Ce la pagherete

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Non capire come voterà il Paese è umano. Ma non capire come ha votato il Paese è diabolico. Eppure ci riescono in tanti. Lasciamo perdere gli opinionisti, che capiscono benissimo ma devono scrivere l’opposto per contratto. Ma i politici sul voto degli elettori dovrebbero costruire il loro futuro. Cos’hanno detto gli elettori? Intanto che i parlamentari sono troppi, in perfetta quanto rara sintonia col Parlamento che aveva approvato – pur obtorto collo, su pressione e per paura dei 5Stelle – quella riforma col 98%. Quindi, se quella riforma era populista, ha stravinto il populismo e tutte le analisi sulla fine o sul calo del populismo sono baggianate. Ora, che chi puntava al No finga di non accorgersene, passi. Ma che non se ne accorga chi puntava al Sì è deprimente. Per questo l’uscita di Di Battista che frigna per “la più grande sconfitta M5S di sempre”, è suicida sia nei tempi sia nei contenuti. Nei tempi, perché il referendum è stato una delle più grandi vittorie M5S di sempre e andava festeggiato almeno per un paio di giorni, anziché fare gné gné a Di Maio e agli altri che, diversamente da Dibba, si sono spesi nella campagna del Sì. Nei contenuti, perché le Regionali i 5Stelle le perdono sempre, da quando sono nati, anche quando vincevano le Politiche nel 2013 e le stravincevano nel ’18 e intanto venivano battuti in Sicilia e Lazio.Le Regionali, per quanto appaia bizzarro, decidono chi governa le singole Regioni, così come le Comunali i Comuni. Gli elettori votano per i candidati presidenti o sindaci, non per il governo o per i segretari di partito. E sommare i voti di lista nelle Regioni e nei Comuni per stabilire chi ha vinto su scala nazionale è come sommare i fichi e le patate. Si può al massimo stabilire chi ha perso, in base alle dichiarazioni della vigilia. Se Salvini puntava al 7-0, è ovvio che ha perso: è finita 3-4. Se l’altro Matteo mirava a far vincere Giani e far perdere Emiliano e Sansa, è ovvio che ha perso: Giani ha vinto per 8 punti e Iv ha preso il 4,5; Emiliano ha vinto nonostante Iv e Sansa avrebbe perso anche con Iv. Di vincitori nazionali c’è solo la Meloni, che ha strappato le Marche con un fedelissimo e ha aumentato i voti dappertutto. Tutti gli altri hanno perso voti. Anche Zingaretti: ha salvato Toscana, Puglia e segreteria, ma oltre alle Marche ha perso terreno in Liguria, Toscana e Veneto. I veri vincitori sono i cosiddetti “governatori”, trainati dall’effetto Covid e dal populismo trasformista da “cacicchi” che ne fa delle star locali, non nazionali e sganciate dai partiti: Zaia, Toti (anche per il dopo-Morandi), De Luca, Emiliano. Successi personali più che partitici. De Luca aveva 5 liste dei più vari colori.

Emiliano addirittura 15, dall’estrema sinistra alla destra. Zaia la sua, che ha svuotato la Lega. In più, quasi dappertutto, è scattato il soccorso grillino per tre fattori: la fiducia in chi ha gestito la pandemia; il voto utile, disgiunto o diretto, al male minore; la corsa sul carro del vincitore. Come si fa a non capire che gli stessi elettori, in un’elezione nazionale col proporzionale, avrebbero votato in modo totalmente diverso dalle Regionali col maggioritario a turno secco e dalle Comunali col doppio turno? Chi fa un altro mestiere non deve studiare le leggi elettorali, ma per chi fa politica è proprio il minimo. Col proporzionale (Politiche), ciascuno va per conto suo e le alleanze si fanno dopo le elezioni. Col maggioritario a doppio turno (Comuni), si corre da soli e le alleanze si fanno tra il primo e il secondo turno (e, se non i partiti, le fanno gli elettori). Col maggioritario a turno secco (Regionali), le alleanze si fanno prima del voto (e, se non i partiti, le fanno gli elettori delle forze sfavorite scegliendo il meno distante dei due favoriti).Perciò Emiliano e De Luca hanno avuto molti voti grillini, ma anche forzisti e leghisti: tutta gente che alle Politiche tornerà all’ovile. Come i grillini che han votato Giani. E i veneti della lista Zaia, alle Politiche, voteranno quasi tutti Lega. Ecco perché la vittoria dei presidenti Pd non è di Zingaretti, se non per averlo aiutato a sventare la manovra dei poteri forti per rimpiazzarlo con Bonaccini, rovesciare Conte, scaricare il M5S e tentare l’ennesimo inciucio con quel che resta di FI e pezzi di Lega. Emiliano e Giani l’hanno capito: Zinga&C. pare di no. Infatti, consigliati da Repubblica e dai “padri nobili” che non ne azzeccano una, avanzano pretese bizzarre o ideologiche: il Mes (di cui non si parla da nessuna parte in Europa, neppure più a Cipro), lo Ius Soli (non proprio in cima ai pensieri degli italiani, e nemmeno degli stranieri) e i decreti Sicurezza (dove basta qualche ritocco sulla linea Mattarella, senza tanti strepiti). Del resto, se anche il Pd avesse vinto, gli elettori l’avrebbero premiato per il governo giallorosa che, anziché perdersi in quelle fumisterie, s’è occupato di cose più urgenti e vitali: Covid, tre manovre da 100 miliardi, bonus ai più deboli, Recovery Fund. E ora, si spera, una legge elettorale senza più liste bloccate, su cui il Fatto lancia oggi una petizione di costituzionalisti del Sì e del No da firmare sul sito. Qualcuno ha detto che il nostro appello a “turarsi il naso”, in Puglia e Toscana, è servito come quello di Montanelli nel 1976: ne siamo felici. Ma quella volta, subito dopo il voto, il grande Indro inviò un telegramma alla Dc che cantava vittoria: “Vi abbiamo votato, ma ce la pagherete”

