costruire un’agenda politica e vedremo chi vincerà”. E poi aggiunse: “Conte leader del M5s? Si iscriva al Movimento”, Grillo lo attaccò duramente con ironia beffarda: “Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film Il giorno della marmotta”.

Alessandro Di Battista chiedeva – con poco garbo certo – di scegliere il nuovo leader applicando le regole interne vigenti del M5s. Per Grillo dimostrando di essere un eterno immaturo che non ha il senso del tempo come il protagonista del film del 1993 citato dal ‘Garante’.

In questo quadro regolatorio si comprende meglio anche l’ostilità crescente dei parlamentari del M5s verso Davide Casaleggio e la Piattaforma Rousseau. I 300 euro da versare ogni mese non sono l’unico tema della discordia. I parlamentari sono tagliati fuori dal circuito decisionale previsto dallo Statuto e si sentono ingabbiati dal triangolo Capo politico-Garante-Rousseau. Con il Garante Grillo ormai distratto, l’obiettivo comune a diverse anime del M5s in Parlamento è il ridimensionamento della figura del Capo politico e del voto su Rousseau per andare verso una gestione più partecipata e collegiale.

L’obiettivo condiviso da tutti, da Paola Taverna a Roberto Fico, da Luigi Di Maio a Beppe Grillo è quello di evitare di mettere a nudo le diverse anime del M5s in una competizione dagli esiti imprevedibili. Il Movimento non può permettersi una partita ‘Tutti contro Di Battista’. Anche perché non è detto affatto che alla fine della corrida, se l’arena restasse la Piattaforma Rosseau, resterebbe a terra il toro.

Nessuno può prevedere cosa voterebbero i quasi 170mila aventi diritto al voto sulla piattaforma Rosseau. Tutti sanno che Alessandro Di Battista potrebbe candidarsi e molti temono che vinca.In questo contesto Paola Taverna dichiara: “Mi piace un M5s leaderless. Mi piace una governance pluralista”; Roberto Fico auspica: “un percorso o un’idea nuova di Movimento e una leadership collegiale è senza dubbio buono”. E anche parlamentari eterodossi come Giulia Grillo confermano il desiderio di una guida collegiale, ora come ai tempi del leader unico Di Maio.

La questione della governance è dunque connessa a quella della linea politica.

Alessandro Di Battista ha una linea diversa da quella di Beppe Grillo. Non vuole sentir parlare di alleanze con il Pd e si muove in uno schema tripolare dove il M5s è equidistante da destre e sinistre. L’ex parlamentare dichiara di volere sostenere Giuseppe Conte e il suo governo ma nei fatti lo indebolisce auspicando un distanziamento sociale dal Pd, partito del quale diffida dai tempi in cui combatteva duramente contro Letta, Renzi e Gentiloni all’opposizione in parlamento come Lega e Fratelli d’Italia.

Di Battista inoltre ha una linea lontana da quella del governo Conte anche in politica estera. Il premier ha un ottimo rapporto con gli Stati Uniti nonostante Trump mentre Di Battista vola in Iran e centro-America per raccontare nei suoi documentari i misfatti Usa e contesta la politica imperialista già prima di Trump come farebbe con Biden e – nel suo piccolo – fece già ai tempi di Obama.

Dietro i ritardi nella scelta del nuovo capo politico, dietro l’ansia di collegialità e la voglia di nuova governance ci sono quindi scelte politiche precise: Beppe Grillo e la maggioranza dei parlamentari M5s non vogliono spaccare il partito e mettere a rischio il governo Conte. Per queste regioni legittime non vogliono lasciare a Alessandro Di Battista la possibilità di prendere in mano il Movimento mediante una votazione online su Rousseau dagli esiti imprevedibili.

L’unica soluzione è quindi modificare l’articolo 7 dello Statuto per stabilire che ‘morto un Papa non se ne fa un altro’ bensì si va avanti con un bel collegio di cardinali. Beppe Grillo e la maggioranza dei parlamentari M5s preferiscono un organo collegiale che possa assorbire i ‘dissidenti’ come Di Battista rendendoli innocui. Se Alessandro Di Battista accettasse questa soluzione, entrando nell’organo collegiale, tutti sarebbero felici e contenti. Di Battista però non sembra intenzionato a farlo.

