La destra sa fare propaganda la sinistra sa fare politica

(Pietrangelo Buttafuoco) – La sinistra domina la destra a prescindere dalla realtà. La destra amministra in quindici regioni su venti, governa il nord – in Veneto, specificatamente – con punte di consenso mai viste nell’Italia repubblicana; perfino in Val d’Aosta, la ventunesima delle giunte amministrative, la Lega è il primo partito eppure la destra che elettoralmente è sempre in vantaggio, sempre più radicata nella maggioranza silenziosa degli italiani, politicamente è pesantemente sconfitta.

Anche in due suppletive, una in Sardegna, un’altra a Verona, Fratelli d’Italia e loro alleati hanno sbaragliato il Pd e il M5S ed è una beffa tutto questo dilagare di seggi e consensi quando oltretutto due campioni della recente tornata elettorale, ovvero Vincenzo De Luca e Michele Emiliano, la loro riconferma sotto le bandiere del centrosinistra – rispettivamente in Campania e in Puglia – se la sono guadagnata praticando un’infinità di cose di destra altrimenti impossibili alla stessa destra.

Nessuno dei due – in ogni modo – è riconducibile al Pd dei Nicola Zingaretti che il proprio rituale, tutto di apparato, di potere e di truppe cammellate l’ha potuto mobilitare in Toscana. Non certo un voto da galoppini è quello in Campania dove il primo, De Luca – alla testa dei carabinieri, impugnando il lanciafiamme – ha vinto nel segno di Legge e Ordine. E non per le indicazioni de La Repubblica, il secondo, è riuscito a fronteggiare l’assalto di Raffaele Fitto. Reclamando la continuità con Pinuccio Tatarella, quel monumento d’intelligenza politica che seppe traghettare il Msi nell’area del governo, al grido di “vota la persona!”, Emiliano ha incassato la fiducia del più trasversale e pragmatico magma meridiano. Uno che ne sa, e cioè Roberto Maroni, ex presidente della regione Lombardia, commentando i risultati della Puglia l’ha subito detto: “Lo conosco bene, Emiliano, applica il metodo Tatarella che ha ben studiato.”

Non è un dettaglio da poco che Matteo Salvini, prima di affrontare i microfoni, si sia chiuso in una stanza con Roberto Calderoli e con Giancarlo Giorgetti. Un cosa è la propaganda, un’altra è la politica, i due strateghi l’avranno preparato ad affrontare la sconfitta “percepita” ma un’altra cosa ancora è il potere.

La destra che avrà tutto in termini di proposta, sentimento e partecipazione emozionale brancola nella nebbia dell’irrilevanza non riuscendo a darsi, nella coalizione del centrodestra, finalmente un federatore, come nella storia recente sono stati certi irregolari. Da Bettino Craxi, il socialista tricolore che per primo volle sdoganare la destra nazionale, a Francesco Cossiga – il Picconatore – fino a Silvio Berlusconi, il cui tocco magico, oggi, lo aiuta a sconfiggere il Covid ma non a resuscitare quel che fu il suo “popolo delle libertà”.

Questa stessa destra, quella della mancata spallata a Giuseppe Conte, comunque annaspa nella sconfitta di appena ieri avendo mancato da sempre, già al tempo dell’epopea berlusconiana, l’appuntamento con il “potere”.

Il Pd che d’abitudine governa senza l’incomodo di vincerle le elezioni, dalla crisi del primo governo Conte, grazie a Salvini che ebbe ad aprire la crisi – quando si dice il paradosso – ha preso tutto e di più: stato, parastato, vertici dei servizi segreti, nomine, sub-nomine, Rai, commissioni di tecnici, task-force e Stati Generali.

Il Pd che in ogni sua squama coincide alle spire del deep state (dove s’innerva, beandosene di laute carriere, il sistema dell’informazione) si assicura pure l’intero svolgersi della legislatura – ormai destinata alla conclusione nel 2023 dopo la vittoria del Sì offertagli dal M5S – e così anche i giochi per l’elezione del futuro Capo dello Stato dove, manco a dirlo, con questi chiari di luna non si troverà un nuovo Cossiga, piuttosto il remake di un Oscar Luigi Scalfaro.

Non c’è legittimità sovrana in Italia al di fuori del “potere”, questo è il dato in punto di crudo cinismo.