34 replies

  1. come non dar ragione a Travaglio, lo dovrebbero leggere (però POI CAPIRE) tutti i fans del DIBBA DIBBA DIBBA pensierino. Per avere su di sè due riflettori puntati fa solo dei GRANDI casini, cioè ne aggiunge di casini a quelli che già ci sono. E sono tanti.

    Andasse a fare il tronista dalla d’urso o dalla de filippi, invece di sparare cazzate e romperci i coglioni.

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  2. Io vorrei sapere solo una cosa :
    A quanto ammonta il malloppo che DIBBA ha sgraffignato a SEIF, l’editoriale del FQ quotata in borsa? Lo chiedo a tutela non solo di Travaglio ma soprattutto degli azionisti di minoranza.
    Nel merito poi, ma che se l’è filato il reportage di questo turista da triciclo?
    Qualcuno ha comprato il suo libro?
    Perché ha abbandonato la casa editrice vicina al FQ per passare a Mondadori?
    E in Iran cosa ha combinato?
    Quando vede il suo nome a Travaglio sale una certa acidità di stomaco mi pare.

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  3. LE CONTRADDIZIONI DELLE PAROLE-Viviana Vivarelli.

    Sui media e nei messaggi dei partiti leggiamo ogni sorta di Torre di Babele con la confusione del linguaggio.
    Il Pd ha imposto la De Micheli perché sta dalla parte dei più forti, come i Benetton, dimostrando che dopo Renzi nulla è cambiato e che il Pd resta un partito di cdx, magari leggermente diverso dalla Lega, ma fondamentalmente di centrodestra, a favore di palazzinari, imprenditori corrotti, banche e gruppi di interessi sporchi, che nulla a che fare col M5S e che continua a difendere interessi capitalisti.
    Lo provano i continui ostacoli che il Pd ci oppone.
    La De Micheli avrebbe dato volentieri la ricostruzione del ponte di Genova ai Benetton e nel Pd serpeggia tutto il bagaglio di orrori del programma di Renzi.
    Siamo in un mondo ambiguo e menzognero dove nessuna parola ha più il significato che dovrebbe avere.
    Non esiste più una sinistra.
    Il Pd non è più da molto tempo un partito di sinistra, non può esserlo chi ha messo nella Costituzione il fiscal compact ubbidendo al diktat della Troika che vuol far fare all’Italia la fine della Grecia. Né chi continua a chiedere il Mes con vera stupidità per quanto stiano per arrivare 209 miliardi. Né chi ha abolito lo statuto dei lavoratori e con Renzi voleva azzerare lo stato sociale, chi ha accettato ogni delocalizzazione, chi voleva la Bolkenstein per appiattire i diritti del lavoro al Paese europeo che ne aveva di meno, chi ha venduto i nostri porti col Trattato di Dublino, chi ha nel suo seno gente che si oppone al reddito minimo come Landini e che non accetterà mai il salario minimo, gente che non si è mai opposta veramente a Berlusconi e ora gli apre le porte, gente come Sansa o Zanda o Prodi che ha votato No alla riduzione dei parlamentari e se n’è vantata, gente come i due fratelli De Benedetti, uno peggio dell’altro.
    Ci sono italiani ancora attaccati alle parole anche quando diventano vuoti simulacri. Sinistra oggi non vuol dire più niente, visto che ci sono due destre e che i diritti dei poveri e dei deboli sono difesi solo dal M5S che non è né di x né di sx ma ha superato per sempre questa dicotomia ormai priva di significato.
    Anche la parola populista non vuol dire più niente, visto che è attribuita tanto ai fascisti di Salvini quanto ai democratici del M5S, che sono opposti tra loro e i primi tendono a una dittatura col maggioritario, i secondi vogliono una democrazia allargata col proporzionale e correttivi allo strapotere partitico
    Le parole sono diventati inganni in un regime orwelliano dove la guerra è chiamata pace, gli elettori sono trattati come consumatori e i valori sono diventati merce.