A dire il vero non ha mai dichiarato di volersi candidare come Capo politico del M5s però ha chiesto più volte la convocazione degli Stati Generali per portare il M5s in una posizione terza tra destra e sinistra, pur mantenendo il sostegno al governo Conte sul modello però del governo Conte 1, basato su un contratto M5s-Lega senza nessuna alleanza sul territorio.

Sulla base di questa piattaforma, Di Battista avrebbe sfidato dopo il congresso i candidati più vicini al Pd, candidandosi come Capo politico del M5S.

In questo quadro si inserisce la mossa di Vito Crimi. Il reggente ha proposto ai parlamentari tre ipotesi di uscita dal guado: la prima è il voto immediato per nominare il capo politico alla vecchia maniera sulla piattaforma Rousseau. L’ipotesi non ha nessuna possibilità reale di approvazione ed è stata proposta probabilmente perché è l’unica prevista dallo Statuto.

Le altre due strade lumeggiate da Crimi puntano entrambe alla governance collegiale auspicata da Grillo, Fico, Taverna e compagni. Però le strade alternative non sono previste dallo Statuto. Quindi si torna alla casella di partenza: ci vuole un voto a maggioranza sulla Piattaforma Rousseau e non è una cosa così semplice e scontata.

In prima istanza lo Statuto può essere modificato solo qualora partecipi almeno la maggioranza assoluta degli iscritti, in seconda istanza qualunque sia il numero dei partecipanti.

In prima istanza ci vorrebbero quindi 85mila voti (mai raggiunti finora) per cambiare lo Statuto. In seconda istanza sarebbe sufficiente la maggioranza dei votanti. La modifica dello Statuto per introdurre la governance collegiale è sponsorizzata da Grillo e da gran parte dei parlamentari. Probabilmente passerà in cavalleria. Però le cose potrebbero cambiare se si attivasse su questo anche la fronda interna capeggiata da Di Battista.

Difficile che si arrivi a un duello tra Dibba che difende le vecchie regole e la possibilità di diventare leader e Grillo che auspica unità e collegialità. Ed è comune difficile capire cosa voterebbe la base posta di fronte all’alternativa. Gli iscritti votanti sono in buona parte attivisti M5s della prima ora ma nell’ultimo anno i votanti sono aumentati da 110mila a 170 mila. Tanto che l’europarlamentare Dino Giarrusso, scettico per l’aumento degli iscritti in una stagione di netto calo dei consensi ha chiesto di rendere pubblici i nomi degli iscritti al M5s.

Alla fine il sistema della votazione online sulla piattaforma Rousseau sta mostrando i suoi limiti proprio quando il Movimento si trova a dover fare le scelte più importanti sul suo futuro: dalla governance al leadership. Il momento della verità sarà la votazione sulla modifica degli articoli dello Statuto per passare alla governance collegiale. Vito Crimi dovrà chiedere agli iscritti di eliminare o sospendere le regole interne che prevedono la figura del capo politico e la sua votazione online nei trenta giorni in caso di vacanza.

Quando quelle modifiche dello Statuto saranno messe al voto su Rousseau Alessandro Di Battista sarà posto davanti a un bivio: fare campagna contro una modifica sponsorizzata da Di Maio e Grillo, Fico, Taverna e dalla maggioranza del M5s in Parlamento. Oppure passare ancora una volta la mano. Non è una scelta facile.

La governance collegiale condannerà probabilmente Di Battista a un lungo periodo di irrilevanza politica. Quello che sta passando è l’ultimo treno per lui. La tentazione di saltare su per mettersi alla guida del convoglio c’è ma prevarrà la paura di perdere restando travolti per poi trovare sbarrate le porte dei vagoni in caso di volontà di risalita a un’altra stazione. Di Battista alla fine potrebbe scegliere una terza strada: lasciare andare il treno del M5s guidato da una decina di ex compagni stretti stretti sulla locomotiva per cercare un’altra strada da solo. Magari fuori dalla politica.

28 replies

  1. STORIA DI UN’IMPLOSIONE ANNUNCIATA.

    Non voglio nemmeno pensarci ad un DIBBA che si metta in proprio con una sua ditta. Accompagnato da chi, da paragone?