La propaganda a noi, reclama la destra mentre la sinistra – la minoranza egemone – si appropria della politica. Alla destra, dunque, resta il territorio mentre la sinistra, nella stanza dei bottoni, domina il fortilizio del comando.

Furbi, loro – si dirà – ma proprio beati, sempre loro, cui va tanto di cappello. La destra, insomma, sa fare la propaganda. La sinistra, invece, gli mangia in testa. Sa fare la politica. Tanto di cappello. E il dramma vero della maggioranza silenziosa è tutto qui. 

6 replies

  1. Buttafuoco evidentemente ha la memoria molto corta. Non mi risulta che ( sia nella prima che nella seconda repubblica) la sinistra abbia soadroneggiato con circa 70 anni di governo continuativo. Ma si sa, l’onestà intellettuale ormai è merce rara.

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    • Questa volta Buttafuoco mostra di avere capito alcune cose importanti.

      Che la politica è una cosa seria.

      Che il livello culturale di chi fa la politica di un Paese è una cosa seria.

      Che solo il Pd facendo Politica riesce a detenere nel Paese il ” fortilizio del comando”, proprio perché sa fare politica invece che propaganda.

      Ciò può riuscire indigesto, ciò può far nascere sonore imprecazioni, ma apre ad un punto di vista con cui confrontarsi.

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  2. Povero Cinin, viene quasi da consolarlo,
    ma si scorda che Berlusconi I lo fece fuori proprio la Lega? la seconda volta il Berlusconi II fece fuori Fini l’idolo del Pietrangelo? Come non ricordare la notte della fine del Berlusconi terzo? Ci vogliamo dimenticare I PIENI POTERI? e tornando ancora indietro nel tempo, sono stati di sinistra i 44 anni della DC?

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  3. LA BRUTTA E SCIALBA CONDOTTA DI ZINGARETTI- Viviana Vivarelli.
    Non so proprio quale sia la buona politica di cui straparla Buttafuoco.
    E’ inutile che Mentana si spanci a ripetere che ha vinto Zingaretti e che ora dovrebbe fare subito il MES ed eliminare i due decreti della Lega sui migranti, per cui Mattarella aveva chiesto solo poche modifiche di piccolo conto!
    Zingaretti in queste votazioni si è comportato in modo inetto, molle e controproducente.
    Non ha difeso il SÌ al referendum, non ha sostenuto i suoi candidati, ha attaccato la Raggi, ha continuato a mandare in televisione i suoi giornalisti che hanno parlato solo male del M5S, con calunie e poco rispetto.
    Avevamo avuto il doppio dei loro voti alle politiche. Il Pd con Renzi era sprofondato nel nulla, era finito e ha potuto riemergere solo grazie a noi. Poi ha preteso tutto: che facessimo una alleanza senza firmare prima un programma di punti in comune da realizzare (va bene che la Lega lo ha fatto e poi lo ha rinnegato ma il Pd non ha nemmeno voluto impegnarsi su qualcosa di preciso), ha imposto che noi col doppio di voti avessimo addirittura un Ministero in meno, che Renzi che era il grande sconfitta ne avesse addirittura due, che Di Maio fosse emarginato agli Esteri, che ai Lavori pubblici ci andasse una zoccoletta presuntuosa e inetta come la De Micheli, serva dei potenti, che il Pd ci chiedesse il voto disgiunto ma solo sui suoi candidati non certo sui nostri e in cambio di niente e addirittura su un Sansa che ci ha sempre odiati e che votava No al referendum. E ora dovremmo pure cedere con Zingaretti che balbetta sul MES??? E aprire di nuovo i nostri porti come fece Renzi col trattato di Dublino, proprio ora che la von der Layen lo vuole affossare, distribuendo i migranti in modo forzato su tutta Europa?? Mentana, ma le senti le corbellerie che dici?
    Di certo però a questo punto si pul dire che è stato più facile governare con la Lega e, senza le cretinaggini di Salvini, lo sarebbe stato ancora di più e per tutta la legilsatura.
    Eravamo a un passo dal discutere con la Lega delle autonomie a cui la Lega teneva tanto quando il citrullo ha mandato all’aria tutto e ora si ritrova in una caduta irreversibile grazie alle sue idiozie da baraccone per bambini piccoli mentre nel cdx emergono altre figure e la Meloni si avvantaggia del cedimemto di Forza Italia che sembra un colabrodo e che nelle regionali è sparita del tutto.

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