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    • tutto vero quello che dici. Se tieni alla tua salute devi smettere di vedere tutti i tg (specialmente quello di mentana), tutti i pollai di finto approfondimento politico, tutte le finte trasmissioni di finto intrattenimento in cui poi si finisce con lo sparlare di politica.

      Ci si AMMALA. E’ da autolesionisti. E tanto non cambia niente se non la nostra salute, che potrà solo peggiorare.

      Comunque per le prossime politiche, se il m5s lavora bene e porta altri punti a casa, farà sicuramente bene. E’ inutile prendersela. Le cose sono già cambiate in meglio e miglioreranno ancora (da un punto di vista politico intendo).

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      • A Andrea
        Francamente, anche se ammiro il tuo ottimismo e fiducia, sono scorato: Travaglio sottolinea che nelle amministrative i 5S non hanno mai brillato e le politiche sono un’altra cosa. Sarà. E allora, il voto disgiunto (ove possibile) non ha detto niente? Ok, si votano i presidenti di regione turandosi il naso etc.etc Ma le liste? I 5S hanno raggranellato ben pochi voti, il che non mi sembra che sia di buon auspicio per le politiche e potrebbe rivelare un abbandono da parte degli elettori. Perché? Parliamone. Io credo che le ragioni siano fondamentalmente 3. In primo luogo, pasticcetti e ripicche infantili dentro al Movimento, ingigantiti dai media oliatori, ma reali. Secondo, il rancoroso disprezzo di praticamente tutti i Soloni che fanno opinione. Nessuno, mi risulta, ha dato rilievo a leggi di civiltà che accumulavano polvere nei cassetti e finalmente sfoderate dai 5S. Finti pensatori e pagliacci veri, trainati da armigeri dell’establishment camuffati da difensori dei cittadini, tipo Fazio, Formigli, Giletti, Palombelli, Del Debbio, Vespa. Avete mai sentito qualcuno di loro ricordare qualche provvedimento dei governi a 5S tranne in modo sprezzante? E i Grillini che intervistavano? Sembrava il processo di Norimberga, con la differenza che ai criminali nazisti non li interrompevano continuamente. Il successo incredibile di Conte nella trattativa sul Recovery Fund è passato quasi inosservato, ma ora anche l’ultimo arrivato, il voltagabbana Stefano Feltri sbatte in prima pagina del suo giornale macchietta che non sapremo gestire i soldi impegnati dall’Europa. Lui sì ha le idee chiare! E terzo l’insipienza dell’elettorato. Le iene ed i gattopardi hanno una posizione monolitica contro una forza criticabile ma innovativa, quindi pericolosa. Sono quelli delle zone bene delle grandi città che pur di infastidire i 5S hanno votato NO al referendum pur condividendo la riduzione del numero dei parlamentari, ma non sopportano che l’abbiano portata a buon fine i Grillini. Gli altri, a parte uno zoccolo duro di fedelissimi, si aspettavano che i 5S avessero la bacchetta magica e che per incanto facessero sparire le rovine ereditate da decenni di scriteriate gestioni. Realizzato che la casa comune doveva essere ricostruita mattone su mattone, l’incanto penta stellato si è dissolto. Forse, Solo con un discorso onesto e chiaro agli elettori potrà cambiare questo trend negativo, ma da una parte ci vogliono idee chiare ed espresse con efficacia e dall’altra orecchie pronte ad intendere. Difficile, tanto una cosa come l’altra

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      • @ bugsyn

        ti ricordo che io sono un pessimista, non ottimista.

        Il m5s deve continuare a fare cose a testa bassa e portare altri punti a casa.

        Conte è oramai percepito più vicino al m5s non al piddi, anche se i pefetti idioti diranno che è vero il contrario.