    E nell’ipotesi che riuscisse ad impadronirsi del partito si darà pure lui alla politica del turista comiziante alla stregua di un capitone fannullone e parolaio?

    UNO VALE UNO un caxxo. Oramai è scontro per il potere tra piccoli oligarchi, anzi, per dirla come quel famoso giurista Franco Cordero, tra piccoli EGOarchi.

    Tutto sta emergendo tranne una politica partecipata.
    La base ha numeri ridicoli
    La piattaforma su cui si vota NON E’ CERTIFICATA
    Esiste e resiste un’oligarchia formata dai più lecchini della prima ora
    NON ESISTE un filtro che impedisca a tanti ignoranti di assurgere al vertice
    NON ESISTE un filtro che impedisca la formazione di piccoli apparati per far eleggere, come concorrente alle elezioni, personaggi abili nel catturare consenso a danno di chi, pur più capace, ne fosse sprovvisto in partenza

    Il M5S è cresciuto sull’onda delle proteste che riusciva a incanalare su se stesso.
    Alla fine la mancanza di una struttura che dal basso permettese di salire al vertice ha presentato i conto.
    Ma in tuto questo che fine hanno fatto i meet up?

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    • E’ la testa tua a non essere certificata perché le votazioni su Rousseau lo sono eccome, con tanto di documento scritto. Tu continua pure con le tue fandonie, ma non lamentarti poi se perdi di credibilità.

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      • Le votazioni sono certificate da un notaio che ha accesso in tempo reale al monitoraggio del sistema di voto e per le votazioni più importanti si aggiunge un ente terzo che monitora le eventuali violazioni della piattaforma. Inoltre stanno lavorando per utilizzare in futuro il sistema blockchain che permetterà di avere una certificazione distribuita.

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      • Lucapas, fammi capire, un notaio certifica il voto su una piattaforma informatica?
        Cazzo ne sa il notaio di informatica? Mica è una compravendita di immobili.

        “per le votazioni più importanti si aggiunge un ente terzo che monitora le eventuali violazioni della piattaforma”
        MI fa piacere saperlo, ma chi è questo ente terzo che monitora? E come lo fa?

        “Gli iscritti votanti sono in buona parte attivisti M5s della prima ora ma nell’ultimo anno i votanti sono aumentati da 110 mila a 170 mila”
        E questo singolare fenomeno come possiamo spiegarlo?

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      • “Cazzo ne sa il notaio di informatica?”
        Ma devo anche risponderti? Dai su non farmi spiegare l’ovvio.

        “MI fa piacere saperlo, ma chi è questo ente terzo che monitora? E come lo fa?”
        Credo sia Sighup srl una startup informatica, ma sul come alzo le mani.

        L’aumento dei votanti è spigabile per via di un sistema più veloce di iscrizione mediante invio di un semplice SMS. Sistema implementato alla festa del Movimento fatta al Circo Massimo.

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      • UAHAHAHAH..
        Piccolo troll casaleggiano, la tua piattaforma del caxxo è stata BUCATA, HACKERATA, in più occasioni.

        LEGGITI l’articole che le ha dedicato un famoso sito che si occopa di Tech, App, software e device come WIRED.
        Casaleggio fa certificare i voti ad un NOTAIO CHE SI OCCUPAVA DI QUIZ IN TV, EX CANDIDATO DEL M5S e che di informatica non capisce una mazza.

        E questi di Wired hanno testimoniato di aver VOTATO DUE VOLTE con lo stesso profilo.
        SEI PATETICO COME TROLL.

        Invito a leggere, perchè WIRED non si occupa di politica.

        https://www.wired.it/attualita/politica/2020/08/19/rousseau-voto-piattaforma/

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      • Che Rousseau sia stata bucata è una fake news e sul troll, quello si, che dice di aver votato 2 volte verte già una pendenza giudiziaria.
        E per quanto riguarda il notaio hai per caso documenti che provino che abbia dichiarato il falso? Ci sono procedimenti penali a suo carico? Il troll sei tu che fai processi e arrivi a conclusioni senza uno stralcio di prova. E poi mi sollevi la stessa obiezione di Exandrea che il notaio non capirebbe niente di informatica. Ma ci fate o ci siete? Il fatto che debba spiegarvi come funziona dimostra la vostra assoluta malafede, anche perché altrimenti sareste davvero preoccupanti.