        Se i 200 miliardi saranno usati bene, e sarebbe la prima volta in questi ultimi 30 anni, alle prossime politiche il 30% al m5s è praticamente cosa fatta. Chiaramente la condizione necessaria (anche se non sufficiente) è che Conte deve “comparire” nelle vicinanze gravitazionali del movimento. E Grillo farà di tutto perchè ciò accada (mica è scemo, la distinguera una MARMOTTA da uno come Conte).

        Te lo ripeto, sono un pessimista, ma il m5s al 30% alle politiche 2023 è cosa molto più probabile e facile di quello che si possa pensare in questo momento. E’ tranquillamente alla portata. E anche Travaglio lo pensa. E lo dice chiaramente.

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      • No cosa dici Viviana, quelli del PD sono dei politici con la P maiuscola lavorano per l’interesse dell’Italia non per aiutare i vari Benneton, i Tronchetti e gli amici degli amici. Hanno sempre fatto gli interessi dei lavoratori, infatti i sindacati tifano PD. Non sono attaccati alle poltrone per loro sono più importanti i programmi di chi gli porta voti. Nessuno di loro gestisce delle fondazioni finanziate da lobby che in cambio chiedono favori. Loro non cercano di impossessarsi della Rai. Perché votare 5 stelle quando ci sono questi politici sopraffini

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  4. E comunque Di Battista ha detto: 1) che è stata una grandissima vittoria il SI, ma che non è stato un voto dato solo dai grillini, 2) che il m5s nei territori ha numericamente perso ancora terreno, e che agli stati generali bisogna ritrovare l’ identità per crescere e per porsi nuovamente al centro della politica.
    La.mia opinione è che: 1. al suo interno il m5s ha bisogno di incrementare il proprio programma politico da attuare e ha bisogno di organizzazione territoriale; 2. all’ esterno il m5s credo che non abbia bisogno di alleanze sistemiche, ma di accordi politici ad-hoc (la parola contratti non mi piace in politica) per riuscire a raggiungere almeno alcuni dei propri punti programmatici sia nei comuni, che nelle province, che nelle regioni oltre che su tutto il territorio nazionale.
    Conclusione, per incidere di più credo che non bisogna necessariamente allearsi con una o l’altra ovunque, ma fare accordi territoriali proprio per le ragioni “elettorali” ben espresse da Travaglio, che a parte le sue posizioni su Di Battista lo considero il miglior giornalista con ampio distacco.

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  5. Puglia
    2015 Antonella Laricchia 18,42
    2020 Antonella Laricchia 11,12
    ********************************************
    Marche
    2015 Giovanni Maggi 21,78
    2020 Gian Mario Mercorelli 8,62
    **********************************************
    Toscana
    2015 Giannarelli Giacomo 15,05
    2020 Irene Galletti 6,40
    ********************************************
    Veneto
    2015 Jacopo Berti 11,87
    2020 Enrico Cappelletti 3,25
    ************************************************
    Campagna
    2015 Valeria Ciarabino 17,52
    2020 Valeria Ciarabino 9,93
    I dati parlano chiaro
    Informatevi con chi conoscete che ha votato 5 stelle, vedrete cosa vi dicono.
    ieri ho letto una grande cazzata, c’era qualcuno che affermava che la piattaforma Rousseau doveva avere la certificazione ISO

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  6. Il solito problema dri 5s: fanno le cose e sembra che non abbiano fatto niente o esagerano, tipo che si affacciano al balcone! Un esempio: Paola De Micheli, il giorno dell’accordo con Benetton, andò da Mentana tg delle 20, sebbene l’accordo non l’avesse fatto lei, e soprattutto sebbene l’accordo non sia concluso manco oggi. Lei l’ha venduto come un accordo strappato grazie al suo duro lavoro.
    Ora io dico, ma vuoi farti un giro per parlare del successo del referendum, che è dei 5s e basta? Gli altri non l’hanno voluto, sebbene lo abbiano promesso, perché “la casta” io l’ho letto nel 2006, Di Maio andava alle medie e Rizzo e Stella non erano populisti, ma eroi! Se non sai comunicare le cose che fai hai un grosso problema. Più grande che se comunichi fuffa.

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    • Paola ti darei ragione, ma comunicare dove?
      Sui mezzi di disinformazione di massa in mano ai loro nemici?
      Qualsiasi tentativo di comunicare quello che realizzano, viene bullizzato e distorto, e siccome (secondo me giustamente perchè giocare correttamente alla lunga paga) non hanno lottizzato la rai quando avrebbero potuto, ora hanno contro a prescindere l’intero sistema merdiatico, salvo la mosca bianca Fatto Quotidiano.