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      • @Lucapas
        chi monitora la correttezza del voto “Credo sia Sighup srl una startup informatica, ma sul come alzo le mani”.

        Per un attivista del M5S mi sembra un po’ pochino. Ti fidi così tanto dei risultati annunciati pur sapendo poco o nulla di chi li certifica.

        “E poi mi sollevi la stessa obiezione di Exandrea che il notaio non capirebbe niente di informatica. Ma ci fate o ci siete? Il fatto che debba spiegarvi come funziona dimostra la vostra assoluta malafede, anche perché altrimenti sareste davvero preoccupanti”

        Io non sto in malafede, magari non ci arrivo.
        Spiegami come un notaio, “che ha accesso in tempo reale al monitoraggio del sistema di voto”, può certificare le elezioni pur non avendo le adeguate conoscenze informatiche.
        Accede al monitoraggio? E poi?

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      • “Per un attivista del M5S mi sembra un po’ pochino. Ti fidi così tanto dei risultati annunciati pur sapendo poco o nulla di chi li certifica.”
        Non sono attivista ma solo iscritto simpatizzante e si, mi fido ciecamente e finché nessuno dimostra che ci sono stati brogli, continuerò a fidarmi, anche perché spesso i risultati sono stati diversi dalle attese e questo già dimostra la genuinità del voto.

        “Io non sto in malafede, magari non ci arrivo.”
        Ma davvero? Non pensi sia ovvio che lo studio si appoggi a specialisti che collaborano nell’azione di controllo? Ma vi pare che se ci fossero davvero state manipolazioni non sarebbe già scoppiato il putiferio contro il M5S?

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  2. s’era capito da parecchio cosa é diventato il moV…!!!
    peccato, poteva essere uno strumento buono per trasformare il paese da antidemocratico a democratico…!!!
    pazienza, gli onesti cominceranno da un’altra parte… lontano dai padroni neoegoarchi penta buchi neri…!!!

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  3. Io non sono d’accordo. Scusatemi.
    A che cosa si punta?
    Se la risposta è al 15% allora va bene l’articolo e i vostri commenti. Andiamo a prendere i voti, dai fan, da parti pd ed estrema sx e qualche( pochi secondo me) dall’ astensione
    Se si punta al 30% minimo
    Dobbiamo prendere voti dallo scontento di dx
    Come?
    Conte prossimo presidente del consiglio come figura centrale
    Di maio e Di Battista suoi generali tassativi, concreto l’uno (per me un fenomeno) e più ortodosso a difesa dei valori 5s l’altro (per me un altro fenomeno, con capacità comunicative e di bucare lo schermo notevoli)
    Onestà, lealtà, concretezza i nostri moti
    Con queste 3 figure, visto le molte promesse diventate fatti in due anni, a beneficio degli italiani i 5s possono parlare a TUTTI GLI ITALIANI.
    C’è un problema: i due mandati
    Qui mi guarderei in faccia, uno per uno, e non mi priverei dei tanti capaci,
    O si impone una scuola dove chi alla scadenza secondo mandato, vada obbligatoriamente, a fare lezioni ai nuovi eletti, con ottimo stipendio frutti dei risparmi.
    Non si possono e devono perdere 10 anni di esperienze e beppe grillo non campa in eterno. Saluti

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  4. Lillo liquida la collegialità nel m5s insieme a Di Battista – che c’è anche gia stata con Grillo Di Maio Fico Taverna et al- con una non chalance incredibile, credo e spero si sbaglia di grosso.

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  5. Di maio non è mai stato nominato capo politico del blog delle stelle. La sua elezione a settembre 2017 si riferiva alla seconda associazione, mentre quello che oggi chiamiamo “movimento 5 stelle” è in realtà una associazione nata il 21 dicembre 2017.
    Ergo, di maio non poteva essere eletto capo politico di una entità politica non ancora nata!