      Tocca aspettare che le tv e i giornali muoiano di vecchiaia, il che allunga molto i tempi, ma ha però anche l’aspetto positivo di dar loro tempo di imparare, migliorarsi, e crescere un po’ più armonicamente rispetto a quelle forze politiche che godono dell’appoggio dei media, e si gonfiano si gonfiano … fino a scoppiare.

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      • Si hai ragione, ci pensavo mentre lo scrivevo. Formigli avrà comunque la faccia schifata quando intervista Di Maio e Tridico, mentre sarà in brodo di giuggiole davanti a Calenda e davanti a Tito Boeri, e ciò ormai accade indipendentemente dall’affacciarsi di Di Maio al balcone o dall’essere sobrio e misurato (come l’altra sera da Gruber). E allora? Che vogliamo fare? Ormai Formigli, Giannini, il nano malefico DeAngelis non cambiano più idea. Sono loro che devono cambiare strategia, magari non concedano più interviste, come all’inizio. Le concedano solo ad alcuni, però basta con le cose dette o scritte di pancia, non si può reagire come l’uomo della strada. Io non sono per crocefiggerli per gli errori, anzi! Però dagli imbuti devono uscire.

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      • Come mai Fabrizio tarda ad arrivare una campagna del M5S contro gli editori impuri che hanno TV e giornali per curare interessi di tutt’altra natura?
        E se ne sbattono le palle se i propri giornali sono poco credibili ed hanno pochi lettori?
        Perché tarda ad arrivare una proposta di legge in tal senso?

        Non mi si dica che il problema dei giornalisti venduti rimarrebbe comunque, perché l’obiettivo di una azione politica è anche quello di contenere i fenomeni negativi, ridimensionare i problemi anche quando non stiamo nelle condizioni di risolverli tout court.

        Altrimenti perché dovremmo gioire, come molti incluso me gioiscono, per la vittoria al referendum?

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      • ExAndrea penso che una riforma del sistema informativo sarebbe la cosa più importante da fare per ripristinare la democrazia nel nostro paese-colonia.
        Senza informazione libera non si può nemmeno parlare di democrazia secondo me.
        E questa distorsione che colpisce un po’ tutto il mondo da noi è particolarmente grave da quando un piccoletto con dietro giganti si è preso anni fa metà delle televisioni.

        Perchè il M5S che è il primo a subirne le conseguenze negative non tenta di raddrizzare questa stortura disastrosa?
        A parte il fatto che il problema è mondiale e nessuno è riuscito arisolverlo, mi vengono in mente almeno un un paio di grossi motivi: il primo è che se lo facessero i mezzi di disinformazione inizierebbero a gridare al golpe, strillando talmente tanto da convincere una buona fetta di elettorato incapace di intendere e di votare (rischiando quindi di perdere capra e cavoli); Il secondo è che per agire in questo senso avrebbe bisogno dell’appoggio di una parte della casta, che da quell’orecchio non solo non ci sente, ma proprio non ha l’orecchio.

        Tocca aspettare che la disinformazione si autoestingua, la buona notizia è che ci sta riuscendo benissimo.

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      • @ Fabrizio

        “…il primo è che se lo facessero i mezzi di disinformazione inizierebbero a gridare al golpe, strillando talmente tanto da convincere una buona fetta di elettorato incapace di intendere e di votare (rischiando quindi di perdere capra e cavoli)”

        1) Si, la casta si opporrebbe ad una legge che imponga gli editori puri, sono d’accordo con te!
        Ma il fatto che la CASTA sia contro non è un motivo in meno ma un motivo in più per proporla, non sei d’accordo?
        La casta si è opposta ad una moltitudine di iniziative M5S, l’ultima è stata proprio il referendum.

        2) Per evitare che si gridi al golpe o all’esproprio proletario, una soluzione c’è ed è LA LEVA FISCALE!

        Forti riduzioni di tasse ed incentivi statali a chiunque decida di fondare un giornale senza avere altre imprese da tutelare.

        Ed aumentare parallelamente le tasse agli imprenditori impuri.

        Questo per iniziare.

        Quando a smerdare i giornali della Casta non ci sarà solo il FQ, le grida al golpe saranno meno dirompenti.

        La realtà è che una stampa libera ed indipendente non la vogliono nemmeno i vertici dei 5S. È questa la verità dal mio punto di vista. La invocano tutti ma chi sta al potere sotto sotto ama una stampa servile, purché sia servile ai propri desiderata e non a quelli delle forze avverse.