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  6. “Nessuno invece, a parte Davide Casaleggio, è in grado di capire chi siano e cosa pensino i quasi 170 mila che potrebbero votare”
    Aaaahhhahhhaaa e perché, Casaleggio è per caso un veggente? O si suppone che manipoli il voto? Ma io dico …
    Intanto Di Battista non ha nessuna intenzione di rovesciare il governo e lo ha anche detto, quindi la legislatura, a meno di altre beghe, andrà tranquillamente a termine a prescindere dall’organizzazione interna del M5S. Finita la legislatura saranno in molti a dover abbandonare per via del secondo mandato. Per un terzo mandato è necessaria una votazione sulla piattaforma e secondo me non passerà perché è un punto fermo dei duri e puri voluto da Gianroberto per ottimi motivi (e molti degli eletti stanno dimostrando che aveva ragione).
    Ed è così che tutte le fantasie di Lillo scompaiono perché i “manovratori” dovranno fare obbligatoriamente un passo indietro.

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  7. Mettetevi l’anima in pace, nonostante la destra non abbia un leader credibile, è quasi maggioranza nel paese, per l’Europa, questa, è occasione da non perdere.
    Draghi è uomo loro, lo manderanno qui a guidare la destra alla vittoria, voi direte: è un disastro.
    Beh.. no, non direi, anzi è l’esatto opposto.

    ( Potrebbe liberare i 5S da determinate dinamiche che in questo governo via via si stanno creando con il Pd )

    Di Battista abbi fede, ci pensa l’Europa a darti una mano, anche se lo fa per altri motivi.

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  8. Se le dici tutte qualcuna delle ipotesi dovrà per forza avverarsi.Ma il punto vero è: ci si può permettere di cambiare le regole del gioco ogni volta a piacimento senza perdere completamente credibilità ? Io credo che questo lusso non ce lo ossiamo permettere ?

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    • Veramente l’ho sempre sostenuto, comunque non facendo il giornalista, posso permettermi di scrivere qualsiasi cosa, visto che fare previsioni è lo sport nazionale, una più una meno cosa cambia?
      La faccia?
      La lavo ogni mattina è sempre al suo posto, la mia.

      ( sono altre le cose che te la fanno perdere, no di certo 2 righe scritte qui )

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  9. Strano che chi crede al Movimento si sia bevuto questo articolo come acqua fresca e cristallina di montagna.

    Non li sentite i miasmi?

    “Gli iscritti votanti sono in buona parte attivisti M5S della prima ora ma nell’ultimo anno i votanti sono aumentati da 110 mila a 170 mila. Tanto che l’europarlamentare Dino Giarrusso, scettico per l’aumento degli iscritti in una stagione di netto calo dei consensi ha chiesto di rendere pubblici i nomi degli iscritti al M5S”.

    Qualche perplessità non viene anche a qualcuno di voi? Fingere che non ci siano problemi non è la peggiore occasione per “turarsi il naso”? Ha senso fare gli schifiltosi con gli altri e poi bersi sta roba come fosse una squisita prelibatezza?

    Se non c’è trasparenza le manipolazioni sono possibili, direi pure facili.
    Se non c’è un ente terzo che certifica il voto sarete costretti a fare un atto di fede.

    Questo è un tema fondamentale nel M5S, probabilmente irrisolvibile perché chi detiene il potere nel M5S non ha la minima intenzione di cederlo. Ma il potere, in una struttura democratica, deve essere facilmente contenibile.

    Siete troppo informati e intelligenti per far finta che tutto va bene madama la marchesa.

    Io se fossi un membro del M5S (per poco non lo sono diventato, poi ho preferito mantenere il mio proposito di non iscrivermi più a nessun movimento politico o sindacale e mi sono limitato a qualche piccola donazione) mi batterei non per far vincere questo o quello ma per assicurarmi che CHIUNQUE vinca sia realmente rispettosa del volere della base, sia davvero l’espressione di una intelligenza collettiva.

    Questo problema nel M5S è la causa di tutti i suoi mali.

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    • A me Lucapas la TRASPARENZA sembra il minimo sindacale da richiedere ad una forza politica. Non stiamo parlando di chissà che cosa.
      Se il M5S migliora (o meglio, smette di peggiorare) anche gli altri partiti saranno costretti ad adeguarsi, glielo imporrà la base.