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  7. C’è nessuno che faccia una serenata di “Imagine” sotto casa della Ceccardi? con stuolo di operatori tv?
    Una soddisfazione da togliersi dopo tutte le “vaccate” che le hanno lasciato dire in tv e riportate continuamente come fossero perle date ai porci?
    Essere servili con la Ceccardi penso sia stata la parte più profonda della ignominia dell’essere informazione.

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  8. Io onestamente non capisco chi, nel movimento 5S, si atteggia a duro e puro.
    Per un duro e puro votare 5S, indubbiamente il male minore per me, è turarsi il naso, ovvero rinunciare sia alla durezza che alla purezza nella convinzione che il meglio e nemico del bene.

    Ma vi devo ricordare i limiti di questo movimento? Di Battista si è mai accorto delle gestione padronale e verticistica del movimento, alla faccia del principio “uno vale uno” e, soprattutto, dello sviluppo di una “intelligenza collettiva”? E della mancanza della tanto invocata trasparenza, se n’è accorto? Basterebbe questo per schifare un duro e puro che guarda all’applicazione rigorosa dei principii sbandierati!

    Ma qui ci si indigna a comando, a la carte, a seconda delle convenienze e connivenze.

    Di Battista è in gamba, credo sia uno dei migliori nel M5S ma la sua voglia di protagonismo, spacciata per indifferenza al potere (fare un corso da falegname fa pensare alla battuta di Moretti: Mi si nota di più se vengo o se non vengo per niente?) lo porti a dire un po’ di cazzate.

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    • Io rivedrei anche alcuni fondamentali: se il doppio o triplo mandato, comunque il limite all’esercizio della profesdione politica può avere un senso, tagliarsi lo stipendio (nel loro caso credo sia il rimborso), che senso ha? È stato ampiamente dimostrato che financo i più puri fanno fatica, e perché? Perché sono umani, perché io devo lavorare di più di quello che mi siede di fronte (nella fattispecie molto di più, iniziative legislative della lega pervenute??) e prendere di meno? Se togliessero questa regola stupida e populista lavorerebbero meglio, più sereni e non se ne andrebbero con pretesti ridicoli.

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      • @Paola
        Secondo me il problema è la qualità dei rappresentanti.

        Il limite delle legislature ha un senso perché non si può vivere di politica. Un ricambio generazionale è sempre auspicabile.

        Ridursi lo stipendio non è importante per il bilancio dello Stato ma per diffondere l’idea che la politica è soprattutto servizio alla collettività e non occasione di arricchimento.

        Io credo che se faranno un legge proporzionale (il classico mercato delle vacche che ora vorrebbero spacciare per una legge democratica e molto rappresentativa della volontà degli elettori), avremo tanti intrallazzatori bravi solo a distribuite prebende in cambio di voti, la solita detestabile politica clientelare del cazzo, che produce inefficienza, sperpero delle nostre tasse, iniquità.

        Ci vuole il MAGGIORITARIO A DOPPIO TURNO.
        In questo modo i partiti saranno costretti a candidare non chi racimola voti ma chi ha la possibilità di vincere in quel collegio. Non possono candidare né leccaculo, né chi – pur avendo molti voti clientelari – non ha chance di vincere.

        Ma questo sottrae potere ai capi.

        Amo ricordare ai recenti fautori del proporzionale che c’è stato un referendum per superare il proporzionale col maggioritario.

        Referendum che a quanto pare hanno finto di dimenticare in molti.

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      • Sulla legge elettorale sono d’accordo, anche se non ho capito: stanno parlando ancora di proporzionale?
        Sullo stipendio no! Io li pagherei il doppio, purché non abbiano alcuna altra preoccupazione se non il loro mandato. Ad ogni modo, il punto non è lo stipendio, lo abbassassero, lo alzasseo facessero quello che vogliono: il punto è la disparità di trattamento tra mov e altri che crea lo scontento. E si è visto non poche volte che, sebbene sia volontario (intendo non previsto dalla legge), appena saltano una rata tutti i giornalisti sono pronti a mangiarseli e accusatli di essere ladri Eh allora perché non togliersi il problema?

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      • @Paola

        Ok, il problema del cambio di casacca è serio, perché non ha in genere nulla a che fare con i principii ma ha molto a che fare con il portafoglio.
        Insomma, che i numerosi cambi di casacca mortifichino la democrazia è purtroppo vero.
        Ma è proprio il maggioritario che punisce questo comportamento: col proporzionale un voltagabbana ha più chance di entrare in parlamento, col maggioritario difficilmente riuscirà a catalizzare un consenso tale da vincere la sfida in un collegio, arrivando primo.

        Anche la riduzione dello stipendio può essere un freno ai voltagabbana: se tutti se lo riducono che senso ha fare il salto della quaglia?

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  9. Ottimo Travaglio sta-mani mattina e un ottimo anche al buon Buttafuoco che pur vedendo e descrivendo le origini delle molteplici magagne sociali, viene accolto anche da una sinistra armata, come sobillatore anti ideologico riferente in questo caso, della ideologia legata al calcio che è solo una grandissima messa in scena per cortocircuitare quantitativi immensi di risorse e beni, che devono anche circolare per mantenere il mercato di nicchia come quello della Ferrari e della Porsce; quindi denaro in beni di lusso e blocco di qualsiasi altro fenomeno sportivo da baraccone, e su questo si potrebbe portare a cinico esempio, le gare campestri, sostituite da gare di droni mica da aquiloni, ci mancherebbe; quando un meccanismo sociale inizia la sua deflagrazione ci sarà ben poco da mantenere a meno di una volontà a ripristinare, senza i tabù marci e chiesaioli alla 7, che distruggono le forme mentali alternative sbandierando la logica del vecchio avvizzito e demente come prassi consuete e mansuete, a fronte di uno smercio di ogni bene e male, che deve tendere inderogabilmente ad ampliare le sue scale di vendita; in memore della vecchia scala mobile che ha dato l’incipit alla grande smantellazione, in delle Ferrovie dello Stato, dei servizi Postali e gli oltre ..fino alla canna del gas.

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  10. Nell’ordine: idiota (pur se diabolico), inconsapevole, bambino viziato (frigna e fa gnégné), fancazzista, girovago senza meta e senza costrutto (altre definizioni dello stesso tenore erano contenute in precedenti catilinarie) … questo è il ritratto che Travaglio fa
    non a personaggi del calibro di Salvini, Renzi e Meloni (tutti e tre a capo dei rispettivi partiti) ma del cittadino DiBattista.
    Dunque è da qualche giorno che l’ottimo Travaglio usa la mazza ferrata per colpire una zanzara.

    Eccesso nell’uso della forza (verbale, s’intende) oppure il nostro Vate ha individuato nella figura di Alessandro colui che potrebbe
    (uso il condizionale, Dibba non ha tutto questo potere) mettersi di traverso nel veloce processo di Pidizzazione (bleah! che
    brutta parola) del Mov?

    Conoscendo l’intelligenza politica dell’amico Travaglio, penso che sia la seconda ipotesi quella giusta.
    Ma Travaglio non ha sempre detto e scritto peste e corna (e anche di peggio) di quell’accozzaglia di interessi lobbistici neolberisti
    che è, da longa fiata, il PD?

    Vero! Ma è anche vero che la sua segreta ambizione sia quella di riportare quel partito, in altri momenti dato per perso, nell’alveo
    di una politica non più incentrata sugli interessi dei “padroni” ma su un “pragmatismo virtuoso” capace di contrastare la deriva
    distruttiva che il turbocapitalismo imperante ha imposto al mondo intero.

    Al Mov5S, che non ha mai amato perché, a suo giudizio, troppo caotico e dispersivo, Travaglio ha sempre avuto l’onestà di
    riconoscere quella spinta legalitaria al “buon governo” e alla protezione dei ceti meno abbienti che solo la malafede può negare.
    Così vede il Mov come il fratello, buono ma un po’ pirla, che ammonisce il fratellaccio che s’è lasciato fuorviare dalle cattive
    compagnie e frequentazioni e, tirandolo per la giacca, tenta di riportarlo sulla retta via.

    Una volta “salvato” dalle grinfie dei padroni, il fratellaccio redento (è un gran FdP, ma lui sa come va il mondo) potrà riprendere
    la guida della famiglia e compensare il fratello, buono ma pirla, con un buffetto sulla testa, una grattatina dietro le orecchie e
    un: “Adesso vai a giocare sull’autostrada che ci sono tante belle macchinine colorate. Vai… Vai.”

    Se questo è, grosso modo, il pensiero non espresso di Travaglio, allora si capisce meglio il motivo di tanta acrimonia nei
    confronti di chi non condivide la sua visione del Mov come “portatore d’acqua con le orecchie” per il PD.

    “Il ragazzo (Dibba) non capisce un tubo di politica. E’ incapace di concentrarsi sulle cose serie ed è più propenso a girare
    il mondo per i cazzi suoi. Persona del tutto inaffidabile da cui il Mov dovrebbe prendere le distanze.”
    Sintetizzato in due righe scarne è questo il giudizio di Marco Travaglio su Alessandro Di Battista.

    Mi permetto di dissentire.