      Se poi questa battaglia si dovesse risolvere in una capocciata contro un muro di gomma, pazienza, sarà servita a far chiarezza: comandano Grillo e Casaleggio. PUNTO. Basta finzioni. Si tratta di un partito padronale che può fare cose buone (e molte le ha fatte) ma pur sempre padronale rimane. E questo sulle scelte future peserà tantissimo perché prevarranno i lecchini del duo al comando, a prescindere dal merito. I padroni vogliono soprattutto persone affidali con margini minimi di autonomia.

      Democrazia dal basso, trasparenza, intelligenza collettiva saranno tra gli obiettivi non raggiunti dal M5S. Peccato.

      E questo potrà indurre qualcuno – per passione od interesse – a soddisfare questa esigenza proponendo un nuovo M5S.
      E questo potrà far nascere diversi M5S, sia a destra che a sinistra.
      Perché l’obiettivo ultimo è migliorare TUTTA la classe politica, emancipare la sinistra dal PD e la destra da Salvini&Company.

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  10. Il commento sopra era rivolto a Jerome che ha postato l’articolo di Wired che ha fondamentalmente commesso un illecito. I controlli sulle identità e documenti vengono effettuati da persone reali e qualche svista è quindi possibile. Ma da qui a dire che chiunque può manipolare la piattaforma ce ne passa!
    “Democrazia dal basso, trasparenza, intelligenza collettiva saranno tra gli obiettivi non raggiunti dal M5S. Peccato.”
    Ecco, hai elencato la vera rivoluzione che porta avanti il M5S, concetti che, per usare le parole di Beppe, sono molto avanti quindi di difficile applicazione in tempi brevi.E allora c’è tempo per parlare di sconfitta, a prescindere se sarà il M5S o qualsivoglia altra organizzazione ad ottenere tali risultati, gli ideatori e attivisti del Movimento potranno comunque dire di aver visto giusto.

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    • @Lucapas

      Credo che tu sia più ingenuo di me.
      Grillo, Casaleggio, Di Maio non sono amici tuoi.
      L’atteggiamento di un elettore deve sempre dare per scontato che il politico, per quanto possa starci simpatico, per quanto possiamo ammirarlo, è uno stronzo.

      Non è importante che lo sia realmente (anche se è probabile), importante è l’atteggiamento disincantato di militanti o semplici elettori.

      Senza offesa ma mi hai fatto venire in mente una scena di un film con Renato Pozzetto.

      Minuto 1:13:44
      🙂

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      • Non preoccuparti, la mia fiducia non arriva di certo a tanto. Alla fine guardo ai fati e fin’ora mi sembra che il M5S abbia fatto di tutto per mantenere le promesse. Ultimamente, colpa del PD, del Covid, del secondo mandato, o non so di cos’altro, sembra essersi bloccato tutto, ma prima di giudicare attendo la fine della legislatura. Daltronde in passato ho assistito solo a Leggi vergogna, converrai con me che un bel passo avanti è stato fatto.

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  11. Vi siete domandati perch é Grillo, che é di Genova, non abbia detto una parola sui risultati elettorali in Liguria? Vi siete domandati come mai quelli del fatto quotidiano, strenui sostenitori degli accordi elettorali con il pd, non abbiano scritto una riga sui risultati elettorali della Liguria dove il matrimonio innaturale si é concretizzato? Sapete perche’ quelli del fatto quotidiano continuino a dire che gli elettori pentastellati pugliesi avrebbero votato Emiliano e non si domandino che fine avrebbero fatto gli elettori pentastellati liguri. Io me sono domandato e mi sono risposto che se avessero parlato della Liguria non avrebbero potuto continuare con la storiella che gli elettori pentastellati siano degli scappati dalla casa piddina e che, quindi, la loro collocazione naturale sia con il centrosinistra, in un sistema bipolare che, nel 2013 e ancor piu’ nel 2018, avevano scardinato.
    I risultati della Liguria dicono che i voti validi del 2020 sono quasi uguali a quelli del 2015. I risultati elettorali della Liguria dicono che Toti, nel 2020, ha preso il 56,1# dei voti contro il 34,45 del 2015. I risultati elettorali della Liguria dicono che centrosinistra e 5S, uniti in un matrimonio innaturale, nel 2020 hanno ottenuto il 38, 90% contro il 52,70 del 2015 quando erano divisi. Se valesse il che in Puglia i pentastellati abbiano votato Emiliano dovrebbero dire che in liguria abbiano votato Toti.

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