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    • Piero iula quoto al 100×100.
      A me -e non solo a me-sinceramente ha molto infastidito sia Travaglio sua (di più ) Scanzi perché hanno fatto quasi uno “stalking “agli elettori pugliesi perché loro -un sabaudo è un toscano- si sentono in diritto di dire a noi ,laggiù nelle colonie , come dovevamo votare .Sono stati di una spocchia insopportabile .Scanzi poi, a ogni video nel quale appariva con i Rayban , il giubbotto di pelle, a fare il narciso che va sulla Harley Davidson, insultava gli elettori che DOVEVANO fare quanto da lui ordinato, e inoltre a definire la candidata M5S “tal Laricchia “ dimostrando così distanza e alterigia . Cosa cavolo ne sapevano loro della Puglia? E poi , idiozia suprema, si sommava sic e simili iter le percentuali di Emiliano e di Laricchia , come se non sapesse( e lo sapeva di sicuro) che se si fossero presentati insieme, solo per questo la metà non li avrebbe votati dei rispettivi elettorati.

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    • @iula
      personalmente ho interpretato diversamente l’articolo di oggi, con un tuffo in un passato giornalistico più disciplinare, tanto per rinfrescare la memoria; Le persone che non desiderano essere calamite gettano ponti andandosene, guardando altri orizzonti per avere la mente e il pensiero libero di peregrinare dove gli occhi posano il loro sguardo; l’andirivieni di una possibile e plausibile posizione da catalizzatore di persone e quindi di voti, da parte dei desiderata nei confronti di Di Battista segna il confine reale quanto immaginario di cosa sia in realtà una posizione politica aperta, che lascia margini e spazi a nuove consapevolezze e a nuovi fronti di critiche sia positive che negative.
      Purtroppo il giornalismo si impone a voce capitolare della politica nazionale e gli stessi giornalisti, a volte, investono se stessi proponendo le proprie posizioni e visioni in una plausibile lungimiranza quanto presente nei dati, che sono ciò che rimane della Campagna elettorale e del voto plebiscitario.

      Di Battista è una persona giovane e molto intelligente e tende a vedere un futuro costruttivo, che male si ripiega dentro le scartoffie dei partiti e negli androni dei palazzi dove l’acustica muore insieme al sogno del giorno prima, in quanto realtà tanto segmentata quanto polarizzata sui soliti noti…

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      • @rocciafusa
        Non ho inteso affatto contestare il diritto di Travaglio non solo di esprimere la propria opinione
        ma anche di propagandare la sua visione politica che, detto per inciso, ha una sua innegabile
        validità, anche se personalmente non la condivido, quanto meno nella sua ossessiva riproposizione.
        Ciò che non mi garba affatto sono i toni sprezzanti della sua campagna denigratoria “ad personam”
        nei confronti di un uomo che ha dimostrato, nel corso di tutta la sua carriera politica, di essere
        fedele ai principi fondativi del Movimento, cosa che non si può dire di molti, troppi altri.
        E’ più che legittimo dissentire dalle sue attuali prese di posizione, ma arrivare agli insulti, più o
        meno velati, non è cosa da Marco Travaglio.
        Mi ha molto deluso questa palese caduta di stile di quello che ho sempre considerato il miglior
        giornalista in attività nel nostro Paese.

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      • “…ma arrivare agli insulti, più o meno velati, non è cosa da Marco Travaglio. (cit.)”: …ahahahah …E certo: quando tocca ai nemici, lo stile è tutto ok; quando capita a uno dei tuoi, è una sua caduta … Chi di gladio…

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    • @Piero Iula

      Veramente Travaglio non ha mai attaccato Di Battista, anzi, se quei suoi reportage (non di altissimo livello) sono approdati al FQ e anche grazie all’assenzo di chi quel giornale l’ha fondato.
      Semplicemente ha replicato con argomenti razionali (che definire insulti è quantomeno improprio) alle esternazioni di Di Battista che, distorcendo il senso di un suo editoriale sulla necessità di votare il male minore, ha paragonato l’invito di Travaglio (turarsi il naso è un’espressione usata per onorare il suo maestro) a considerare la cabina elettorale un CESSO PUBBLICO.

      E questo è un bel calcio sui coglioni a chi da sempre ha lottato questa casta criminogena, esponendosi a rischi anche molto gravi come quando parlò da Luttazzi dei rapporti mafiosi di B.

      Travaglio lottava contro chi trasformava la cabina elettorale in CESSO PUBBLICO quando l’amico Di Battista doveva ancora imparare a farsi le pippe.

      Chi ha fatto la cacca fuori dal vasetto in questo caso non è Travaglio.

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